Il Vestito Verde: Francesca Boni ci aiuta a vestire "green"

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In foto, Francesca Boni, fondatrice de Il Vestito Verde

In foto, Francesca Boni, fondatrice de Il Vestito Verde

Settembre 2019. L’emergenza climatica è reale e incalzante, gli scienziati ci hanno avvisati ormai decenni fa e un altro Friday for Future si è dispiegato nelle piazze per pungolare le istituzioni sospese ancora in fase REM. Fare piccole scelte consapevoli nell’attesa di un cambiamento potrà sembrare vano, ma non lo è, soprattutto se si tratta di combattere il fast fashion, una delle industrie che più contribuiscono all’inquinamento del pianeta, producendo non solo capi con tessuti nocivi e di scarsa qualità, ma anche in quantità smisurata. Pertanto ci è concesso a poco prezzo un guardaroba al passo con le tendenze, ma col contrappasso che i nostri acquisti compulsivi danneggeranno progressivamente l’ambiente, oltre che incentivare lo sfruttamento di lavoratori sottopagati e in condizioni molto spesso disagiate.

Ma esiste una soluzione al fast fashion? E se sì, qual è? La risposta è che tutti possiamo contribuire a un cambio di rotta, scegliendo alternative come brand etici, il vintage o il second hand. Molto spesso si ripiega sul fast fashion per abitudine o comodità: scegliere un capo etico e sostenibile significa fare ricerca e assicurarsi dell’affidabilità del brand. Un modo per facilitarne l’acquisto l’ha ideato e concretizzato Francesca Boni, bolognese ventenne e studentessa dell’Università Bocconi, dando vita a Il Vestito Verde. Si tratta di un enorme database, frutto di anni di ricerche e scambi di suggerimenti online sull’omonimo gruppo Facebook, che raccoglie una grande quantità di brand etici, vegani, biologici e handmade. Sul sito è inoltre possibile consultare una mappa contenente più di mille punti vendita di artigianato, second hand, vintage e moda sostenibile per trovare il più vicino a sé.

Abbiamo fatto qualche domanda a Francesca per saperne di più sul suo progetto e sulla moda sostenibile in generale.

La mappa dei punti vendita etici, consultabile su Il Vestito Verde

La mappa dei punti vendita etici, consultabile su Il Vestito Verde

Ora come ora, il tema della sostenibilità ambientale è diventato – per fortuna – popolarissimo, ma tu che sei stata una delle prime in Italia a parlare di moda etica su Youtube e a batterti contro il fast fashion. Come ti sei avvicinata a questo mondo?

«Sono davvero contenta che il tema della sostenibilità ambientale stia diventando popolare, non abbiamo molti anni per agire ed è importante che tutti, soprattutto i giovani, acquisiscano questa consapevolezza!

«Sono sempre stata una persona attenta all’ambiente, anche se per molto tempo inconsciamente. Sono cresciuta in una zona di Bologna ricca di piante, animali e vigneti. Quando ti abitui a crescere nel verde è difficile tollerare il concetto di inquinamento.

«Per quanto riguarda la sostenibilità nella moda, il documentario The True Cost mi ha segnata in maniera particolare: è difficile continuare ad acquistare fast fashion e finanziare certe aziende quando conosci le implicazioni etiche e ambientali dietro a capi a basso costo».

Questo amore verso la moda sostenibile ti ha portata a creare Il Vestito Verde. Ci parli di come è nata quest’idea?

«L’idea del sito è nata dalla moltitudine di suggerimenti sull’omonimo gruppo Facebook. Ogni giorno i membri si scambiano consigli preziosi e, per non perderli, ho deciso di raccoglierli in un grande database dalla facile navigazione, con tante funzioni che vanno dall’indicazione della fascia di prezzo alla divisione in categorie come vegan, fatto a mano, biologico e Made in Italy. Di recente abbiamo anche inserito una mappa interattiva, che segna negozi fisici in tutta Italia!».

Il logo del portale Il Vestito Verde

Il logo del portale Il Vestito Verde

Sei evidentemente una personalità creativa e intraprendente. Come pensi evolverà Il Vestito Verde? Hai altri progetti in cantiere che puntano ad influenzare al rispetto dell’ambiente?

«Ho in cantiere diverse novità che renderanno Il Vestito Verde sempre più completo, navigabile e utile. Non ho in cantiere altri progetti: Il Vestito Verde e l’università sono più che sufficienti al momento!».

Il Vestito Verde è un’ottima guida alla scelta e alla scoperta di brand etici. Ma quali sono secondo te le regole che il consumatore deve mettere in pratica quando si trova da solo a dover scegliere un capo d’abbigliamento nel mare magnum dell’industria tessile?

«Credo che la cosa più importante sia informarsi, leggere, non dare nulla per scontato e non cedere al greenwashing di aziende che hanno un modello di business insostenibile. Quando possibile, è sempre meglio comprare usato. Se è necessario comprare di prima mano, è importante prediligere stoffe naturali (lino, canapa. bambù, cotone biologico) e aziende con una filiera corta e controllata».

La homepage del portale Il Vestito Verde

La homepage del portale Il Vestito Verde

Che tipo di impatto ha l’attuale attenzione verso la sostenibilità e che futuro ha secondo te il fast fashion? È un’utopia tentare di contrastare i colossi della moda o sono stati realmente riscontrati dei cali nelle vendite?

«Queste aziende di fast fashion sono il risultato della nostra domanda assolutamente insostenibile di vestiti sempre nuovi a un prezzo troppo basso: se le esigenze dei consumatori si modificano, le aziende si adatteranno e cambieranno il modo in cui vengono prodotti i capi.

«Gli attuali colossi della moda non sono assolutamente invincibili: qualche giorno fa, per esempio, Forever 21 ha annunciato che è pronta a dichiarare bancarotta. Tanti altri stanno chiudendo i battenti: Abercrombie, Victoria’s Secret, Nasty Gal… Sicuramente è difficile che queste aziende scompaiano totalmente, ma credo che con una buona sensibilizzazione dell’opinione pubblica e leggi più severe il danno possa essere limitato».

About author

Camilla Pinto

Camilla Pinto

Classe 1996, laureata in Lettere e studentessa di Italianistica a Bologna. Mi piacciono i libri, il mare, il buon cibo. Leopardi scrisse: "Può esser certa che se io vivrò, vivrò alle Lettere, perché ad altro non voglio né potrei vivere". È così anche per me.

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