Sex talk about it! Esiste una pornografia alternativa?

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Sex talk about it! 7 – Esiste una pornografia alternativa?

Sex talk about it! 7 – Esiste una pornografia alternativa?

Ciò che è giusto e ciò che è sbagliato: la narrazione comune ci ha sempre abituati a questa dicotomia, utilizzandola in scenari socio-politici, religiosi e anche personali affinché ogni persona fosse costretta a operare una scelta e ritrovarsi quindi dalla parte dei vincitori o dalla parte dei vinti. Nel corso del tempo, grazie alle sovrastrutture sociali, al patriarcato e alle imposizioni religiose figlie di una morale tutta discutibile, vari argomenti sono stati inseriti nella sfera del politically incorrect, sbagliato e inaccettabile: abbiamo già menzionato il sesso e la sessualità, ma non possiamo dimenticare la pornografia.

Se c’è qualcosa di cui è ancora difficile parlare nel nostro Paese, più del sesso, è la pornografia. Ogni volta che questa parolina magica esce dalla bocca di una persona, porta con sé pregiudizi che vanno dal «Sei un/una pervertit*» al «Questo non è un argomento di cui parlare». Nel mio piccolo, ho sempre pensato che il problema dei discorsi taciuti fosse l’incapacità di costruire una base da cui partire: cerchiamo di partire dalle basi, allora.

Parlare di pornografia non significa né incitare al consumo di porno, né difendere il consumo di materiale pornografico. Parlare di un qualsiasi argomento e discuterne significa alimentare una maggiore consapevolezza – ma questo, forse, è un ulteriore grado di consapevolezza. Tutti sappiamo dell’esistenza della pornografia, in molti la consumiamo, ma conosciamo effettivamente i messaggi che veicola un determinato tipo di porno?


Il porno dovrebbe essere uno strumento di accompagnamento e riscoperta del piacere, dell’eccitazione e della sessualità, prima di tutto come concetti e spazi di discussione.


Secondo le statistiche di PornHub del 2018 relative al traffico sul sito, l’Italia è all’ottavo posto. Gli italiani passano in media 9 minuti e 41 secondi a navigare sul noto sito di porno. PornHub e YouPorn sono le piattaforme più famose, i luoghi virtuali mainstream che permettono di usufruire gratis di qualsiasi tipo di materiale pornografico. Fin qui è tutto chiaro: ciò che forse ci è sfuggito negli ultimi anni è che il consumo di materiale pornografico nella fascia d’età che va dai 13 ai 24 anni sta crescendo sempre di più.

Il porno sta assumendo le forme di uno strumento di educazione sessuale prêt-à-porter, colmando le lacune di un discorso di responsabilità sociale di fronte al quale la maggioranza tace o scappa. II giovani cercano di capire ed esplorare la propria sessualità con i mezzi a loro più congeniali e per loro più semplici – i siti porno, per l’appunto – senza però sapere che quei siti mainstream sono intrisi di stereotipi, eteronormatività e fallocentrismo.

Per questo di pornografia si deve parlare. Il porno mainstream a cui siamo abituati è un porno che non disvela equamente i desideri sessuali, pone l’uomo in primo piano come unico attore del rapporto sessuale, relega la donna a subente, epiteta l’uomo come “virile” e la donna come “cagna” o “troia”. Il porno dovrebbe essere invece un prodotto che mostra il sesso e i vari modi di esperire la sessualità in modo inclusivo, dando spazio al piacere femminile, eliminando le dinamiche di subalternità della donna e rendendo ciò che guardiamo una piacevole scoperta. Il porno dovrebbe essere uno strumento di accompagnamento e riscoperta del piacere, dell’eccitazione e della sessualità, prima di tutto come concetti e spazi di discussione.

Questo è ciò che ci ritroviamo. Ma è questo che dovremo vedere per sempre? Esiste un’alternativa al porno mainstream e, se esiste, come se ne può parlare?

