Sex talk about it! A qualcuno piace... censurato

0
Sex talk about it! 5 – A qualcuno piace... censurato. Foto di Germana Stella Sebastianelli

Sex talk about it! 5 – A qualcuno piace… censurato. Foto di Germana Stella Sebastianelli

Quanti di voi ancora annotano un pensiero su un taccuino? Io, sì. Quanti di voi lo annotano per poi condividerlo su un social network? Io, spesso. Sull’onda della multicanalità, con l’incalzante e incessante bisogno di condividere informazioni, ci troviamo sempre più spesso a fare attenzione a quel che pensiamo, in un’ottica social che comprende e non prescinde da un’ottica di profonda umanità – ma spesso, ahinoi, di disumanità. Vogliamo condividere pensieri e sensazioni, abbiamo bisogno di un confronto rapido e proficuo: quale posto migliore per condividere tutto questo, se non Instagram – quella piazza aperta e dinamica di cui vi ho già parlato?

Instagram nasce come community di aggregazione, luogo virtuale in cui poter trovare tutte le persone che hanno in comune con noi interessi specifici, attraverso uno strumento che cattura l’attenzione in modo veloce: la foto. Nel tempo si evolve, permette agli utenti di fruire di maggiori funzioni e diventa un vero e proprio aggregatore sociale: non sono più soltanto gli instagrammer a popolare l’app, ma anche le persone comuni che hanno passioni diverse dalla fotografia, dai viaggi e dal cibo. Vivere Instagram diventa un’esperienza che non dà soltanto la possibilità di scoprire nuove persone e condividere momenti importanti della propria vita, ma lascia ampio spazio all’informazione. La rete che crea rete.


La censura del discorso intorno al sesso, al porno e alla sessualità si mostra visibile e crea non pochi problemi a tutt* coloro che vogliono utilizzare il social network di Zuckerberg per divulgare contenuti di questo tipo. Basta un passo falso – secondo le guide lines – e il tuo contenuto non è più visibile. Lavoro e fatica che spariscono in un attimo.


In questo contesto inizia a crescere ed emergere una community di persone che vuole sollecitare riflessioni, creare contenuti di valore e informare le persone riguardo un tema caldo (no, non è una battuta): il sesso. La comunità sex positive si allarga e si nutre di forti legami, spaziando dalla sfera scientifica a quella socio-antropologica, fino ad arrivare a profili che raccontano storie personali di accettazione del sé e di body positivity. Ma in questo spazio apparentemente idilliaco, la riflessione sul porno, sul sesso e sulla sessualità risente a tratti dello stesso stigma di cui è vittima anche nel contesto sociale prettamente patriarcale in cui viviamo. La censura del discorso intorno al sesso, al porno e alla sessualità si mostra visibile e crea non pochi problemi a tutt* coloro che vogliono utilizzare il social network di Zuckerberg per divulgare contenuti di questo tipo. Basta un passo falso – secondo le guide lines – e il tuo contenuto non è più visibile. Lavoro e fatica che spariscono in un attimo.

In un mondo costruito sulle relazioni, sui legami e sul confronto tra l’io e l’altro, non possiamo limitare la censura a una mera questione comunicativa. La limitazione del pensiero e dell’opinione non lede soltanto la fruizione di un contenuto, ma opera a livelli più subdoli sul comportamento dell’essere umano che si ritrova così a chiudere una riflessione prima ancora di approcciare a un argomento. La censura operata sul tema del sesso è, quindi, una limitazione di confronto e coinvolgimento, un tappeto rosso per l’ignoranza. Nei luoghi che fanno da collante delle relazioni sociali, la censura sul sesso e sulla sessualità è estremamente preoccupante. Mi chiedo quindi, è possibile vincere sulla censura operata sia dal mondo esterno che dai luoghi di comunità virtuali? Come si può combattere la censura relativa ai discorsi su porno e sessualità?

Questa è la quinta domanda che ho posto alle nostre sex blogger per Sex talk about it!

agit-porn: «Una delle migliori strategie è l’ironia»

In foto, Claudia Scano, nota come @agit_p.o.r.n su Instagram

In foto, Claudia Scano, nota come @agit_p.o.r.n su Instagram

«Bella domanda! Me lo domando costantemente e non ho una risposta, elaboro delle ipotesi, anche frutto di confronto con persone che stimo. Per come sono fatta credo che una delle migliori strategie sia l’ironia, la satira in particolare è un genere letterario di enorme impatto nelle sue declinazioni testuali e visuali. Sono necessari piglio deciso, determinazione e costanza.

