Rotoli, l'eresia è tutta nelle sue inquadrature americane

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In foto, la raccolta di poesie Rotoli, di Lorenzo Guidolin, edita da Eretica Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, la raccolta di poesie Rotoli, di Lorenzo Guidolin, edita da Eretica Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

Per parlare di Eretica Edizioni ho scelto, forse non a caso, proprio uno degli ultimi quaderni di poesie: Rotoli, di Lorenzo Guidolin. Chi si è avvicinato a questa casa editrice indipendente avrà avuto modo di constatare quanto sia diverso, rispetto alle altre, il suo progetto editoriale. Non c’è un progetto, c’è esigenza: c’è bisogno di scrivere senza pensare, ci sono curiosità e gusto personale, ci sono il rischio e la voglia di provarci. Che altro non sono tutte le caratteristiche che troverete in Rotoli.

Quando si parla di poesie quello che esprimono i volti di molte persone sono sempre brutti, noiosi ricordi legati all’apprendimento di sistemi metrici, delle figure retoriche, enjambement e rime. Nessuna delle persone che conosco riesce ad associare il concetto di poesia a qualcosa che va oltre la rima baciata. Ma il bacio lo senti davvero, ne senti il suono pur non trovando un AB-AB fra le righe.


Rotoli va srotolato, vanno srotolate le sue parole e lasciate libere di cadere dove preferiscono, senza guidarle costrette dalla paura.


Un volume di 114 pagine con un formato da “taccuino del viandante”, da mettere in tasca senza costrizioni. Però, come sempre, si deve rischiare. Si deve leggere senza nessuna pretesa. Rotoli va srotolato, vanno srotolate le sue parole e lasciate libere di cadere dove preferiscono, senza guidarle costrette dalla paura.

Le poesie, spesso, arrivano dove vogliamo farle arrivare noi, perché non siamo capaci di assumerci la responsabilità di mettere i nostri pensieri nero su bianco; lasciamo che siano gli altri a farlo per noi e siamo sempre pronti a plasmare le parole, le scene e i colori sulla nostra quotidianità. Niente di più sbagliato.

Un quaderno dedicato ai lavativi

In foto, la dedica di Lorenzo Guidolin ai suoi lettori nella raccolta di poesie Rotoli, edita da Eretica Edizioni

In foto, la dedica di Lorenzo Guidolin ai suoi lettori nella raccolta di poesie Rotoli, edita da Eretica Edizioni

Ho avuto il piacere, ancora una volta, di parlare con l’autore. Perché dedicare un lavoro ai lavativi? Perché lavativi, in fin dei conti, lo siamo un po’ tutti. Si inizia una cosa, la si conclude e la si lascia lì senza portarla a un livello superiore, senza prenderci la responsabilità di quanto fatto fino a prima.

Rotoli nasce così, da questo esser lavativo. Lorenzo scrive e lascia lì. Di poesia in poesia, di anno in anno. Poi, un giorno, decide di proporre il suo quaderno, per non essere uno dei tanti lavativi. Lo pubblica e lo lascia andare. Non lo guida, non lo spinge, non lo costringe. Oramai è nato. Come un qualunque genitore in un ambiente selvaggio, lascia che sia il suo cucciolo a muovere i primi passi da solo. E Rotoli si alza e va. Prende direzioni diverse e arriva perfino a Palestrina.

Di cosa parliamo quando parliamo di poesie

In foto, Lorenzo Guidolin, autore di Rotoli

In foto, Lorenzo Guidolin, autore di Rotoli

Citando Carver, possiamo spiegare di cosa parlano le poesie? No, o almeno non in questo caso. Rotoli è un affaccio sulla terrazza di Scola, uno sguardo al portabagagli di Tarantino, un ingresso nell’orecchio di Lynch. È anche il minimalismo di Carver immerso nelle emozioni di Homes. Così, in questo quaderno dalla copertina di cartoncino rosso, ci muoviamo in un costante sali e scendi emotivo. Il ritmo non è mai lineare, mai piatto.

Rotoli si compone di sei capitoli molto brevi. Quando vi fermerete su ATTESA sarà difficile far combaciare l’idea che comunemente abbiamo dell’attesa: quel restare fermi sulla banchina aspettando il treno; la luce che arriva da lontano lungo il binario e noi che guardiamo l’orologio. No, le attese di Rotoli non sono attese passive. L’attesa di Rotoli sprona a muovere le dita, la matita e gli occhi. Sprona a lasciarci andare seguendo la musicalità di quelle parole.

Quasi un quadro

I nottambuli (Nighthawks, Edward Hopper, 1942)

I nottambuli (Nighthawks, Edward Hopper, 1942)

Ve lo ricordate il dipinto di Hopper, I Nottambuli? La vita notturna in un bar, fermata su tela in un momento qualunque della notte. Rotoli è così. Sono fotografie, tele impregnate di vita; una vita che viene offerta senza impegno, della quale riconoscere l’appartenenza a un passato di cui non ci si cura.

Non serve chiedere di più. Rotoli deve essere vissuto nel presente, come il divano sul quale attendiamo o il tavolo su cui si disegna. Non vi chiederete perché mancano i dettagli e le descrizioni: leggendo ve le troverete davanti, ve lo assicuro. Le immagini prenderanno forma e cercherete di scansarle per non perdere il ritmo.

L’atmosfera di una luna che spunta dal monte

L’ultimo capitolo è NOIAPer tornare alla realtà, per assemblare tutte le immagini o semplicemente per concludere la lettura. La parte che ho sentito più mia, quella dove il ritmo del libro e il mio coincidevano. Poesie che qualcuno troverà noiose, qualcun altro malinconiche; qualcuno sbufferà, qualcun altro emetterà un sospiro spolverando vecchie Kodak dal cassetto della memoria.

Come posso dirvi di cosa parlano queste poesie? Momenti di vita, pensieri sparsi in 15 anni racchiusi nei quaderni. Un amore fatto di attese e distanze che si toccano e risuonano, di aria fresca di brina da masticare che non riempie lo stomaco ma lascia alle labbra secche qualche minuto in più per non lacerarsi. Rotoli parla di un bisogno scritto su carta mai riletta.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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