I Thegiornalisti erano già finiti prima di finire

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In foto, Tommaso Paradiso, Marco Primavera e Marco Antonio Musella dei Thegiornalisti. La band si è sciolta il 17 settembre 2019

In foto, Tommaso Paradiso, Marco Primavera e Marco Antonio Musella dei Thegiornalisti. La band si è sciolta il 17 settembre 2019

I Thegiornalisti non esistono più. Non esistono più da tempo, in verità; qualcuno se n’è accorto, ma i più non possono saperlo. Non è la popolarità a cambiare gli artisti, è la paura di perderla a metterli alla prova. Tommaso Paradiso ne è uscito sconfitto, irrimediabilmente vinto da un successo a lungo inseguito – il che è lecito, perché chi può biasimare un musicista che vuole allargare la propria cerchia di ascoltatori? – e maneggiato male, per arroganza o per ingenuità, non sta a me stabilirlo.

Il risultato è che i Thegiornalisti si sono traditi, sono diventati altro da loro. Chi li ha conosciuti dopo il loro exploit con Completamente non può saperlo, ma chi li segue dal 2011, anno in cui hanno pubblicato il loro disco d’esordio, Vol.1, sa bene che da un certo punto in poi nulla è stato più come prima. Erano finiti prima di dirsi addio, prima di metterlo nero su bianco attraverso una serie di Instagram Stories; il che provoca un sorriso amaro, ma questa è un’altra vicenda che eviterò di affrontare.

Andiamo con ordine: i Thegiornalisti hanno una storia che si vede a occhio nudo e una che si nasconde timidamente dietro il successo folgorante e improvviso di Completamente. Divido dunque la loro carriera in due fasi: la prima è quella che va dalla pubblicazione del primo album sino agli ultimi mesi del 2016, periodo in cui si sono rivolti perlopiù a un pubblico di nicchia; la seconda, invece, è quella che va dalla pubblicazione del brano sopracitato sino al concerto-evento al Circo Massimo svoltosi il 4 settembre a Roma, a pochi giorni dall’annuncio dello scioglimento. La seconda fase, per intenderci, è quella in cui hanno abbandonato la nicchia per rivolgersi a un pubblico ampio ed eterogeneo.

Attenzione, però, a un aspetto che mi preme sottolineare: è vero che tutto è cambiato dopo quello che erroneamente e superficialmente viene definito il passaggio dall’indie al pop ma su questo punto è necessario fare chiarezza. Spesso, in modo del tutto sbrigativo e arbitrario, si è parlato di un evidente calo qualitativo della band romana nel momento in cui Paradiso e i suoi hanno lasciato un genere musicale per un altro, vale a dire quando sono passati dal genere indie a quello pop. C’è qui però un errore di fondo: l’indie non è un genere musicale. I Thegiornalisti si sono sempre occupati di musica pop, pur arrivando da una realtà indie: non appartenevano a una major discografica ma a un’etichetta indipendente e hanno fatto una lunga gavetta prima di arrivare al successo. Di fatto, però, hanno sempre prodotto brani con una struttura pop.

Quindi, se affermiamo che sono indie in quanto supportati da una casa discografica indipendente, è indubbiamente vero. Se, invece, con il termine “indie” si fa riferimento a un genere musicale o a un’attitudine indipendente nei confronti della musica e della sua produzione e vendita, allora non è così. I Thegiornalisti erano pop e sono pop, con la fondamentale differenza che, col tempo, sono diventati anche popolari.

In foto, Tommaso Paradiso, Marco Primavera e Marco Antonio Musella dei Thegiornalisti. La band si è sciolta il 17 settembre 2019

In foto, Tommaso Paradiso, Marco Primavera e Marco Antonio Musella dei Thegiornalisti. La band si è sciolta il 17 settembre 2019

Questo per dire che il tanto bistrattato passaggio dall’indie al pop non ha in alcun modo intaccato la qualità della loro musica. Non è il successo in sé ad averli rovinati, in altre parole. Se un artista propone buona musica, resta un buon artista sia che lo faccia di fronte a trenta persone sia che canti in uno stadio con trentamila fan. Il declino, lento ma irreversibile, dei Thegiornalisti, a mio parere, è da ricercare in un abbassamento qualitativo evidente; in una proposta musicale sempre più cospicua ma vuota di contenuto; in una serie di canzoni che non hanno più accontentato quel pubblico di nicchia che aveva permesso loro di muovere i primi passi nel mondo della musica, ma il gusto di un pubblico mainstream che ne ha rallentato la corsa, riducendoli a produttori seriali di hit estive e poco altro.


