Il calcio (non) è uno sport per femmine

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La nazionale femminile di calcio italiana festeggia la qualificazione ai quarti di finale della Coppa del Mondo, Francia 2019

La nazionale femminile di calcio italiana festeggia la qualificazione ai quarti di finale della Coppa del Mondo, Francia 2019

Sahar Khodayari è il nome di una giovane attivista iraniana, ingegnere informatico e appassionata di calcio. È stato il suo soprannome, però, a riempire le pagine dei quotidiani e dei telegiornali sportivi per alcuni giorni. Sahar Khodayari è conosciuta come Blue Girl perché tifosa dell’Esteghlal, squadra di Teheran dalla divisa blu.

A marzo Sahar era all’Azadi Stadium di Teheran a vedere la partita della sua squadra preferita quando è stata fermata e arrestata. Sahar era camuffata da uomo perché in Iran è proibito alle donne l’ingresso negli stadi durante le partite di calcio. A settembre Sahar è morta.

Sahar Khodayari muore a ventinove anni in seguito delle ustioni riportate dopo essersi data fuoco davanti un tribunale.


Sahar può e deve aiutarci anche a comprendere meglio la nostra situazione, il nostro rapporto e la nostra considerazione delle donne e del calcio.


Sahar è diventa un simbolo della lotta per i diritti delle donne, nel grande schema delle cose. Un ulteriore, tragico, sguardo sulla condizione femminile in un contesto culturale così diverso dal nostro. Ma Sahar può e deve aiutarci anche a comprendere meglio la nostra situazione, il nostro rapporto e la nostra considerazione delle donne e del calcio.

Questo articolo non ha la pretesa di capire e spiegare un contesto sociale e culturale come quello iraniano. Sono certa di non avere né le capacità, né le competenze necessarie per farlo. Non so spiegare perché una ragazza sia morta per aver assistito a una partita di calcio. Forse, però, possiamo capire perché la morte di Sahar Khodayari abbia avuto un così significativo impatto nel mondo calcistico. Forse, tristemente, possiamo capire perché la morte di Sahar Khodayari sia un così importante tassello nel rapporto fra donne e calcio. E forse, auspicabilmente, possiamo capire e imparare dalla morte di Sahar Khodayari.

Tributo di Oscar Momani a Sahar Khodayari

Tributo di Oscar Momani a Sahar Khodayari

L’estremo gesto di Sahar, ricoprirsi di petrolio e darsi fuoco davanti al tribunale che l’avrebbe condannata, ha scatenato la reazione. Amnesty International è in prima linea per la diffusione e la sensibilizzazione. Gli appelli perché venga migliorata la condizione delle donne nei paesi islamici non si contano. La FIFA, il più importante organo internazionale del sistema calcistico, ha espresso il proprio rammarico e molti si aspettano una persa di posizione importante. Masoud Shojaei, capitano della nazionale iraniana di calcio, ha parlato apertamente della responsabilità condivisa in questa tragedia. Diversi importanti club internazionali hanno dedicato alcune righe a Sahar sui proprio social.

Ma sono state le donne a portare più luce e attenzione possibile su questa buia tragedia. Necessario per poterne imparare il più possibile. Personalità internazionali e attiviste politiche, ma soprattutto calciatrici, diventate note ai più per l’interesse generato dai Mondiali di calcio femminile di quest’estate. Donne che stanno facendo sentire sempre più intensamente la propria voce dopo aver dimostrato il talento sul campo.

Dimostrare, per l’ennesima volta

In foto, l'americana Megan Rapinoe, centrocampista offensiva del Reign e della nazionale statunitense. Foto di Marc Atkins/Getty Images

In foto, l’americana Megan Rapinoe, centrocampista offensiva del Reign e della nazionale statunitense. Foto di Marc Atkins/Getty Images

Sembra che le donne debbano sempre dimostrare qualcosa perché venga loro riconosciuto. E dimostrare di “meritare” un diritto per poterlo “ottenere” è quanto di più sbagliato esista nella nostra società. Fra le tante battaglie, le donne hanno dovuto dimostrare il calcio non sia uno sport solo per uomini.

La storia di Sahar mi ha fatto riflettere su tante situazioni e tanti aspetti dati per scontati. Sono cresciuta guardando il calcio, giocando a calcio. Sono cresciuta inconsapevole di quanto tante situazioni e tanti aspetti fossero ingiusti, sbagliati. Sono cresciuta consapevole che il calcio non fosse uno sport “per femmine”. Quest’anno la battaglia si è spostata sul palcoscenico francese dei Mondiali femminili, ma è una lotta che si combatte nei campi dilettantistici da più di un decennio. Ed è una battaglia ancora lontana dall’essere vinta.

Le donne del Mondiale di Francia 2019 hanno dimostrato di saper giocare, saper intrattenere. Hanno dimostrato che il calcio è uno sport anche “per femmine”, uno sport per tutti. Hanno dimostrato di meritare l’attenzione e la considerazione non riconosciuta loro. Attenzione e considerazione che ora deve trasformarsi in azioni.

Nella serata di martedì 24 settembre, si sono tenuti i Best FIFA Football Awards 2019 nella cornice del Teatro alla Scala di Milano. La cerimonia premia le eccellenze che ogni anno si distinguono nel panorama calcistico per meriti individuali e successi di squadra. Quest’anno il premio come Migliore calciatrice è stato assegnato a Megan Rapinoe.

Durante il suo discorso, Megan Rapinoe ha esplicitamente apostrofato il razzismo, l’omofobia e la disuguaglianza nel mondo calcistico. Citando la storia di Sahar, apostrofando gli episodi di intolleranza subiti dai calciatori Raheem Sterling e Kalidou Koulibaly, difensore del Napoli. Sottolineando la situazione delle giocatrici LGBT+, costrette a una gara impari sia sul campo che nella vita – argomento ancora tabù nel calcio maschile. Megan Rapinoe ha incitato alla consapevolezza e alla presa di posizione.

We have such an incredible opportunity being professional footballer players, so much success, an incredible platform. […] We have a unique opportunity in football, different to any other sport, to use this beautiful game to actually change the world for better. I hope you take that to heart, do something, do anything. We have incredible power in this room.

Tutte le persone presenti quella sera, perfettamente a conoscenza delle dinamiche nel mondo calcistico, sono state chiamate all’azione. Oggi i calciatori dispongono di una piattaforma talmente grande e di un seguito talmente entusiasta da non potersi permettere di ignorare le proprie responsabilità. Se i calciatori prendessero una netta posizione rispetto il razzismo, l’omofobia e la disuguaglianza salariale fra le atlete donne e gli uomini, dice Megan Rapinoe, sarebbe di grande ispirazione per tutti.

Welcome to the party

La squadra di calcio femminile degli USA celebra la vittoria ai Mondiali del 2019. tenutisi a Lione, Francia. Foto di Quality Sport Images/Getty Images

La squadra di calcio femminile degli USA celebra la vittoria ai Mondiali del 2019, tenutisi a Lione, Francia. Foto di Quality Sport Images/Getty Images

This was an incredible year for women’s football. For those who just noticed you are a bit late to the party. But we forgive you, we just getting started.

Megan Rapinoe, co-capitano della squadra femminile di calcio americana, rappresenta molto bene questo cambiamento. Tralasciando i meriti e i successi sportivi, probabilmente la sua vittoria è determinata anche dalle battaglie fuori dal campo. Megan Rapinoe è una calciatrice lesbica dichiarata, sostenitrice di numerose organizzazioni LGBT+ e varie campagne sociali. Negli Stati Uniti, fuori dal mondo calcistico, Rapinoe è nota per inginocchiarsi e non cantare l’inno americano, sostenendo il movimento iniziato da Colin Kaepernick. Inoltre, le aperte critiche alla presidenza Trump le sono valse attacchi diretti dall’amministrazione.

Per completare il quadro, Megan Rapinoe è una delle prime calciatrici della nazionale americana ad aver presentato la denuncia di discriminazione salariale contro la US Soccer Federation[1], l’organo che regola e governa l’attività calcistica negli Stati Uniti.

Iniziata nel 2016, la battaglia legale è divenuta di grande interesse mediatico per la partecipazione della nazionale americana ai Mondiali di Francia e per l’insistenza di molte atlete. Si contesta la violazione dell’Equal Pay Act e del Titolo VII del Civil Rights Act[2], leggi che regolamentano i salari e vietano differenze di trattamento economico tra uomini e donne.

Dati relativi al gender pay gap delle nazionali americane di calcio risalenti al 2016

Dati relativi al gender pay gap delle nazionali americane di calcio risalenti al 2016

Si sottolinea la netta differenza in termini di bonus e stipendi per partita, sia a livello di amichevoli che di competizioni internazionali. Il dato più significativo è che in caso di sconfitta o pareggio in una partita amichevole, la nazionale maschile riceve un bonus minimo, mentre la nazionale femminile non riceve alcun bonus.

Le cifre variano di anno in anno e di competizione in competizione, riportate più o meno dettagliatamente un po’ ovunque sul web. Fortunatamente può aiutarci ad avere un quadro più chiaro il Rapporto Finanziario della FIFA del 2018[3], un PDF da 152 pagine e qualche fotografia che vorrei pentirmi di aver visionato.

Il premio in denaro messo a disposizione dalla FIFA per la Coppa del Mondo di calcio maschile del 2018 è $ 400 milioni, somma da dividere fra le federazioni partecipanti. La squadra vincitrice del Mondiale maschile, in questo caso la Francia, riceve $ 38 milioni. Il premio in denaro messo a disposizione per la Coppa del Mondo di calcio femminile del 2019 è invece di $ 30 milioni. Questo significa che la nazionale vincitrice del Mondiale femminile di quest’anno, gli Stati Uniti, ha ricevuto $ 4 milioni. Una differenza di $ 26 milioni fra la vincitrice del Mondiale maschile e quella femminile.

Non è possibile fare un paragone diretto fra le nazionali americane perché la nazionale maschile non è riuscita a qualificarsi e non ha partecipato al Mondiale del 2018.

Prima del Mondiale di Francia l’intera squadra femminile americana firma l’azione legale per discriminazione di genere contro la US Soccer Federation ed esplode il caso mediatico[4]. Sono numerose le atlete apertamente schierate per la causa, alimentando la discussione in tutti gli ambienti sportivi – nazionali e internazionali. Oltre alla differenza salariale, viene fatta notare da entrambe le parti la differenza di fatturato e di interesse mediatico.

Secondo la US Soccer Federation[5] il fatto che il calcio femminile generi un fatturato inferiore rispetto il calcio maschile è significativo. Considerato meno interessante, il calcio femminile “merita” di essere pagato meno. Inoltre, i contratti calcistici maschili sono stipulati in maniera diversa rispetto ai contratti femminili, i quali garantiscono un salario alle calciatrici dei club nazionali americani. Ciò basterebbe a giustificare la differenza salariale. Ma realtà dei fatti è un po’ diversa.

Le argomentazioni mosse rispetto i contratti sono irrilevanti ai fini della causa. L’accusa di discriminazione salariale riguarda le squadre nazionali maschile e femminile, non si menziona la differenza salariale fra i campionati professionistici americani – caratterizzati da quote salariali, gestioni complesse e contratti particolari.

Bambina regge un cartello durante una amichevole fra le nazioni femminili di calcio di Stati Uniti e Colombia, 2016. Foto di Mitchell Leff/Getty Images

Bambina regge un cartello durante una amichevole fra le nazioni femminili di calcio di Stati Uniti e Colombia, 2016. Foto di Mitchell Leff/Getty Images

Parlando invece di fatturato, il ragionamento della Federazione e quello della nazionale femminile differiscono per approccio. Il calcio maschile ha fatturati maggiori determinati principalmente da investimenti maggiori, ma rispetto i quali non corrispondo maggiori risultati sportivi. La situazione della nazionale americana femminile è invece opposta. Sostanzialmente, il fatturato generato della nazionale femminile, posto in relazione all’investimento messo a disposizione, risulta maggiore rispetto il fatturato maschile[6]. In ogni caso, le voci di fatturato sono numerose e da relazionare a diversi elementi.

La nazionale di calcio femminile è comunque più seguita e apprezzata di quella maschile, oltre che trionfante – risultati e numeri alla mano. La tradizione calcistica americana non è assolutamente paragonabile alla tradizione calcistica di altri Paesi, soprattutto europei. Non è lo sport più seguito, sicuramente non è il più apprezzato. La partita di calcio più vista di sempre dal pubblico americano è la finale della Coppa del Mondo femminile del 2015, vinta proprio dalla nazionale USA – 24 milioni di spettatori. Se si considera che la finale del Super Bowl ha una media di quasi 100 milioni di spettatori è facile trarre delle considerazioni.


Le differenze di fatturato e di ascolti rappresentano solo due degli elementi da tenere in considerazione. Elementi importanti, ovviamente, ma da contestualizzare.


Ma la disparità salariale non può dipendere da questi numeri. Le differenze di fatturato e di ascolti rappresentano solo due degli elementi da tenere in considerazione. Elementi importanti, ovviamente, ma non imprescindibili. Elementi da contestualizzare. Elementi che non vengono presi in considerazione in altre circostanze.

Rimanendo negli Stati Uniti, per esempio, le nazionali maschile e femminile di pattinaggio figurato non riportano una differenza salariale. Eppure, il pattinaggio figurato femminile genera un fatturato maggiore rispetto la controparte maschile – oltre a essere più seguito.

