Perché sono allegre

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Un dettaglio della copertina del libro Così allegre senza nessun motivo, di Rossana Campo

Un dettaglio della copertina del libro Così allegre senza nessun motivo, di Rossana Campo

Quando ho iniziato a leggere Così allegre senza nessun motivo, di Rossana Campo, ho subito sorriso. Sì, perché le protagoniste – tutte rigorosamente donne – condividono un club di lettura e anch’io ne ho uno. Sapevo già che per far parte di un circolo letterario devi aver voglia di parlare di libri ma, ancor di più, devi voler parlare di te. Mi sono lasciata trasportare da quel senso di intimità che le cose familiari hanno, che fa sì che tu dica: «Lo so sai, ci sono anche io!».

Fin da subito mi ha lasciato di stucco il nome che identifica il gruppo, noi che un nome ancora non lo abbiamo trovato: Les Chiennes Savantes, che forse suona un po’ minaccioso – le “puttane erudite”, si può dire?! Insomma, mica poco, e comunque è un calco dalla scrittrice Virginie Despentes! – ma aspettate a giudicare e vedrete cosa succede. Tutte possono aggiungersi al club di lettura (e badate bene: tutte), purché la letteratura abbia bussato almeno una volta alla propria porta e la si sia fatta entrare, accentando anche i rischi di un ospite scomodo. Una sorte toccata alle Chiennes Savantes, che hanno dovuto rattoppare più di una serata versando un altro calice di vino accompagnato da parole di conforto in abbondanza e servito in una Parigi che vede tutto e, qualche volta, alza gli occhi al cielo.

Come può succedere, chiedete? Succede perché le Chiennes Savantes non parlano semplicemente di libri. Legano le proposte letterarie alle loro esperienze di vita, a ciò che hanno visto, amato, sofferto. Pertanto, gli incontri del club possono innescare ricordi, rancori che ancora viaggiano all’interno di loro sfoggiando la targhetta “Fragile! maneggiare con cura”. E – forse lo avrete intuito – si leggono solo scritti di donne.

Non vi conoscete ancora? Passiamo alle presentazioni

La prima a sinistra, la vedete? Lei è Sandra, una mora che si preferiva bionda, che adesso è una bionda senza ripensamenti. Vicino a lei, è con grande piacere che vi presento Patti, la voce narrante. Ha un taglio di capelli che non troverete sui magazines de mode, corto e tutto suo. Da poco si riconosce in qualche mèche color ciliegia. Porta gli anfibi e scommetto che sono perennemente slacciati, anche se lei di certo non lo racconta. Patti ama i libri, i cafés che la sera diventano il punto della sua giornata e le donne. Ma questa è un’altra storia.

La terza? È Manu: è una di quelle che sfodera un infuso per tutte le occorrenze e ordina la sua vita secondo il calendario delle lune. Sta spiegando il “femminile sacro”, ma mi sono persa quindi non chiedetemi di ripetere. L’ultima dovrebbe essere Amanda (mi raccomando di pronunciare Amandà, è francese lei!); è appena entrata nel gruppo e devo ancora inquadrarla. Le altre sono già sedute a tavola. Viene da chiedersi: sono nate prima le Chiennes Savantes o è nata prima la loro amicizia?

Dunque, perché sono così allegre?


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Così allegre senza nessun motivo è un romanzo sopra le righe e, del resto, non credo avesse l’ambizione di fissarsi entro alcun margine. Pungente, sciolto, non ha paura di raccontare e non ha paura di farsi leggere. Uscito per Bompiani nel giugno 2019, è il libro che si attende di ritrovare sul comodino una volta che si chiude l’uscio alle spalle, ma che è capace di far raddrizzare sul divano. Sì, perché – per rispondere all’interrogativo iniziale – le Chiennes Savantes allegre non lo sono quasi mai.

Le premesse sono sempre buone, intendiamoci. Cenette in cui echeggiano i cin-cin dei calici, in cui si mastica ogni tipo di pietanza – ancora un po’ di gratin, un’altra fetta di tarte? –  e almeno un libro. Simposi per stomaci di ferro e cuori che possono mostrarsi meno franchi, che tengono i gomiti sul tavolo – sempre con un tocco da signora! Finché, tra i tanti libri, si sceglie quello che racconta la propria storia.

Lì la fame un po’ passa, la tavola si imbandisce di storie di donne che amano uomini che sono state loro a immaginare, ricalcandoli sulle loro mancanze, sui desideri. «Capite, Madame Bovary si ripresenta sempre dentro di noi!». Donne che devono re-imparare tutto quello che era stato insegnato loro come sconveniente; tutto quello che non potevano fare. Donne che amano altre donne e, come tutte, devono scegliere se sia il caso di infilare il loro sentimento in una busta. Destinatario a caratteri cubitali, ben leggibili. E, laddove non riescono a sentire amore, dovrebbero proseguire oltre.

Più che in me stessa ho fiducia in qualcosa che è ancora vivo dentro di me, una specie di piccolo fuoco, o una scintilla d’amore che voglio continuare a nutrire e tenere viva. Per me stessa, e per le persone che incrocio per le strade, per il senzatetto allungato dentro il suo sacco a pelo in rue Saint-Georges, per il gruppo di punk a bestia con tre cani e un gatto a guinzaglio in rue de la Roquette. La vita nonostante tutto continua a piacermi. Patti

… o non lo sono?

In foto, la scrittrice Rossana Campo

In foto, la scrittrice Rossana Campo

Sono storie di amori non ricambiati, ma sarebbe troppo semplice se fosse solo quello per un uomo o una donna. Può trattarsi di un corpo che cambia senza avvisare. Come possono le Chiennes Savantes non sognare sulla storia di Léa, la Léa di Chéri, di Colette? Quante volte, Léa, ti sei scrutata nella specchiera d’ottone della tua stanza? I segni sulla tua pelle lasciavano presagire quanti soli, quante lune avessero bagnato Parigi. Finché il tuo giovane amante ha smesso di contarli. Quanti anni hanno le nostre amiche, mi domandate? Chiedo io, ma dovremmo superare questo cliché per cui l’età, a una donna, non si domanda. Loro mi riferiscono in cagnesco che hanno superato da un bel po’ la quarantina; e va bene, forse non avevate tutti i torti.

E che dire delle donne, piccole donne, che hanno dovuto imparare ad amare da sole? Senza una madre che insegna. Patti, tu lo sai: fin da subito hai potuto vantare un lessico amoroso ben scarno. Ma proprio questa carenza ti ha portato a esercitarlo di più, sia oggi che allora. Sui banchi di scuola, tentando di essere l’unica famiglia su cui poteste contare tu e Linda, la tua amica del cuore. Ora sui tavoli dei bistrot parigini, sulle tracce degli occhi smarriti di Sophie. Lei, che di storie dal mondo non ne vuole sentire, almeno non prima di aver conosciuto la propria. Patti fa incontrare queste due donne e compie il miracolo; non immaginereste mai quale!

Sopra le righe. Sì, ma dove?

Sicuramente, il “miracolo” di Patti è un finale sopra le righe ma, del resto, l’intero romanzo lo è. Dove la disciplina della trama viene talvolta sacrificata per denunciare quei motivi per cui è difficile essere allegre.

Perché definirle allegre, allora? Non è altro che un’esca ironica, la medesima che credo abbia utilizzato l’autrice. Sono donne tanto diverse fra loro che spesso collidono, si spiattellano le rispettive fragilità, piangono; eppure, alla fine tornano a orbitare sulla stessa traiettoria. »A me piace che siate così, un po’ pazze, molto passionali. Siete allegre, in fondo. C’est amusant». Amanda, mi togli le parole di bocca!

About author

Camilla Gazzaniga

Camilla Gazzaniga

Per metà timida, per l’altra Camilla è ricercatrice di estro e di spazi vuoti da riempire. Attenta all’arte dei particolari, sogna a due passi da sé e teme di perdersi nello spazio oltre. Recita le voci di carta che incontra nei libri; altre volte scrive lei. È laureata in Filosofia con un lavoro sul corpo proprio, il sentire e il sentirsi, il normale e il patologico. Si sta specializzando alla Magistrale di Filosofia tra l’Università di Pavia e di Lione, dove approfondisce i suoi temi di ricerca. Crede nei piccoli gesti.

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