La scomparsa di mia madre: il documentario controcorrente di Beniamino Barrese

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In foto, Benedetta Barzini, protagonista del documentario La scomparsa di mia madre, di Beniamino Barrese

In foto, Benedetta Barzini, protagonista del documentario La scomparsa di mia madre, di Beniamino Barrese

Fare un respiro profondo, ripercorrere le tappe del vissuto e ritrovarsi in rivolta con quello che si ha intorno perché estraneo al proprio essere. Si può realmente combattere contro il mostro sacro del conformismo? Estirparlo è complesso, ma abituare alla religione dell’apparenza, dello sfruttamento, dell’odio e dell’inconsistente è possibile, forse, attraverso l’oblio, e non resta che accettarlo anche se, a ricercarlo, è colei che ti ha dato la vita. A mostrare questa volontà è il documentario La scomparsa di mia madre (The Disappearance of My Mother), opera d’esordio del regista Beniamino Barrese.

Nato a Miano nel 1986, dopo gli studi di filosofia, cinema ed economia politica, decide di dedicare anima e corpo alla sua opera, la cui musa è sua madre, Benedetta Barzini, la prima modella italiana comparire su Vogue America negli anni Sessanta, la cui bellezza ha affascinato, tra gli altri, Salvador Dalì, Andy Warhol, Irving Penn e Richard Avedon. Donna anticonformista, negli anni Settanta abbandona il mondo dei bei vestiti, delle ciglia finte e dei capelli artificiali con al centro la donna come oggetto fotografabile e sposa la causa femminista. Diviene infine giornalista e insegnante di storia dell’abito e antropologia della moda, lontano dai riflettori, dagli stereotipi e da quelle immagini che, per lei, incarnano una bugia e restano incapaci di cogliere la vera essenza. Da qui l’atto di coraggio, all’età di 76 anni, di lasciare gli affetti e scomparire in un altrove libero da tutto e tutti.

A seguire i suoi passi, dopo questa decisione, Beniamino, figlio tenace che attraverso l’obiettivo riesce a raccontare la storia di una donna carismatica e allo stesso tempo a trasmettere un lavoro intimo, controcorrente sul rapporto di una madre e di un figlio spesso agli antipodi, costellato di momenti di scontro. I litigi per la riluttanza di lei nel farsi riprendere non mancano, ma incontrano come contrappeso il desiderio di lui di riscattarla attraverso uno strumento che non ama. Il successo è immediato e inaspettato per il regista esordiente che, tra un aereo e l’altro, ci svela i suoi interessi e gli aspetti di una pellicola vincitrice di vari premi: il “Tasca d’Oro” al SalinaDocFest, la rassegna “L’Italia che non si vede” dell’Unione dei Circoli Cinematografici ARCI e una menzione speciale all’ultima edizione del Biografilm Festival. La pellicola è inoltre candidata agli EFA (European Film Award) ed è l’unico film italiano in concorso al Sundance

Un dettaglio della locandina del documentario La scomparsa di mia madre, di Beniamino Barrese

Un dettaglio della locandina del documentario La scomparsa di mia madre, di Beniamino Barrese

Quali sono le tue passioni?

«Cinema, teatro, danza, fotografia e stare con gli amici».

Perché hai scelto il mestiere del regista?

«Non è un mestiere che si può scegliere, mi viene piuttosto spontaneo perché amo il cinema da quando sono bambino, però è un mestiere abbastanza complicato».

Cosa suscita in te l’arte cinematografica?

«Emozione e pensiero insieme, che mi sovrastano e allo stesso tempo mi fanno ritrovare me stesso».


È difficile in Italia finanziare un film se non sei qualcuno, se non hai una grossa carriera alle spalle. Ho cercato finanziamenti anche all’estero.


La scomparsa di mia madre è disponibile nelle sale dal 10 ottobre. Com’è nata l’idea?

«Ho sentito mia madre insegnare e ho voluto raccontare le sue lezioni. Da lì ho capito che volevo raccontare qualcosa di più ampio e mi sono dedicato a questo film per quattro anni».

Dove è stato girato?

«A Milano, dove lei insegnava, nel posto dove abita e in giro per l’Italia, a Londra e anche a New York».

Ci sono state difficoltà da dover superare durante la realizzazione?

«È difficile in Italia finanziare un film se non sei qualcuno, se non hai una grossa carriera alle spalle. Ho cercato finanziamenti anche all’estero. È stato faticoso capire come si fa e si finanzia un film».

In foto, Beniamino Barrese e Benedetta Barzini nel documentario La scomparsa di mia madre. Foto di Beniamino Barrese

In foto, Beniamino Barrese e Benedetta Barzini nel documentario La scomparsa di mia madre. Foto di Beniamino Barrese

Tua madre ha dichiarato: “Capisco che il cinema vuole le immagini, ma le immagini sono quello che io disprezzo” e ancora “L’obiettivo è un nemico”. Secondo te da cosa dipende questo suo odio?

