The Wall: trent'anni dalla caduta del muro di Berlino

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In foto, una delle placche commemorative del muro di Berlino

In foto, una delle placche commemorative del muro di Berlino

9 novembre 1989, una delle date più importanti nella storia contemporanea. Il giorno in cui i berlinesi decisero di averne abbastanza della Germania divisa. Quella sera, 30 anni fa, il muro che tagliava in due la città di Berlino fu assaltato e distrutto, scrivendo la parola fine a una separazione durata 28 anni. Parlo per esperienza diretta quando dico che studiare la Guerra Fredda a scuola è un evento più unico che raro, eppure conoscerla è fondamentale per comprendere il mondo di oggi e la caduta del muro di Berlino fu l’inizio della sua fine. In questa giornata così importante, la prima domanda che bisogna porsi è: perché Berlino (così come il resto della Germania) era divisa in due parti?

Per rispondere a questa domanda farò un salto indietro nel tempo, non solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma anche nel 1979. Questo è l’anno di pubblicazione di The Wall dei Pink Floyd: benché non ci sia alcun riferimento esplicito al muro di Berlino, il capolavoro della band inglese ha testi e musiche che sanno evocare perfettamente l’atmosfera di un Paese diviso, controllato, che punta all’isolamento del singolo, come era la Germania Est.

«How should I complete the wall?»: la cortina di ferro

Il muro di Berlino in una foto storica

Il muro di Berlino in una foto storica

1945. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale la Germania è un Paese completamente distrutto e, nelle varie conferenze in cui si riuniscono i vincitori del conflitto, USA e URSS non sembrano andare affatto d’accordo. Non ci sono dubbi: le due superpotenze vogliono primeggiare l’una sull’altra. Una guerra, però, è appena finita, con danni incalcolabili; combatterne un’altra sarebbe devastante. L’unica cosa che possono fare è spartirsi il mondo. Si crea così la cortina di ferro che spezza in due l’Europa e, con lei, il resto del globo. Nasce il famoso Blocco occidentale, sotto l’influenza americana, e quello orientale con i cosiddetti Stati satellite (Paesi controllati dall’URSS, come Polonia, Romania e le repubbliche baltiche).

La Germania subisce lo stesso destino della penisola coreana e viene scissa in due: la DDR (Deutsche Demokratische Republik) a est e la BRD (Bundesrepublik Deutschland) a ovest. Berlino, però, è leggermente spostata rispetto all’asse della cortina di ferro, quindi la parte ovest della capitale si trasforma in un enclave della Germania ovest completamente circondato dalla DDR.

«Come potrei / completare il muro?» cantava Roger Waters in Empty Spaces. Forse è esattamente quello che hanno pensato gli americani e i russi mentre si spartivano il mondo intero e un modo per ultimare questo muro ce l’hanno: costruirne uno vero e proprio.

«The wall was too high, as you can see»: il muro di Berlino

"Due giorni prima della caduta del muro di Berlino", foto di Mario Dondero, 1989

Due giorni prima della caduta del muro di Berlino, foto di Mario Dondero, 1989

«Il muro era troppo alto, come puoi vedere» è uno dei versi più belli di Hey You e si presta moltissimo a veicolare quella sensazione di impotenza vissuta da chi a Berlino ha sperimentato la vergogna del muro. All’inizio la DDR si era fatta bastare una linea tracciata da alcuni posti di blocco per segnare il confine tra Berlino Est e Ovest, ma quando si resero conto che era troppo facile passare alla parte occidentale e l’altro lato si stava svuotando, la necessità di fermare il flusso migratorio spinse la DDR a erigere l’infausto muro nel 1961.

La cinta si estendeva per 155 chilometri, era presidiata militarmente e in alcuni punti coincideva con le pareti esterne – o addirittura interne – di case e appartamenti (famosa è la foto del soldato che mura una finestra per l’occasione). Passare dall’altra parte era quasi impossibile: ottenere i documenti di espatrio era una procedura lunga e tortuosa e scavalcare il muro poteva essere fatale – come lo è stato per circa 133 persone in 28 anni. L’età delle vittime oscilla tra i 5 e gli 80 anni, senza contare ovviamente tutti quelli imprigionati dalla Stasi, la polizia che si occupava di “sorvegliare” la popolazione di Berlino Est per scovare eventuali traditori che volevano passare a ovest. Il muro sembrava davvero troppo alto per essere superato.

