Milano Film Festival, una boccata d’aria fresca

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Una delle immagini promozionali del Milano Film Festival 2019

Una delle immagini promozionali del Milano Film Festival 2019

Dal 4 al 10 ottobre si è svolto, nel meraviglioso Cinema Odeon, la ventiquattresima edizione del Milano Film Festival. Di cosa si parla? Sicuramente sconosciuto ai fuori sede, il Milano Film Festival nasce nel 1995 come concorso per cortometraggi milanesi in sedi tutt’altro che mainstream (il primo anno si tenne in una chiesa sconsacrata!). Con il passare degli anni e la trasformazione della società, il Festival si è sempre più aperto ai giovani internazionali e alle pellicole fuori dal comune, per far conoscere un mondo fuori dai blockbuster.

Anno dopo anno, giurati di eccezione sono passati per il MFF: ricordiamo Roberto Saviano nel 2006 e Niccolò Ammaniti nel 2009. Quest’anno non è da meno: troviamo infatti la meravigliosa Margherita Buy, orgoglio italiano e detentrice del record di vittorie ai David di Donatello, Maurizio Braucci, sceneggiatore pluripremiato, e la giornalista internazionale Hannah Woodhead. La direzione artistica è affidata per il secondo anno consecutivo a Gabriele Salvatores (assente durante il festival) e Alessandro Beretta. Fondamentale, inoltre, il supporto del sindaco di Milano Giuseppe Sala e dell’assessore alla cultura Filippo del Corno, entrambi entusiasti del Festival nella capitale italiana dell’innovazione.

Per la prima volta a due passi dal Duomo e più aperto al grande pubblico, lo spirito del Festival rimane lo stesso: dare una scossa al panorama del cinema. Ma entriamo nel vivo del Milano Film Festival 2019.


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La prima cosa importante da sottolineare è che le donne sbancano durante il Milano Film Festival. Non solo attraverso il panel Italian Beauty Stories – con quattro attrici italiane (Margherita Buy, Giulia Michelini, Valeria Solarino e Laura Chiatti) che hanno raccontato le loro esperienze con la bellezza nel mondo del cinema – ma in particolare durante il Concorso Internazionale Lungometraggi. Il premio è stato infatti assegnato a The Sharks – Los tiburones dell’uruguayana Lucìa Garibaldi e l’attrice protagonista, Romina Bentacur, è stata insignita del Premio N.A.E alla Miglior Attrice.

Ma la proposta cinematografica non si ferma qui: durante la prima serata è stato proiettato The Beach Bum di Harmony Korine, con Matthew McConaughey. Appartenente al panel The Outsider, non ancora presentato nelle sale italiane è sold out in pochi minuti. Il corto è un concentrato di adrenalina che segue le vicende totalmente fuori dal comune di un poeta, 96 minuti di puro genio. Infine My Screen, il panel che ho seguito più da vicino, era completamente gestito da donne.

My Screen, qualcosa di cui discutere

Per il secondo anno il Milano Film Festival apre la porte al mondo di Internet con il panel My Screen. Definito «l’altro schermo», il mondo del Web abbatte completamente la quarta parete di cui si discute tanto nel mondo cinematografico e parla direttamente al suo pubblico. I tre appuntamenti sono stati davvero interessanti, molto seguiti e meravigliosamente strutturati, programmati il sabato e la domenica della manifestazione per dare la possibilità al giovane pubblico di partecipare.

Il tema centrale del panel era il rapporto tra Internet e il cinema, nulla di più attuale tra la «rivoluzione Netflix» e piattaforme di streaming che, secondo alcuni, saranno la causa del declino del cinema. La cosa più interessante dei tre appuntamenti? Il film proiettato era scelto dall’ospite e svelato solo durante la proiezione. Ho trovato questa cosa geniale perché, come più volte si dice nel mondo dello spettacolo, «la cosa più positiva per un film è uno spettatore che esce dalla sala con qualcosa di cui discutere con il mondo esterno» o, nel caso più negativo (se il film non fosse piaciuto agli spettatori), almeno si poteva parlare del perché aver scelto quel film.

Muriel: i giovani e il mondo del musical

In foto, la youtuber Mauriel

In foto, la youtuber Mauriel

Il primo appuntamento ha avuto come ospite Muriel, una youtuber presente sul web da almeno dieci anni che, con il suo canale, cerca di dar voce alla diversità supportando i diritti LGBTQ+ e combattendo discriminazioni di ogni genere.

Muriel ha portato in sala il musical Across the Universe, film del 2007 con una colonna sonora interamente dedicata ai Beatles. La giovane youtuber, da poco nell’industria musicale con un EP dal nome Blue, ha spiegato come questo film (abbastanza sottovalutato a mio modesto parere) ha dato una svolta non solo alla sua vita ma anche al modo di vedere la sua carriera musicale.

Across the Universe ha una trama abbastanza forte che supporta bene le canzoni dei mitici Beatles: i temi trattati spaziano dalle storie d’amore (etero e omosessuali) alla guerra, passando per i movimenti pacifisti degli anni Settanta (che si rivelarono tutt’altro che non-violenti), toccando soprattutto quello dell’incertezza sul futuro nei giovani. A questo si aggiunge la componente visiva del film, protagonista della pellicola tanto quanto le musiche del gruppo britannico. Il musical è colorato, bizzarro, a tratti surreale e onirico: una scelta tutt’altro che scontata che è stata molto apprezzata dal pubblico in sala.

