Guccini e Note di Viaggio: promossi e bocciati

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La cover dell'album Note di Viaggio – Capitolo 1: Venite Avanti, disco di Francesco Guccini e Mauro Pagani

La cover dell’album Note di Viaggio – Capitolo 1: Venite Avanti, disco di Francesco Guccini e Mauro Pagani

Guccini, cosa vuoi dire di Guccini. Mica lo puoi commentare. Appartiene a una generazione di poeti che ha già composto e ora è fissa, parte di una costellazione di autori, stella polare a guida di altri.

A metà novembre è uscita Note di Viaggio – Capitolo 1: Venite Avanti, la raccolta di cover dei nuovi autori italiani: di coloro, cioè, che si sono messi alla ricerca di una voce nuova per testimoniare quello che stava succedendo al loro tempo. Giuliano Sangiorgi, Malika Ayane, Ligabue, Elisa, Samuele Bersani, Luca Carboni, Manuel Agnelli, Carmen Consoli, Nina Zilli, Brunori Sas e Margherita Vicario hanno messo da parte chitarra e spartito e hanno ripreso quei testi ormai classici per reinterpretarli.

Li abbiamo ascoltati con pazienza e poi riascoltati ancora: vi proponiamo quello che ci è rimasto, sperando di intercettarvi prima che abbiate sentito l’album, nella speranza di consigliarvi, o di incontrare i vostri pareri già formati e pronti al confronto.

Samuele Bersani e Luca Carboni, Canzone delle Osterie di Fuori Porta

C: Mantenendo un tono scanzonato, la canzone rimane fedelissima all’originale, con una melodia un po’ diversa e forse mi azzarderei a dire più attuale, che un pochino fa perdere punti al testo. Avrei indirizzato sempre e ancora il tono malinconico, senza aggiungere questa nota un po’ troppo pop. Comunque promossa.

I: Nulla da dire sulla contaminazione di voci ma manca qualcosa. Sa di compito a casa ben svolto, ma non c’è quella verve che agita il testo. Forse essere cantautori ha limitato: l’hanno ricantata due artisti che in prima persona hanno messo in musica testi loro, testi importanti. Si sente che Canzone delle Osterie di Fuori Porta non è stata scritta da loro. L’hai ascoltata volentieri «ma non devi credere che questo abbia cambiato la tua vita».

Francesco Guccini, Natale a Pavana

C: Io ringrazio infine Francesco, il nostro Francesco che, diciamolo, si è preso la briga di scrivere ancora una canzone per noi, in dialetto pavanese. Per parlare ancora della sua infanzia, per farci scivolare tramite le sue parole e la sua retorica nella sua vita – la sua preferita tra le tante vissute, quella di Pavana, del suo paese, della sua piccola parte di Toscana ma con il cuore, forse, sempre un po’ in Emilia.

Nina Zilli, Tango per Due

I: Un po’ sognante, un po’ Nina Zilli, molto dolce per un testo finto romantico. Forse troppo, comunque piacevole. Nel complesso è un arrangiamento che ben si sposa con l’attitudine della cantante e quella sua nostalgia un po’ retrò. Promosso.

Elisa, Auschwitz

C: Elisa si guadagna un buon punteggio grazie alla voce delicata sulle note, ancora più delicate, di una di quelle canzoni che parlano di memoria e che nella memoria devono restare. Rende la canzone meno dura grazie al suo tono leggero, mantenendo speranzoso il finale, come Guccini fa nell’originale. Decisamente promossa.

Brunori Sas, Vorrei

I: Hai presente chi ride forzatamente quando parla di sé? Dario Brunori è un artista timido d’amore, che ne scrive volentieri se non dà a vedere che sta parlando di sé. Presentando il singolo dato ha tenuto a sottolineare quanto si distacchi dal suo stile solito. Lui, che canta dell’amore nascondendolo il più possibile, sceglie interpretare la grande nostalgia dell’amore e lo fa bene, proprio perché è un testo cui ripensa cantandolo.

Belli l’arrangiamento, la musica dolce e l’accostamento a una voce che si rende protagonista con decisione e dolcezza. Quando dice: «Vorrei tornare nei posti dove son stato / Spiegarti di quanto tutto sia poi diverso / E per farmi da te spiegare cos’è cambiato / E quale sapore nuovo abbia l’universo», sembra stia interpretando un pezzo suo. Brunori interprete lascia il posto da protagonista alla canzone con un’intensità che fa sembrare il testo sia suo.
Promosso.

Malika Ayane, Canzone Quasi d’Amore

I: Straordinariamente romantica, abbandonata nelle onde di un canto intenso: così ritroviamo la regina Malika. La sua versione è impeccabile nella forma; peccato solo per l’arrangiamento troppo romantico, quasi disneyano. Bocciata con dispiacere.

Luciano Ligabue, Incontro

C: La sacralità di questa canzone viene un po’ profanata dalla voce particolare di Ligabue che, diciamocelo, non è proprio adatta a tutte le canzoni. La dolcezza va perdendosi e così anche il senso originario di una delle più belle – e piene di tenerezza – canzoni del cantautore. Bocciata.

Carmen Consoli, Scirocco

C: Sicuramente l’azzardo c’è, come c’è in tutte le altre canzoni, ma la Consoli sa tenere, seppur con una voce completamente diversa da quella di Francesco, un livello alto e dare dignità a una canzone che senza musica è pura poesia. Decisamente promossa – e un bell’applauso a Carmen Consoli.

Francesco Gabbani, Quattro Stracci

I: La versione di Note di viaggio calza a pennello su Francesco Gabbani, un po’ ammiccante dietro quel «ognuno invecchi come gli pare ma non raccontare a me cos’è la libertà». Un testo senza pazienza per le convenzioni che ben si adatta a un autore che ama giocare con le parole serie. Azzeccatissima la scelta, apprezzabile l’arrangiamento, lui sempre piacevole.

Giuliano Sangiorgi, Stelle

C: Stelle è una canzone impegnativa e per una canzone impegnativa serve qualcuno che sappia interpretare una ninna nanna o quello che può parere, una nenia. Sangiorgi non sbaglia, lascia intoccata la dolcezza originale, mantiene il valore del testo rimanendo fedele al cantautore. Forse da migliorare qualche intermezzo, ma promossa.

Mauro Pagani e Manuel Agnelli, L’Avvelenata

C: La mancanza che sento inevitabilmente in questa canzone è la la rabbia e la stanchezza di un cantautore oramai – o forse già – stufo della una commercializzazione del suo lavoro. La nota rock – per così dire – nel ritornello, le due voci che vanno a unirsi perdono tutto ciò che l’originale ha. Bocciata.

Margherita Vicario, Noi non ci saremo

I: A Margherita la canzone piace ma non la sente davvero sua, forse penalizzata da un arrangiamento non azzeccato e per questo non passa. La canta senza divertirsi e l’effetto è quello di una canzone cantata a una serata in piazza insieme alla folla. Eppure è un testo molto forte e lei avrebbe la grinta per riproporci il manifesto di una generazione: «E il vento d’estate che viene dal mare / intonerà un canto fra mille rovine, / fra le macerie delle città, / fra case e palazzi che lento il tempo sgretolerà / fra macchine e strade risorgerà il mondo nuovo / ma noi non ci saremo».


Scritto da Ilaria Arghenini e Claudia Fontana

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Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, ho studiato lingue e letteratura, sto poco ferma, amo poco le foto e molto the Killers.

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