Le feste non sono facili per tutti (e va bene così)

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C'è una cosa che le persone troppo impegnate a festeggiare tendono a dimenticarsi: le feste non sono facili per tutti. E va bene così. Illustrazione di Joy Laforme.

C’è una cosa che le persone troppo impegnate a festeggiare tendono a dimenticarsi: le feste non sono facili per tutti. E va bene così. Illustrazione di Joy Laforme.

Ebbene, rieccolo: è ufficialmente tornato quello che dovrebbe essere il periodo più bello dell’anno. E, se ci pensate, per certi aspetti lo è davvero. Che le feste vi piacciano o no, bisogna ammettere con obiettiva sincerità che c’è del bello in questa atmosfera satura di luci, corse per gli ultimi regali e cibo poco dietetico. Ma c’è una cosa che le persone troppo impegnate a festeggiare tendono a dimenticarsi: le feste non sono facili per tutti. E va bene così. Questo è bene chiarirlo subito, non c’è niente di male nel sentirsi tristi, arrabbiati o soli in questo periodo dell’anno. Non è qualcosa che dovremmo nascondere, non c’è motivo di provare vergogna nell’ammettere che questi possono essere anche giorni difficili. Non rovinerete l’umore di nessuno e, se anche dovesse succedere, vi prometto che è meno importante di quanto pensiate.

Fin da piccoli ci viene ricordato che le feste sono un’occasione per essere felici, dimostrare agli altri di tenere a loro, riunirsi per cene e pranzi, divertirsi con amici e parenti. Però nessuno ci ha mai detto che a volte si è lontani da casa, o che le famiglie sono complicate. Che alcune assenze si facciano e si faranno sentire soprattutto mentre dovremmo provare nient’altro che gioia. Può anche capitare che non ci sia oggettivamente nessun impedimento fisico o emotivo per godersi le feste ma che, semplicemente, manchino la voglia e l’entusiasmo per partecipare attivamente alle convenzioni sociali che comportano. Non sentitevi in colpa se non vi va di prendere parte a quel Babbo Natale segreto organizzato in ufficio o se vi manca la voglia per prendere parte al cenone con quegli zii che a stento si ricordano il vostro nome: sentirvi come vi sentite è un vostro diritto.


Concedetevi di essere indulgenti con voi stessi e, cosa più importante, datevi del tempo. Andrà meglio.


Ci sono alcune cose che, personalmente, immagino possano essere d’aiuto per sopravvivere al periodo delle feste nonostante le difficoltà. Prima di tutto, restare in casa se non si ha davvero voglia di uscire o di partecipare a una festa. Non siete obbligati a sforzarvi tutto il tempo e, se ci tenete davvero a vedere qualcuno, potete sempre organizzare una serata con cioccolata calda e giochi da tavolo. Anche i libri e i film sono un’ottima idea per ingannare il tempo se si è soli (o, se proprio vogliamo essere sinceri, per evitare le persone). Festeggiare può anche voler dire prendervi cura di voi stessi: se questo periodo proprio non riesce a farvi sentire bene, dedicatevi del tempo! Regalatevi qualcosa, provate quella ricetta che non avete avuto il tempo di sperimentare, iniziate a pensare alle piccole cose che volete ottenere dall’anno prossimo, iscrivetevi a un corso che vi interessa da un po’ di tempo.

Naturalmente, che ci piaccia o meno, siamo esseri umani e tutti abbiamo bisogno di condividere emozioni e pensieri. Trovate qualcuno che vi ascolti, parlate di come vi sentite, siate voi la persona che si offre di ascoltare qualcun altro. Per quanto sia scontato, a volte essere d’aiuto agli altri è la medicina migliore per una brutta giornata. Ma se proprio non ci riuscite, se vi mancano le energie anche solo per fare dei tentativi, va bene. Sedetevi, sdraiatevi, chiudete gli occhi, fatevi un bel pianto. Concedetevi di essere indulgenti con voi stessi e, cosa più importante, datevi del tempo. Andrà meglio.

«Una cosa bella del Natale è che è obbligatorio, come un temporale, e tutti noi dobbiamo passarci attraverso insieme», scriveva Garrison Keillor in Leaving Home. Anche se può sembrarvi così, non siamo mai davvero soli. Ma le feste non sono facili per tutti, e va bene così.

About author

Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

23 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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