Lo Stato di Quiete interrotto del duo Megàle

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Il duo Megàle (Stefania Megale e Francesco Paolino) pubblica il suo disco d’esordio a marzo 2019. Il loro lavoro è difficile da considerare come un esordio, data la maturità e complessità di questo long-length. Imperfezioni (Area 51 Records) è stato realizzato con la co-produzione artistica di Andrea Epifani e con il contributo musicale di una serie di musicisti d’eccezione come, fra gli altri, Rocco Marchi (Mariposa, Hobocombo), Francesca Baccolini (Hobocombo), Enzo Cimino (Mariposa, Saluti da Saturno) e Simone Cavina (Junkfood, Iosonouncane).

In questo spazio onirico caratterizzato da una commistione di strumenti acustici e aggeggi digitali, dando ai pezzi dell’album una ampiezza di combinazioni sonore, amplificando le emozioni che questo duo vuole regalare all’ascoltatore, Imperfezioni è un percorso di conoscenza di sé attraverso il proprio corpo, la natura e tutto ciò che ci circonda. È un viaggio nell’ignoto, dove non si conoscono i confini del mondo reale, che ci separano da quello di sogno.

Megàle, Stato di Quiete: il video diretto da Giuseppe Lanno

Il duo Megàle nel video di Stato di Quiete, diretto da Giuseppe Lanno

Il duo Megàle nel video di Stato di Quiete, diretto da Giuseppe Lanno

Il brano Stato di Quiete si può dividere in due parti: nella prima i suoni sono armoniosi, delicati. La voce di Stefania si fa spazio tra gli strumenti delicatamente. Il video, dretto da Giuseppe Lanno, calca questa situazione iniziale di tranquillità con una fissità del corpo e dell’ambiente, che si alterna di edificio in edificio, finchè non c’é una vicinanza tra i due performer.

La seconda parte del brano inizia ad assumere toni più inquietanti e meno armonici, più striduli, più angoscianti. Il video fa da specchio e inizia la seconda parte in cui i due performer protagonisti iniziano a correre e si ritrovano in mezzo agli alberi con altri ballerini che si muovono in maniera dinoccolata, in una danza macabra e contorta. I ballerini sono impiegati di una natura che sopraffa, invade e ingloba. La seconda parte del video è caratterizzata da una maggiore espressione fisica, con movimenti anche violenti, veloci, in preda a raptus animaleschi.

Il brano, oltre a portare in un’altra dimensione, fa domandare all’ascoltatore alcuni quesiti che ogni essere umano si pone: chi e come sono dentro casa mia? Cambio personalità quando sono fuori? Rimango me stesso in situazioni di violenza, indolenza, tenerezza?

La natura in questa parte è la protagonista, teatro di un cambio di stato, dalla quiete alla vitalità. In un luogo – la città – dove i confini personali e fisici tra le persone sono grossi come muri, in un’ambiente naturale si sgretolano e inizia una lotta per riavere il proprio spazio. Siamo disposti a tollerare i limiti, i confini fisici ed emotivi di un’altra persona?

Megàle, l’intervista a Stefania

In foto, Stefania Megale del duo Megàle

In foto, Stefania Megale del duo Megàle

Come e quando nasce il duo Megále?

«Francesco e io suoniamo insieme da un decennio. In altri progetti abbiamo altri tipi di necessità espressiva e altri tipi di ricerca musicale, mentre qui riponiamo qualcosa di estremamente personale, a livello musicale, compositivo e testuale.

«Il lavoro che abbiamo pubblicato a marzo – il nostro primo disco – ha avuto una gestazione molto lunga. Il vero inizio è stato nel 2012, ma abbiamo impiegato davvero molto tempo a consapevolizzare l’idea e la forma che abbiamo oggi. Abbiamo deciso di dedicare tutto il tempo necessario affinché venisse alla luce maturo al punto giusto».


Ciò di cui parlo sono le imperfezioni come punto di inizio in un lavoro di ricerca ma soprattutto di accettazione di sé: i limiti, le cose da migliorare, le cose sulle quali c’è da lavorare.


Come nasce Imperfezioni?

«Nel disco ci sono brani appartenenti a diversi periodi. Tendiamo molto a evolvere i nostri metodi compositivi e credo che questo si noti nelle caratteristiche diverse che ogni brano presenta. Ad ogni modo tutto nasce da un’idea che di solito è un’istantanea, da fotografare per poi lavorarci a fondo.

«I brani del disco sono tutti nati “voce e chitarra”, ma già al momento della creazione abbiamo agito immaginando – grosso modo – gli arrangiamenti. In fase di registrazione abbiamo lavorato molto sul suono: l’idea era quella di amplificare il nostro sound utilizzando per lo più gli strumenti suonati da noi. Ci sono infatti ampie stratificazioni di fiati, voci.

«A livello di contenuto, ciò di cui parlo sono le imperfezioni come punto di inizio in un lavoro di ricerca ma soprattutto di accettazione di sé: i limiti, le cose da migliorare, le cose sulle quali c’è da lavorare. Quando si inizia ad accettare e comprendere la propria natura nasce il benessere. E il rispetto per la vita in generale. Credo molto nel potere del singolo: l’intero disco vuole essere un invito a dare, ma anche a pretendere, il massimo».

In foto, Stefania Megale e Francesco Paolino. Insieme formano il duo Megàle

In foto, Stefania Megale e Francesco Paolino. Insieme formano il duo Megàle

Quanto lavoro c’è dietro a un progetto così complesso?

«C’è moltissimo lavoro, ma quando tutto ciò è spinto dall’urgenza artistica non se ne sente il peso. Non credo ci sarà mai un punto di arrivo, credo invece nel continuo miglioramento. Anche l’uscita di questo disco mi ha insegnato molto riguardo al mondo che mi circonda oggi, a livello musicale intendo. Confrontando il mio lavoro con il resto, mi rendo conto che non è sempre facile portare in giro contenuti del genere, o presentarli al pubblico cercando di fare entrare gli altri nel mio mondo, così etereo e acquoso.

«Anche lo stesso sound è espressione di questa contraddizione di fondo: portare alla luce con forza qualcosa che è per sua natura estremamente intimo e delicato. Ho sempre agito mossa dalla necessità di approfondire la mia ricerca, non ho mai creato qualcosa per piacere a un mercato. Questo è un progetto musicale che mi mette veramente a nudo… Quindi sì, confermo! C’è davvero tantissimo lavoro da fare, sempre. Costantemente».


Prendo spunto da tutto ciò che susciti qualcosa che valga la pena di essere detta.


Come nasce il video di Stato di Quiete?

«Ci siamo affidati alla regia di Giuseppe Lanno, con il quale ci siamo trovati fin da subito molto bene. Ed è proprio per questo che abbiamo deciso di lasciare che fosse lui a occuparsi dell’idea. Sono del parere che quando ci si trova bene e si crea fiducia con una persona all’interno di un ambito lavorativo è meglio lasciarla lavorare in libertà. Ci siamo incontrati e abbiamo parlato a lungo del brano, in seguito lui si è preso il tempo necessario per sviluppare l’idea. Siamo rimasti molto colpiti dalla sua sensibilità».

Cosa ti ispira quando crei la tua musica?

«Traggo ispirazione da ciò che ho intorno, per quanto il nostro lavoro possa sembrare astratto è proprio dal quotidiano – o dal bisogno di fuga da esso – che tutto prende spunto. Talvolta prendo spunto dai libri che leggo, da fotografie, dal teatro, dalla danza, dalle arti performative… da tutto ciò che susciti qualcosa che valga la pena di essere detta».

In foto, Francesco Paolino del duo Megàle

In foto, Francesco Paolino del duo Megàle

Qual è la location dove sogni di suonare?

«Club, teatri. Non un luogo in particolare, ma se potessi esprimere un desiderio vorrei poter suonare solamente in contesti in cui le persone vengono esclusivamente per ascoltare il live».

Quali sono i tuoi/vostri progetti futuri? I tuoi sogni?

«Innanzitutto altre date per portare in giro il nostro disco. Attualmente ho lo sguardo rivolto altrove, più lontano: sento la forte volontà di rivolgermi a nuovi ascoltatori al di fuori del nostro Paese. Probabilmente è da ritenersi difficile per un progetto che canta in italiano, ma non si sa mai. Ci sto lavorando».

Video credits
Regia: Giuseppe Lanno
Assistente alla regia: Manuela Tommarrelli
Performer: Eleonora Bertini, Andrea de Robbio, Jessica Pieroni
dell'Ensemble Aoidos (facebook.com/ensemble.aoidos)

About author

Carmen McIntosh

Carmen McIntosh

Nata nel 1992 e divisa tra gli USA e l'Italia, Carmen impara prima a scrivere che a parlare. Studentessa di Lingue, si nasconde dietro grandi occhiali, libri ancora più grandi e dentro a maglioni enormi. Crede nelle vibrazioni positive di un sorriso e di una risata. Crede anche nell'amore e nei sogni. Carmen è alla perenne ricerca della felicità.

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