Questa è la settima e ultima domanda di Sex talk about it!

agit-porn: «Prima di parlare di pornografia dovremmo parlare di sessualità»

In foto, Claudia Scano, nota come @agit_p.o.r.n su Instagram

In foto, Claudia Scano, nota come @agit_p.o.r.n su Instagram

«Innanzitutto se ne deve parlare, perché è ancora di nicchia e la conoscono solo le persone che si interessano di pornografia, seppure stiano aumentando anche grazie a progetti di grande visibilità come il porno etico di Erika Lust, che usa un’ottima strategia di marketing e comunicazione. Bisogna far passare il concetto che ci sono modi diversi per trattare lo stesso argomento (il sesso) e modi diversi di farlo (la sessualità). È bene che si parli di sesso come qualcosa di più ampio di un pene che pene-tra una vagina o un ano.

«Prima di parlare di pornografia dovremmo parlare di sessualità, di gusti, di desideri, di curiosità, di perversioni (parola alla quale in questo contesto attribuisco un valore positivo). Forse potremmo parlare di una pornografia diversa da quella che ci viene proposta sui siti di streaming gratuito seguendo il filo dei nostri desideri, senza farci guidare dalle categorie asettiche. Partire dalla nostra insoddisfazione per raccontare che esiste un porno inclusivo, gioioso, seducente, affascinante, anche destabilizzante in alcuni casi. Esistono il porno indipendente (il quale non è necessariamente diverso dal tradizionale, semplicemente è un prodotto sul quale non sono stati investiti grossi capitali e non ha una major dietro), etico, femminista, il post-porno, il pornoattivismo e non tutti sono destinati a creare eccitazione – gli ultimi due hanno forti connotati politici. Una domanda potrebbe essere: “Cosa desideriamo?”. Un’altra, ancora: “Come ci piacerebbe vedere rappresentati i nostri desideri?”. Da qui andare alla ricerca di un percorso diverso, nuovo, lontano dalle trite e ritrite scenette parossistiche di donne di plastica ululanti e uomini di gomma perennemente in tiro.

«Ciò che viaggia sottotraccia è particolarmente interessante proprio perché circola in ambienti circoscritti e quindi può esprimersi liberamente, non deve rendere conto a nessuno. Se venisse acquisito dalla massa, forse perderebbe la sua originalità e la sua spinta critica. Se qualcosa diventa mainstream, inevitabilmente finisce nelle mani di chi ha potere economico e decide, detta le regole. Bisognerebbe trovare il modo di fare un porno indipendente (economicamente e politicamente) e narrativamente nuovo, alternativo a quello al quale siamo abituate/i e proporre di vederlo in compagnia, per certi versi de-eroticizzarne la visione per assimilarne il significato sociale. Mi chiedi come si può parlare di un altro porno. Non credo sia necessario trovare un modo specifico, altrimenti si rischia di farne categoria a sé, ghettizzarlo. Forse un modo per parlarne liberamente è semplicemente ammetterne l’esistenza, guardarlo e discuterne. Ma soprattutto permettere che ci alteri, che ci investa ed ecciti, questa è del resto la finalità della pornografia».

Clitoridea: «Un’alternativa? Erika Lust»

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull'account Instagram @clitoridea

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull’account Instagram @clitoridea

«Sì, esiste. Al momento mi vengono in mente solo i film di Erika Lust, ma credo ce ne siano tanti altri. Io ne guardo pochi, ma perché spesso sono a pagamento e io sono povera!».

Le Sex en Rose: «Porno è prodotto creativo e non documentazione»

In foto, la sex blogger Morena, conosciuta su Instagram come @le_sex_en_rose, con @imtheph

In foto, la sex blogger Morena, conosciuta su Instagram come @le_sex_en_rose, con @imtheph

«Esiste ed è estremamente variegata ma ovviamente meno accessibile perché prodotta senza grandi capitali.

«Per parlare di qualsiasi tipo di pornografia bisogna prima contestualizzarla e chiarirne la finalità di intrattenimento ed eccitazione, svincolandola da quella di informazione.