«Per me è fondamentale esporsi, metterci la faccia, assumersi delle responsabilità non solo virtualmente ma nel quotidiano. Bisogna trovare alleati politici che si interessino al tema e che vogliano affrontarlo seriamente anche nei cosiddetti palazzi del potere. Lamentarsi è controproducente, va bene evidenziare gli effetti della censura, ma i risultati eclatanti e travolgenti si hanno solitamente quando le persone si alleano e trovano modi originali e d’effetto per portare sulla scena pubblica argomenti tabù. Non intendo necessariamente modi frivoli, ma sicuramente strategie di comunicazione e divulgazione che abbiano un impatto sull’emotività della gente e la portino a interessarsi e riflettere sul tema e soprattutto a mettersi in discussione.

«Secondo me le battaglie iniziano e possono essere vinte se chi partecipa si chiede chi è, cosa desidera e perché. Prima della consapevolezza “di classe” serve una consapevolezza individuale».

Clitoridea: «Parlare, non giudicare, ascoltare»

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull'account Instagram @clitoridea

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull’account Instagram @clitoridea

«Innanzitutto parlandone, secondariamente non giudicando chi lo fa e, non meno importante, ascoltando».

Le Sex en Rose: «Bisogna fornire strumenti culturali per ricontestualizzare la sessualità»

In foto, la sex blogger Morena, conosciuta su Instagram come @le_sex_en_rose

In foto, la sex blogger Morena, conosciuta su Instagram come @le_sex_en_rose

«Partendo dalla condivisione di informazioni e dalla creazione di una cultura condivisa di base che ricontestualizzi la sessualità come aspetto fondamentale e naturale del comportamento umano, indipendentemente dalla sua finalità (che sia la riproduzione o la ricerca del piacere). Per superare stereotipi e pregiudizi bisogna prima avere gli strumenti (culturali) per riconoscerli.

«La politica restrittiva di strumenti contemporanei come i social network – il fatto che Instagram, Facebook e altre piattaforme social vadano a scoraggiare la visibilità di contenuti che trattano la sessualità etichettandoli come “inappropriati” – alimenta l’idea che parlare di sessualità, di piacere e di corpi sia in qualche modo sbagliato e deviante. D’altro canto, le funzionalità di questi mezzi li rendono degli strumenti ideali per portare questa tematica all’attenzione del maggior numero di persone e andare a sopperire alle lacune culturali».

Match and the City: «Gli strumenti tecnologici che ci servono vanno creati da zero»

In foto, il libro Tinder and the City, scritto da Marvi Santamaria (@matchandthecity) ed edito da Alcatraz Edizioni

In foto, il libro Tinder and the City, scritto da Marvi Santamaria (@matchandthecity) ed edito da Alcatraz Edizioni

«Qui posso parlare con una doppia lente d’ingrandimento in quanto sono una sex blogger e scrivo di questi temi, ma al contempo di lavoro faccio la social media manager e digital strategist in agenzia pubblicitaria. Amo il mondo del web, che per me costituisce una passione e anche un lavoro, e tenermi costantemente aggiornata sulle dinamiche digitali. Alla luce di questa mia consapevolezza, da un lato non posso denigrare la censura che opera come strumento online, soprattutto sui social network: rendiamoci conto che nel mondo accadono delle cose così orribili, e le persone spesso coltivano pensieri e intenti così aberranti, che è necessario e salvifico disporre di uno strumento di censura. Penso che a nessuno piacerebbe ritrovarsi nel feed di Instagram una dick pic (dovendo già subirla nelle piattaforme di messaggistica privata, territori nei quali siamo noi i Sindaci) oppure scene di violenza sessuale, o ancora, immagini di revenge porn che distruggono l’esistenza a terzi (che purtroppo circolano comunque in altri canali fuori controllo). Ecco, oggi queste cose per fortuna non arrivano ai nostri occhi perché c’è un sistema, in parte fatto di intelligenza artificiale e in parte di intervento umano, che modera i contenuti sui social.

«Il rovescio della medaglia, purtroppo, è che se scremi i contenuti passandoli con un setaccio che per forza di cose, per quanto intelligente possa essere, così capillare da discriminare il singolo caso non è, in quella censura finiscono anche contenuti che invece porterebbero un valore aggiunto al dibattito digitale sul sesso, la sessualità, il corpo e gli stereotipi.

«Il caso più diffuso è la censura dei capezzoli femminili, sui quali ancora ci chiediamo perché non valga anche per il capezzolo maschile: beh, il capezzolo femminile è una parte del corpo eroticizzata; non è un naso, per intenderci, non è un elemento neutro. Finché ci saranno sessismo e maschilismo, i capezzoli femminili purtroppo non potranno essere “liberati”.

