Sex talk about it! Perché non vogliamo l'educazione sessuale?

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Sex talk about it! 4 – Perché non vogliamo l'educazione sessuale?

Sex talk about it! 4 – Perché non vogliamo l’educazione sessuale?

Qualche tempo fa ho scritto che le persone abitano i luoghi e i luoghi plasmano le persone. In modo più semplice, le persone diventano parte di un luogo e un luogo diventa parte di loro; non soltanto come ricordo, ma come impronta. Ci sono luoghi che ho imparato a slegare dai confini regolari, dalle idee canoniche. Tutto questo per dirvi che spesso le persone stesse diventano luoghi: dove poterti rifugiare, dove poterti sentire sicuro, a cui poter chiedere cose che non sai ancora o che vorresti sapere.

In alcune persone puoi riconoscere visibili le impronte che i luoghi hanno lasciato, nei loro modi o nelle loro azioni, ma soprattutto nel loro – se presente – spirito critico. Ovemai doveste sentirmi parlare di musica, riconoscereste la vecchia stanza da letto di mio zio dove c’era il giradischi di famiglia; semmai voleste ascoltare la mia controversa opinione su Carducci, vi si presenterebbe davanti la VA Liceo Classico A. M. de’ Liguori; le mie parole sul sesso invece… quelle le vedreste prendere forma nella mia stanzetta, davanti al mio PC, tra un articolo prettamente clinico e un post su Instagram.


Avrei semplicemente voluto che si evitassero gravidanze indesiderate o che i maschioni dell’ultimo anno non convincessero le ragazzine più piccole, alla loro prima volta, che il loro compito fosse solo di farli godere.


Willie Peyote nel brano Etichette canta che «siamo tutti il riflesso di ciò che gli altri proiettano»: il mondo ci legge come vuole leggerci, vede le maschere che meglio si adattano al loro modo di pensare. Quando al liceo mi chiedevo come mai non si tenessero laboratori di educazione sessuale, il mio riflesso era quello dell’adolescente arrapata che voleva solo parlare di sesso. Invece io avrei semplicemente voluto che si evitassero gravidanze indesiderate o che i maschioni dell’ultimo anno non convincessero le ragazzine più piccole, alla loro prima volta, che il loro compito fosse solo di farli godere. Parlare del piacere sessuale, però, era troppo perverso.

L’educazione sessuale, in Italia, negli anni è diventata un tabù quasi più grande del sesso. Andiamo così per ordine: non si parla di sesso, se si parla di sesso il linguaggio è maschilista ed eteronormato, non si diffonde alcuna informazione riguardo al sesso e alla sessualità. Finisce allora che i bambini e i ragazzi si ritrovino tranquillamente esposti a violenze di ogni tipo, ma vengano appositamente allontanati da discussioni di tipo divulgativo relative al sesso. Spesso non sono solo i pregiudizi e le paure ad alimentare questa chiusura, quanto anche le lacune nell’effettiva modalità di parlare ed educare al sesso e alla sessualità.

Allora mi chiedo: perché l’educazione sessuale non è ancora percepita come necessaria?

Questa è la quarta domanda di Sex talk about it!

agit-porn: «Parlare di sesso è considerato pericoloso»

Claudia Scano (@agit_p.o.r.n) in una foto di Riccardo Nosvelli (@riccardonosvelli) dallo shooting Vetriolo

Claudia Scano (@agit_p.o.r.n) in una foto di Riccardo Nosvelli (@riccardonosvelli) dallo shooting Vetriolo

«Ho discusso di recente questo argomento con una persona, che mi ha fatto notare quanto le parole “educazione” e “sessualità” siano distanti, nel senso che quest’ultima nasce da istinti, è intrinsecamente libera ed educarla significherebbe catechizzarla. Il discorso sull’educazione dovrebbe quindi essere fatto a monte: il consenso, il rispetto, l’ascolto, l’empatia sono tematiche da dover affrontare a prescindere dalla sessualità e, una volta interiorizzate, saranno portate anche nella nostra sfera intima e sessuale.

«Sicuramente è necessario fare informazione, divulgazione. Credo che parlare di sesso sia considerato pericoloso dalle istituzioni, perché è un tema scivoloso, poch* se ne vogliono occupare e non tutte le persone che se ne occupano lo fanno in modo aperto, inclusivo e pertinente. Informare rende libera la persona che riceve l’informazione. Si ottengono strumenti per elaborare un pensiero critico e fare delle scelte. Il pensiero critico è connesso al libero arbitrio e quest’ultimo entra in conflitto col controllo che viene agito su di noi come individui e sui nostri corpi.