«La produzione pornografica che viene definita alternativa/indipendente tende a valorizzare la diversità e a includere corpi, pratiche, dinamiche, fantasie, identità e orientamenti sessuali che spesso non vengono rappresentati in quella mainstream e per questo può far sentire più persone rappresentate e accettate e incoraggiarle ad abbracciare la propria unicità, invece che a conformarsi a un ideale di “soggetto sessuale”. Attraverso la pornografia si può venire a conoscenza di sfumature della sessualità umana che non si conoscevano, in questo senso il porno può avere anche un risvolto “educativo”. Ma è fondamentale chiarire il concetto che la pornografia è un prodotto creativo e non una documentazione della realtà, altrimenti le persone si sentiranno in dovere di replicare quello che vedono rappresentato anche quando non risponde a quello che vogliono o che le piace».

Match and The City: «L’immaginario creato dal porno influenza rapporti e relazioni»

In foto, Marvi Santamaria, autrice del libro TInder and the City (Alcatraz Edizioni) e nota su Instagram come @matchandthecity

In foto, Marvi Santamaria, autrice del libro Tinder and the City (Alcatraz Edizioni) e nota su Instagram come @matchandthecity

«Grazie al cielo, sì. Qui però faccio una premessa: non è che il porno mainstream sia il male assoluto, una persona può anche eccitarsi con quel tipo di porno commerciale, ma bisogna scindere il consumo di porno, che è relativo ai gusti personali (come scegliere una tipologia di pizza o un gusto di gelato, siamo tutti diversi) dall’effetto e le conseguenze che una tale tipologia di porno di fatto ha sull’immaginario collettivo.

«L’immaginario non rimane solo un pensiero o una immagine o una fantasia: si fa parola e diventa atto. Penetra nel linguaggio, tanto per cominciare, e sappiamo che le parole sanno essere pietre e lame, fino a diventare comportamento e modo di relazionarsi all’altro. Insomma, l’immaginario creato dal porno influenza i nostri rapporti sessuali e le nostre relazioni affettive.

«Personalmente, ho avuto il mio twist quando ho scoperto i film porno della regista svedese basata a Barcellona Erika Lust, che porta avanti un concetto di porno sex positive e femminista (ma c’è tutta una cinematografia indipendente anche al di là di Erika Lust che sta fiorendo, visibile in Italia grazie al lavoro che ad esempio fanno alcuni eventi come il Fish ‘n’ Chips Festival di Torino).

«Prima di vedere i film di Erika Lust avevo anche io dei pregiudizi (che poi sono quelli più diffusi), ossia pensavo che fossero blandi, soft, non eccitanti e per lo più intellettuali. A chi dovesse nutrire questi dubbi dico: fatevi un regalo, squarciate il velo di Maya e concedetevi l’opportunità di vederli. Può darsi che non vi faranno effetto, ma può darsi anche che vi si spalancherà un mondo.

«Non mi vien da dire neanche che il porno di Erika Lust sia esclusivamente incentrato sul piacere femminile (altrimenti penseremmo sia solo “al femminile”). Di certo finalmente gli dà spazio e dignità sullo schermo, ma vorrei sottolineare che esso dà luce a tutte le sfumature del piacere (dal “romantico” al kink) e soprattutto di corpi. Quando ho visto una attrice con la cellulite ben visibile in un film della Lust, sono saltata dal divano e mi son detta: “Questo è il sesso reale, questo è il sesso che voglio vedere!”.

«Ah, e questi film porno sono anche terribilmente eccitanti (altro che soft), ve lo posso assicurare».

SE4SexEducation: «Bisogna spiegare ai ragazzi l’etica del sesso»

In foto, la psicologa e sessuologa Giulia Marchesi, conosciuta su Instagram come @se4sexeducation

In foto, la psicologa e sessuologa Giulia Marchesi, conosciuta su Instagram come @se4sexeducation

«La pornografia mainstream si basa principalmente sui grandi siti di porno gratuito, che sono perciò quelli più accessibili (in particolar modo ai giovanissimi) dove si può trovare un’enorme offerta di video amatoriali o di piccole produzioni, con costi bassissimi, con tutto ciò che ne consegue. Questo dà pochissime informazioni su rispetto, consenso, contraccezione, basando quasi ogni video su sesso violento, pratiche degradanti, subordinazione della donna, perfomance alte a tutti i costi…

«Il “buon porno” esiste, è una pornografia alternativa, che però non è così facilmente reperibile e soprattutto non è gratuita. Quello che si può fare (e lo ribadisce anche Erika Lust, una famosa regista di porno dal punto di vista delle donne, nel suo sito ThePornConversation) è parlare con i ragazzi ed educarli alla sessualità spiegando loro quanto ciò che si vede nei porno mainstream sia distante dalla sessualità realistica.