«So ya, thought ya, might like to go to the show»: la sera del 9 novembre 1989

Il giorno della caduta del muro di Berlino in una foto storica

Il giorno della caduta del muro di Berlino in una foto storica

«Così hai pensato che ti sarebbe piaciuto andare allo show». I primi versi di In the Flesh? non saprebbero definire meglio quella notte. Alla conferenza stampa del 9 novembre 1989 si doveva affrontare la difficile questione dei documenti d’espatrio per i cittadini di Berlino Est, che da mesi protestavano al riguardo. Secondo i piani della DDR, si poteva diffondere la notizia del rilascio di questi documenti, ma avrebbero avuto effetto solo a partire da qualche giorno dopo la conferenza – questo dettaglio, però, non era stato comunicato al ministro della propaganda della DDR, Günter Schabowski. Basta una domanda del corrispondente ANSA, Riccardo Ehrman, a ribaltare la situazione: «Da quando saranno valide le nuove regole di viaggio?».

I politici alla conferenza stampa rimangono interdetti. Schabowski, preso in contropiede, afferma che i posti di blocco verranno aperti da quel momento e si scatena quindi lo show che ho citato prima. Berlino tutta si riversa nelle strade e si dirige verso il muro con un unico intento: distruggerlo. I soldati lungo la cinta non sanno come reagire: sparare sulla folla è assolutamente da escludere, il numero delle vittime sarebbe enorme. Si chiedono istruzioni a Mosca e il presidente russo, Michail Gorbachev, non intende arrestare il cambiamento a cui sta lavorando lui stesso. Il sentiero per porre termine alla Guerra Fredda è partito quella notte, quando Berlino si è riunita sotto gli occhi di tutto il mondo.

Il muro di Berlino nella cultura popolare

In foto, Bernauer Straße, trasformata in un memoriale del muro di Berlino

In foto, Bernauer Straße, trasformata in un memoriale del muro di Berlino

La caduta del muro di Berlino è diventata un’icona, una parte fondamentale della cultura popolare Europea, che vede l’avvenimento come simbolo di libertà ed emancipazione intellettuale. In questa data storica il muro di Berlino viene abbattuto con una violenza e potenza uniche al mondo, nel segno di un popolo che non sarà più diviso e controllato da una politica che mette al primo posto divisione invece che libertà e partecipazione.

Sei sono i punti rimasti del muro di cemento, posti in diverse parti della città in ricordo del triste avvenimento. Questi blocchi si possono trovare a Potsdamer Platz e Bernauer Straße, trasformata in un memoriale. La parte però più famosa dedicata alla caduta è la galleria all’aperto che trasuda allegria, colori e senso di liberazione: è la famosissima East Side Gallery, situata sulla riva della Sprea. Un capolavoro assoluto per gli occhi e la mente, con più di un chilometro di graffiti, dipinti e disegni provenienti da artisti di tutto il mondo, che rende unica una città sempre in movimento come Berlino.

La caduta del muro vista dal mondo

In foto, la più famosa delle rappresentazioni della East Wall Gallery: Erich Honecker che bacia Leonid Brežnev

In foto, la più famosa delle rappresentazioni della East Wall Gallery: Erich Honecker che bacia Leonid Brežnev

Il forte impatto sociale e culturale non ha tardato dunque ad arrivare, non solo in Germania ma in tutto il mondo. Già a partire dagli anni Ottanta molti artisti famosi, tra i cui nomi possiamo trovare Thierry Noir e Keith Haring, iniziarono a dipingere il muro (la parte Ovest) con iconiche rappresentazioni, la più celebre e ricordata delle quali è senza ombra di dubbio Erich Honecker che bacia sulla bocca il segretario del PCUS, Leonid Brežnev.

Neanche la musica manca all’appello. È infatti un grande onore poter citare il cantautore Lucio Dalla e la sua intramontabile Futura, che narra della storia di due giovani che vivono uno a Berlino Est e uno a Berlino Ovest e sperano un giorno di potersi incontrare, scritta a Berlino quando ancora il muro era eretto.

Dunque questa violenza inaudita, questo torto subito non ha impedito alla città di riscattarsi: Berlino è infatti cara a tutti noi, cara a cantanti di fama internazionale come David Bowie e Iggy Pop; è casa di artisti, cullata tra le braccia dell’Europa, aperta e in continua transizione, senza più barriere e con un simbolo per sempre intramontabile di fresca emancipazione e progresso.


Scritto da Claudia Fontana e Sara Sgarbossa.

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