Lodovica Lazzerini: «Non mi piace etichettare le mie canzoni»

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In foto, la cantante Lodovica Lazzerini

In foto, la cantante Lodovica Lazzerini

Nonostante la giovanissima età, Lodovica Lazzerini ha le idee chiare: nella vita vuole fare la cantautrice. Di origini toscane, si è da poco trasferita a Milano per dare una svolta al suo percorso artistico. Lo scorso 6 dicembre è uscito il nuovo singolo, dal titolo La fine di Guernica: un brano dal sapore dolce amaro, per chi ancora non si è arreso.

Non ama categorizzare la sua musica in un genere specifico, ma di sicuro non ha paura di allontanarsi dalla comfort zone per lanciarsi in esperimenti musicali sempre nuovi. Questo è ciò che ci ha raccontato.

Ciao, Lodovica! Per prima cosa conosciamoci meglio. Segni particolari?

«Ciao! Di segni particolari a livello fisico ben pochi. Dal punto di vista artistico e caratteriale ne ho molti. Uno dei quali vado più fiera è la mia solarità, seguita a ruota dalla grande capacità che ho di emozionarmi».

Con il tuo album di debutto seDici hai avuto la possibilità di avere a che fare con il grande Mogol. Raccontaci quest’esperienza.

«Eravamo seduti letteralmente a cinque centimetri di distanza, nella stessa macchina, da Carrara a Firenze. Abbiamo ascoltato il mio disco: lui, mano a mano che andavano avanti le tracce, mi diceva la sue opinioni, esprimeva dubbi, dava consigli e faceva complimenti. Una volta arrivata all’aeroporto mi ha fatto una grande proposta, ovvero quella di seguirmi artisticamente. È innegabile sostenere che è stata un’esperienza da paura: mi ha fatto ascoltare tantissimi brani che aveva scritto per Lucio Battisti mai usciti e mi ha dato dei consigli veramente utili di cui ho fatto tesoro».

La fine di Guernica è il tuo nuovo singolo. Possiamo definirla una canzone trap?

«In realtà non amo definire ed etichettare le mie canzoni, solitamente. È sicuramente nata come una canzone mista rap/pop, lontanissima dal mio stile. Se vi piace definirla così, per me nessun problema, non ho troppo pensato a cosa avrebbero potuto pensare gli ascoltatori. Ognuno può attribuirla al genere che più trova coerente».

Siamo ormai vicini al Festival di Sanremo, il palco più ambito soprattutto dai giovani artisti. Ti piacerebbe partecipare e hai mai fatto le selezioni?

«Mi piacerebbe molto partecipare al Festival, sicuramente lavoreremo per tentare di calcare quel palco, un sogno per noi cantanti. Posso dire che mi impegnerò duramente per raggiungerlo, poi si vedrà».

Ora facciamo un gioco di “condivisione musicale”. Se dovessi regalare una canzone (non tua) a una persona molto importante per te, che brano sceglieresti?

«Sicuramente a una persona cui tengo veramente tanto dedicherei La Cura di Battiato. Credo sia una canzone meravigliosa, densa di significato, immagini e amore».

Chiudiamo l’intervista parlando di un luogo, un tramonto, un cielo. Qual è il tuo posto nel mondo?

«Abitando sul mare, banalmente potrei dire i miei luoghi d’origine. In realtà ho un ricordo meraviglioso sul Bosforo, a Istanbul, là dove l’Asia incontra l’Europa: un cielo completamente arancio contornato da sagome di minareti, riflessi di moschee sul fiume, odori di spezie e di mondo».

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Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come @machitelhachiesto. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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