Levante, il futuro è nella memoria

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In foto, la cantautrice Levante nel videoclip di Bravi tutti voi, terzo brano dell'album Magmamemoria

In foto, la cantautrice Levante nel videoclip di Bravi tutti voi, terzo brano dell’album Magmamemoria

Levante è tornata con una storia da raccontare e questa storia porta il nome di Magmamemoria, un titolo prepotente ed evocativo, che già ne racconta l’ambizione, la forza, la suggestione. Stavolta gioca col fuoco; ciò che brucia, qui, è la memoria, che è come il magma: calda, travolgente, a volte persino asfissiante, totalizzante, rossa. Levante non è un’artista mite: delle mezze misure, così come dei dolori che rimarginano in fretta, non sa che farsene. Non è mai stata tiepida e men che meno lo è questa volta, che i suoi ricordi sono vivi come il presente, tagliano e fanno sangue da tutte le parti sebbene siano perfettamente risolti: hanno un volto, un nome, una direzione precisa. Ambiscono al futuro, lo celebrano, lo preparano.

È così che si spiega l’inizio di Magmamemoria, che è anche il nome del primo brano del disco. Levante comincia quasi sussurrando, canta «Non era vero, tu non muori mai» e arriva allo stomaco come un pugno imprevisto, come un nodo che si attorciglia all’altezza della gola e si scioglie poco dopo, quando dice «Più ricordi che giorni di vita da aspettarmi, sei tu il passato che non è mai andato e mai mi lascerà». Il pezzo che apre l’album accarezza e taglia, stringe e soffoca, accoglie e annienta. È il libretto di istruzione di un disco che non risparmia nessun ricordo, li prende in esame tutti, li percorre a cuore scalzo e viso scoperto. Magmamemoria è un viaggio nella memoria, un filo rosso da percorrere a ritroso fino a trovarne la radice. È da lì che parte il futuro, dall’origine della nostalgia.

La cover di Magmamemoria, il nuovo album di Levante

La cover di Magmamemoria, il nuovo album di Levante

Si può scegliere di mettere il presente al riparo dal passato e dimenticare oppure di non dimenticare mai, di rimaneggiare quello che è stato perché non sia stato inutile. Levante, il passato, non lo supera, lo attraversa. Lo vive, lo spezza e si lascia spezzare, lo guarda dall’interno, lo soffre. Non per mero masochismo, ma per raccontarlo così com’è, rabbioso e feroce, tenero e ammaliante. Il passato è presentenecessario, è lo scheletro di un corpo che cammina in avanti senza dimenticarsi da dove è partito, a qualche destino appartiene, a quale futuro ambisce.

Sì, perché Magmamemoria è un disco che guarda al futuro, a dispetto di quanto si possa pensare. Celebra il passato perché ha imparato a non temerlo, ma a farne un monito; non una condanna, ma un vantaggio. Levante non è qui per caso ma per una scelta precisa, quella di raccogliere i pezzi della sua storia senza restarne vittima. Ciò che abbiamo vissuto ci dice dove possiamo andare e lei, in questo disco, segna l’arrivo: non è il racconto di una vittima, non è la storia di un tiro a segno che si prende i pugni della vita, ma di una donna che soffre, che si piega, che pretende delle scuse ma poi lotta per una felicità che non sia solo un palliativo, un’eterna rincorsa, l’eterno traguardo a cui ambire. Magmamemoria non è semplice nostalgia, è un disco vivo, che scalpita, che corre.


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Levante ha sempre raccontato se stessa e l’ha sempre fatto in modo diretto, senza filtrare la propria verità, i limiti e i pregi, le corse e le frenate brusche. Stavolta, invece, si racconta in un modo inedito e indiretto ma sempre puntuale, attraverso la memoria. Da una parte ci sono una donna, una ragazza, una bambina e, dall’altra, quello che ha vissuto, anzi ciò che sa di quello che ha vissuto. Così Magmamemoria inizia a colare come magma, veste di rosso la sua storia, ne percorre le strade e le scorciatoie che portano all’origine della sua memoria, là dove inizia tutto, dove cominciano i ricordi.

