Sanremo 2020: analisi di un cast che è un ibrido

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Il foto, il presentatore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2020, Amadeus

Il foto, il presentatore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2020, Amadeus

Il cast del prossimo Festival di Sanremo, sulla carta, non mi piace. Lo so bene, Sanremo non si giudica sulla carta perché è un festival di canzoni e le canzoni, prima di qualsiasi valutazione, vanno ascoltate con meticolosa attenzione, avendone sempre riguardo, perché tutte, ognuna a suo modo, raccontano una verità. A volte brutta, ma quasi sempre necessaria.

Allora, quello che voglio provare a fare è un’analisi di un cast che appare come un ibrido: ventiquattro artisti diversi e, sulla carta (ci risiamo), inconciliabili. Ventiquattro nomi che hanno lo scopo di coinvolgere una fetta di pubblico sempre più ampia ed eterogenea, perché la TV – oggigiorno – si “guarda” anche attraverso i social network, Twitter in special modo, e se un cast non fa gola agli utenti di Internet il programma avrà meno appeal, meno interazioni, meno successo. Sì, perché, sebbene sia quasi ovvio ribadirlo, Sanremo è innanzitutto un programma televisivo.

È un evento televisivo, ma anche culturale, sociale, politico e coinvolge tutte le arti, dalla moda sino al cinema. E poi ci sono le canzoni, che sono la merce esposta in vetrina. E, si sa, se una vetrina non è accattivante, ammiccante, ammaliante, nessuno sarà interessato a entrare al suo interno. Al successo del Festival è più funzionale una canzone bella o un cantante che scatena una querelle? Conoscete bene la risposta, non serve che ve la suggerisca io.

Le (poche) donne di Sanremo

In foto, la cantautrice Levante nel videoclip di Bravi tutti voi, terzo brano dell'album Magmamemoria

In foto, la cantautrice Levante nel videoclip di Bravi tutti voi, terzo brano dell’album Magmamemoria

Fatte queste premesse, ha senso adesso parlare del cast. Voglio iniziare dalle donne. Poche, come sempre. Sette su ventiquattro artisti in gara, per la precisione, mentre gli uomini sono ben diciassette (senza considerare i gruppi formati da quattro o più componenti, tutti uomini, ça va sans dire). Non mi soffermo nemmeno sul fatto che, in settant’anni di Festival di Sanremo, non ci sia mai stato una dirttrice artistica, solo tre conduttrici hanno condotto la kermesse in solitaria (senza fare da spalla a un uomo) e, ad oggi, le autrici del programma sono sempre state in netta minoranza rispetto agli autori (l’anno scorso, ad esempio, solo una).

Voglio parlare delle cantanti in gara a Sanremo 2020; poche, è vero, e – se posso permettermi – in alcuni casi persino discutibili. Nel cast figurano solo tre big della canzone italiana: Irene Grandi, reduce da uno sfortunato best of, Grandissimo, pubblicato lo scorso maggio, in occasione dell’anniversario dei venticinque anni di carriera della cantante fiorentina; Tosca, assente dal Festival di Sanremo dal 2007, quando ha presentato l’istrionica e travolgente Il terzo fuochista, e reduce dalla pubblicazione di un nuovo disco, Morabeza, venuto alla luce dopo un tour mondiale lungo tre anni; e Rita Pavone, reduce da una manciata di fake news pubblicate su Twitter, qualche insulto rivolto a Greta Thunberg e ai Pearl Jam e l’esaltazione della politica anti-migranti di Salvini.

La cantante Rita Pavone in una foto del 1965

La cantante Rita Pavone in una foto del 1965

Tra le altre donne, poi, figura Levante, che – sin dalla firma del contratto con la major discografica Warner Music Italia – sapeva bene che avrebbe avuto un posticino nel cast del Festival di Amadeus. Il punto è che, sebbene l’obiettivo iniziale fosse quello di una definitiva consacrazione al grande pubblico, ci andrà invece per dare una seconda chance a Magmamemoria, il suo quarto album, pubblicato lo scorso ottobre, che non ha ottenuto il successo sperato, specie dopo il trionfale Nel caos di stanze stupefacenti (certificato disco d’oro), che conteneva Non me ne frega niente e Pezzo di me (certificati rispettivamente disco d’oro e di platino).