«Ma questo è solo uno degli esempi. Mi vien da pensare al recente ban attuato da Tumblr sui contenuti NSFW: questo ha generato un enorme e ricco dibattito perché Tumblr era rimasta l’unica isola d’accoglienza per la diversità dei corpi e delle sessualità, lo era per persone gender fluid, disabili, per sex workers. Col ban, quel microcosmo è stato silenziato.

«Anche qui però non mi sento di dare la colpa totalmente alle piattaforme: la questione della tutela della privacy, della moderazione dei contenuti not safe e del rispetto del consenso e della sensibilità di ogni utente è una materia intricatissima. È un tema che per essere affrontato seriamente richiederebbe un tavolo di lavoro mondiale con diversi professionisti, non solo i politici che però lo più mancano degli strumenti cognitivi adatti, ma di esperti di psicologia, sociologia, sessualità e così via, che per di più possibilmente abbiano una visione inclusiva del tema. Già solo trovarle e mettere insieme queste persone in un’unica stanza, senza che i poteri forti gli mettano i bastoni tra le ruote, è una utopia. Tutto ciò, supportato magari anche da esperti di tecnologie che possano creare gli strumenti che ci servono. Perché di questo si tratta: crearli da zero, questi strumenti. Il mondo è andato avanti, la tecnologia a volte sembra correre alla velocità della luce, ma spesso dimostra di essere in realtà rimasta indietro rispetto all’essere umano».

SE4SexEducation: «Rendere la sessualità comprensibile e accettata»

Il logo dell'account Instagram @se4sexeducation, della psicologa e sessuologa Giulia Marchesi

Il logo dell’account Instagram @se4sexeducation, della psicologa e sessuologa Giulia Marchesi

«Attraverso la divulgazione e l’informazione corretta. Queste sono le armi che abbiamo per poter far comprendere quanto solo la conoscenza di un determinato argomento possa renderne consapevoli e responsabili.

«La censura chiude le porte alla conoscenza, sempre, come accennavo prima, per paura. Paradossalmente siamo circondati da messaggi sessualmente molto espliciti (in programmi TV, pubblicità…) che non vengono però censurati. Questo perché? La sessualità è sessualità sempre, a prescindere dal contesto. Ci servono, come dicevo, più strumenti per dare una voce a questa sessualità e renderla comprensibile e accettata».

Sessolopotessi: «Casa e scuola sono i luoghi di dialogo fondamentali»

Foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

Foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

«Parlandone sempre di più, informando in modo chiaro e corretto, diffondendo conoscenze che non sempre sono accessibili a chiunque. Questo dialogo deve avvenire principalmente in casa e a scuola, due luoghi di fondamentale formazione e crescita. Non è necessario essere esperti sessuologi per poter parlare di queste tematiche, è sufficiente informarsi il più possibile e divulgare con cognizione di causa. La quantità di disinformazione che circonda l’ambito sessuale è davvero vasta, contribuendo alla diffusione di credenze errate e falsi miti, in particolare tra i giovanissimi. Combattere censure e tabù non è mai un percorso semplice, né tanto meno immediato, ma credo fermamente che sia un obiettivo di fondamentale importanza».

Virgin and Martyr: «Continuiamo a essere diretti e sinceri quando informiamo»

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

«La formula vincente è quella che cerchiamo di proporre in quasi ogni nostro contenuto: informare e sensibilizzare in modo diretto e sincero, sia se stessi che gli altri. La conoscenza ci porta ad abbattere le barriere, anche quelle riguardo il nostro corpo e la censura che subisce, aiutandoci quindi a smettere di vedere sesso e nudità come qualcosa che va nascosto».

Informare vuol dire essere consapevoli, essere consapevoli vuol dire vivere con maggiore conoscenza di sé e del mondo circostante. Prima di tutto, non autocensuriamoci: lasciamo che il sesso, l’erotismo e la sessualità non siano temi da chiudere a chiave in un cassetto ma diventino parte integrante di un discorso che alimenta la nostra conoscenza. Cominciamo dal nostro essere pensanti per divenire esseri consapevoli. Così potremo intervenire su un discorso di censura che tocca livelli più ampi. Il percorso, come già detto, non è semplice, ma una strada comune è una strada molto più rivoluzionaria da seguire!

Al prossimo Sex talk about it!

About author

Virginia Ciambriello

Virginia Ciambriello

Malinconica seriale, non ho da offrire nulla eccetto la mia confusione - come disse Kerouac. Amo tutto ciò che è arte e ho due ossessioni: il pistacchio e i tramonti. Sono romantica fino all'osso e siccome non riesco a dirlo, lo scrivo.

No comments

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi