Alessandro Polidoro Editore: l'editor che ti arricchisce

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Il logo della Alessandro Polidoro Editore

Il logo della Alessandro Polidoro Editore

Finora vi sarete accorti che le interviste sono state fatte a uffici stampa e direttori editoriali. Ma cos’altro c’è dietro un libro? Con Alessandro Polidoro Editore, nata nel 2013 a Napoli, ho scoperto l’editing di una casa editrice. Ho scoperto concretamente un ruolo importante, qualcosa che, così come l’ufficio stampa, sembra passare in cavalleria. Sembra, perché del resto un libro pubblicato ha bisogno di un editor. Eppure ci crogioliamo, da lettori pigri, fra le pagine del prodotto finito, che abbiamo visto su qualche post o nella classifica di una libreria.

Antonio Esposito, editor di Alessandro Polidoro Editore, è stato il mio Virgilio, la guida che mi ha invitata a sedere e osservare l’aspetto forse più pratico e tecnico di una casa editrice. L’idea comune è che un editor sia lì a leggere un manoscritto e correggere, inserire una virgola o modificare una frase: un lavoro noioso e semplice, se ti piace leggere.

La Polidoro Editore è artigianato

In foto, da sinistra, Antonio Esposito, Adriano Corbi, Cecilia Laringe e Alessandro Polidoro in una foto presente sulla pagina Facebook della casa editrice

In foto, da sinistra, Antonio Esposito, Adriano Corbi, Cecilia Laringe e Alessandro Polidoro in una foto presente sulla pagina Facebook della casa editrice

Quando parlo di artigianato non mi riferisco alla destrezza con la quale si stampano i libri e vengono cuciti – quello è un lavoro da tipografi e allestitori. Mi riferisco invece all’attenzione e alla cura che ogni membro della casa editrice mette per portare a termine il proprio compito.

Negli uffici di Alessandro Polidoro Editore sono in quattro: l’editore Alessandro Polidoro, il direttore editoriale Adriano Corbi, l’ufficio stampa Cecilia Laringe e l’editor Antonio Esposito. Ruoli diversi che si amalgamano e si muovono come i fili sulla tela di Penelope senza distruggere nulla a fine giornata. Antonio mi racconta del progetto editoriale, di come sia chiaro il ruolo di ognuno e di come ci sia rispetto verso tutti. Sono entrata in quegli uffici tramite un telefono, tramite una relazione costruita in precedenza.

«Mi occupo di scouting, di ricercare quelle voci di nuovi autori nei luoghi e nelle riviste, anche. Non smetti mai di leggere e studiare» mi dice Antonio. Lui e Adriano si occupano, per farla più semplice, dei libri che devono ancora uscire. Cecilia e Alessandro invece pensano al dopo, ad accompagnare il libro e l’autore fuori dalla tipografia, fuori dai loro uffici. Direzioni diverse che dialogano fra loro.

Editore, non stampatore

Come è successo per Fucine Editoriali, mi viene detto che qualcuno immagina l’editore indipendente come colui che di notte stampa i libri. È un errore madornale sul quale però inciampano in tanti. L’editore non stampa, di solito. L’editore si affida a una tipografia e lavora con lei per costruire materialmente il libro. Ma allora cosa fa un editor se non aiutare con la stampa?

L’attenzione costante dell’editor


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Partiamo da un presupposto, quello per cui un editor che si occupa di scoprire nuove voci deve sapere necessariamente cosa cercare. L’Alessandro Polidoro Editore ha ben chiaro il progetto editoriale: raccontare la contemporaneità, farlo con linguaggi moderni, con metafore che non riportino necessariamente alle invasioni barbariche o a qualche storia del passato fine a se stessa.

«Il nostro scopo è quello di dare un nuovo punto di vista sulla contemporaneità» mi dice Antonio. Ma come si muove un editor? Antonio prosegue raccontando il suo lavoro, che svolge con una passione rivolta non solo verso la lettura in quanto tale ma, aggiungo io, verso la magia dei codici. La parola, la scrittura e la comunicazione, che deve essere codificata e decodificata nel modo corretto. Si tratta di strumenti che gli autori usano e che spesso vanno rivisti, corretti in qualche passaggio.


Un autore deve essere in grado di saper raccontare ed esprimere quello che prova e quello che pensa in modo consapevole.


Il problema principale di un editor è forse quello di lavorare con un testo scritto da un autore che non è consapevole della potenza della sua lingua. Se la storia sullo sfondo regge ma a livello linguistico ci sono problemi, bisogna ricominciare tutto da capo. Bisogna confrontarsi con l’autore, spiegare che magari quella parola utilizzata è fuorviante, che non rende pienamente le intenzioni di personaggi e autore stesso. Perché, come mi dice Antonio, un autore deve essere in grado di saper raccontare ed esprimere quello che prova e quello che pensa in modo consapevole. Senza questo tassello è sempre difficile editare un testo. Non impossibile, solo difficile.

Scrittore o racconta storie?

Il bello del confronto con la figura dell’editor sta anche nel racconto delle sue esperienze. Quanti autori sono scrittori e quanti invece raccontano storie? Sono la stessa cosa? Essere scrittore significa saper scrivere qualcosa dalla quale puoi staccarti. Significa riuscire a produrre qualcosa senza dover plasmare le pagine bianche sulla storia della tua vita. Scrittore è colui che costruisce, colui che da un’idea ricava la storia e può farlo anche senza inserire parti di sé. E quando un editor di scontra con l’autore della propria storia? In certi casi bisogna sperare, forse.


Perché il lavoro di un editor è anche questo: fornire supporto senza essere invadente. Ed è un lavoro tremendo.


Bisogna accompagnare il progetto nel quale si crede cercando di limitare ulteriormente la propria invadenza nell’editing. Perché il lavoro di un editor è anche questo: fornire supporto senza essere invadente. Ed è un lavoro tremendo. Immaginate cosa significa per un autore sentirsi dire che il proprio testo è buono ma deve migliorare; che così come è stato scritto, in certe parti, non va bene. Che magari è troppo personale e poco chiaro al lettore.

A questo punto, nelle vostre valutazioni, dovrete inserire anche questo fattore, non solo quello delle traduzioni: il libro che avete letto e che avete trovato magnifico è tale anche grazie all’editor? Quante storie sono state riviste per essere lette correttamente da un pubblico diverso?

Alessandro Polidoro Editore e l’identità

Di nuovo torno a parlarvi di quel rapporto che c’è fra qualità e quantità: casa editrice indipendente che procede un passo alla volta, che cerca di inserirsi nelle librerie, in qualche scaffale affollato dai grandi gruppi editoriali. Una casa editrice che cura anche l’aspetto grafico e stilistico, attenta a non perdere la propria identità in un contesto dove si cerca di confondere il lettore fra un color pastello e un cartoncino.

Il «lettore Polidoro», come lo chiamano loro, è un lettore che cerca l’alternativa, un punto di vista differente sulla stessa storia. Il cubismo potrebbe essere la corrente più affine alla casa editrice. Una donna non è solo una donna, è una donna che può comporsi di più parti viste da diverse angolazioni. Una donna di Picasso resta donna anche se scomposta, se voltata, smembrata e ricomposta diversamente. I testi proposti da Alessandro Polidoro Editore, sui quali lavorano Antonio e Adriano, sono testi contemporanei, racconti e romanzi che non promettono novità che non troverete. La promessa, il patto stretto con il lettore è tutto fondato sull’alternativa. Se il lettore è disposto ad affrontare l’alternativa, saprà dove cercare.

Editor e orgoglio

La scrivania di Antonio Esposito, editor di Alessandro Polidoro Editore. Foto di Antonio Esposito

La scrivania di Antonio Esposito, editor di Alessandro Polidoro Editore. Foto di Antonio Esposito

Chi conosce il mio modo di scrivere, le interpretazioni e quella parte di me che spesso lascio nei testi, conosce anche il mio orgoglio. Uno dei motivi per cui ho scelto di esprimermi con Parte del discorso è proprio questo: non si procede con le censure, con quello che un artista vorrebbe sentirsi dire magari. Ognuno di noi è libero di parlare ed esprimersi come preferisce, purché sia comprensibile.

In questo caso ho scelto di confrontarmi con Antonio. Mi aspettavo di sentirmi toccata nel profondo, invece ho avuto modo di apprendere e porre attenzione su aspetti che normalmente nemmeno guardo. Non sono una giornalista, non sono una scrittrice. Perché dovrei muovermi con accortezza? Semplicemente perché uso la scrittura come strumento e farlo nel modo corretto è forse l’unico modo per far arrivare il messaggio giusto, senza fraintendimenti.

Esperienza dura, pur trattandosi dell’articolo di una sconosciuta. Eppure Antonio ha speso tempo dietro la mia bozza, pur non essendo io una scrittrice. Lo ha fatto con la consapevolezza e la delicatezza di un professionista e io, dopo queste correzioni, sono ancora intera, il mio ego non è in frantumi e sono dannatamente più ricca.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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