Fucine Editoriali: essere giovani e inesperti non può essere un limite

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Il logo della casa editrice Fucine Editoriali

Il logo della casa editrice Fucine Editoriali

Come più volte ho detto, i miei incontri sono spesso casuali: così è stato anche quello con Fucine Editoriali. Questa estate, dopo aver seguito diversi post e link, mi sono decisa ad acquistare un libro di questa casa editrice.

Fucine Editoriali è una casa editrice giovanissima, è nata infatti ufficialmente a dicembre 2018 «da due persone che semplicemente hanno letto troppi libri», come si legge sul loro sito. Non mi vergogno a dire che, pur seguendo il mondo della carta stampata, non li avevo ancora mai sentiti o, per meglio dire, mai letti. Quando un libro non lo hai fra le mani non puoi formulare pensieri concreti, ed è sempre difficile farsi un’idea guardando semplicemente qualche foto su Instagram.

Niccolò Rada, l’editore, mi ha spiazzata. Un entusiasmo incredibile prima per mail, poi per telefono. Niccolò ha 30 anni, è in quella fase della vita in cui hai davanti due strade: o ti bendi gli occhi e ti lanci nel vuoto o prosegui la vita senza rischiare. E lui e sua moglie hanno rischiato.

Fucine Editoriali: rifiutati dai market

In foto, Niccolò Rada, editore di Fucine Editoriali

In foto, Niccolò Rada, editore di Fucine Editoriali

Mentre parlo con Niccolò mi rendo conto di non poter fare le solite domande tecniche. Parla da solo, non serve imboccarlo e mi parla con la stessa libertà con la quale si potrebbe parlare a un’amica del liceo. Per me, che odio mentire e svendere i miei ideali, è magnifico: Niccolò si sente talmente libero che un po’ sorrido.

Si parla subito di case editrici piccole, poco visibili al lettore medio che usa il libro solo come fermaporta. Mi racconta delle difficoltà nel farsi accettare e di far accettare Fucine Editoriali nelle librerie perché è troppo giovane lui, troppo giovane il suo mondo. Parliamo delle librerie che chiudono e mi dice, senza peli sulla lingua: «Ci sono librerie ferme nel tempo. Tra loro e Amazon non c’è differenza».

Proviamo a contestualizzare. Niccolò ha ragione, molte librerie hanno perso il contatto umano, la voglia di accompagnare il lettore verso un libro. Ci sono luoghi fermi in cui entri, cenno del capo, prendi il libro, paghi ed esci, come fossero un market svogliato di qualche film americano, girato magari nel Texas. La libreria che vive non è un contenitore di prodotti, è uno stargate verso infiniti mondi. Niccolò lo sa, vede la differenza e si scontra con queste realtà polverose.

L’inesperienza come punto di forza?


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Ci sono realtà stabilite e stabili, come quelle dei distributori. Immaginate di avere qualcosa che amate e in cui credete fra le mani; immaginate di cercare un confronto con chi potrebbe distribuire il vostro sogno; immaginate qualcuno che vi ripeta che siete troppo giovani e che dunque il vostro sogno non vale, magari è solo un capriccio del momento. Fucine Editoriali non punta verso la sostituzione di qualcun altro, punta a fornire al lettore un prodotto dignitoso e professionale. L’inesperienza, però, ti porta a non riuscire a trovare nell’immediato delle aperture, degli spiragli in quei muri che si alzano all’improvviso. Mentre lo ascoltavo, mi è tornato alla mentre un frame di Fantasia, dove la fine dei dinosauri si muove anche tra le pietre che si alzano all’improvviso dalla terra in movimento.

Prendendo in mano uno dei loro libri e, come sempre, mi sono trovata a pensare alla copertina. Non più di 300 grammi e 80, forse 85 grammi di carta usomano per l’interno, pensavo. E non sbagliavo. Niccolò mi conferma e mi dice pure che saranno anche giovani, ma hanno ben chiaro che un libro deve sapersi distinguere dall’altro. La scelta cromatica non è perciò casuale: per Fucine Editoriali ogni collana deve distinguersi dalle altre per i colori, almeno dal punto di vista visivo.

L’importanza del contatto

Badate bene, contatto, non contratto. Niccolò, davanti alla domanda che rivolgo a tutti sulla legge di questa estate in merito alla scontistica, mi dice: «Su Amazon puoi acquistarlo oggi e averlo domani. Su Amazon non hai le spese di spedizione, o meglio le paghi una volta l’anno, 40 euro, e non ti rendi conto che comunque il servizio lo paghi. Io non mi posso permettere certe cose, non ancora, e devo perciò offrire un servizio che Amazon, per esempio, non può dare».

Il libro arriva dunque correlato di un segnalibro magari, o in un pacchetto con una carta particolare, preparato con quell’attenzione di chi vive di qualità e non di quantità. Il contatto lo si crea così. Il lettore viene ringraziato per la fiducia data quasi sempre a occhi chiusi.

Fucine Editoriali: lo scrittore è un collaboratore

Chiedo a Niccolò come funzionano le bozze: chi le manda, chi le cerca. Mi dice che hanno investito agli inizi e che, da quel momento, le bozze arrivano di continuo e che non è possibile stampare e pubblicare tutto. Questo, però, alcuni autori non lo capiscono. Ogni casa editrice ha la propria linea editoriale ed è su quella che, in primis, si basa la scelta. Le bozze vengono lette tutte, viene immaginato come un prodotto finito e quando la storia resta in piedi, allora si procede. Si vuole migliorare quella bozza, non distruggerla. Come mi disse Tiziana Di Monaco di Spartaco e mi confermò Daniele Germani. Si cerca di migliorare insieme all’autore, la collaborazione è qui. L’autore non è mai un dipendente e Fucine Editoriali, così come altri editori, non sono l’esempio perfetto se si cerca lo sfruttatore che si arricchisce sulle idee altrui.

Fucine Editoriali non ha bisogno di pubblicità dal punto di vista più becero. Ha bisogno di chi ancora crede nella bellezza di un libro, nella passione di chi vi è dietro e ci lavora, compresi gli autori. L’unica cosa della quale posso lamentarmi è la copertina: il libro non si apre, non si spagina e non si sbriciola. Ma la 300 grammi non è fatta per durare davvero a lungo nelle mani dei lettori, soprattutto se il lettore di cui vi parlo si chiama Ylenia. Questa però è un’altra storia, ma soprattutto un mio capriccio.

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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