«Ecco perché secondo me c’è una volontà e non un’indifferenza a certi temi da parte dello Stato: una popolazione ignorante è più facilmente manipolabile, ma è anche più pericolosa per se stessa, a differenza di una popolazione consapevole, che – eventualmente – è pericolosa per l’Istituzione, nel senso che chiede e talvolta pretende diritti e riconoscimenti altrimenti negati».

Clitoridea: «Nessuno vuole prendersi la responsabilità di parlare di sesso»

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull'account Instagram @clitoridea

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull’account Instagram @clitoridea

«A mio avviso, [l’educazione sessuale non è percepita come necessaria] perché nessuno vuole prendersi la responsabilità di parlare di certi argomenti. Parlare di sesso non è semplice. Non lo è soprattutto quando, alcune cose, vanno “spiegate” così come sono, senza giri di parole. Nonostante ci siano tantissime figure professionali, come psicolog*, sessuolog* ecc., che vorrebbero parlare di certi argomenti nelle scuole, non basta la volontà della singola persona. Il tutto parte dall’alto. L’educazione sessuale e l’educazione affettiva andrebbero inserite nel piano di studio di tutte le scuole, partendo dall’asilo».

Le Sex en Rose: «La sessualità trattata come fatto privato»

In foto, la sex blogger Morena, conosciuta su Instagram come @le_sex_en_rose

In foto, la sex blogger Morena, conosciuta su Instagram come @le_sex_en_rose

«La sessualità è ancora trattata come un fatto privato da reprimere o da tenere silenziato.

«Manca una cultura della sessualità positiva e condivisa e siamo ancora convinti che fornire educazione sessuale significhi incoraggiare una sessualità spregiudicata e incontrollata ed eliminare tutti gli ostacoli morali che dovrebbero trattenere le persone dal godere del sesso.

«Oggi facciamo fatica a mettere la parola “sessuale” a fianco di “educazione” e preferiamo parlare di educazione affettiva o sentimentale, che sono fondamentali ma non sufficienti a coprire tutti gli aspetti della vita.

«L’educazione sessuale è materia curricolare obbligatoria nelle scuole della maggior parte dei paesi d’Europa, ma nel nostro paese la sua introduzione nelle scuole è continuamente ostacolata da più parti e, nei pochi casi in cui è prevista, solitamente si ferma a passare in rassegna i potenziali rischi derivanti da una vita sessuale attiva e i metodi di contraccezione. Di fatto insegna a proteggersi dalla sessualità, omettendo tutto quello che riguarda la ricerca del piacere e rafforzando una visione negativa del sesso».

Match and the City: «In Italia, gli attivisti si sostituiscono alle Istituzioni»

In foto, Marvi Santamaria, autrice del libro TInder and the City (Alcatraz Edizioni) e nota su Instagram come @matchandthecity

In foto, Marvi Santamaria, autrice del libro TInder and the City (Alcatraz Edizioni) e nota su Instagram come @matchandthecity

«Da un rapporto dell’UE del 2013 sull’educazione sessuale in Europa, l’Italia è assente (ho detto tutto), mentre diversi Paesi hanno cominciato a introdurla intorno agli anni Settanta; la Svezia poi è stata pioniera nell’educazione sessuale, introducendola nel 1942 e trasmettendola in radio dal 1954, diventando la prima Nazione a introdurla nelle scuole come obbligatoria. Ci rendiamo bene conto di quanto siamo lontani anni luce a livello di sensibilità sulla questione.

«Quanto all’educazione a una relazione con l’Altro, c’è un vuoto formativo grande quanto un abisso. In Italia ci sono tentativi di avviare percorsi di educazione sentimentale, affettiva ed emotiva, oltre che sessuale, ma sono gocce nell’oceano e per lo più portati avanti da attivisti, non dalle Istituzioni.

«Se già si fatica a far passare l’importanza dell’educazione sessuale – possibilmente che non si riduca alla visione di immagini terrificanti di MTS e dei loro danni fisici agli organi genitali, ma anche di ricerca del piacere, un piacere consensuale e collaborativo tra le parti – figuriamoci quanti decenni ci vorranno prima che anche il tema di una educazione ai sentimenti e alla relazione con l’Altro passi come argomento su cui riflettere e agire.

«Del resto, l’Italia oggi sembra una Repubblica fondata sempre più su un sentimento comune: la paura dell’Altro».

