Persone normali: Sally Rooney e il suo manuale di normalità

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Dettaglio della copertina del libro Persone Normali, di Sally Rooney, edito in Italia da Einaudi editore

Dettaglio della copertina del libro Persone Normali, di Sally Rooney, edito in Italia da Einaudi editore

Sally Rooney, autrice del fortunato Parlarne tra amici, nel suo secondo romanzo Persone normali rivendica il diritto a lasciarsi sconvolgere dai vent’anni, grazie alle esperienze vissute e nonostante quelle non vissute. Troppe volte si ha l’impressione di dover vivere entro i trent’anni un infinito ed esasperante numero di esperienze; molti sono coloro che si sentono in difetto a causa di quella che sentono come una mancanza. Si entra così in una spirale di ansia: ho vent’anni e mi sento una fallita. Non corrisponde alla descrizione di un dato di fatto: è l’enunciazione di uno stato d’animo che non trova quiete.

I protagonisti del romanzo, Marianne e Connel, si ritrovano in due momenti diversi della loro vita a esemplificare i due modi estremi e opposti di vivere i vent’anni. Marianne è l’introversa e impenetrabile ragazza ricca; Connell il ragazzo di umile estrazione che si insinua nella cerchia dei “popolari” del liceo. Essi rappresentano il vivere ogni esperienza possibile prima e il non viverne nessuna poi, o meglio il viverle ma reputarle di poco conto rispetto agli eventi vissuti dall’altro. Filo conduttore del romanzo è la loro costante opposizione. Ciò che è Marianne è sempre ciò che Connell non è; quello che fa Connell non è mai quello che fa Marianne.

Una disparità soffocante

In foto, la scrittrice Sally Rooney, autrice di Persone normali

In foto, la scrittrice Sally Rooney, autrice di Persone normali

La vera essenza dei protagonisti, tuttavia, non è identificabile nei diversi ruoli che si ritrovano a ricoprire ma nella frustrazione provocata dalla coscienza di poter essere tutto e, al tempo stesso, dall’incapacità di riuscire a essere tutto. Marianne e Connel non sanno chi vogliono essere e tale frustrazione è l’unica caratteristica che condivideranno in ogni situazione. Hanno la certezza che la vita stia passando loro di fianco e si sentono semplici spettatori, non registi. Si guardano vivere ma non vivono.

L’aspetto davvero rilevante di questo romanzo è pero la scelta di affrontarlo da un punto di vista marcatamente sociale: quello della disuguaglianza. L’autrice, studentessa del Trinity College di Dublino, ha esperienza di quel senso di estraniazione dovuto all’incontro con persone di un’altra classe sociale: è infatti proprio in quell’arco di tempo che va dai 13 ai 25 anni che la disuguaglianza si fa più oppressiva. Ci sono due tipi di disuguaglianza affrontate dalla Rooney: una è quella economica in senso stretto e l’altra è quella sociale.


Quello che ho pensato appena ho iniziato a leggerlo è stato: ‘Finalmente, era ora’. Come può una tematica sempre più rilevante nei nostri tempi – come lo è la disparità economica – ritrovarsi così poco nei prodotti culturali?


L’accento sulla prima è comprensibile per la manifesta adesione al marxismo della scrittrice. Sono molti i passaggi in cui viene reso noto l’evidente e profondo disagio attraversato da Connell quando si ritrova in un ambiente – la casa di Marianne – che non gli appartiene: è così palpabile perché è reale pur non essendo concreto. Non si presenta in atteggiamenti drammatici ed eclatanti ma in una condizione esistenziale di perenne malessere interiore. Un disagio che solo gli appartenenti al ceto medio-basso possono capire; un acido mix di fascino, invidia e rabbia, tanta rabbia.

Quello che ho pensato appena ho iniziato a leggerlo è stato: «Finalmente, era ora». Come può una tematica sempre più rilevante nei nostri tempi – come lo è la disparità economica – ritrovarsi così poco nei prodotti culturali? È proprio il caso di dirlo: per fortuna abbiamo Sally Rooney.

Il paradosso dell’adolescente

In foto, la scrittrice Sally Rooney, autrice di Persone normali

In foto, la scrittrice Sally Rooney, autrice di Persone normali

La scuola, l’università, la vita sociale sono regolate da una gerarchia che si costituisce in un dato gruppo di persone. Il ragazzo o la ragazza sono tenuti a osservare gli obblighi che il loro ruolo impone, un ruolo che è sempre imposto, mai scelto.

Connell al liceo, che trae chiaro godimento dal ruolo che ricopre, è tuttavia turbato da esso e spesso è asfissiante la sensazione di costrizione che la sua immagine comporta, sebbene sia stato facile per lui abituarsi. O, forse, il turbamento è dato proprio dal non accettare quel piacere che deriva dal suo status. È arduo ammettere che per un momento anteponi il tuo benessere all’equilibrio di un rapporto umano: egli comprende che le regole che si vengono addotte al bel-ragazzo-popolare sono ormai obsolete, ridicole e, a lungo andare, controproducenti.

È il paradosso dell’adolescente: sai che qualcosa non va bene, sai che quel qualcosa fa male a te e anche a una persona cui vuoi bene ma, nonostante ciò, continui a farlo. È anche possibile che la reputazione giovi alla persona perché la popolarità stessa, in sé, è già un principio di identità; ma la nostra identità può delinearsi anche a partire da ciò che rifiutiamo dell’immagine che viene creata da coloro che ci circondano.


Sally Rooney propone un’analisi sagace e puntuale del periodo della vita più dibattuto nella cultura.


Marianne, d’altra parte, soffre del conflitto portato dal rapporto d’amicizia con il suo opposto, Connell. Lei, invece, è quella da cui tutti devono stare lontani. Connell non conosce la ragione del trattamento cui la sua amica viene sottoposta. Capisce che la parte più difficile da accettare è che i ruoli ti vengano affibbiati non per merito, né per colpa; semplicemente accade che ci sia bisogno, in un determinato periodo di tempo, di una determinata persona che ricopra quel determinato ruolo e si sceglie quella che appare più conveniente.

I presupposti per scrivere un romanzo dalle tinte viste e riviste c’erano tutti: Sally Rooney, però, utilizza tali presupposti per proporre un’analisi sagace e puntuale del periodo della vita più dibattuto nella cultura. Il risultato è un romanzo devastante per la sua trasparenza e onestà.

About author

Caterina Ziparo

Caterina Ziparo

Ho diciannove anni e studio giurisprudenza. Ma suono anche il pianoforte. Leggo tanto, troppo. Per questo, lascio che siano i libri a parlare per me. Appassionata di cinema e di fotografia.

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