Alberto Alicata: tra fotografia, arte e giocosità

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In foto, il fotografo Alberto Alicata

In foto, il fotografo Alberto Alicata

Anima vagabonda, placido osservatore e direttore di gestualità dietro la macchina fotografica, strumento indagatore di individui e visioni appartenenti a mondi differenti catturati in maniera creativa e imprigionati da un click, quello di Alberto Alicata.

Nato a Palermo nel 1983, a sei materie dalla laurea in Architettura decide di cambiare percorso di studi e dedicarsi alla fotografia, conseguendo la laurea alla Scuola Romana di Fotografia e Cinema. La sua grande passione è nata come conseguenza dell’amore verso ogni forma d’arte e per la possibilità di esprimere se stesso. Di indole ostinata e perfezionista, intraprende un percorso di fotografia di moda e di arte contemporanea con idee originali e creative che non passano inosservate, tanto da essere pubblicate nelle riviste di tutto il mondo: Wired, Elle ItaliaThe GuardianThe TelegraphL’Oeil De La Photographie, Internazionale, Donna Moderna, Corriere della Sera e tante altre. Dal 2015 racconta lo street style e il backstage durante la settimana della moda di Milano e Parigi.

Non mancano, inoltre, riconoscimenti e vittorie di prestigiosi concorsi internazionali come il Sony World Photography Awards 2016 al quale ha preso parte con il progetto IconicB. La protagonista di questi scatti non è una modella qualunque, ma l’icona: Barbie. In piccoli set ricreati con cura, la bambola viene fotografata nelle vesti di Santa Rosalia, patrona di Palermo e in pose che ricordano gli scatti celebri dei grandi maestri dell’obiettivo: Helmut Newton, Richard Avedon, David Lachapelle, Shirin Neschat, Giampaolo Barbieri e Oliviero Toscani, per citarne alcuni.

In foto, il fotografo Alberto Alicata

In foto, il fotografo Alberto Alicata

Amore, quotidianità e uguaglianza fanno capolino negli scatti personali in cui emerge l‘interesse per la varia bellezza della figura femminile, decostruita mediante collage in Confini e resa unica in Dedographia, progetto nato nel 2018 e ancora in fase di sviluppo. Un lavoro complesso, quello che omaggia il pittore livornese Amedeo Modigliani (Dedo o Modì per gli amici) e i suoi famosi ritratti di donne dal collo allungato, che Alicata ripropone in versione contemporanea con la scelta di modelle ordinarie, ricercate per la città di Palermo, con le stesse affinità estetiche di quelle ritratte dal pittore del Novecento e in parte modificate con l’uso del digitale per eguagliare le fattezze ed essere catapultate in una dimensione eterea, ricostruita con un lavoro certosino.

Quali sono stati i tuoi primi soggetti?

«Quasi sempre ritratti, persone, oggetti. Raramente paesaggi o altro».

In che modo si è evoluta la tua tecnica?

«Con la pratica, gli studi, la cultura artistica legata non solo alla fotografia e, soprattutto, la curiosità per tutto quello che mi circonda».

Fotografo preferito?

«Non ho un’ossessione per uno specifico, direi Lindbergh, LaChapelle, Guy Bourdin, Avedon, Petra Collins, ma anche pittori come Caravaggio, Rembrandt e Vermeer. Il loro modo di dipingere, catturare la luce e raccontare i soggetti può perfettamente essere considerato un antenato della fotografia di ritratto e ogni fotografo dovrebbe assolutamente avere questi riferimenti nel bagaglio personale».

 

Una delle foto scattate da Alberto Alicata per il progetto IconicB © Alberto Alicata

Una delle foto scattate da Alberto Alicata per il progetto IconicB © Alberto Alicata

Cosa rappresenta per te la fotografia?

«Il mio modo di esprimermi, la mia passione, vita: l’unica cosa che riesce a darmi la possibilità di creare qualcosa di nuovo, che è frutto della mia immaginazione».

C’è un denominatore comune nelle tue foto?

«Spero di sì, mi piacerebbe che ci fosse una chiave di lettura che rimandi sempre all’arte, ma preferisco che sia chi guarda le mie foto a rispondere a questa domanda».

Nel 2016 la mostra IconicB. Che ricordo hai di quella esperienza?

