I Benelli raccontano il loro disco d'esordio e il trasferimento a Bologna

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In foto, Claudio e Leonardo dei Benelli. La band ha esordito il 29 ottobre con l'album Siamo tutti (Manita Dischi)

In foto, Claudio e Leonardo dei Benelli. La band ha esordito il 29 ottobre con l’album Siamo tutti (Manita Dischi)

Benelli è un misto di Claudio e Leonardo, colleghi da anni e amici da decenni, che si ritrovano a comporre pezzi nell’estate 2018, sconfortati da una vita di musica che produce risultati. Grossetani di nascita, decidono di trasferirsi a Bologna, perché «a Bologna ai concerti ti ascoltano davvero».

L’album uscito lo scorso 29 ottobre per Manita Dischi si chiama Siamo tutti e si propone come un racconto di difficoltà e situazioni tipo che vedono come protagonisti i più classici ventenni/trentenni, in bilico tra studio, lavoro, ideali, soldi, amici, amori. Tra l’altro, appunto, Benelli diventa un’immagine simbolo di chi a un certo punto ha tanta voglia di cambiare e fare cose, ma senza sapere bene cosa di preciso. E quindi, di solito, non fa nulla.

Ecco cosa ci hanno raccontato sul loro primo album.

Chi sono i Benelli e da dove nasce questo nome?

«Siamo Cla e Leo e veniamo da Grosseto, ma viviamo a Bologna. Ci conosciamo e suoniamo insieme da una vita senza venirci a noia, che è già un bel risultato. Ci chiamiamo Benelli perché è il nome (cognome/soprannome) di una ragazza con cui siamo stati entrambi. Poi anche perché siamo belli e suoniamo bene».

Da Grosseto a Bologna, come è stato il trasferimento?

«Leo è a Bologna da un po’ per l’università, quindi ha avuto più tempo per ambientarsi. Cla è arrivato solo da pochi mesi e ancora non conosce le strade, perché è effettivamente difficile orientarsi: il centro è a raggiera, ci sono pochi punti di riferimento. A parte questo, è una città in cui si vive davvero bene, soprattutto per la disponibilità di chi ci abita. Probabilmente è l’unico posto in cui saremmo venuti per iniziare a fare musica seriamente».


Siamo tutti parte delle situazioni descritte nelle canzoni del disco. O almeno, pensiamo che tutto sommato siano cose che ognuno ha affrontato o dovrà affrontare, perché fanno parte della crescita.


Parliamo un po’ del vostro disco d’esordio uscito lo scorso 29 ottobre. Siamo tutti… esattamente cosa?

«Siamo tutti parte delle situazioni descritte nelle canzoni del disco. O almeno, pensiamo che tutto sommato siano cose che ognuno ha affrontato o dovrà affrontare, perché fanno parte della crescita. Noi le affrontiamo più facilmente pensando che sono cose comuni. Oltre a tutto ciò, all’inizio Benelli era quasi un terzo componente del progetto, qualcuno in grado di identificate tutti i nostri pregi e difetti e che le persone potessero prendere come esempio per sentirsi meno soli».

Cover dell'album Siamo tutti (Manita Dischi), dei Benelli

Cover dell’album Siamo tutti (Manita Dischi), dei Benelli

La traccia del disco che vi ha fatto più male.

«Diciamo Firenze, se non altro perché c’è la mano di entrambi e le persone a cui l’abbiamo rispettivamente dedicata hanno lasciato segni non sempre positivissimi nelle nostre vite. Però suonarla o ascoltarla è anche catartico da un certo punto di vista, funziona molto come sfogo».

E adesso quella che vi ha fatto venire veramente.

«Ok, se intendi quel venire lì e non venire fame, da qua in avanti dividiamo le risposte».

Cla: «Nessuna canzone in particolare mi provoca impulsi sessuali, ma tutte le volte che ascolto Scegliete me mi ricordo come è nata e sento sempre un brivido lungo la schiena, è la mia preferita del disco».

Leo: «Mi fanno tutte venire subito (faccia che fa l’occhiolino)».

Adesso state facendo qualche data live in giro per l’Italia, come è il rapporto con il pubblico e come vi sentite quando salite sul palco?

«Erano tantissimi mesi che volevamo portare in giro questo disco, poi preferiamo i live allo studio, quindi vedere che tutto sta andando bene e che troviamo gente carica a ogni concerto ci rende veramente felici. Fare questo lavoro, soprattutto agli esordi, è una serie infinita di rotture che ti fanno quasi dimenticare la musica, ma sul palco c’è solo quella e le rotture non esistono più. Quando il pubblico canta le nostre canzoni non vorremmo scendere mai».

Ora facciamo un gioco di “condivisione musicale”. Se dovesse regalare una canzone (non vostra) a una persona molto importante per voi, che brano scegliereste?

Cla: «Regalerei Don’t look back in anger degli Oasis a mio fratello che sta per sposarsi, perché credo che sul punto di dire quel Sì uno inizi a farsi mille domande, sul passato e sul futuro, e potrebbe aiutarlo a non pensarci e a tirare dritto, qualsiasi cosa accada».

Leo: «No, dai, troppo difficile questa. Poi non ci conosciamo, non sono pronto».

Chiudiamo l’intervista parlando di un luogo, di un tramonto, di un cielo. Qual è il vostro posto nel mondo?

Cla: «Un locale, uno stadio o un festival al mattino, quando c’è silenzio e ci sono solo io. Mi fa sentire a casa e aiuta a prenderci confidenza per quello che succederà dopo».

Leo: «Un posto che ancora non ho visto, mi invogli a trovarlo».

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come @machitelhachiesto. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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