I Baruffa raccontano la loro prima volta

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In foto, Lele, Enrico, Luca e Marco dei Baruffa

In foto, Lele, Enrico, Luca e Marco dei Baruffa

Baruffa è il nome del progetto che nasce nell’estate del 2016 da Emanuele Rossi, Enrico Da Rù e Marco Marabese.

Il nome deriva dal nome del bar dove i ragazzi abitualmente si incontravano col loro manager, nella fase in cui il progetto prendeva forma, ed è stato scelto per il forte contrasto tra l’idea che la parola suggerisce e l’indole dei componenti della band, tutt’altro che rissosa.

Lo scorso 13 dicembre è uscito il loro nuovo singolo dal titolo Billy Idol per Matilde Dischi, un inno a quelli che aspettano ancora il primo bacio pur avendolo già dato.

Questi tre ragazzi dalla faccia sveglia vogliono tradurre in musica e in parole le esperienze di vita quotidiana, vissute direttamente o indirettamente. Ecco il risultato.

Avete dichiarato che Billy Idol è un inno a quelli che aspettano il primo bacio, pur avendolo già dato. Ora raccontateci la vostra prima volta!

Lele: «Purtroppo non è un episodio che ricordo volentieri. Era capodanno e baciando quella ragazza ho creato una sorta di caso di stato che si è risolto tempo dopo con molte difficoltà. Questo è uno dei motivi per cui lo sto ancora aspettando».

Enrico: «Campeggio col prete. Ovviamente non ho baciato il prete. Ho baciato una ragazza che si era invaghita suo malgrado di me. Non ero proprio la scelta migliore. Io ero uno la cui massima priorità era vincere il torneo di ping pong e Crash Bandicoot con tutte le reliquie. Tra l’altro, quel maledetto torneo di ping pong fu proprio il prete a vincerlo».

Luca: «Indimenticabile: alla mia festa di compleanno, appena ricevuto lo scooter per i 14, la secchiona della classe (tra l’altro molto carina!) mi prende per mano e mi porta via lontano dagli altri. Mai e poi mai me lo sarei aspettato!».

Marco: «Nulla di eccezionale o romantico, il gioco della bottiglia a 13 anni con una sconosciuta».

Il video del vostro nuovo singolo è molto particolare. Vi va di raccontarci un aneddoto del backstage?

«Uno dei figuranti che compaiono nel video ha prestato i suoi scarponi di pelle a Lahire Tortora per girare (Lahire è il meraviglioso attore che ha dato il suo volto al nostro pseudo-Billy Idol). Ma i suddetti scarponi devono ancora essere restituiti. Ce ne scusiamo enormemente, provvederemo a risolvere l’incresciosa situazione quanto prima!».

Da dove nasce il nome Baruffa e cosa racconta di voi?

«Nasce dal nome del bar (Bar Uffa) in cui ci trovavamo col nostro manager (Cristian Gallana) nel momento in cui il progetto stava nascendo. È stato proprio Cristian ad avere l’idea. Ci è piaciuto subito sia per il valore affettivo sia per il fatto che siamo persone tutt’altro che rissose».

Il video di Rovigo ha raggiunto in poco tempo le 30.000 visualizzazioni. Come è nata questa canzone?

«Due di noi (Enrico e Marco) hanno studiato al liceo scientifico di Rovigo. È nata così l’idea di parlare dell’adolescenza. E Rovigo ha preso immediatamente a rappresentare per noi quel periodo incredibile di scoperte, incoscienza, delusioni».

Matilde Dischi è l’etichetta che vi ha accolti e ha creduto in voi fin da subito. Che rapporto avete con il vostro produttore Davide Maggioni?

«È come lo zio con cui puoi fare le battute sporche che non puoi permetterti coi genitori. Scherzi a parte, con lui è tutto molto naturale e diretto. Riusciamo sia a scherzare come fossimo dei bambini dell’asilo sia a lavorare in maniera molto seria e concentrata. Ci diciamo tutto, anche le cose più spiacevoli».

Nel 2020 vedrà la luce il vostro nuovo album, cosa dobbiamo aspettarci da voi?

«Ironia e romanticismo».

Ora facciamo un gioco di “condivisione musicale”. Se dovesse regalare una canzone (non vostra) a una persona molto importante per voi, che brano scegliereste?

Enrico: «La crisi dei Bluvertigo! A tutte le persone che a volte hanno solo bisogno di ricordarsi che: “Molto spesso una crisi è tutt’altro che folle / È un eccesso di lucidità”».

Luca: «Since I’ve been loving you dei Led Zeppelin».

Marco: Difficile sceglierne una. Mi vengono in mente Amarsi un po’ di Battisti, Imagine di John Lennon e Purple Rain di Prince».

Lele: «Posso dirne due? Niente di speciale de Lo Stato Sociale e Can’t help falling in love di Elvis, in quest’ordine».

Chiudiamo l’intervista parlando di un luogo, di un tramonto, di un cielo. Qual è il tuo posto nel mondo?

Enrico: «Il mio posto nel mondo è un concerto con la propria donna, dopo che è si è ripreso a far l’amore».

Luca: «Rispondo separatamente. Luogo: la città di Amsterdam, girando in bici, perché si respira un’aria di libertà e a nessuno importa qualcosa di te, nel senso che non c’è l’ansia da prestazione che viviamo qui in Italia. Tramonto: lo skyline di New York visto dal Brooklyn Bridge Park, che mi riporta a quel viaggio rigenerante in solitaria dopo aver visto sfumare 10 anni della propria vita a star dietro al “mezzo” amore. Cielo: quello stellato che vedevo ogni sera al camposcuola dal cucuzzolo della montagna, sognando chissà quale futuro lontano. Oh, cazzo, ho già 33 anni!».

Marco: «Sul palco dell’Arena di Verona coi Baruffa, ovviamente».

Lele: «La spiaggia della Versilia, al tramonto, quando le Apuane diventano rosse e non si vede più il fondale del mare. Con birretta annessa».

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come @machitelhachiesto. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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