I migliori libri del 2019 secondo noi

0
Tra recenti pubblicazioni e personali riscoperte, ecco le migliori letture del nostro 2019, da cui vi consigliamo di farvi accompagnare nell'anno nuovo.

Tra recenti pubblicazioni e personali riscoperte, ecco le migliori letture del nostro 2019, da cui vi consigliamo di farvi accompagnare nell’anno nuovo

Pieno di gioie o ricco di sfighe, il 2019 è ormai agli sgoccioli.

Per iniziare il nuovo anno al meglio, noi della redazione di Parte del discorso abbiamo deciso di raccontarvi i libri più belli che abbiamo letto quest’anno, tra recenti pubblicazioni e personali riscoperte.

Con la speranza che anche il 2020 sia un anno di letture formidabili e illuminanti, ecco i nostri consigli.

Future. Il domani narrato dalle voci di oggi, a cura di Igiaba Scego (effequ)

Dettaglio della copertina di Future (effequ), a cura di Igiaba Scego

Dettaglio della copertina di Future (effequ), a cura di Igiaba Scego

Scelto da Lucia Liberti

Facciamo le presentazioni: Future (effequ) è un’antologia di racconti afroitaliani; perché afroitaliane solo le loro autrici, tutte donne, e per una conseguenza non naturale, ma voluta e rivendicata, lo sono i loro scritti. Perché le storie di Future sono ora autobiografiche ora no, ora di finzione e ora vere, ora narrative e ora libere riflessioni, ma hanno qualcosa in comune. Prima di dirvi cosa (credo personalmente che) sia, però, vi dirò cosa non è.

Non è un modo di scrittura: ché né l’essere donne né l’essere afroitaliane determina uno stile comune. Troverete piuttosto: la prosa libera e saporita di Wii; le ruvide e tremanti parole di Esperance Ripanti; la punteggiatura inevitabilmente musicale di Djarah Kan. E così via, in un mosaico eterogeneo di linguaggi, impegnati a interpretare l’Italia in cui viviamo e immaginare quella che potremmo abitare un giorno.

Non è una visione di quel futuro in cui già il titolo ci proietta. Perché c’è chi preferisce riflettere sulle proprie radici, chi si interroga atemporalmente e chi, ragionevolmente, esprime delusioni e paure a un Paese che non sempre convince del fatto di voler ascoltare.

Non è neppure un background, a dirla tutta. Certo che l’esperienza è, si dice, incarnata; certo che l’essere donne e l’essere nere ha determinato che tutte queste autrici vedessero e vedano il mondo con occhi simili e che con sguardi altrettanto somiglianti vengano guardate. Certo, quindi, che se l’essere donne nere non può determinare uno stile comune, può però portare a generare contenuti simili. Ma queste donne esprimono istanze differenti, non fanno (tutte) lo stesso mestiere, non sono tutte nate in Italia, non hanno le stesse origini né vivono nelle stesse città. Non hanno, in una parola, la stessa storia.

Allora, cosa unisce davvero le storie e le autrici di Future? Il fatto che esistano, che sono tante (tredici firme) e che vogliano rivendicare tutta la visibilità – nel mondo, più che nella letteratura – che meritano. Loro sono le italiane future perché sono già le italiane di oggi: dovremmo solo riconoscerlo.

Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)

Dettaglio della copertina di Almarina (Einaudi), di Valeria Parrella

Dettaglio della copertina di Almarina (Einaudi), di Valeria Parrella

Scelto da Virginia Ciambriello

Ho sempre guardato Nisida da lontano, come un punto irraggiungibile, mentre camminavo lungo il Parco Virgiliano per allontanarmi dalla paura di diventare grande. Nisida sembra un’isola lontana da tutto, sola e distante da qualsiasi cosa possa affiancarsi al mondo esterno. È così: Nisida è un posto che chiude le sue porte al mondo fuori, in un certo senso.

A Nisida si trova un carcere minorile che prende vita e accoglie le parole crude e allo stesso tempo dolci di Valeria Parrella e del suo romanzo Almarina.

Almarina è la storia di una donna che avvicina il suo cuore al delicato cuore di una ragazza che sconta la sua pena proprio in quel carcere minorile: mentre il mondo continua a suonare le note stonate dei buoni e dei cattivi, Almarina lascia che suoni la storia di un incontro fortuito – tra i banchi di una scuola del tutto diversa da quella “normale” – che diventa una nuova possibilità per entrambe le protagoniste.

Tra Elisabetta, insegnante cinquantenne e vedova, ed Almarina, ragazza romena che sconta a Nisida la sua pena, si snoda il filo rosso di questo romanzo duro e differente, che parla di un amore che accoglie due anime con un doloroso passato alle spalle. Le due protagoniste insegnano l’una all’altra cose che non potrebbero altrimenti imparare in alcun modo: hanno ancora una possibilità, hanno ancora un’occasione e forse quell’occasione porta proprio il loro nome. Leggere Almarina è una sfida che porta con sé rinascita e che ha segnato senz’altro questo mio anno.

Grazie per il fuoco, Mario Benedetti (La Nuova Frontiera)

Dettaglio della copertina di Grazie per il fuoco (La nuova frontiera), di Mario Benedetti

Dettaglio della copertina di Grazie per il fuoco (La nuova frontiera), di Mario Benedetti

Scelto da Giulia Di Filippo

Montevideo, Uruguay. Due personaggi: Ramón Budiño, quarantenne indeciso che sente il bisogno di dare una svolta alla sua vita, sempre dipesa, in gran parte, dalla disponibilità economica del padre; Edmundo Budiño, il padre, uno all’antica che si è fatto da sé, arrivando fino ai piani alti di una politica uruguaiana stagnante e corrotta. Ramón odia Edmundo e allo stesso tempo sente la mancanza di un affetto che non ha mai ricevuto. Così, per uscire da questo tunnel senza fine di sentimenti contrastanti, decide di recidere il problema alla radice e di uccidere suo padre.

Mario Benedetti mette in scena istinti, paure, ossessioni, nostalgie, dando vita a un romanzo incalzante e spietato, faro che fa luce sui tormenti dell’animo umano e che, allo stesso tempo, offre uno spaccato lucidissimo sulla politica e la società uruguaiana dell’epoca.

Senza eufemismi né esercizi di stile, la sua prosa semplice e lineare, disperata e tagliente, insieme ai dialoghi perfetti, arriva dritta al cuore di tutti quei lettori che decidono di rinunciare, anche se per poche pagine, a ogni tipo di presunzione emotiva. Un grande romanzo sudamericano che vale la pena leggere anche solo per il suo epilogo magistrale: il ritratto di un uomo destinato alla solitudine.

La moglie coreana, Min Jin Lee (Edizioni Piemme)

Dettaglio della copertina de La moglie coreana (Edizioni Piemme), di Min Jin Lee

Dettaglio della copertina de La moglie coreana (Edizioni Piemme), di Min Jin Lee

Scelto da Giulia Colato

Pachinko di Min Jin Lee, tradotto in italiano come La moglie coreana, è uno di quei libri che mi ha attratto senza doverne leggere la trama, finendo per essere una delle letture più belle del mio 2019. A volte l’istinto ne sa più di noi e gliene sono grata.

Seguendo la vita di Sunja, nata in Corea e successivamente trasferitasi in Giappone, e della sua famiglia, il libro ci racconta di questa parte del mondo e di cosa volesse dire essere coreani nel ventesimo secolo. Anni di ricerca e numerose interviste hanno portato Min Jin Lee a costruire un romanzo che potesse avvicinarsi il più possibile alla realtà, per descrivere uno spaccato di questa cultura attraverso le vite e le esperienze di vari personaggi. Un punto di vista forse lontano ma decisamente importante di un secolo significativo della storia, mostrandoci l’impatto che la guerra ha avuto su un Paese che raramente affrontiamo.

Il romanzo accompagna il lettore a conoscere il rapporto piuttosto ostile tra coreani e giapponesi visto dagli occhi di persone che possiamo definire comuni ma, come l’autrice precisa nei ringraziamenti, non semplici, che anzi racchiudono un’inaspettata complessità. Il libro è piuttosto lungo, ma la scrittura di Min Jin Lee rende la lettura scorrevole nonostante il peso degli argomenti.

Questo romanzo narra e insegna allo stesso tempo e ne sono rimasta incantata. Ho apprezzato molto il lungo lavoro dell’autrice e, soprattutto, l’enorme importanza che ha dato alle testimonianze raccolte per scrivere “semplicemente” una storia di fantasia.

Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)

Dettaglio della copertina del libro Persone Normali (Einaudi), di Sally Rooney

Dettaglio della copertina del libro Persone normali (Einaudi), di Sally Rooney

Scelto da Camilla Pinto

Marianne è introversa e solitaria, con alle spalle una famiglia economicamente agiata ma fallimentare nel darle l’appoggio di cui ha bisogno, tanto da portarla a dubitare di essere meritevole d’amore. Connell è il brillante e popolare attaccante della squadra di football della scuola, stimato da tutti, figlio di una donna capace di dargli tutto l’amore del mondo, ma non l’agio economico che tanto potrebbe facilitargli l’esistenza. Marianne e Connell non potrebbero essere più diversi di così, eppure le loro strade riescono sempre a incrociarsi, persino quando partono dalla deprimente provincia irlandese per trasferirsi in città, a Dublino, sperando di lasciarsi alle spalle i problemi, inconsapevoli di doverne affrontare tanti altri, più grandi di loro.

