Racconti Edizioni: letture instancabili per scoprire il mondo

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Il logo della casa editrice Racconti Edizioni

Il logo della casa editrice Racconti Edizioni

Racconti Edizioni è una casa editrice differente. Non solo perché, per vie traverse, ho la fortuna di conoscere l’editore, Stefano Friani, ma anche perché ho avuto modo, nel corso del tempo, di scoprirne le soddisfazioni, le ricerche e le difficoltà.

Racconti Edizioni, come dice il nome stesso, si dedica solo ed esclusivamente alla pubblicazione di racconti di autori da tutto il mondo. I racconti sono spesso l’unico stratagemma che abbiamo noi lettori per uscire dal “blocco del lettore“. L’unica via per avvicinare i bambini alla lettura (Gianni Rodari è stato un grande maestro) e l’unica alternativa per il lettore pigro, quello che non vuole impegnarsi in una storia lunga e preferisce incontri brevi con personaggi e storie sempre diverse.

Racconti Edizioni: la scelta dei lettori

Quando poni domande scomode non tutti accettano di rispondere, come non tutti accettano di sentirsi dire che fanno parte della nicchia dei “conosciuti da pochi”Questa è per me la prima intervista dove ho avuto la possibilità di dire all’editore quello che penso, in modo diretto. Come prima domanda, ho chiesto a Stefano se il lettore, secondo lui, ha paura: perché Racconti Edizioni è presente anche nelle librerie come La Feltrinelli, eppure a parlarne siamo sempre troppo pochi.

«Il lettore è una specie in via d’estinzione, vittima com’è delle innumerevoli campagne volte alla sua preservazione manco fosse un marsicano abruzzese. Sta vedendo morire il mondo che gli è attorno ed è spaesato quando ancora entra in libreria e non riconosce più i marchi e le rassicurazioni che era abituato a trovare, per fortuna. Ma al di là di questa mia rappresentazione, in realtà, chi accetta la sfida sollevando un libro – che rappresenta un oggetto non meglio identificato – sa che sta scommettendo su qualcosa che potrebbe deludere le sue aspettative, ammesso ce ne siano. Racconti Edizioni, rivolgendosi a un manipolo di curiosi, si è trovata un suo ecosistema nel panorama nazionale, un habitat popolato da uno zoccolo duro di aficionados, una specie resistente o impermeabile ai vorticosi cambiamenti che la circondano e che hanno sposato la causa come un tempo si entrava nelle società carbonare o ci si abbonava alle riviste. Ci piacerebbe invadere altri habitat, ibridarci, far sì che non ci si ritrovi tra noi a progettare esecuzioni sommarie e processi stregoneschi, ma è un lavoro lento e capillare. Non esistono salti di specie e noi non ci lamentiamo, non serve».

È possibile che il lettore debba essere convinto della qualità del testo e che non sia più possibile puntare verso la capacità di rischiare?

È possibile che il lettore debba essere convinto della qualità del testo e che non sia più possibile puntare verso la capacità di rischiare?

A quel punto è necessario porsi una seconda domanda. Il mio parlare di case editrici poco conosciute non è piaciuto ad alcuni, eppure è un dato di fatto che non tutti si spingono oltre i primi scaffali. Se una pubblicazione viene proposta da tanti, allora il lettore si fida, anche se quel testo è imbarazzante. Quindi, è possibile che il lettore debba essere convinto della qualità del testo e che non sia più possibile puntare verso la capacità di rischiare?

«Posto che l’indipendenza non è valore a sé – e che forse sarebbe più interessante parlare di piccola, media e grande editoria – semmai è vero il contrario. A faticare davvero è chi ha una rendita posizionale sull’eredità accumulata negli anni novecenteschi e che oggi è chiamato a confermare gli stessi livelli laboratoriali e prospettici che le redazioni di quegli anni proponevano a un pubblico in fase di espansione, in un contesto radicalmente mutato per attese e orizzonti. Con l’erosione degli spazi storicamente destinati alla cultura e la messa in discussione degli individui fuori da una collettività che copriva e ammantava di retorica le lacune personali e politiche, oggi si devono rimettere in discussione. L’esempio di una casa editrice di tradizione, eppure sempre un passo avanti agli altri, è il Saggiatore, che ha saputo rinnovarsi non perdendo la fondativa matrice illuminista».

Racconti Edizioni: perché solo racconti


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Stefano mi dà risposte lunghe e articolate, con la conoscenza di chi lavora con carta e inchiostro quotidianamente. Come scrivevo prima, i racconti ci salvano dal limbo, ma non sono spesso la prima scelta degli editori. Perché dunque questa scelta editoriale così di nicchia?

«In un momento in cui è in corso una vera e propria lotta per la sopravvivenza nella giungla della libreria, tra un ciclo di vita del libro il cui tempo si è ridotto drasticamente e un ricambio forsennato di novità che si avvicendano sugli scaffali, un nuovo editore che ha l’ambizione di proporsi in questo contesto deve fare una cosa e una soltanto: proporre qualcosa di nuovo, che non c’era prima. Cosa non semplice, visto che ci sono circa 5.000 editori che pubblicano quasi 80.000 novità all’anno. Tra molti editori che hanno scelto aree linguistico-geografiche confinandosi in una nicchia ecologica, noi, da lettori onnivori, ne abbiamo preferito una logica: il racconto. Trascurato dalle major per il vecchio adagio che “i racconti non vendono”, noi abbiamo deciso di farci carico di questo stigma e indossarlo con orgoglio».


Il racconto fa la stessa cosa e ci dà la medesima soddisfazione di un romanzo nel minor tempo possibile.