«L’etica del sesso (se così la vogliamo chiamare) deve essere loro spiegata, aiutandoli a comprendere tutto ciò che vedono e rispondendo alle loro domande. A volte mi sento rispondere: “Ah ma tanto capiranno da soli”. No, non è così. I più giovani vedono e replicano e numerose ricerche e sondaggi al riguardo ce lo dimostrano. Ma non è solo ai più giovani che bisognerebbe rivolgersi, anche gli adulti avrebbero bisogno di un’educazione alla pornografia, poiché un uso smodato di essa ha effetti fisici e psicologici sull’individuo».

Sessolopotessi: «Nel porno etico è garantito compenso equo, senza differenze di genere»

Foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

Foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

«Assolutamente sì, si tratta del cosiddetto “porno etico“. Si tratta di materiale pornografico che, per diversi scopi, si propone di rivoluzionare la sex industry mainstream. In che cosa consiste? Si tratta di porno svolto legalmente, con il pieno consenso di chiunque ne prenda parte, rispettandone i diritti, proteggendo le loro condizioni lavorative e offrendo un compenso equo, senza differenze salariali in base al genere. Inoltre, si pone l’obiettivo di mostrare il sesso in modo più reale, allontanandosi dal sessimo del mainstream, mostrando diversità e minoranze senza discriminare o stereotipare.

«Il porno etico è ancora poco conosciuto, ma si sta lentamente diffondendo sempre di più. Una delle figure più note in questo campo è la regista Erika Lust, che produce brevi film porno etici prendendo spesso spunto dalle fantasie suggeritele da chi segue il suo lavoro con passione. Se foste interessati ad approfondire questi temi, vi consiglio ovviamente di dare un’occhiata al suo sito web».

Virgin and Martyr: «Pornografia deve diventare tema centrale nell’educazione»

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

«Esiste, è la pornografia “etica”, quella che non si accontenta degli stereotipi ma dà spazio alla diversità dei corpi e dei modi di esprimere la sessualità, prestando un’attenzione particolare ai diritti di chi vi lavora, rispettando i loro limiti e pagandoli adeguatamente.

«Parlare di pornografia deve diventare una discussione centrale nell’educazione sessuale e non, visto anche l’ampio bacino di pubblico (sempre più giovane, tra l’altro) che ha. Come per il sesso e la nudità, sarebbe bellissimo se se ne potesse parlare in maniera naturale e normale, prestando attenzione ad alcuni punti fondamentali, ad esempio capire che ciò che si sta vedendo è a tutti gli effetti un film, perché è giusto pagare per il porno o l’importanza di scegliere contenuti che mettano in rilievo il consenso e il rispetto, sia nel video-finzione che nel behind the scenes-realtà».

Un porno alternativo esiste, una visione diversa e inclusiva della sessualità esiste: allora perché non parlarne? Così come il sesso, anche il porno può diventare uno strumento fondamentale per analizzare e capire il corpo, i modi in cui ci parla e gli possiamo parlare. Questa riflessione apre a una discussione molto più ampia che sarebbe bello potesse continuare.

Sex talk about it è arrivato al suo ultimo articolo: sento di esprimere un profondo ringraziamento a tutte le persone che hanno reso possibile questa riflessione, alle sex blogger e divulgatrici che hanno deciso di abbracciare questo progetto e di donarci punti di partenza da cui trarre il meglio, per aprire la nostra mente e imparare a lasciare indietro i tabù, guardando avanti verso un discorso inclusivo e informativo che può soltanto arricchire le nostre vite e le nostre esperienze.

About author

Virginia Ciambriello

Virginia Ciambriello

Malinconica seriale, non ho da offrire nulla eccetto la mia confusione - come disse Kerouac. Amo tutto ciò che è arte e ho due ossessioni: il pistacchio e i tramonti. Sono romantica fino all'osso e siccome non riesco a dirlo, lo scrivo.

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