«Non è proprio un odio, è più un rifiuto provocato da una vita passata come protagonista del mondo dell’immagine però da passiva, perché una modella fondamentalmente è un po’ l’ultima parte di un mondo maschile. È in rivolta per quello e in difficoltà a fare un percorso che prescinde da quell’immagine di modella».

Cosa rappresenta invece per te l’obiettivo di una macchina da presa?

«È uno strumento magico, che può selezionare dei contenuti e creare una bellezza che di per sé non c’è o comunque c’è, ma la rende più stabile».

Benedetta Barzini e Salvador Dalì in una foto storica

Benedetta Barzini e Salvador Dalì in una foto storica

Sei riuscito a catturare la vera natura di tua madre?

«Secondo me non esiste la vera natura, ho catturato la mia impressione di lei».

“Mi piace andare verso il non: non verso l’avere di più, ma verso l’avere molto di meno” ha dichiarato tua madre. Se avesse avuto meno dalla vita, pensi che avrebbe avuto ugualmente questo desiderio di scomparsa?

«In parte no. Sicuramente è una reazione ad aver avuto tanto, sia tanta bellezza che tanta esperienza, però dall’altro lato sì, perché la sua idea non è solo un rifiuto del superfluo o di quello che ha avuto e non vuole più, ma è ricerca di qualcos’altro. Secondo me riguarda un po’ tutti noi, che siamo prigionieri di un certo tipo di condizionamenti e soprattutto viviamo in una società in cui la vecchiaia e l’ultima parte della vita non sono molto capiti, non gli viene dato molto spazio perché è tutto fatto per i giovani. È un mercato che vuole fare per i giovani e vendere ai giovani, per cui quando superi una certa età vai verso orizzonti di inutilità e questa parte del suo voler scomparire non riguarda solo il fatto che ha avuto tanto, ma deriva dall’esigenza di vivere quest’ultima parte in una maniera diversa da quella che ci è concessa».

In foto, Benedetta Barzini e Beniamino Barese © Beniamino Barrese

In foto, Benedetta Barzini e Beniamino Barese © Beniamino Barrese

Che madre è  la Barzini?

«È una madre fantastica, intelligente. Mi ha sempre spronato a essere libero e a fare le mie scelte, però allo stesso tempo è molto ingombrante, in positivo, per la sua personalità molto forte e che non riesci a calcolare. Ci vogliamo molto bene e cerchiamo di rispettarci».

Quale insegnamento prezioso ti ha dato?

«Tentare di pensare con la mia testa e cercare di bilanciarmi dai valori e dai condizionamenti più forti che spesso assorbiamo senza capirli e sceglierli, da come ci vestiamo alla religione, a quello che vogliamo fare nella vita. È molto difficile, ma lei ha sempre cercato di rispettare la mia autenticità».


A volte vorrei scomparire, nel senso di ritagliarmi altri spazi e cercare di darmi delle regole da solo.


Nel film tua madre ti dà del “piccolo borghese del ca**o”. Ti ci rivedi?

«Non lo so, in parte sì. Forse lo siamo un po’ tutti. Lei intendeva un piccolo borghese convenzionale e forse sì anche io sono in parte un po’ vittima delle convenzioni, mio malgrado».

Nel tuo piccolo, hai anche tu il desiderio di scomparire?

«No, per ora no. Vorrei impegnarmi a fare bene il mio lavoro, le cose che mi piacciono, stare con le persone che amo e cercare di fare qualcosa per questo mondo che sta andando un po’ a rotoli, soprattutto l’Italia. A volte, però, vorrei scomparire, nel senso di ritagliarmi altri spazi e cercare di darmi delle regole da solo».

In foto, Benedetta Barzini, protagonista del documentario La scomparsa di mia madre, di Beniamino Barrese

In foto, Benedetta Barzini, protagonista del documentario La scomparsa di mia madre, di Beniamino Barrese

Quale messaggio vuoi dare con questo documentario?

«Vorrei aprire solo delle domande e cercare di creare qualche stimolo in chi lo vede».

Pensi che alla fine lo spettatore avrà una visione di tua madre diversa da quella di icona fashion anni Sessanta?

«Me lo auguro, ma non saprei. Spero che le persone vengano ispirate da questa forza».

Cosa ne pensa lei del documentario?

«Il suo giudizio è un po’cambiato. Adesso sta capendo di più cosa ho fatto, perché lo ha rivisto più volte e dice che sembra un buon lavoro».

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Francesca Garofalo

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco: le mie dita; le mie idee; le mie emozioni; un desiderio irrefrenabile di dire la verità; irriverenza; ironia... Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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