 

Elettra Lamborghini non arriverà al primo posto nella classifica finale del Festival, ma di sicuro schizzerà in cima ai trend topic di Twitter. A questo serve la sua presenza a Sanremo e questo farà. E saprà farlo bene, ne sono certo.


Poi ci sarà Elettra Lamborghini, che – concedetemelo – non può in alcun modo essere considerata una cantante, ma un personaggio che funziona bene sui social (nel suo caso, non interessa tanto il disco di platino per il brano Pem Pem, quanto i suoi quasi cinque milioni di follower su Instagram). È un personaggio bizzarro, irresistibile, a tratti trash, sul palco dell’Ariston non porterà certamente il belcanto, ma migliaia di meme su Instagram, non arriverà al primo posto nella classifica finale del Festival, ma di sicuro schizzerà in cima ai trend topic di Twitter. A questo serve la sua presenza a Sanremo e questo farà. E saprà farlo bene, ne sono certo.

In foto, Elodie si esibisce durante la finale del talent Amici

In foto, Elodie si esibisce durante la finale del talent Amici

Dopo il tiepido successo della sua prima partecipazione a Sanremo, avvenuta nel 2017, quando ha cantato Tutta colpa mia, al Festival tornerà Elodie, che è ancora in cerca di una sua identità. Funziona nei tormentoni estivi, ha tutte le carte in regola per essere un volto vincente del nuovo pop italiano, sta tentando timidamente di prendere le distanze dall’abito che, subito dopo la sua partecipazione ad Amici, hanno tentato di cucirle addosso, ovvero quello dell’interprete intensa e di spessore (alla Noemi-maniera, per intenderci). Di strada da fare ne ha ancora tanta, è giovane, è bella e può, con un po’ di ambizione, tenacia e lungimiranza, riempire uno spazio mancante nell’attuale panorama musicale italiano.

Infine c’è Giordana Angi che, di fatto, è una big. Non solo perché si è classificata seconda ad Amici di Maria De Filippi, non solo perché ha già all’attivo un disco d’oro o perché (pochi lo ricordano) ha già partecipato a Sanremo Giovani (era il 2012 e cantava Incognita poesia), ma perché scrive (bene) per tanti artisti di spicco della scena musicale italiana (è, ad esempio, l’autrice di Accetto miracoli di Tiziano Ferro). È una big, non è ancora popolare, è vero, ma ha stoffa. Negli anni, tanti amici di Maria hanno preso parte al Festival, spesso più per la fama derivata dal talent che per meriti. In questo caso, siamo di fronte a una cantautrice che sa il fatto proprio, che è nel cast perché è appena uscita dal programma di Canale 5, inutile negarlo, ma che può vantare una penna intensa e profonda, quindi ben venga.

Big e Giovani: come avviene la distinzione?

In foto, gli Eugenio in Via di Gioia

In foto, gli Eugenio in Via di Gioia

Vorrei affrontare, adesso, una questione spinosa. Mi piacerebbe capire, infatti, come avvenga la selezione degli artisti in gara e, nella fattispecie, la distinzione tra big e giovani. Partiamo da una precisazione: da qualche anno, la linea che divide gli uni dagli altri si è fatta sempre più sottile, specie dopo l’avvento dei talent; per accedere a Sanremo, nella categoria dei big, infatti, basta una certificazione, quindi – se un giovane esce da Amici, ad esempio, e in men che non si dica ottiene un disco d’oro per un singolo – va di diritto tra i big. Poi, non serve sottolinearlo, sta al gusto e alla coscienza del direttore artistico decidere se scegliere o rifiutare il giovane in questione (anche se è evidente che le case discografiche facciano di tutto perché arrivi al Festival, il ferro va battuto finché è caldo, l’anno successivo potrebbe non fruttare più allo stesso modo).


 

perché gli Eugenio in via di gioia faranno parte della schiera dei giovani, mentre i Pinguini Tattici Nucleari, allo stesso modo forti nello streaming, gareggeranno tra i Big?