«Il fatto che siano stati snobbati tanto a lungo ci ha poi permesso di rintracciare una marea di autori e storie che erano state trascurate solo in virtù di questo pregiudizio incancrenito: autori come Philip Ó Ceallaigh o Stephen Graham Jones, per dire, ma anche classici come i racconti di Woolf, Welty, Cheever, Baldwin, Purdy e prossimamente O’Hara. Il racconto fa la stessa cosa e ci dà la medesima soddisfazione di un romanzo nel minor tempo possibile e, in un momento in cui siamo ammorbati da smartphone ed e-mail in una socialità sempre più invasiva; ora che ricavarsi spazi di solitudine in cui leggere è sempre più difficile, troviamo che la short story possa essere una risposta antica a un problema contemporaneo.

«Non è una questione di tempo libero – in realtà di tempo libero non ne abbiamo mai avuto così tanto – ma più che altro una questione di percezione del tempo e alienazione dal nostro tempo. Si pensa sempre di più al tempo in termini di “redditività” e leggere è, appunto, un’attività dispendiosa e poco spendibile socialmente, perlomeno da noi. Con lo stesso tempo che impiego per leggermi I fratelli Karamazov (fatelo, non datemi retta!) posso farmi un’idea di venti autori diversi grazie ai loro racconti. Per questo il racconto viene in soccorso a noi, moderni yuppies depauperati, sbalestrati e privi di riferimenti».

Racconti Edizioni: autori esteri come prima scelta?

«Con gli autori italiani che abbiamo pubblicato ci siamo tolti molte soddisfazioni. Elvis Malaj con Dal tuo terrazzo si vede casa mia, oltre a essere il manifesto vivente della ricerca sulla lingua che intendiamo percorrere, è uno dei bestseller della casa editrice ed è arrivato nella dozzina del premio Strega. Michele Orti Manara è arrivato secondo al premio Settembrini con Il vizio di smettere e speriamo che Ovunque sulla terra gli uomini abbia maggior fortuna quest’anno, alla finale dello stesso premio. In generale, riteniamo che pubblicare autori della propria lingua sia un compito irrinunciabile per una casa editrice come la nostra; ciò nondimeno è molto complicato trovare scritture che possano correre a fianco di quelle proposte nella stessa collana di letteratura straniera, per questo tendiamo a pazientare e a ricercare, esercitando il massimo della cautela. Le traduzioni costano, come del resto costa sobbarcarsi il lavoro di promozione di un libro scritto da un autore italiano per farlo andare su e giù per l’Italia».

Con questa risposta Stefano chiarisce anche il punto riguardante l’aspetto economico: tradurre costa, ma costa anche una promozione italiana. Ma per i costi che tanto affliggono case editrici e lettori?

«Come tutte le leggi moralistiche ha il difetto, tra gli altri, di essere inapplicabile. Non si è reso conveniente per nessuno degli operatori di mercato conformarsi né si è deciso quali saranno le tremebonde pene in cui incorreranno i violatori della legge. Rimarrà semplicemente lettera morta. Tra l’altro, la scontistica ci pare onestamente l’ultimo dei problemi in un sistema oligopolistico – quando non monopolistico – che non prevede la concorrenza di mercato su diversi piani».

Racconti Edizioni: lo studio della copertina

Le copertine più azzeccate non sono solo quelle che colpiscono l'occhio a prima vista, ma quelle che offrono un'interpretazione editoriale del libro e innescano un rimpallo col lettore, che magari le capirà solo quando avrà voltato l'ultima pagina.

Le copertine più azzeccate non sono solo quelle che colpiscono l’occhio a prima vista, ma quelle che offrono un’interpretazione editoriale del libro e innescano un rimpallo col lettore, che magari le capirà solo quando avrà voltato l’ultima pagina.

Anche sulla copertina e sulla qualità del prodotto-libro, Stefano ha molto da dire.

«Una copertina deve essere un gioco con il lettore; questo ho appreso lavorando nell’ufficio iconografico Einaudi accanto a Monica Aldi, Yara Mavrides e Cinzia Cerrato e ai grafici Fabrizio Farina e Viviana Gottardello. Se sulla copertina di un romanzo che si chiama Scarpe metto la foto di un paio di mocassini sto facendo una didascalia: non solo non aggiungo nulla, ma do un’idea penosa del libro stesso, che evidentemente ha pochissimo da dire. Le copertine più azzeccate non sono solo quelle che colpiscono l’occhio a prima vista, ma quelle che offrono un’interpretazione editoriale del libro e innescano un rimpallo col lettore, che magari le capirà solo quando avrà voltato l’ultima pagina».


 Pochi tratti che servono a descrivere un intero universo, questo era il principio.


«È cruciale poi essere riconoscibili: in un mare magnum di libri il lettore deve sapere intuitivamente dove trovarci, e qui entra in gioco il progetto grafico. L’esigenza e la volontà per noi erano di avere l’oggetto assieme al progetto, fare libri belli dentro e fuori. La lettura è un’esperienza anche estetica che coinvolge molti sensi – olfatto, tatto, vista – e quindi era importante che la carta fosse di qualità, così come la rilegatura e così via. Sulle illustrazioni siamo stati subito d’accordo, volevamo che fossero il più essenziali possibile e che restituissero al contempo la compiutezza e la scarnezza del racconto, per questo abbiamo anche deciso di accludere un bozzetto dell’autore o dell’autrice in bandella. Pochi tratti che servono a descrivere un intero universo, questo era il principio».

Stefano, direttore di Racconti Edizioni, si pone a metà fra le parti prese dagli altri esponenti delle case editrici. Consapevole dei limiti di un lettore come di quelli di un editore; delle difficoltà così come dei punti di forza del racconto. In libreria dovremmo avere tutti almeno due titoli di Racconti Edizioni, perché i racconti, in un modo o nell’altro, ci servono.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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