«È stato ed è uno dei miei progetti più amati, nonostante passino gli anni continua a piacere e a riscuotere interesse nelle persone. Per questo, a distanza di tre anni ho recentemente ripreso a lavorarci su».

Definita «intuizione giocosa». Come è nata?

«È nata da una semplice prova che avevo fatto realizzando il primo scatto: ho deciso di rifare una foto di Guy Bourdin con la Barbie e mi è talmente piaciuta che ho continuato con altre. È definita in questo modo in quanto giocosa come una bambola e fa sembrare facile come un gioco qualcosa che è davvero complesso da realizzare».

In cosa consiste l’originalità di una foto?

«Quando crea reazioni diverse agli occhi delle persone, non importa se positive o negative, l’importante è che ci siano».

Come nasce un tuo scatto?

«Dipende dal tipo di lavoro: alcuni sono molto semplici, altri hanno un processo molto articolato, soprattutto quelli di ricerca personale. Si parte dalla ricerca dei riferimenti, degli oggetti, alla scelta delle luci e poi alla realizzazione. Alla fine l’editing delle foto».

Parlaci di Dedographia.

«Il progetto è nato durante un periodo in cui ho deciso di leggere alcuni libri dedicati a Modigliani, volevo saperne di più e capire cosa ci fosse dietro quei ritratti. Più ne sapevo e più mi piaceva, tanto da arrivare al punto di voler fare qualcosa in omaggio e ispirata a lui. Al momento ho ritratto otto soggetti, vedremo quanti altri saranno in futuro».

Una delle foto scattate da Alberto Alicata per il progetto Dedographia © Alberto Alicata

Una delle foto scattate da Alberto Alicata per il progetto Dedographia © Alberto Alicata

Perché proprio il pittore livornese?

«Perché lo reputo uno dei ritrattisti più interessanti del Novecento».

È stato difficile ricreare l’essenza delle opere dell’artista?

«È stato difficile tutto: dal trovare le caratteristiche estetiche nelle donne, ai vestiti, al ricostruire parte della scena, fino a ricreare la giusta illuminazione che riportasse ai quadri originali».


Ogni rappresentazione e scelta che si fa sarà accettata da qualcuno e criticata da qualcun altro. Sta a noi, alla nostra cultura, al nostro background capire e scegliere cosa sia giusto o sbagliato, corretto o scorretto, bello o brutto.


Al centro di tutto la figura femminile. Secondo te in cosa consiste la sua bellezza?

«Ogni donna è bella a suo modo, nei lineamenti o nelle sue espressività. L’importante è credere in se stessi così da sembrare solari e belli prima a noi e poi a chi abbiamo di fronte».

«La funzione dell’arte è di combattere contro le imposizioni», diceva Modì. Pensi che la fotografia lo faccia?

«Penso che ogni tipologia di espressione possa farlo, che sia la fotografia, la scrittura o una scultura. Dipende dal messaggio che diamo e da come lo diamo, il mezzo di espressione è solo un “mezzo”».

Perché allora assistiamo ancora a canoni femminili imposti bellissimi e irraggiungibili, come quelli delle immagini patinate?

«Penso che tutto possa coesistere. Ogni rappresentazione e scelta che si fa sarà accettata da qualcuno e criticata da qualcun altro. Tutti vorremmo essere belli e perfetti come in alcune campagne, nessuno impone niente, però, siamo sempre noi a scegliere. Non critico le immagini patinate, né quelle fin troppo reali. Sta a noi, alla nostra cultura, al nostro background capire e scegliere cosa sia giusto o sbagliato, corretto o scorretto, bello o brutto».

Secondo te ci sono dei preconcetti verso la figura femminile in ambito artistico dai quali liberarsi?

«I capezzoli, le sculture e i quadri di nudo su Instagram, passati quelli sembrerà tutto più normale. (Sottolinea, ndr) Chiaramente sono ironico».

Cosa sogni in futuro?

«Di non smettere mai di avere l’ispirazione, così da avere sempre la possibilità di creare qualcosa che le persone possano vedere, apprezzare o odiare».

Prossimo scatto?

«1, 2, 3, click. Lo vedrete».

About author

Francesca Garofalo

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco: le mie dita; le mie idee; le mie emozioni; un desiderio irrefrenabile di dire la verità; irriverenza; ironia... Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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