Detto ciò, dunque, mi chiedo quanto segue: perché il rapper Junior Cally sarà uno dei ventiquattro big in gara, pur avendo all’attivo solo due album e un unico disco di platino, ottenuto per un singolo, mentre Thomas, ex concorrente di Amici, ha gareggiato tra i giovani (ed è stato sconfitto da Leo Gassmann), pur avendo pubblicato due progetti discografici, entrambi certificati disco d’oro?

Non solo: perché gli Eugenio in via di gioia, con milioni di streaming su Spotify e un tour in partenza nei maggiori club d’Italia, faranno parte della schiera dei giovani, mentre i Pinguini Tattici Nucleari, allo stesso modo forti nello streaming, gareggeranno tra i Big? La scelta appare piuttosto arbitraria e una risposta univoca, ad oggi, non è ancora arrivata.

I doppioni di Sanremo 2020

In foto, il cantante Achille Lauro si esibisce durante il Festival di Sanremo

In foto, il cantante Achille Lauro si esibisce durante il Festival di Sanremo

E veniamo ai doppioni. Sì, perché – se è vero che Amadeus ha tentato goffamente di non scontentare nessuno, proponendo un cast variegato e, per questo, inappuntabile – è altrettanto vero che sul palco dell’Ariston vedremo due rapper: Anastasio, vincitore dell’edizione 2018 di X Factor, per il quale Sanremo rappresenta il vero trampolino di lancio, tant’è che durante la kermesse pubblicherà il suo primo disco di inediti, Atto zero; e Rancore, che sul palco del Festival c’è già stato lo scorso anno, al fianco di Daniele Silvestri, con cui ha cantato Argentovivo.

Non solo: sul palco, quest’anno, saliranno anche due ex concorrenti dell’ultima edizione di Amici, vale a dire Alberto Urso, pronto a risollevare le vendite del suo secondo disco, Il sole ad Est, che è stato pubblicato a pochi mesi di distanza dal primo, ma che – a differenza del primo – ha avuto decisamente meno fortuna in classifica; e poi ci sarà la già citata Giordana Angi, anche lei reduce dalla pubblicazione di un album, Voglio essere tua, arrivato a pochi mesi dall’EP Casa, certificato disco d’oro. Il riscontro di Voglio essere tua è stato assai tiepido, dunque verrà riproposto dopo la partecipazione a Sanremo, sperando in un rilancio in classifica.


 

Sarà come una di quelle feste che «porta chi ti pare, più siamo, più ci divertiamo» e l’esito è sempre una grande, imperscrutabile incognita.


E poi ci sono due volti che hanno già avuto un’importante occasione (ben giocata, va detto) lo scorso anno, ossia il controverso Achille Lauro, che ha ottenuto un ottimo riscontro con la sua Rolls Royce, ed Enrico Nigiotti, che ha commosso tutti con Nonno Hollywood. Nell’uno e nell’altro caso, la speranza è quella di una consacrazione definitiva. E, ne sono convinto, la otterranno entrambi, perché hanno personalità, stile e un background importante.

Insomma, come affermato in apertura, il Festival di Sanremo di Amadeus appare come un ibrido, tenta di accontentare tutti, dalla platea più adulta sino alla generazione dello streaming. Il pubblico social e smart di Elettra Lamborghini conoscerà la penna romantica e sognante di Zarrillo, quello schivo e di nicchia di Rancore si confronterà con la scrittura pop(olare) e rock di Vasco Rossi (che firma il pezzo di Irene Grandi), il pubblico dei talent scoprirà l’anima indie di Bugo, gli amanti del rock di Pelù impareranno ad apprezzare il cantautorato pop di Levante e Diodato. Sarà come una di quelle feste che «porta chi ti pare, più siamo, più ci divertiamo» e l’esito è sempre una grande, imperscrutabile incognita.

Ma Amadeus non è uno sprovveduto, tant’è che ha scelto degli ospiti di tutto rispetto. E, almeno sulla carta, credo (temo e spero) che la differenza – quest’anno – la faranno proprio loro.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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