Piccole Donne: come rendere moderno qualcosa che già lo è

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Le protagoniste di Piccole donne: da sinistra, Emma Watson (Meg), Florence Pugh (Amy), Saoirse Ronan (Jo) ed Eliza Scanlen (Beth)

Le protagoniste di Piccole donne: da sinistra, Emma Watson (Meg), Florence Pugh (Amy), Saoirse Ronan (Jo) ed Eliza Scanlen (Beth)

Il 2020 si dimostra sicuramente un anno interessante dal punto di vista cinematografico e la corsa agli Oscar è appena cominciata. L’Academy quest’anno era davvero indecisa sui film da candidare, tant’è vero che il titolo di Miglior Film per questa edizione se lo contendono in nove. Tra questi, l’ultimo lavoro di Greta Gerwig, Piccole Donne.

La regista candidata all’Oscar per Ladybird aveva davanti a sé un problema duplice: voleva chiaramente proporre una nuova versione del romanzo di Louisa May Alcott, cercando però allo stesso tempo di avvicinare il più possibile le nuove generazioni.

A questo proposito ha radunato un cast stellare: ne fanno parte, da esempio, Saoirse Ronan, Emma Watson, Laura Dern e Meryl Streep. Se ciò non fosse abbastanza, a interpretare Laurie c’è Timothee Chalamet, che torna a collaborare con la regista dopo Ladybird – come anche Ronan – ed è ormai un idolo pressoché indiscusso presso le file più giovani del grande pubblico.

Piccole donne è la trasposizione di un romanzo già moderno

Timothee Chalamet (Laurie) e Florence Pugh (Amy) in una scena di Piccole donne

Timothee Chalamet (Laurie) e Florence Pugh (Amy) in una scena di Piccole donne

La trasposizione del celeberrimo romanzo si rivela nel complesso buona: ancora una volta, ci troviamo a seguire la storia delle quattro sorelle March, le loro gioie e i loro dolori. La tecnica dei salti temporali a livello narrativo è effettivamente originale, ma penalizza a mio parere la fruizione della storia: uno spettatore che non ha mai né letto il libro, né visto le versioni cinematografiche precedenti, potrebbe avere qualche difficoltà a seguire la trama. La fotografia, che presenta toni più caldi per i flashback, può aiutare in questo senso, ma dubito che tutti gli spettatori generici sappiano riconoscere questi particolari.


Si evince molto bene da quel dialogo quale fosse la condizione delle donne nella società del tempo e capiamo quindi perché Jo senta il bisogno di lasciare qualcosa di suo al mondo. Ma questa necessità della protagonista è presente già nel romanzo: Alcott era già moderna nell’Ottocento.


Piccole donne di sicuro non manca di tutti i buoni sentimenti del romanzo, ma ha una grande pecca: in ogni singola scena in cui le sorelle sono insieme, stanno sempre facendo confusione, in un modo che risulta secondo me tremendamente fuori contesto per l’Ottocento americano. Non perché le ragazze di quel tempo fossero tutte sempre silenziose e in ordine, ma perché ricorda più i giorni nostri che i tempi della guerra di Secessione.

Temevo che questo film potesse eccedere, forzatamente, nei suoi “toni femministi”, ma per fortuna non è stato così e anzi Gerwig ci invita a riflettere, specie tramite la scena della conversazione tra Jo e la zia March. Si evince molto bene da quel dialogo quale fosse la condizione delle donne nella società del tempo, viste unicamente come mogli e/o madri. E capiamo quindi perché Jo senta il bisogno di lasciare qualcosa di suo al mondo. Ma questa necessità della protagonista è presente già nel romanzo: Alcott era già moderna nell’Ottocento.

Le performance recitative sono tutte molto buone, ma spiccano sicuramente Florence Pugh (che ha interpretato Amy March sia da piccola che da adulta, mostrando tutta la sua bravura nell’adattarsi all’età del personaggio) e Ronan, che non a torto ha ricevuto una candidatura come Miglior Attrice per il ruolo di Jo.

In conclusione posso definire Piccole donne assolutamente godibile, anche se il tentativo di rendere a tutti i costi moderno qualcosa che già lo è va a minare e a spostare l’attenzione dalle parti più profonde della pellicola. Un gran peccato, perché le premesse (soprattutto a livello di cast) erano molto buone, ma questo film poteva davvero dare qualcosa di più.

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Sara Sgarbossa

Sara Sgarbossa

Immaginate una ragazza (quasi) completamente persa nei suoi sogni, sempre alla ricerca di storie da ascoltare o raccontare, innamorata del teatro e del cinema, nerd riscoperta, e avrete come risultato me.

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