Love rappresenta soltanto la punta dell’iceberg nel percorso che ha portato i Thegiornalisti a consumarsi dall’interno fino a diventare una fabbrica di canzoni-oggetto, di brutti tormentoni.


Il risultato di questo progressivo declino è stato Love, l’ultimo disco della della band romana. Pubblicato appena un anno fa, racconta perfettamente la storia di un cantautore, Paradiso appunto, che – ben consapevole della zona di comfort che si è conquistato – ha scelto di non rischiare, proponendo un disco mediocre, godibile nei suoni ma dozzinale, scarno, con poca sostanza e poca ambizione se non quella di non deludere le aspettative e rappresentare una consacrazione. Love, che in verità è stato il quinto disco dei Thegiornalisti, di fatto è il secondo dopo il successo di pubblico del 2016. L’album ha trascinato il peso di chi arriva dopo la grande ascesa: sapeva già cosa l’aspettasse, quale fosse il suo scopo e a quali risultati avrebbe dovuto portare.

Love, tuttavia, rappresenta soltanto la punta dell’iceberg nel percorso che ha portato i Thegiornalisti a consumarsi dall’interno fino a diventare una fabbrica di canzoni-oggetto, di brutti tormentoni. Basti pensare all’estate 2017, quella di Partiti adesso, L’esercito del selfie Mi hai fatto fare tardi, per intenderci, tutti brani nati dall’estro di Paradiso; l’estate di Riccione, in cui il cantante romano ha rispolverato il peggio degli anni Ottanta, ha condito il tutto con una prepotente dose di synth e auto-tune e l’ha servito in un videoclip degno di Drive In. Riccione è il non-testo per eccellenza: si tratta di una serie di versi, privi di qualsiasi logica fondante, che restano intrappolati nella mente persino degli ascoltatori più distratti. Una serie di immagini disconnesse e disarmoniche: si parla di selfie nei bagni e di aquile reali, di onde come schiaffi e di serie TV che iniziano. È un brano che non parla di niente, ma sa farlo bene. Riccione era già la prova che il successo, maneggiato con tanta spavalderia, rischia di diventare una condanna. Questo è stato, alla fine.

Dunque, tornando a Love, che è un album ragionato, pensato per essere il degno erede di Completamente sold out, che già aveva indirizzato i Thegiornalisti verso un pubblico meno di nicchia e più ampio, racconta cosa abbia portato la band a logorarsi, a perdere la sua unicità. Questo significa che sarebbero anche potuti durare, ma – di fatto – musicalmente non esistevano già più da parecchio tempo. Quando dico che erano già finiti, intendo dire che si erano già piegati e consumati. Per mantenere il successo hanno scelto una scorciatoia: sono diventati la sola cosa che il pubblico mainstream avrebbe potuto capire e apprezzare. I motivi della separazione non contano di fronte a una band che si è lasciata corrompere dal successo: La fine dell’estate è stata sostituita da Riccione, Io non esisto da Felicità puttana, Proteggi questo tuo ragazzo da Maradona y Pelé.

È evidente che qualcosa sia andato storto; è evidente che aver imparato la formula del successo abbia tolto loro il successo. Non quello del grande pubblico, che per sua natura è distratto e dozzinale, ma quello di chi si era fermato a capire i Thegiornalisti; ma, dei “nuovi Thegiornalisti”, quelli post Completamente per intenderci, c’era molto da ascoltare, ma ben poco da capire. Il gruppo era finito prima ancora di mettere la parola “fine” alla loro storia con una Instagram Story. Quello è stato solo il colpo di grazia.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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