Silvio Irilli: il cuore degli abissi nei reparti ospedalieri

0
In foto, l'artista Silvio Irilli con una delle sue opere, realizzate per il progetto Ospedali dipinti

In foto, l’artista Silvio Irilli con una delle sue opere, realizzate per il progetto Ospedali dipinti

Pesci tropicali, tartarughe e delfini sorridenti immersi nel loro habitat tra banchi di coralli, spugne e conchiglie, che circondano piccoli e grandi spettatori incantati. Non una provvisoria mostra di tele in una galleria d’arte, ma l’eterna e grandiosa opera dei reparti di alcuni ospedali italiani, scaturiti dalla fantasia di Silvio Irilli.

Nato nel 1970 a Chieri, dopo i brevi studi di Grafica grazie ai quali apprende le tecniche del colore, a 21 anni si dedica alla libera professione per poi raggiungere la consacrazione negli anni ’90. Prima come pittore ufficiale del programma Solletico dove, con tanto di basco, disegnava in diretta personaggi che i bambini da casa dovevano indovinare. Poi con pubblicazioni nelle copertine delle testate: Tuttosport, Guerin Sportivo, TV Sorrisi e Canzoni, per citarne alcune. Nel 2008, l’onore di essere scelto per dipingere i 300 mq del soffitto dell’acquario di Atlanta, il più grande al mondo, terminato in 40 giorni.

In foto, l'artista Silvio Irilli con una delle sue opere, realizzate per il progetto Ospedali dipinti

In foto, l’artista Silvio Irilli con una delle sue opere, realizzate per il progetto Ospedali dipinti

Il 2012 è l’anno della sua missione artistica: collabora con l’ospedale Policlinico Gemelli di Roma per decorare con i suoi cartoon realistici un bunker di 250 mq del reparto di radioterapia oncologica. Il successo è immediato, tanto da spingere l’artista a creare il progetto Ospedali dipinti, con all’attivo ben 23 murales in 13 strutture sanitarie italiane realizzate con raccolte fondi attraverso l’aiuto di onlus, fondazioni, aziende e privati. Non sono mancati i ringraziamenti da parte dei medici, genitori dei pazienti e anche quelli inaspettati del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per un lavoro, fatto con il cuore in cui gli ampi spazi non sono un problema, ma elemento di stimolo e divertimento per cimentarsi in grandiose opere che supportano chi ne ha bisogno.

Nella carriera trentennale, vanta anche il titolo di uno dei migliori 50 art designer del mondo Samsung, con oltre 500.000 download dei suoi temi: «È una bella sensazione. Prima che uscissero gli smartphone, non vedevo l’ora che arrivassero quelli a colori perché speravo di poter fare qualcosa e meglio di così non poteva andare».

Uno dei disegni realizzati da bambino dall'artista Silvio Irilli

Uno dei disegni realizzati da bambino dall’artista Silvio Irilli

Com’è nata la passione per l’arte?

«Sin dall’età  di 5/6 anni, disegnavo tantissimo soggetti di fantasia: sognavo di essere in un paesaggio con un ponte e un fiume, mentre il giorno dopo mi divertivo a creare altri personaggi. Tutti quei disegni fino alla terza media sono custoditi in una cartella, perché amavo mettere le cose in ordine, e devo dire che, sfogliandoli, vedevo la differenza di anno in anno nella manualità del disegno. Oggi c’è un’enorme differenza dal punto di vista concettuale: il tema è quello del mare».

Perché proprio i soggetti marini?

«Ho una mia visione: senza l’acqua non ci sarebbe la vita, però nell’acqua c’è una vita straordinaria, con pesci colorati e soprattutto delfini, esseri eccezionali e dall’intelligenza speciale, che il bambino vede come amici, anche per l’atteggiamento che ha il delfino verso l’essere umano quando gli si avvicina per giocare. Riportare il sorriso naturale del delfino negli ambienti ospedalieri è un messaggio positivo e di spensieratezza, un supporto emozionale e psicologico, sia per bambini che per adulti».

In foto, l'artista Silvio Irilli con una delle sue opere, realizzate per il progetto Ospedali dipinti

In foto, l’artista Silvio Irilli con una delle sue opere, realizzate per il progetto Ospedali dipinti

27 novembre 1991. Cosa ti viene in mente?

«Una data storica, la primissima pubblicazione. Avevo 21 anni e quella mattina sapevo che veniva pubblicato un mio disegno sulla pagina di Tuttosport. La notte precedente ho dormito poco e pensavo che pubblicassero solo una piccola parte in un angolino. Quando arrivai fuori dall’edicola e vidi esposta tutta la prima pagina con il mio disegno, per l’emozione non sono voluto entrare subito, perché non me l’aspettavo. Entrato, ne ho comprato uno quasi di nascosto e, quando mia madre lo ha visto, mi ha detto di tornare in edicola e comprarli tutti. Da lì è iniziata la grande avventura, che mi ha fatto capire che valeva la pena di tentare questa carriera».

Quanto tempo impieghi per le tue opere?

«Abbastanza, perché sono molto dettagliate, c’è una grande ricerca e sono molto rifinite. Per un quadro su tela di due metri per un metro, impiego almeno una quindicina di giorni. Se parliamo della realizzazione per gli ospedali, ci sono settimane di lavoro».


 

Un conto è fare un dipinto per il pubblico che gode di quella bellezza fine a se stessa, un’altra è far diventare l’arte un supporto e aiuto a chi ne ha bisogno. Essere riuscito ad affiancare la mia arte alla cura della persona è qualcosa di unico.


La parete più ampia che hai dipinto?

«L’acquario di Atlanta. La cosa più complicata è stata quella di rendere una metratura così ampia equilibrata e con una sua continuità. Le foto non rendevano la grandezza della parete e quando la direttrice mi ha portato nella hall e mi ha detto “This is your canvas” mi sono domandato da dove cominciare. Poi, giorno dopo giorno, ha preso forma. Oggi è vista da oltre 3 milioni di persone ed è come dare un benvenuto all’italiana con la nostra arte».

In foto, Silvio Irilli all'opera presso l'acquario di Atlanta

In foto, Silvio Irilli all’opera presso l’acquario di Atlanta

Cosa rappresenta per te Ospedali dipinti?

«Oltre a un’esperienza artistica è anche umana, perché sapere di portare un messaggio a persone in difficoltà con qualcosa che ho realizzato non ha prezzo. Un conto è fare un dipinto per il pubblico che gode di quella bellezza fine a se stessa, un’altra è far diventare l’arte un supporto e aiuto a chi ne ha bisogno. Essere riuscito ad affiancare la mia arte alla cura della persona è qualcosa di unico. Tutto ciò, grazie al volere della gente che partecipa con le donazioni e questo fa capire quanto le persone vogliono stare accanto ad altre persone in difficoltà».

La cosa più bella che ti hanno detto i bambini dei reparti che hai dipinto?

«Scrivono molto i genitori e i dottori mi raccontano, come la reazione relativa al bunker del Gemelli in cui c’è un sottomarino dove i bambini vogliono ritornare dopo le visite. Aver suscitato in loro questa sensazione di gioco va ben oltre ogni aspettativa».

Le opere di Silvio Irilli nel reparto di pediatria dell'ospedale Gemelli

Le opere di Silvio Irilli nel reparto di pediatria dell’ospedale Gemelli

Ti chiedono mai di essere coinvolti nelle tue opere?

«No, però al Gemelli ho organizzato per loro l’evento Piccoli pazienti, ma grandi artisti, dove ho disegnato su piccole tele il ritratto di un personaggio e queste tele sono state date ai piccoli pazienti, ognuno ha colorato la propria singola tela e alla fine sono state tutte affiancate su una parete e hanno formato il viso di Papa Francesco. Erano increduli».

Anche a casa hai dei murales?

«Sorprenderà, ma le pareti di casa mia, sono tutte bianche con sopra tutti i miei quadri. Una casa museale, diciamo».

L’ultima opera è quella dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, intitolato a Nadia Toffa, che sarà inaugurata il 20 dicembre. Com’é andata?

«Abbiamo consegnato il reparto 10/15 giorni fa. La città ha risposto in maniera incredibile e hanno voluto fortemente questa realizzazione, fatta grazie all’associazione Simba. Sicuramente tra quelle più significative che ho realizzato, per il contesto in cui si trova. Il primario mi ha detto: “In questo momento la città ha bisogno di qualcosa di positivo e tu sei riuscito a portarlo”».

Le opere di Silvio Irilli nel reparto di pediatria dell'ospedale Gemelli

Le opere di Silvio Irilli nel reparto di pediatria dell’ospedale Gemelli

Progetto futuro?

«Vivo alla giornata, però a febbraio lavorerò al policlinico di Messina, poi a Salerno e ad altre trattative. Il 2020 sarà concentrato ancor di più sugli ospedali perché, venendo a conoscenza del progetto, molti dottori lo vogliono nel loro».

Quale superficie sogni di dipingere?

«Magari un altro grande soffitto-acquario ma in Italia, che rimanga nel nostro Paese. Realizzare un’opera così grande e creare poi su quell’opera una linea di gadget e merchandising per finanziare altre opere in altri ospedali, per creare continuità».

About author

Francesca Garofalo

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco le mie dita, le mie idee, le mie emozioni, un desiderio irrefrenabile di dire la verità, irriverenza, ironia. Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi