Sex talk about it! Vuoi parlare di sesso con me?

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Sex talk about it! 6 – Vuoi parlare di sesso con me?

Sex talk about it! 6 – Vuoi parlare di sesso con me?

Parlare di sesso per me è un po’ come parlare di cavolfiori. Può sembrare un intro clickbait, ma cercherò di spiegarmi meglio. Fin da piccola ho avuto un’avversione verso i cavolfiori, perché nella mia famiglia venivano cucinati soltanto al vapore. Io, che percepivo gli odori forti come odori estremamente nauseanti, non volevo mangiare cavolfiori né tantomeno sentirne parlare. Un giorno ho deciso che dovevo trovare un modo di superare questa antipatia, perché come diceva sempre mia nonna «se non lo provi, come fai a dire che non ti piace?» e quindi ho cercato in rete altri modi di cucinare i cavolfiori. Oggi mangio lo sformato, la pasta e l’insalata di cavolfiori, li friggo, li inforno. Insomma, più o meno ho imparato a conoscerli in tutte le loro sfaccettature e li amo (quasi) quanto amo la Genovese.

Questo mi serve per introdurvi a una riflessione più ampia: se abbiamo una certezza, ad oggi, è quella di aver capito quanto il sesso venga ancora considerato un tabù, un argomento scomodo e difficile. In questa ottica univoca, ogni attore sociale che partecipa alla crescita dell’individuo si ferma al primo ostacolo e lascia che il sesso resti lì, seppellito sotto la sabbia, analizzato magari superficialmente o – ancora peggio – non discusso per niente.


Dobbiamo implementare le nostre modalità comunicative per arrivare a chi ancora guarda al sesso e alla sessualità come mondi da tenere a distanza.


Homo faber fortunae suae, certo, ma quando si tratta di coscienza sociale non posso fare a meno di pensare che quell’homo faber abbia necessariamente bisogno di confronto per delineare una scelta di vita e una consapevolezza maggiore di sé. Se qualcuno mi avesse teso una forchetta con dei cavolfiori fritti e non soltanto bolliti, magari avrei cominciato a capire che poteva esserci un modo diverso per accettare quel cibo e addirittura farmelo piacere. Così per il sesso, se qualcuno mi avesse spiegato sin da giovane che io non ero soltanto una donna/oggetto sessualizzato o che la masturbazione non era un abominevole peccato, avrei fatto più domande e avrei avuto pian piano la capacità di dire la parola «sesso» senza vergognarmene.

L’obiettivo da raggiungere è quello di parlare, discutere e riflettere sul sesso e sulla sessualità in maniera collaborativa, plurale e inclusiva. Non soltanto dove ci sentiamo protetti, ma anche dove ci sono sfide da affrontare, limiti da superare e muri da abbattere. Dobbiamo implementare le nostre modalità comunicative per arrivare a chi ancora guarda al sesso e alla sessualità come mondi da tenere a distanza, chiusi in una teca di cristallo, argomenti che esistono ma che non hanno bisogno di interagire con la sfera sociale.

In che modo, però? Quali sono gli strumenti per far capire alle persone che si può e, anzi, si deve parlare di questi temi?

Questa è la sesta domanda che ho posto alle nostre sex blogger: Sex talk about it!

agit-porn: «Non necessariamente bisogna essere sfacciati»

In foto, Claudia Scano, nota come @agit_p.o.r.n. su Instagram

In foto, Claudia Scano, nota come @agit_p.o.r.n su Instagram

«Parlarne pubblicamente: fra amiche e amici, in famiglia, nella sfera pubblica in generale. In ogni contesto possibile, riconoscendo e rispettando il codice linguistico e comportamentale che gli spetta, come faremmo riguardo a qualunque altro tema. La parola “tabù” mi fa pensare a un reperto da disseppellire: dobbiamo scavare e portare alla luce questi argomenti, mostrarli al mondo.

«Ci sono modalità più dirompenti e dissacranti, altrettanto valide ma mirabolanti, che possono permettersi solo le persone sfacciate (che personalmente invidio), quelle che sfidano il potere di petto. Non credo di farne parte, ho un senso del pudore che ancora mi logora, mi limito a essere attiva nel mio piccolo con gesti e parole a basso profilo ma che sul lungo termine hanno una certa incidenza – me lo dimostrano i riscontri che ho, te compresa, Virginia.

«Non mi piace il termine, ma in questo contesto trovo sia funzionale: la normalizzazione della narrazione sessuale, erotica, pornografica, del nudo sessualizzato o meno. Avere l’opportunità di potersi confrontare apertamente su queste tematiche è un ottimo punto di partenza (traguardo mai) per cancellare l’aura di sacralità e ipocrisia che le avvolge».

Clitoridea: «Necessario parlarne faccia a faccia»

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull'account Instagram @clitoridea

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull’account Instagram @clitoridea

«Credo tantissimo nel potere della comunicazione. Questa può avvenire in vari modi. C’è chi lo fa sui social (come molti progetti che conosciamo), ma credo sia necessario farlo anche faccia a faccia. Basta anche parlarne tra amici e in famiglia. E lì dove ci si trova davanti a un muro, si deve cercare di capire come abbatterlo in base ai propri mezzi».

Le Sex En Rose: «Ripartiamo da consenso e autodeterminazione»

In foto, la sex blogger Morena, conosciuta su Instagram come @le_sex_en_rose

In foto, la sex blogger Morena, conosciuta su Instagram come @le_sex_en_rose

«Quello che possono fare i singoli soggetti è parlarne sempre di più, creare nicchie inclusive e non giudicanti all’interno delle quali sempre più persone si possano sentire rappresentate e libere di condividere esperienze, dubbi e conoscenze.

«È fondamentale ricontestualizzare la conversazione a partire dai concetti di consenso e autodeterminazione per permettere alle persone di compiere scelte consapevoli e poter vivere una sessualità piena e libera in un ambiente sicuro, che rispetti i confini e i desideri di tutti i soggetti coinvolti».

Match and The City: «Se possediamo informazioni, abbiamo il dovere di dire qualcosa»

Una citazione tratta dal libro Tinder and the City, scritto da Marvi Santamaria (@matchandthecity) ed edito da Alcatraz Edizioni

Una citazione tratta dal libro Tinder and the City, scritto da Marvi Santamaria (@matchandthecity) ed edito da Alcatraz Edizioni

«Tutti quelli con cui possiamo entrare in contatto con le persone, online e offline, per fargli arrivare la nostra voce ma anche e soprattutto per amplificare la loro voce.

«Qui i social network, per quanto denigrati spesso in maniera per me allarmistica come mezzi solamente alienanti, possono avere un ruolo principe. Non a caso, da quando ho cominciato io due anni fa con la mia community Match and the City, sono nati moltissimi profili Instagram e blog che parlano di diversità, inclusività, parità di genere, sessualità consapevole. Queste community stanno crescendo sempre più.

«Io credo che oggi se si è in possesso di riflessioni, studi, informazioni che possono portare valore al dibattito su questi temi, e se questa causa sta veramente a cuore, si abbia il dovere civile di fare qualcosa, dire qualcosa, da qualche microfono, virtuale o concreto che sia. Perché ne va delle future generazioni e del mondo che gli stiamo consegnando.

«Anche se, dai recenti casi di giovanissimi che fanno divulgazione o anche solo hanno il coraggio di dire la loro – da una Greta Thunberg fenomeno mondiale al ragazzo di Torre Maura che nella semplicità del suo gergo si è fatto sentire – mi viene da ben sperare e da pensare che in realtà molti giovani siano già sulla strada giusta per non dover subire ciò con cui le precedenti generazioni sono cresciute».

SE4SexEducation: «Bisogna parlare di sessualità in maniera nuova, giusta»

In foto, la psicologa e sessuologa Giulia Marchesi, conosciuta su Instagram come @se4sexeducation

In foto, la psicologa e sessuologa Giulia Marchesi, conosciuta su Instagram come @se4sexeducation

«Gli strumenti che possano aprire la strada a una sessualità più consapevole sono quelli del dialogo e dell’informazione. Il lavoro spetta a noi professionisti del settore (parlo di tutti coloro che hanno a che fare con la sessualità) ma anche a chi semplicemente ne è appassionato. L’importante è parlarne in maniera corretta, fornendo alle persone le giuste informazioni.

«È importante iniziare a parlare di sessualità in maniera diversa: al giorno d’oggi effettivamente se ne parla molto, attraverso la televisione e i giornali, ma non lo si fa nel modo giusto. Siamo infatti continuamente bombardati da messaggi esplicitamente sessuali ed anche l’ accesso a certi argomenti è reso molto più facile. Ma nonostante ciò, la sessualità permane un tabù.

«È necessario quindi a mio avviso creare una cultura nuova riguardo a questi temi per avvicinarli di più alle persone, ma permettendo loro di ottenere indicazioni, informazioni e spiegazioni utili. Sbatterla in faccia senza alcun filtro sicuramente non è il modo giusto!».

Sessolopotessi: «Necessario verificare le informazioni sul web»

Foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

Foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

«Ritengo che nella nostra società esistano moltissimi mezzi di informazione tramite i quali si potrebbe parlare di sessualità in modo sano e corretto, ma non sempre vengono utilizzati in modo efficace. Al primo posto metterei il fondamentale servizio di educazione sessuale nelle scuole e nelle famiglie, che dovrebbe però essere sviluppato in maniera realmente inclusiva e completa.

«Un altro strumento molto utile è quello dei corsi di formazione per genitori, offerti a partire da una giovanissima età. Tali corsi sono necessari quando non si è certi di come approcciare il tema con i bambini e come affrontare domande e dubbi in modo delicato ma comunque esaustivo.

«Anche Internet è una rete molto importante per parlare di sessualità, ma spesso e volentieri viene usato invece per diffondere informazioni errate o parziali. Per questa ragione, è sempre necessario usare il web con cognizione e buon senso, verificando le fonti e facendo ricerche approfondite.

«Un ultimo mezzo che, a mio parere, potrebbe avere ottime possibilità di diventare strumento di divulgazione sessuale è la pornografia, ma quei giorni sono ancora lontani. Al momento, infatti, il porno è saturo di sessismo, fallocentrismo ed eteronormatività, elementi che lo rendono inadatto a essere considerato un mezzo sano di diffusione e informazione sessuale».

Virgin and Martyr: «Fondamentale una comuncazione di nuova generazione»

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

«Pensiamo che sia fondamentale una comunicazione inclusiva, di nuova generazione, che si serva della tecnologia come mezzo educativo trasversale. Allo stesso tempo, è anche importante avere una rete forte nella “vita reale” che si occupi di incontri, formazioni, talk, laboratori e simili, dando alle persone uno spazio sicuro in cui potersi esprimere e trovare un confronto aperto, non-giudicante».

Uscire fuori, anche quando si è in un luogo virtuale: fuori dai pregiudizi, fuori dall’esclusività e fuori dalle verità assolute. Avvicinare le persone a temi così importanti non può prescindere dal metterci sullo stesso piano delle persone con cui intavoliamo un discorso, così da non dettare proclami ma, molto più efficacemente, fornire spazi di riflessione comuni.

Non posso non menzionare quello che in questi giorni è stato un discorso molto proficuo e stimolante nelle stories Instagram, lanciato da Claudia (@agit_p.o.r.n), Gabriele (@gabrielecfo) e Martina (@talkafterbooks) proprio in merito a questo discorso: abbiamo i mezzi, abbiamo le conoscenze, condividiamo per avvicinare e non urliamo per distrarre. Questo sarà il modo più inclusivo e valido per diffondere un invito alla riflessione.

Al prossimo Sex talk about it!

About author

Virginia Ciambriello

Virginia Ciambriello

Malinconica seriale, non ho da offrire nulla eccetto la mia confusione - come disse Kerouac. Amo tutto ciò che è arte e ho due ossessioni: il pistacchio e i tramonti. Sono romantica fino all'osso e siccome non riesco a dirlo, lo scrivo.

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