Racconti assurdi ma non troppo cercando l'isola che non c'è

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In foto, la prima pagina del libro Racconti assurdi ma non troppo, di Emiliano Gambelli. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, la prima pagina del libro Racconti assurdi ma non troppo, di Emiliano Gambelli. Foto di Ylenia Del Giudice

Racconti assurdi ma non troppo non sarà annoverato fra i capolavori letterari: lo so io, lo sa Emiliano Gambelli, lo sa Fucine Editoriali. Eppure rientra sicuramente fra le scoperte più interessanti e dolci di questo mio anno.

Racconti assurdi ma non troppo è formato da cinque racconti (per un totale di 90 pagine) nelle quali lo scrittore riesce a parlare di aspetti cupi e tristi – sebbene naturali – della vita con un occhio più “fiabesco”, se vogliamo. Non ci sono fate, streghe o draghi, ma pensieri che si srotolano liberi.

Assurdità che alleggeriscono

Mi auguro sempre, quando vedo un mio coetaneo, che egli abbia avuto la fortuna che ho avuto io, quella di avere un padre con una fantasia sempre a disposizione. Un sottile umorismo inglese misto a giochi di parole che nascevano dal nulla: l’arancia sul tavolo diventava un personaggio della storia, la verdura che non mi piaceva magari era solo una verdura sfortunata. Racconti assurdi ma non troppo è stata la lettura di ritorno all’infanzia.


Ogni frase scatena un riso di testa, non di pancia. Resta una piega amara, fra le righe del libro e quelle delle labbra, che stordisce.


Si tratta di una lettura scorrevole, a tratti quasi incomprensibile. L’unica richiesta che Emiliano fa è di approcciarsi come farebbe un bambino, ma con l’esperienza di un adulto. Quello che si nasconde dietro un «l’etto» potrebbe essere una quantità così come un luogo dove riposare. Più fantasiosi, più consapevoli, non importa: passo dopo passo vi fermerete e vi chiederete se quello di Racconti assurdi ma non troppo sia il modo giusto di affrontare una separazione o la morte, per esempio. Perché, se non così, come?

Non vi parlerò del contenuto dei suoi racconti ma di cosa si nasconde tra le righe. Un giocoliere, Emiliano, che esprime la sua creatività attraverso poesie, canzoni e racconti. Così nasce Racconti assurdi ma non troppo, testi da leggere ai ragazzi in un pomeriggio piovoso o sui quali riflettere in un momento di pausa. Ogni frase scatena un riso di testa, non di pancia. Resta una piega amara, fra le righe del libro e quelle delle labbra, che stordisce. Stiamo leggendo di assurdità eppure non riusciamo a schiodarci dalla realtà.

In foto, Ylenia Del Giudice con lo scrittore di Racconti assurdi ma non troppo, Emiliano Gambelli. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, Ylenia Del Giudice con lo scrittore di Racconti assurdi ma non troppo, Emiliano Gambelli

Questo è l’obiettivo di Emiliano, di Racconti assurdi ma non troppo. Cercare l’assurdo, perché tanto al “non troppo” ci pensa la vita. Il lettore che si dedicherà a questa lettura riscoprirà quella piacevole malinconia di Malzieu, uno strato meno surreale e magico ma altrettanto valido e riconoscibile. Riscoprirà la possibilità di una duplice lettura, a tratti impegnativa, a tratti liberatrice. Una lettura dalle lettere più grandi del solito, più fruibile e meno costrittiva.

Adesso dovrei discutere sulla qualità del formato, della scelta della copertina forse. Eppure non ne ho voglia. Questo è uno di quei casi in cui, pur sapendo che non stiamo parlando di un classico della letteratura, a me sta bene anche così, con questa immagine a tratti fastidiosa sulla copertina, le poche righe raccontate nella sua biografia sul retro.

L’aspetto discutibile è invece la quantità di racconti proposti. Cinque sono forse troppo pochi per riuscire a farsi un’idea completa dello stile di Emiliano Gambelli, come forse sono troppo pochi per appassionarsi davvero. Un autore come lui – che ho il piacere di conoscere e con cui parlo quasi tutti i giorni – può essere racchiuso forse solo parzialmente nelle 90 pagine del testo. I racconti, però, somigliano a lui. Un piccolo volume che, se sfogliato con attenzione, riesce a portarvi in luoghi dove solo cinque racconti non sembrano essere abbastanza.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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