Per intenderci, stavolta non c’è una Le mie mille me (pezzo autobiografico contenuto nel precedente album Nel caso di stanze stupefacenti), ma c’è ancora una volta uno specchio e una donna che, nel momento in cui ci si riflette, guarda oltre ciò che si vede. Non si racconta così com’è, ma come è stata. Non racconta quello che è, ma ciò che è diventata. Il risultato è un disco di storie, frammenti, rimandi che hanno come comune denominatore il ricordo e ciò che ricordare comporta. Ci sono la rabbia e la consapevolezza; l’amore, nella sua forma primordiale, nudo, assoluto, viscerale; c’è un dolore violento, che toglie il fiato, che toglie le forze. C’è Levante, viva, come tutte le persone che passano attraverso la morte, adulta, consapevole.


C’è lo stile intenso di Levante, la sua scrittura densa e nervosa, la sua voce accogliente e travolgente; c’è lei, ancora una volta, irresponsabilmente onesta, inconfondibile, nuda.


Un viaggio che, attraverso tredici storie, catapulta l’ascoltatore in una vita che sembra contenerne cento, in un solo ricordo spezzato in tanti “per sempre”, in un racconto che è fatto di dolore e tenacia, abbandono e resistenza. Un racconto potente, che non permette di distrarsi, fitto di parole precise e puntuali, appuntite. C’è lo stile intenso di Levante, la sua scrittura densa e nervosa, la sua voce accogliente e travolgente; c’è lei, ancora una volta, irresponsabilmente onesta, inconfondibile, nuda.

I brani nel magma

Magmamemoria è un cerchio perfetto: si apre e si chiude con la stessa carezza che picchia, con lo stesso nodo che si stringe e si scioglie, con un padre che se ne va e lascia un vuoto che non si rimargina. Nel mezzo c’è Andrà tutto bene, con il suo sguardo lucido e severo sul presente («La vita è un dono sacro, l’eutanasia un peccato / Se muore un uomo in mezzo al mare è solo un immigrato»); Regno animale, con una riflessione sulla conservazione dell’io nella vita di coppia («Con la mia normalità / Ho un rapporto complesso / Sono come un’isola / Con un ponte sul resto / Se io fossi un colore / Sarei quello del mare»); Il giorno prima del giorno dell’inizio non ha mai avuto fine, con la sua rabbia disubbidiente («Tu mi dici che è tutto vero / Che è la fine, ma non del mondo / Non moriremo / Che ci faccio col tuo ricordo? / Mi ci pulisco il culo / Ne farei a meno»).

C’è Saturno, in cui Levante si assume le colpe dei propri sbagli («Ho corso a perdifiato per vederti respirare / Per sperare mi sputassi in faccia il cuore / Quanto ho fatto male a questo amore vero / Io l’ho ucciso sul serio / Ed ero fuori di me»); Antonio, il racconto di un sentimento salvifico e potente («Tu, nell’alba che non si dimentica / L’eco infinito che fa un bacio quando esplode in una vita vuota / Sembra meravigliosa / Tu, il battito che non rallenta mai / Quanto rumore fa un sospiro dentro a un corpo solo / Se apro le braccia volo»); Lo stretto necessario, con la sua malinconia sfacciata e ammaliante («Perché ho dovuto perderti per ritrovare il bello di te / Ma proverò a difendere lo stretto necessario che c’è»). In mezzo, tra Magmamemoria e Arcano 13, c’è la memoria di fatti vicini e lontani, di sensazioni che diventano immagini, di immagini che diventano parole precise e mai fraintendibili.

Magmamemoria è un disco con un concept preciso e una verità che difende con fermezza. È la carta d’identità di un’artista che sa andare a fondo, fino a toccare il passato; che sa toccare il fondo senza temere il futuro e, in questo presente, realizza la sua storia, intensa e complessa, onesta e prepotente. Una storia che è fatta di parole, note, volti, immagini e verità in divenire, perché Levante non è una cosa sola, non si esprime in un modo soltanto; non è un cerchio, ma una linea orizzontale che sfreccia verso il futuro. Levante è già nel futuro, perché la sua memoria non la lega a ciò che è stato, ma le spiega come andare, dove andare, perché andare. Magmamemoria ne è la prova.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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