Transeuropa Edizioni: Imperdonabili ricercatori e innovatori

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Il logo della casa editrice Transeuropa Edizioni

Il logo della casa editrice Transeuropa Edizioni

In Un apolide metafisico: conversazioni, Emile Cioran scriveva: «Io credo che un libro debba essere davvero una ferita, che debba cambiare in qualche modo la vita del lettore. Il mio intento, quando scrivo un libro, è di svegliare qualcuno, di fustigarlo. Poiché i libri che ho scritto sono nati dai miei malesseri, per non dire dalle mie sofferenze, è proprio questo che devono trasmettere in qualche maniera al lettore. No, non mi piacciono i libri che si leggono come si legge un giornale: un libro deve sconvolgere tutto, rimettere tutto in discussione». Questo, dunque, è il criterio che utilizzo quando scelgo i miei libri: devono sconvolgermi. Transeuropa Edizioni è una casa editrice che sconvolge.

Il progetto di #dietrounlibro è arrivato dove non mi sarei aspettata. Gli editori si espongono sempre poco, mandano avanti lo staff, collaboratori meno visibili che possono permettersi quel “Ti regalo il libro se…”. Poi, inaspettatamente, mi arriva un messaggio da Giulio Milani, l’editore di Transeuropa Edizioni, che mi chiede come poter entrare a far parte del progetto, se c’è una possibilità. Quel giorno pioveva tanto a Palestrina. Ero in auto e non riuscivo a smettere di pensare a questo come un miracolo: un editore mi aveva chiesto di far parte del progetto.

Transeuropa Edizioni: i piccoli che spaventano

Al telefono, sotto la pioggia, Giulio mi racconta della sua realtà editoriale, di quello che è stata e di ciò che vorrebbe essere. Blog, bookcrossing, copertine e testi accuratamente selezionati: di che cosa ha bisogno allora Transeuropa Edizioni?


Abbiamo bisogno di tutti i canali che ci aiutino a far sapere al lettore chi siamo e cosa proponiamo.


«Abbiamo bisogno, come tutte le case editrici indipendenti delle nostre dimensioni e attitudini complessive, di un minimo di visibilità sugli scaffali delle librerie e su tutti i canali che ci aiutino a far sapere al lettore chi siamo e cosa proponiamo». Giulio lo ammette. Ammette i limiti di una casa editrice intenta a fare scouting di nuovi autori e che sceglie di pubblicare pochi testi l’anno. Questa cosa spaventa e stupisce nello stesso modo: da un lato sei contenta di essere stata presa in considerazione da un editore, dall’altra sei consapevole che l’editoria indipendente in Italia è una gara costante in cui vincono sempre i più forti – o, se vogliamo, i più omologati.

Progetti, ricerca e scrittori in un minivan

Transeuropa Edizioni sembra costruita come le linee metropolitane di qualche grande metropoli: Transeuropa, il manifesto degli Imperdonabili, edizioni, collane, minivan, bookcrossing. Linee che si propagano in direzioni diverse coprendo la lettura quasi a 360°. Ho chiesto a Giulio di provare a mettere ordine fra tutte queste linee che mi hanno confusa: «Ultimamente, proprio per dare il maggior risalto possibile a questo nostro campo di ricerca nell’ambito della narrativa italiana, si è costituito un gruppo di autori, quello della collana Wildworld, con un blog dedicato nel quale mettere a tema tutte le novità stilistiche e tematiche a cui abbiamo lavorato negli ultimi anni».

Transeuropa Edizioni è dunque una casa editrice che propone una collana che è anche punto di incontro degli autori. Non sei dunque solo un autore pubblicato nella collana, ma costituisci materialmente il gruppo. «Lo scopo è quello di far conoscere questa collana e di fare in modo che i critici e i lettori più avveduti entrino sul serio all’interno del nostro laboratorio e ci dicano cosa ne pensano nel modo più sincero possibile, senza copia/incolla dai comunicati, senza baratto di favori, senza fare sconti a nessuno. Crediamo che ci sia bisogno di ridefinire il contesto editoriale e letterario e siamo qui per dare il nostro contributo in termini di innovazione, passione, autenticità, competenze».


