Su Dark e i nostri padri

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Immagine tratta dalla serie Netflix tedesca Dark, ora alla seconda stagione

Immagine tratta dalla serie Netflix tedesca Dark, ora alla seconda stagione

Il 21 giugno 2019 è uscita la seconda stagione di Dark, una produzione Netflix tedesca la cui trama si evolve intorno alle vicende di quattro famiglie e una serie di sparizioni di bambini. Nessuno sembrava averci capito granché nella prima stagione, dato che Dark parla di viaggi nel tempo, i personaggi sono tantissimi e si assomigliano tutti. Ci sono portali e apparecchiature che fanno viaggiare le persone di trentatré anni in trentatré anni, c’è chi convive con il se stesso del futuro e tutti pensano ci sia una correlazione con la centrale nucleare di Winden, un paese circondato da boschi dove tutti si conoscono e dove gli adulti hanno la costante espressione di chi ha paura di essere scoperto da un momento all’altro in qualcosa che non doveva fare.

A Winden tutti mentono: Ulrich, un poliziotto con figli e vita apparentemente perfetti mente sulla propria relazione extraconiugale e sul dolore che prova per la scomparsa del fratello; Claudia, l’ex direttrice della centrale nucleare mente sul proprio vissuto e sul segreto della centrale; Aleksander, il nuovo direttore, ha rubato l’identità a non si sa chi e perché. Del dolore e dell’ipocrisia della comunità ne pagano il prezzo i ragazzi, i quali vedono i propri compagni sparire senza avere nessuno da coinvolgere nelle loro ricerche, perché in Dark i genitori – soprattutto i padri – vivono in bolle inaccessibili ai propri figli. 

La seconda stagione sviscera questo argomento, arrivando a picchi di drammaticità dove il rapporto padre-figli* può essere l’unica certezza nella Winden delle sparizioni e delle bugie, oppure fonte di dolori e rimorsi.

Dark e la sfida all’immaginario eteronormativo

Sebastian Rudolph (Michael Kahnwald) in una scena della serie Netflix Dark

Sebastian Rudolph (Michael Kahnwald) in una scena della serie Netflix Dark

Il primo episodio della prima stagione si apre con il suicidio di Michael, il padre di Jonas, il protagonista, che da quel momento si ritrova a dover affrontare le conseguenze e i misteri delle sparizioni che si ripetono ciclicamente. Jonas, nella seconda stagione, convinto di poter interrompere il loop, torna nel 2019 per convincere Michael a non uccidersi, perché «ogni cosa comincia con il suo suicidio»: ma le cose devono andare come sono sempre andate per permettere a Jonas di sconfiggere il se stesso del futuro che ha dichiarato guerra al tempo, con l’intenzione di sterminare l’umanità. Michael deve uccidersi.

L’addio tra Jonas e Michael è forse la scena più straziante di tutta la serie, come lo sono quelle dinamiche che vedono protagonisti i padri, i quali comportamenti spesso esulano da un immaginario eteronormativizzante che attribuisce alle figure paterne schemi di azione limitati e limitanti. Ulrich impazzisce perché non capisce dov’è suo figlio e fa di tutto per riportarlo a casa, Peter non riesce a essere un padre all’altezza e la sua reazione al dolore non è violenta, bensì si mostra estremamente vulnerabile davanti alla sua famiglia.


Dark diventa così una serie TV che parla di genitorialità e di come tra gli adulti di Winden e i loro figli gli uni si possa impegnare a perdonare le mancanze degli altri.


Dark, nonostante tutto, non può essere considerata una serie femminista, perché non ha i tempi narrativi per esserlo, ma rimane un ottimo spunto di riflessione su cosa vuol dire davvero essere padri quando tutto va male, al di là del genere. Dal momento in cui fuori dal grande enigma della trama non c’è nulla (i personaggi sono impegnati solamente a capire cosa sta succedendo), si può rimanere concentrati solo sul mistero del loop temporale e sul come le famiglie e le persone interagiscono tra di loro nella loro ricerca. The Verge parla di Dark come «una storia su cosa connette passato e presente, e di come gli adulti abbandonano le promesse della gioventù, diventando vecchi e stanchi».

Dark diventa così una serie TV che parla di genitorialità e di come tra gli adulti di Winden e i loro figli gli uni si possa impegnare a perdonare le mancanze degli altri, riscattandolo nel tentativo di risolvere un gioco che tiene tutti sotto scacco mentre si cerca di rimanere vivi.

About author

Susanna Guidi

Susanna Guidi

Romana, attivista per i diritti umani con un grande amore per la letteratura; vuole vivere in una casa piena di roditori ai quali dare nomi altisonanti. Qualcuno le dica che gli anni Ottanta sono finiti.

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