SE4SexEducation: «Educazione sessuale utile alla crescita dell’individuo»

In foto, la psicologa e sessuologa Giulia Marchesi, conosciuta su Instagram come @se4sexeducation

In foto, la psicologa e sessuologa Giulia Marchesi, conosciuta su Instagram come @se4sexeducation

«Forse il motivo è dovuto al fatto che il sesso sia ancora un argomento tabù, perciò tutto ciò che è ad esso legato, soprattutto se coinvolge i più giovani, preoccupa. Molto è legato al tipo di cultura nella quale viviamo, che fatica a mettersi al passo con altri Paesi in cui per fortuna l’educazione sessuale e affettiva è inserita perfino nei programmi scolastici, così come qualsiasi altra materia utile alla crescita di ogni individuo.

«Purtroppo in Italia è un intero ambiente che ostacola l’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva: politica e religione al momento giocano un ruolo ahimè importante in tutto ciò.

«Non ci si rende conto che il contesto si è modificato rispetto al passato, e con esso anche le abitudini e la società: se una volta l’educazione sessuale non veniva percepita come necessaria, oggi le cose sono nettamente cambiate e il susseguirsi di certi episodi di violenza ci dimostra quanto ora sia molto importante inserirla all’interno delle famiglie e delle scuole».

Sessolopotessi: «Bisogna dare ai giovani maggiore consapevolezza»

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

«Purtroppo si tratta di un servizio fondamentale che moltissime scuole e famiglie reputano invece superfluo, inutile o addirittura controproducente. Alla base di questa diffidenza ci sono, come già menzionato precedentemente, credenze religiose, tradizioni, bigottismo e vergogna.

«Svariati genitori e insegnanti temono che educare sessualmente bambini e ragazzi a 360° li porterà ad avere rapporti prima del previsto, contrarre malattie sessualmente trasmissibili, entrare in contatto con contenuti inappropriati e incorrere in gravidanze indesiderate. Lo scopo di tale servizio è invece quello di ottenere l’esatto opposto, dando ai giovani maggiore consapevolezza, apertura mentale e informazioni di vitale importanza.

«Infine, è importante sottolineare che l’educazione sessuale “come si deve” dovrebbe prevedere anche tematiche come la fluidità sessuale, la masturbazione, il piacere e l’educazione affettiva, allontanandosi sempre più da uno standard eteronormato».

Virgin and Martyr: «La sessualità dovrebbe essere percepita come un diritto, non un vizio»

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

«I motivi sono vari, primo fra tutti quello con cui abbiamo cominciato l’intervista: il tabù. Seguono poi le ragioni più svariate: c’è chi crede che il sesso e le relazioni umane non vadano insegnate ma che siano capacità innate per cui non serve un’educazione. Chi condivide questa visione ignora due cose fondamentali: la prima è che, per quanto il sesso possa essere “naturale”, la società e la cultura in cui siamo immersi si stanno evolvendo a vista d’occhio e pensare che ciò non influisca sulla nostra intimità è semplicistico – basti pensare a quanto Internet e la tecnologia abbiano condizionato il nostro modo di relazionarci.

«Un ulteriore problema è che la sessualità e il piacere non sono percepiti come un diritto e una necessità, ma piuttosto come un “vizio”. Questa concezione è superficiale e dannosa, dal momento che il benessere sessuale è fonte di salute sia fisica che mentale e, viceversa, quando vengono negati i mezzi per esprimere la propria sessualità in modo consapevole si producono dei danni».

Tutto si ricollega a una parola che ci accompagna dall’inizio: tabù. Riuscire a informare e informarsi su temi tanto importanti quanto ignorati è fondamentale, per portare una consapevolezza maggiore sia nella nostra vita che in quella delle persone che ci circondano e che, magari per lacune personali o collaterali, non hanno avuto la forza e la capacità di informarsi. Fin quando considereremo il sesso un argomento slegato dal nostro vivere quotidiano, non potremo mai portare avanti un discorso serio e di carattere inclusivo.

Abbiamo la necessità di incamerare una prima, importante informazione: il sesso è qualcosa di cui c’è necessità di parlare, perché non se ne parla mai abbastanza. Inoltre, aprirsi a una discussione formativa non può far altro che bene, nella misura in cui ci arricchisce di nuovi strumenti e modalità per parlare di sessualità e piacere.

Sex talk about it torna lunedì con la quinta domanda scomoda!

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Virginia Ciambriello

Virginia Ciambriello

Malinconica seriale, non ho da offrire nulla eccetto la mia confusione - come disse Kerouac. Amo tutto ciò che è arte e ho due ossessioni: il pistacchio e i tramonti. Sono romantica fino all'osso e siccome non riesco a dirlo, lo scrivo.

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