Dopo la visione Muriel ha più volte sottolineato come quest’iniziativa sia positiva per tutti i giovani convinti che il cinema sia morto. Quando si pensa a YouTube si pensa a un mondo molto individualista e quasi solitario, perché in fondo quando si registra un video si è soli davanti alla telecamera. Il rapporto che Muriel ha con i suoi fan invece è completamente diverso: appena dopo la proiezione con i ragazzi in sala ha scambiato volentieri due parole non solo sul film ma anche sul suo rapporto in generale con il cinema.

Sofia Viscardi e il piano sequenza di Victoria

In foto, Sofia Viscardi

In foto, Sofia Viscardi

Il secondo appuntamento ha avuto come protagonista Sofia Viscardi, di cui abbiamo già parlato in uno dei nostri articoli sul suo nuovo progetto VENTI, autrice di due libri e portavoce di una generazione che non riesce più a etichettarsi. La ragazza ha spiazzato completamente il pubblico presentando Victoria, un piano sequenza di 140 minuti. Con una produzione tedesca, il film presenta una storia abbastanza intensa che vede la giovane Victoria alle prese con una serata che si trasformerà in qualcosa di totalmente inaspettato.

Durante tutto il film l’adrenalina che cresce diventa quasi fastidiosa già a metà della pellicola, semplicemente perché non ti dà tregua. Tecnicamente il film è impeccabile da ogni punto di vista e gli attori, pur essendo esordienti, sono perfetti ognuno per il loro ruolo. Il film è recitato in inglese e tedesco e il fatto di non averlo doppiato nelle varie lingue aggiunge punti in più: la lingua madre rende tutto reale e più intenso, soprattutto per il tipo di narrazione che viene fatta nella pellicola, molto stretta e piena di dettagli.

Sofia ha spiegato che la scelta è stata guidata non solo dal suo gusto personale ma anche dalla sensazione di stupore che ti lascia questo tipo di pellicola. Quando finisce il film, spiega Sofia, hai sicuramente qualcosa di cui parlare, che sia in positivo o in negativo. Il percorso di VENTI è spianato verso rosee aspettative e Sofia e il suo team sono il centro portante di questo progetto. La scelta fatta è stata azzeccata e ha portato un prodotto totalmente fuori dagli schermi, centrando il volere del Milano Film Festival.

Il femminismo di M¥SS KETA

In foto, la cantante M¥SS KETA nel video Monica

In foto, la cantante M¥SS KETA nel video Monica

Il terzo incontro ha avuto come ospite la pazzeska M¥SS KETA, definita «la signora oscura della Milano da bere», diva pop-punk, rapper e magnifica performer dal volto velato che, con i suoi testi irreverenti e la sua musica confezionata a dovere, racconta una città diversa e quasi surreale. Quest’ultimo appuntamento è stato sicuramente il più seguito del panel: sala quasi piena, con un pubblico molto vario.

La scelta di M¥SS KETA non poteva che essere stravagante ma con stile, un po’ una perfetta rappresentazione dell’artista! In sala viene infatti proiettato Faster pussycat, kill kill! del regista Russ Meyer, un cult movie degli anni Sessanta. La trama è abbastanza semplice: tre spogliarelliste senza scrupoli viaggiano attraverso la California perpetrando crimini e violenze allo scopo di arricchirsi; non mancano colpi di scena, alcune inquadrature classiche da film western e una buona dose di girl power, ai tempi quasi inesistente nella cinematografia. Il film, che alla sua uscita venne aspramente criticato, fu riscoperto molto più avanti nel tempo e preso a manifesto dalle femministe soprattutto grazie alle protagoniste.

Come sottolinea l’artista durante la conversazione a fine film, il mondo del cinema è molto stereotipato sia nei personaggi femminili che in quelli maschili: è molto particolare trovare delle donne forti che riescono a sorreggere un film così bene negli anni Sessanta. Certo, non mancano le inquadrature antiquate che mirano a sessualizzare il corpo delle ragazze, ma sono gestite molto bene e non ti ritrovi a storcere il naso così tanto, nonostante la data di uscita della pellicola. Il film è stato di ispirazione per moltissimi registi e artisti in vari campi (il personaggio The Bride in Kill Bill di Tarantino è stato ispirato all’attrice Tura Satana, che nel film interpreta Varla, con cui il regista avrebbe voluto tantissimo collaborare). Una scelta intelligente che mostra quella cultura della ricercatezza che M¥SS KETA cerca sempre di portare nelle sue interviste tanto quanto nelle sue canzoni.

A fine festival mi sono trovata con un bagaglio cinematografico arricchito ed è stato piacevole parlare con i diretti protagonisti della manifestazione senza filtri. Dovrebbero esserci sicuramente molte più manifestazioni come il Milano Film Festival in ogni parte della nostra Italia, festival che riescono senza fatica a far arrivare a portata di tutti la cultura in tutte le sue forme.

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Giulia Paternò

Giulia Paternò

Cresciuta in un piccolo paesino ai piedi del grande monte Etna da sempre sogno di fuggire via in un posto dove poter esprimere tutta me stessa e le mie passioni. Studentessa universitaria, fiera di far parte del 10% delle studentesse di informatica, lettrice accanita e divoratrice di film e serie tv, sostenitrice della parità dei sessi e dei diritti uguali per tutti.

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