Il problema è il calcio, dunque

In foto, Barbara Bonansea, giocatrice della nazionale di calcio italiana, esulta per un gol insieme a parte della squadra. Foto di Defodi/Imago/Insidefoto

In foto, Barbara Bonansea, giocatrice della nazionale di calcio italiana, viene festeggiata da alcune compagne dopo un gol. Foto di Defodi/Imago/Insidefoto

Il problema è il calcio, perché il calcio non è uno sport per femmine.

E se la nazionale femminile di calcio americana, la più vincente e conosciuta nel mondo, subisce una così importante discriminazione, nel resto del mondo la situazione è diversa e spesso peggiore.

La nazionale femminile della Jamaica è costretta a rifiutarsi di giocare poiché non pagata quanto stipulato da contratto. Contratto ottenuto grazie la storica prima partecipazione alla Coppa del Mondo. Fortunatamente, però, ci sono Federazioni che si spostano nella direzione opposta. La Finnish Football Associate ha annunciato la firma della squadra finlandese femminile di un contratto che prevede gli stessi bonus di vincita della squadra maschile. Le calciatrici della nazionale femminile olandese vedranno un incremento dei loro stipendi fino al raggiungimento dell’equità salariale – previsto entro il 2023. La parità salariale non è un concetto così astratto.

Illustrazione dell'equità salariale raggiunta dalle nazionali di calcio finlandesi, opera grafica di @fierceuswnt su Instagram

Illustrazione dell’equità salariale raggiunta dalle nazionali di calcio finlandesi, opera grafica di @fierceuswnt (Instagram)

Per arrivarci, a un tale traguardo, però sembra necessario un cambiamento culturale. Un cambiamento culturale che deve partire da un cambiamento di punti di vista, una prospettiva diversa. Un cambiamento radicale in Italia.

Se altrove il calcio femminile è professionistico, la situazione italiana è radicalmente diversa. Il campionato femminile italiano è inquadrato come torneo dilettantistico, distinto in due divisioni nazionali e due regionali. Attualmente solo la massima divisione della Serie A femminile e la Serie B femminile sono sotto la gestione diretta della FIGC, organo di organizzazione e controllo del sistema calcistico italiano. Ciò non determina, però, lo status professionistico.

Il calcio femminile non è considerato professionistico dal CONI, determinando problemi giuridici per la crescita del movimento calcistico femminile. Lo status di calciatore professionista determina le scelte contrattuali e la gestione dell’attività sportiva. Le calciatrici, non essendo riconosciuto loro lo status professionistico, non possono godere di norme contrattuali idonee per rispondere alle spese effettuate. La condizione dilettantistica esclude ogni forma di lavoro autonomo e subordinato, duraturo ed economicamente indipendente. La maggior parte delle atlete nel campionato italiano ha bisogno di un secondo lavoro, spesso part-time, per potersi permettere le attrezzature, poter partecipare agli allenamenti e giocare le partite.


Se la calciatrice ha un contratto con una società dalla struttura professionistica, allora è giusto la calciatrice ottenga lo status professionistico.


Negli ultimi anni l’ingresso dei club professionistici maschili nel campionato di Serie A femminile ha migliorato la situazione per le atlete femminili, avendo le possibilità economiche per garantire rimborsi e contratti più importanti. Non è la regola, ma si ci sta muovendo verso questa direzione. E se la calciatrice ha un contratto con una società dalla struttura professionistica, allora è giusto la calciatrice ottenga lo status professionistico.

È un salto in avanti importante quanto necessario. Un salto in avanti che si può fare, nulla lo impedisce. Ma è un salto in avanti che necessita una bella rincorsa. E, attualmente, ci sono diversi ostacoli che la impediscono. Ostacoli più mentali e culturali che pratici.

L’aspetto più complesso è di natura economica. Il professionismo richiede il raggiungimento di una stabilità finanziaria delle squadre, dovendo definire una professione a norma di legge. Ciò comporta maggiori costi e impegni economici. Non tutte le società presenti nella Serie A femminile possono permetterselo.

Poster promozionale della nazionale italiana di calcio femminile per la Coppa del Mondo di Francia 2019

Poster promozionale della nazionale italiana di calcio femminile per la Coppa del Mondo di Francia 2019

In Italia l’attività calcistica femminile è un movimento in continua crescita, ma fragile[7].

L’interesse ha raggiunto il suo apice con la proposta televisiva di Rai e Sky durante i Mondiali di quest’estate, rispondendo a una domanda sempre più alto nei confronti del movimento. Le ottime prestazioni dell’Italia nel torneo hanno poi suscitato grande entusiasmo e interesse, coinvolgendo spettatori e appassionando. Le Ragazze Mondiali, come soprannominate sui social, sono riuscite ad arrivare ai quarti di finale. Il miglior risultato della nazionale femminile, ottenuto dopo vent’anni di assenza dalla competizione.

Un risultato incredibile, quanto inaspettato. Giocare contro delle squadre che hanno maggiori opportunità e un’ottica professionistica è una sfida sia sul campo che fuori. Una sfida che è stata vinta e ha aperto gli occhi su quanto grande e complessa sia la battaglia.

Il calcio non è uno sport per femmine. Quando io ero bambina non c’erano squadre femminili con cui allenarsi e migliorare. Le poche squadre femminili esistenti erano troppo lontane e troppo impreparate. Un investimento di tempo ed energie che pochi potevano permettersi e potevano permettere alle proprie figlie. Ma era normale, persino “giusto”. I bambini sognavano di diventare calciatori, le bambine no. Il calcio non è un sport per femmine, ma può diventarlo. Può diventare uno sport per tutti, un sogno per tutti.


Non possiamo pretendere un cambiamento radicale, ma possiamo pretendere si cominci a fare qualcosa. Possiamo pretendere considerazione, un maggiore sostegno.


Bisogna investire, tempo e denaro. Bisogna investire e concedere fiducia. Appassionarsi. Bisogna sostenere le piccole realtà femminili sul territorio, perché possano diventare sempre maggiori e sempre più grandi. Bisogna sostenere le realtà femminili più importanti, perché possano avere sempre maggior considerazione e rilevanza. Investire nello sport femminile in modo che cresca e migliori.

I gesti sono piccoli e dagli impatti enormi. Le pressioni e la risonanza mediatica seguita al gesto di Sahar hanno permesso alle donne di entrare allo stadio dopo quarant’anni. L’immensa partecipazione di pubblico durante il Victory Tour della nazionale americana ha portato sostenitori anche durante le partite dei club locali. Gli incentivi a sostegno della nazionale femminile italiana hanno generato un grande interesse mediatico. I biglietti gratuiti messi a disposizione per la partita Juventus Women contro Fiorentina Women’s dello scorso campionato, tenutasi all’Allianz Stadium di Torino, sono andati esauriti. Sold-out i biglietti per il primo derby femminile in Serie A fra Inter e Milan di domenica. Un modo per generare interesse, coinvolgere. Attirare l’attenzione su un movimento che non si fermerà senza risultati – fuori e dentro il campo di calcio.

Non possiamo pretendere un cambiamento radicale, ma possiamo pretendere si cominci a fare qualcosa. Possiamo pretendere considerazione, un maggiore sostegno. Maggiore sostegno significa migliori strutture e organizzazioni. Migliori strutture e organizzazioni significano maggiori possibilità. E maggiori possibilità significano tutto quando una squadra sa come usarle – soprattutto se le merita. E le squadre femminili meritano.


Fonti:

Le informazioni e i dati raccolti per la stesura di questo articolo si rifanno a diverse fonti.

In particolare, le note [2] e [3] riportano a documenti ufficiali:
1. U.S. Women’s Soccer Players’ Legal Complaint Against U.S. Soccer, pubblicato da The New York Times
2. FIFA Financial Report 2018, reso disponibile dalla FIFA

Le note [1], [4], [5], [6] e [7] richiamano le seguenti fonti:
A. The USWNT's Mediation With U.S. Soccer Broke Down This Week. Here's What to Know About the Equal Pay Lawsuit, da Time.com (16 agosto 2019)
B. Breaking it down: What exactly is the gap in pay between USWNT and USMNT players?, da USAToday.com (10 luglio 2019)
C. U.S. Women’s Soccer Team Sues U.S. Soccer for Gender Discrimination, da The New York Times (8 marzo 2019)
D. The U.S. National Soccer Team's Gender Pay Gap, di Niall McCarthy (1 aprile 2016)
E. Data: How does the U.S. women’s soccer team pay compare to the men?, da PBS.org (31 marzo 2016)
F. Gender Pay Gap for Women Athletes, da INEQUALITY.org (30 luglio 2015)
G. Il calcio femminile in Italia, da FIGC.it

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Francesca Vuono

Francesca Vuono

Secondo una stima ottimistica ha già sprecato un terzo della sua vita tentando di capire le polemiche inutili e gli aggiornamenti di Instagram. Non ha gli occhi azzurri e la disco non le va, le piace ascoltare, ma parla sempre troppo. Per sua madre non può peggiorare, lei ha accettato la sfida. Nella disperata ricerca di se stessa e qualcosa in cui non fare troppo schifo, tenta di imparare più possibile e non sbagliare direzione in metropolitana.

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