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Un post condiviso da Giulio Milani (@giulio1824) in data:

A cosa serve un gruppo di autori? Negli anni abbiamo dovuto affrontare un’interminabile lista di artisti che facevano parte di gruppi, di collettivi e di corporazioni. Anche la Wildworld non è più solo una collana ma un gruppo, un collettivo di autori. Gli stessi autori che sono lettori, il primo pubblico che recensisce, consiglia e si espone sulle bozze. Tutto sembra studiato nel dettaglio. Non è il libro a rapirti, sei tu che ti lasci rapire. Dopo le prime due pagine il lettore si abbandona e si lascia guidare con fiducia e senza timore. Non è possibile dire che non si è sentito nulla, che un figlio del gruppo di Transeuropa Edizioni non è stato in grado di stupire.

Transeuropa Edizioni: cosa c’è dietro un libro?

«Intanto, c’è un gruppo. Questo significa, per esempio, che quando il libro è terminato tutti gli altri autori già pubblicati o in via di pubblicazione se lo leggono in bozze e danno a me, che sono l’editor, e all’autore i loro consigli, le critiche, i suggerimenti. È un passaggio importante che nell’industria editoriale non trovi, per esigenze economiche o di tempo. Stiamo cercando di trasformare le presunte debolezze legate a determinate dimensioni d’impresa in punti di forza, in modo che l’arte abbia il sopravvento sull’industria».

Quel sabato, fuori la Nuvola, ho sentito quel senso di appartenenza. Ho partecipato volontariamente, ho preso insulti da gente che quel “No, guarda, vado di fretta” probabilmente lo usa anche in molte altre situazioni. Ho visto la bellezza dei volti increduli dei passanti che non credevano ai libri regalati. Ho visto il dispiacere di chi si sentiva in difficoltà per non avere un libro da dare in cambio. Ho visto bambini curiosi e adulti scocciati. Ho visto più ragazzi fermarsi al mio «Ti posso regalare un libro?». Che poi non è un regalo, quanto piuttosto un prestito. Quei libri andranno rimessi in circolo. Letti e lasciati andare. È così che si costruisce un’altra parte della vita che si trova dietro un libro.

In foto, Ylenia Del Giudice, l'editore Giulio Milani e due autori della casa editrice Transeuropa Edizioni durante il bookcrossing del gruppo Wildworld

In foto, Ylenia Del Giudice, l’editore Giulio Milani e due autori della casa editrice Transeuropa Edizioni durante il bookcrossing del gruppo Wildworld

Gli Imperdonabili di Transeuropa Edizioni

Degli Imperdonabili non sapevo nulla, poi ho letto due righe sul profilo di Giulio. Mi racconta: «Dopo neanche un mese dalla comparsa della webzine Wildworld e dell’irruzione del “noi” nel campo letterario – erano anni che non accadeva, almeno dal tempo dei Cannibali, nel 1996 – è accaduto un fatto spiacevole: il critico letterario Davide Brullo è stato estromesso dalla redazione de Linkiesta.it perché aveva criticato, in una sua recensione, tre scrittrici di quella che ho poi soprannominato la “specie letteraria protetta”, ovvero quel genere di autori di cui, appunto, si è deciso che si deve parlare sempre e soltanto bene. In passato era già accaduto ma, appunto, non esisteva un gruppo di autori coesi come quelli della Wildworld».

«Veronica Tomassini mi ha chiesto un intervento su quanto era accaduto a Brullo, io ho risposto e rilanciato offrendo la mia casa editrice come sponda per costruire qualcosa di nuovo in nome della libertà di espressione e, per farla breve, sempre la Tomassini ha intuito che in quanto stava accadendo potevano esserci i presupposti per la nascita di un movimento letterario, che ha chiamato “Gli Imperdonabili”. Subito si sono aggiunti altri autori, ognuno ha prodotto un suo manifesto e infine, il 15 dicembre scorso, Il Fatto Quotidiano ha pubblicato il primo documento collettivo: così è nato ufficialmente qualcosa che fino a qualche mese fa sarebbe sembrato fantascienza – e, forse, lo è».

Economia e distribuzione

La domanda su qualità e quantità è arrivata anche a Transeuropa Edizioni. Tutti, di solito, rispondo qualità. Meglio la qualità della quantità, meglio fornire un prodotto ottimo che tanti prodotti modesti. Invece Giulio si libera dei filtri da editore e lascia fuori le riposte politiche che dicono tutto e niente. Non è Transeuropa a decidere quante copie stampare: «Dipende dalla volontà della promozione/distribuzione, che è un soggetto – io lo chiamo “l’editore ombra” – parecchio conservatore: fosse per la distribuzione noialtri editori dovremmo pubblicare sempre e soltanto lo stesso genere di libro che ha funzionato, in un eterno ritorno dell’uguale – ché poi è proprio quello che, per lo più, succede».

E Transeuropa Edizioni dov’è? Giulio, subito dopo, aggiunge: «A meno che l’editore, come fa Transeuropa, si disinteressi a questo aspetto e cominci a operare con altri metodi, come per esempio il crowdfunding, il bookcrossing, la costituzione di gruppi di autori: in questo modo stabiliamo nuove regole del gioco e possiamo ritrovare la nostra libertà di ricerca. Ovviamente non si parla al momento di grosse tirature e, pertanto, operiamo in digitale (n.d.a, la stampa diretta su carta) quando i prenotati sono bassi, in offset (n.d.a, stampa che prevede l’utilizzo di altre componenti, come le lastre, da imprimere sulla carta) quando superano le 800 copie e il digitale non è più conveniente. Per la carta, dipende dalle collane: cerco sempre di selezionare la carta che per colore, grammatura e senso tattile, mi pare la più adatta per una collana o per l’altra. In generale, però, sugli interni ho una passione per l’avorio – forse perché mi piace innovare, sì, ma dentro una tradizione».

Transeuropa Edizioni: il lettore senza strumenti

Quando leggo un libro mi chiedo sempre se il mio bagaglio culturale sia sufficiente per comprendere il testo e il volere dell’autore; altri invece puntano il dito verso l’oggetto libro. Se invece fossimo noi lettori a non saper leggere fra le righe?


La Wildworld ha fatto lo sforzo di presentare libri con determinate innovazioni tecniche, non solo contenutistiche. Non sta a me valutare i risultati, ma di una cosa sono felice: almeno ci abbiamo provato.


«Da lettore di romanzi – perché io parlo sempre di romanzi – quel che penso è che effettivamente in Italia la produzione media ha ampi margini di miglioramento: se i lettori diminuiscono non può essere solo colpa loro, deve esserci anche una responsabilità nella parte alta della filiera di produzione di un libro, ovvero quella artistica. Per questo la Wildworld ha fatto lo sforzo di presentare libri con determinate innovazioni tecniche, non solo contenutistiche. Non sta a me valutare i risultati, ma di una cosa sono felice: almeno ci abbiamo provato, ci stiamo provando, e lo facciamo con la massima libertà possibile all’interno delle regole che ci siamo dati».

In conclusione mi viene da dire che probabilmente non sono pronta per entrare in questo mondo. Editore e autori hanno le idee chiare su ciò che vogliono proporre, sanno di far parte di qualcosa, hanno trovato il loro posto. Io invece no, continuo a girare come impazzita. Una battaglia comune col fine di crescere.

«Arrivare e non aver paura, questa è la meta ultima dell’uomo», scriveva Calvino ne Il sentiero dei nidi di ragno. Probabilmente è questo che caratterizza e accomuna tutti i membri della Transeuropa Edizioni e di Wildworld.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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