Nel frattempo crescono e così evolve il loro rapporto che non ha definizione: forse amicizia, poi forse amore, amore e sesso, solo sesso, solo amore; non si sa. Connell e Marianne non sanno chi sono né chi vogliono essere, credono che la vera vita stia accadendo senza di loro in un posto lontano, hanno paura del giudizio altrui, vogliono liberarsi della pressione familiare ma poi ne capiscono l’importanza, percepiscono le disuguaglianze economiche e sociali e tentano di sconfiggerle o accettarle, imparano a tagliar via il superficiale e a tenere l’essenziale.

Insomma, Sally Rooney suggerisce un sincero ritratto dei vent’anni, un’età così complessa e incomprensibile per chi vi è dentro ma anche per chi vi è già uscito. Forse, semplicemente, i vent’anni così come la vita, sono «quella cosa che ti porti appresso nella testa».

La lettera di Gertrud, Björn Larsson (Iperborea)

Dettaglio della copertina de La lettera di Gertrud (Iperborea Edizioni), di Björn Larsson

Dettaglio della copertina de La lettera di Gertrud (Iperborea Edizioni), di Björn Larsson

Scelto da Valentina Zanin

Siamo davvero liberi di scegliere? Che cosa definisce, a conti fatti, l’identità? Cosa significa essere ebreo? Queste sono le domande – domande in realtà di natura universale – che si pone Martin, il protagonista del romanzo, quando una rivelazione sconvolge all’improvviso la sua esistenza.

Martin è uno scienziato e come tale affronta la questione: indagando, analizzando, approfondendo, vagliando tesi e teorie. Ed è proprio questo il lato più stimolante del romanzo che, nonostante numerose pagine sulla genetica o sulla razza, è un libro che si legge tutto d’un fiato, un libro che osa, che si lascia alle spalle la superficialità e ha il coraggio di scavare a fondo, di prendere il lettore per le spalle e di scuoterlo e di stimolarlo, spingendone il pensiero al di là di schemi e abitudini.

Non conosco l’intera bibliografia di Björn Larsson, ma in questo romanzo dimostra capacità di affrontare un grande tema, attuale, e trasformarlo in un romanzo avvincente e sincero, che consiglio a chiunque sia pronto a intraprendere una lettura impegnativa, ma allo stesso tempo scorrevole, che al suo termine non potrà che lasciare dubbi, domande e interrogativi. E chissà, forse incentivarlo a cercare un altro libro sull’argomento.

Stoner, John Williams (Fazi Editore)

Dettaglio della copertina di Stoner (Fazi Editore), di John Williams

Dettaglio della copertina di Stoner (Fazi Editore), di John Williams

Scelto da Melissa Vitiello

Il 2019 è stato ricco di letture che, in un modo o nell’altro, hanno lasciato il segno in me. Dopo un’attenta riflessione, quella che più mi sento di consigliare è senza ombra di dubbio Stoner di John Williams.

La storia è totalmente ordinaria, non c’è nulla di eccezionale nella vita di Stoner. Eppure la scrittura semplice, pulita e cristallina di John Williams l’ha resa degna di essere raccontata. Questo libro celebra la banalità, ci rende partecipi della storia della vita di un uomo da sempre abbandonato alla naturale successione degli eventi, abituato a non aspettarsi né a desiderare niente. La frustrazione e la malinconia che mi hanno pervasa leggendo questo romanzo mi hanno sorpresa, non ero pronta all’idea di empatizzare così tanto con un protagonista che sarebbe facile definire insignificante.

Eppure ho realizzato che una vita non deve essere straordinaria per acquisire valore, in fin dei conti siamo tutti personaggi di storie potenzialmente noiose. Eppure, come il protagonista, abbiamo le nostre passioni, persone e ricordi a cui indirizziamo il nostro amore, dolorosi rimpianti, abbiamo attività in cui incanalare le nostre energie e domande esistenziali da porci ogni giorno. La vita di William Stoner per me ha acquisito un valore speciale, la porterò sempre con me e mi commuoverò ogni volta che penserò alle ultime pagine della sua storia.

A quarantatré anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra.

Le cose che non ho detto, Azar Nafisi (Adelphi)

Dettaglio della copertina di Le cose che non ho detto (Adelphi), di Azar Nafisi

Dettaglio della copertina di Le cose che non ho detto (Adelphi), di Azar Nafisi

Scelto da Roberta Cavaglià

Uno dei miei buoni propositi per il 2019 era leggere più libri scritti da donne e si tratta di una delle poche speranze a non esser naufragata tragicamente. Nadia Terranova, Claudia Durastanti, Annie Ernaux, Sally Rooney, Madeline Miller, Françoise Sagan, Guadalupe Nettel, Anna Maria Ortese e Christa Wolf hanno infatti riempito le mie giornate con i loro splendidi romanzi. C’è però una scrittrice che con il racconto della sua vita e di quella della sua famiglia mi ha toccato in maniera inaspettata e profonda. Sto parlando della scrittrice iraniana Azar Nafisi – forse più conosciuta per un altro romanzo, Leggere Lolita a Teheran, anche lui notevolissimo – e del suo secondo libro, Le cose che non ho detto, che è il memoir più sincero, accurato, intimo che abbia letto finora.

Sua madre e suo padre sono dei veri personaggi romanzeschi – l’una dispotica e difficile, l’altro gentile e giusto – e le loro vicende come figure di spicco della politica dell’Iran pre-Rivoluzione e come genitori dell’autrice s’intrecciano alla storia dell’Iran del Novecento, in costante tensione tra tradizione e modernità.

Ma il vero punto di forza di questo libro è per me il trasporto viscerale con cui la scrittrice racconta del suo amore per la letteratura persiana, insegnatale dal padre, e per quella inglese, colpo di fulmine scolastico che diventerà poi la sua carriera. È solo infatti nelle sue parole che sono finalmente riuscita a definire cos’è per me la letteratura: «un mezzo […] per stare al mondo».

La vita. Istruzioni per l’uso, Georges Perec (BUR)

Dettaglio della copertina de La vita. Istruzioni per l'uso (BUR), di Georges Perec

Dettaglio della copertina de La vita. Istruzioni per l’uso (BUR), di Georges Perec

Scelto da Vincenzo “Notta” Riccardi

Life and How To Live It fu per me innanzitutto una vecchia canzone dei R.E.M.. Ispirata alla storia vera di Brivs Mekis, la canzone è una frenetica combinazione di parole e immagini enigmatiche che cerca di descrivere la mente di un uomo la cui schizofrenia lo porta a suddividere il suo appartamento a metà e vivere come se avesse due case nello spazio di una. Ed è proprio l’assonanza con questo pezzo che ha messo questo romanzo di Perec sulla mia strada.

Ambientato in una fittizia via parigina, il racconto segue le vite degli inquilini presenti e passati di un caseggiato di cento appartamenti passando da l’uno a l’altro senza soluzione di continuità, sospito da un movimento a L che a ogni cambio di capitolo ci guida da un appartamento all’altro a esplorarne l’arredamento, le azioni quotidiane che vi si svolgono al suo interno, i ricordi che ogni stanza ha ospitato.

Il risultato è un collage di momenti di vita che si dilata nel tempo a coprire cent’anni di avvenimenti, esplorando le umanità più diverse e sfaccettate che in questo disomogeneo casino di storie che si concludono in una decina di pagine non perdono dignità, grazie a una scrittura intensa e che valorizza ogni storia come se fosse l’unica da raccontare. Sicuramente inusuale e insolito, il meccanismo narrativo di Perec funziona bene e riesce a costruire un universo avvincente e sempre pieno di sorprese: alla fine, forse, non serve la pazzia per dare più vite a quattro mura.

La peste, Albert Camus (Bompiani)

Dettaglio della copertina de La peste (Bompiani), di Albert Camus

Dettaglio della copertina de La peste (Bompiani), di Albert Camus

Scelto da Claudia Fontana

Non è un libro nuovo quello di cui in seguito parlerò, ma sicuramente una grande scoperta del mio 2019 in libri!

Albert Camus, noto esistenzialista, con una prosa scorrevole, ma che a tratti fa sì che il lettore si fermi a pensare, gira tutta attorno alla condizione umana e alla solitudine a cui essa è costretta. La peste, vera protagonista sotto metafora, è essa stessa questa reclusione, rendendo tutti i personaggi alienati da una nebbia portata dalla malattia, portandoli allo stremo delle loro forze e arrendendosi anche ai bruttissimi presagi e sintomi dei malati colpiti.

Intere famiglie in quarantena, le porte di una città completamente sbarrate e una piccola popolazione schiava della propria inettitudine, in un climax che renderà poi tutti liberi, non però senza che il lungo periodo di reclusione lasci il segno; il ragionamento che ruota attorno alla condizione esistenzialista dell’uomo è una cosa che a Camus non può mancare, così come una trama semplice ma allo stesso tempo estremamente complessa, di quelle che, una volta chiuso il libro ti lascia con i pensieri sospesi a chiederti se per caso anche tu, nel tuo piccolo, non sia stato colto dal morbo dell’inettitudine.

Non mi resta che dirvi dunque di rispolverare un classico della letteratura francese, rimboccarvi le maniche e perdevi anche voi nelle parole dello scrittore.


La redazione vi augura buona lettura e felice anno nuovo!

About author

Redazione

Redazione

Attualità, cultura e confronto. Parte del discorso vuole rappresentare ogni lettore e renderlo partecipe al dibattito.

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi