I Testamenti poteva andare meglio?

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Margaret Atwood è l'autrice de I testamenti, edito in Italia da Ponte alle Grazie

Margaret Atwood è l’autrice de I testamenti, edito in Italia da Ponte alle Grazie

Il 10 settembre è uscito in anteprima mondiale I testamenti, il nuovo romanzo di Margaret Atwood seguito delle vicende de Il racconto dell’ancella. A inizio mese, The Guardian ha spifferato ai lettori le prime pagine dell’opera (ripubblicate in italiano da Il Post, per chi ancora non sa se leggere il libro e volesse farsene un’idea), rivelando che in questa nuova storia ambientata a Gilead non si parla più di June/Offred (di cui possiamo capire le sorti solo guardando la serie TV The Handmaid’s Tale), ma di tre personaggi che raccontano della Gilead di quindici anni dopo.

Il racconto dell’ancella è un romanzo del 1985 ambientato negli Stati Uniti all’indomani di una guerra nucleare responsabile del crollo delle nascite. Con la scusa della crisi demografica un gruppo di integralisti cristiani, i Figli di Giacobbe, instaurano con un colpo di Stato la Repubblica di Gilead, sospendendo la Costituzione e riorganizzando la società sul modello delle Sacre Scritture. Gilead è guidata dai Comandanti, uomini privilegiati le cui Mogli, in caso di infertilità, ricorreranno alle Ancelle (donne fertili che subiscono uno stupro al mese e che perdono il loro nome). La storia è raccontata da un’Ancella, Offred o Difred (il nome vero è June) che, dopo l’instaurazione del regime, viene educata nel centro Rachele e Lia dalle Zie, membri del governo che obbligano alle Ancelle a seguire le regole del nuovo ordinamento patriarcale e che sono le uniche donne a poter leggere e scrivere.

Un’altra storia

Margaret Atwood sul set della serie TV The Handmaid's Tale, prodotta da Hulu

Margaret Atwood sul set della serie TV The Handmaid’s Tale, prodotta da Hulu

Leggere una nuova storia di Ancelle e Comandanti, dopo trentacinque anni e alla luce delle nuove ondate globali di omotransfobia e misoginia, dà la speranza di poter accedere a un punto di vista arricchito di Margaret Atwood (che ha comunque partecipato alla scrittura della serie), capace di approfondire i cambiamenti del mondo interiore dei personaggi dopo anni di teocrazia e che, in fondo, fornisca degli anticorpi da usare contro le piccole Gilead del 2019.

Queste speranze non sono state totalmente soddisfatte, aprendo altre questioni irrisolte ma – finalmente – dando spazio a Zia Lydia, uno dei personaggi della cui complessità abbiamo avuto un assaggio nella serie TV e di cui non sappiamo niente nel periodo che va dal colpo di Stato all’entrata di June al centro Rachele e Lia. Lydia, nel romanzo un’ex magistrata (diversamente dalla serie, dov’è un’insegnante di scuola elementare), viene sequestrata dai terroristi dei Figli di Giacobbe. Una volta reclusa è obbligata a diventare Zia: conosce Gilead, riesce a lavorare nel cuore del regime e da lì comincia ad attaccarlo.

In foto, la scrittrice Margaret Atwood, autrice de I testamenti

In foto, la scrittrice Margaret Atwood, autrice de I testamenti

Il punto di vista di Zia Lydia è il più controverso e completo: la più crudele collaboratrice della dittatura si rivela una vittima di Gilead come le altre, che assiste alla perdita della sua identità e del suo sistema di valori in favore di un Io che fa della sopravvivenza la sua priorità. I tempi dei capitoli dedicati a Lydia, più lenti rispetto a quelli dedicati agli altri due personaggi, permettono un paragone con Il racconto dell’ancella, narrato da chi conosce tutto ciò che c’era prima di Gilead.

Tuttavia, il romanzo si muove qualitativamente su due binari: quello di Lydia e quello di Nicole e Agnes, le figlie di June, le quali caratterizzazioni risultano ambiziose ma poco riuscite. Nella serie TV ci eravamo lasciati con Agnes ancora dentro Gilead e Nicole fuggita in Canada, dove cresce e studia le violazioni dei diritti umani che avvengono al di là del confine. Per questo, entrare a Gilead per ragioni di spionaggio dovrebbe essere rischioso e sconcertante, ma le reazioni di Nicole a una realtà così spaventosa sono irrealistiche e fuori luogo.

Un approfondimento sull’Io delle giovani protagoniste, inoltre, potrebbe risultare interessante per le conseguenze psicologiche del regime sulle persone, ma la loro caratterizzazione psicologica è banale e stereotipata, anche tra le scene e i personaggi con cui Nicole e Agnes entrano in contatto: da un’attivista di Mayday che parla solo per frasi fatte (eh?!) alla scarnificazione che recita «Love God» sul braccio di Nicole, fino al modo in cui le due sorelle si relazionano tra di loro, le dinamiche narrative finiscono facilmente per sembrare quelle di uno young adult bruttino.

Questo sequel non s’ha da fare

In foto, la scrittrice Margaret Atwood, autrice de I testamenti

In foto, la scrittrice Margaret Atwood, autrice de I testamenti

Di solito i sequel non sono visti di buon occhio e il pubblico non tende ad accogliere con calore le storie che si protraggono per libri e libri. Alcune storie hanno bisogno di sequel, come Harry Potter, Il trono di spade e molti altri. Ma Il racconto dell’ancella poteva restare così com’era. Nonostante il primo romanzo sia stato scritto più di trent’anni fa molto di quello che racconta può essere ancora applicato al presente. Stessa cosa vale per I testamenti, ma i riferimenti al presente sono vari senza pungere il lettore.

Il primo romanzo aveva fatto centro con i suoi riferimenti perché era la fine degli anni Ottanta, non c’era ancora stato il movimento #metoo ed essere femminista era considerato negativo dalla maggior parte dei gruppi sociali. Con I testamenti la Atwood ha voluto che il regime di Gilead, in cui le donne erano considerate inferiori e deboli, finisse proprio per mano di coloro che erano tutto fuorché deboli. La potenza eversiva delle donne è il cardine di questo romanzo, perché nei momenti più bui e terrificanti le donne sono riuscite comunque a unirsi, a collaborare e scardinare il potere tirannico e teocratico del governo, riprendendosi la propria libertà e il controllo sul proprio corpo.


Avremmo preferito un romanzo diverso, nuovo. Qualche vago riferimento al presente, tra questione climatica, il tema dei migranti e il corpo delle donne non bastano a rendere necessario un romanzo, soprattutto se è un sequel.


Ma serviva davvero? L’hype dietro a questa uscita è stato pari a quello per l’ultima puntata di Game of Thrones, con la differenza che questa serviva a far finire le 8 stagioni della serie mentre questo sequel poteva restare nella mente della scrittrice. Avremmo preferito un romanzo diverso, nuovo. Qualche vago riferimento al presente, tra questione climatica, il tema dei migranti e il corpo delle donne non bastano a rendere necessario un romanzo, soprattutto se è un sequel.

Attiviste femministe di Non una di meno assistono alla seduta del consiglio comunale vestite come le ancelle della serie TV Handmaid's Tale, in segno di protesta contro la mozione 434

Attiviste femministe di Non una di meno assistono alla seduta del consiglio comunale vestite come le ancelle della serie TV Handmaid’s Tale, in segno di protesta contro la mozione 434

Nella parte dei ringraziamenti del libro, la Atwood scrive: «Ma prima che le parole trovassero effettivamente posto sulla pagina, la scrittura dei Testamenti era iniziata nella mente di chi aveva letto il suo predecessore, Il racconto dell’Ancella. Spesso mi sentivo chiedere cosa fosse successo dopo il finale del romanzo. Trentacinque anni sono tanti per trovare delle risposte plausibili, perché le sue risposte sono cambiate mentre la società stessa si modifica e determinate situazioni, da possibili, diventavano reali. I cittadini di molti Paesi, Stati Uniti inclusi, sono più sotto pressione adesso di quanto non lo fossero tre decenni fa». Il presente si fa letterario quando, nel 2017, Hulu crea il cult The Handmaid’s Tale. La successiva nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema statunitense nel 2018, ha fatto vestire le attiviste femministe da Ancelle come segno di protesta contro i sistemi sessisti. In Italia le abbiamo viste alla manifestazione di Non Una Di Meno tenutasi nel Marzo 2019 a Verona, contro il Congresso delle Famiglie.

Nonostante la scrittura della Atwood sia piacevole, scorrevole, diretta e a tratti ironica, I testamenti è solamente un buon libro, legato a un altro libro, che tratta tematiche attuali ma che non aveva reali motivi di esistere. Abbiamo vissuto finora senza sapere come fosse andata a finire dopo la fuga dell’Ancella in Canada – eccetto ciò che abbiamo visto nella serie TV. Potevamo vivere ancora. La Gilead che i lettori e le lettrici de Il racconto dell’ancella ricordano non è quella del secondo romanzo ma una versione che risponde alla domanda di un pubblico sempre più ampio; una proposta editoriale non all’altezza della serie TV, non abbastanza per combattere le piccole Gilead del 2019.


Scritto da Susanna Guidi e Carmen McIntosh.

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