Sanremo 2020: come “pugnalare” donne e arte in poche parole

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In foto, la conferenza stampa del Festival di Sanremo 2020

In foto, la conferenza stampa del Festival di Sanremo 2020

Come qualsiasi kermesse di ampio respiro mediatico e nazionale, anche il Festival di Sanremo non è mai stato propriamente immune a polemiche di ogni sorta. Quest’anno, però, l’evento musicale sembra già aver fatto incetta di “nasi storti”, scelte non propriamente apprezzabili e, in ultimo, dichiarazioni non esattamente consone.

Il caso

Nelle ultime ore, il conduttore ravennate Amedeo Umberto Rita Sebastianini, in arte Amadeus, cui quest’anno è stato affidato il timone della rassegna, si è reso protagonista di una di quelle uscite destinate a essere ricordate e smuovere l’opinione pubblica per almeno qualche settimana. Protagonista indiretta, questa volta, è Francesca Sofia Novello, un profilo ancora lontano dai riflettori della televisione e dei media. Di seguito, uno stralcio delle dichiarazioni che il conduttore ha portato sul conto della giovane ragazza.

È una… Come dire… Una sorta di scommessa personale, perché a volte non per forza devi conoscere, ero curioso…Questa ragazza molto bella, ovviamente sapevamo essere la fidanzata di un grande Valentino Rossi, ma è stata scelta da me perché vedevo… Intanto la bellezza, ma la capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro, malgrado la sua giovane età.

Ora, a colpo d’occhio, sono chiari a tutti i motivi per cui l’opinione pubblica si sia sentita piccata da una simile scelta di parole. E voglio parlare di scelta di parole, senza appesantire troppo le accuse, per tentare di mantenere un fanalino di oggettività senza prendermi la libertà di sparare sul pianista (e, credetemi, potenzialmente gli spunti per farlo potrebbero essere molti).

In foto, Amadeus, Diletta Leotta, Antonella Clerici, Francesca Sofia Novello, Emma D'Aquino e Laura Chimenti, alla conduzione di Sanremo 2020

In foto, Amadeus, Diletta Leotta, Antonella Clerici, Francesca Sofia Novello, Emma D’Aquino e Laura Chimenti, alla conduzione di Sanremo 2020

Una simile presentazione, posta a mezzo stampa da un personaggio con imponente personalità mediatica come quello che può essere il prossimo conduttore di Sanremo, riesce a offendere nella sua interezza il popolo femminile, qui messo in risalto per doti che ben poco hanno di lodevole: la bellezza, l’essere la fidanzata di un VIP e la capacità di poter fare da secondo violino/valletta di fronte a una personalità del sesso opposto.

Se vi è una capacità che ormai la televisione ha perso (dovesse mai averla avuta) è quella di riuscire a dare l’esempio positivo. Esempi di civiltà, esempi di diritti, di un’apertura mentale che, in Italia, vagando per le strade, sembra sempre più una chimera e null’altro. Dov’è il senso di responsabilità che personaggi con un grande ritorno mediatico dovrebbero avere nel momento in cui si ritrovano a parlare di fronte alle telecamere? Ma soprattutto, dov’è l’attenzione a quelli che sono gli effettivi valori di meritocrazia, arte e attenzione verso le capacità dei singoli?

Un festival della musica o della “visibilità”?

In foto, da sinistra, Diletta Leotta, Antonella Clerici, Amadeus, Francesca Sofia Novello, Emma D'Aquino e Laura Chimenti: saranno loro a condurre il Festival di Sanremo 2020

In foto, da sinistra, Diletta Leotta, Antonella Clerici, Amadeus, Francesca Sofia Novello, Emma D’Aquino e Laura Chimenti: saranno loro a condurre il Festival di Sanremo 2020

L’infelice presentazione dedicata da Amadeus a Francesca Sofia Novello trascura in toto quello che potrebbe essere un eventuale profilo curricolare della ragazza, delle eventuali doti che dovrebbero aver portato alla sua selezione per salire su di un palco importante come quello sanremese. Tolto che viene a questo punto spontaneo chiedersi quali siano le referenze, le competenze e i meriti che avrebbero portato questa ragazza alla ribalta della TV (e, no, essere belle e fidanzate con Valentino Rossi non basta); dando per scontato che sicuramente avrà del potenziale e delle abilità che, per una scelta infelice, non siano state ancora evidenziate, è naturale chiedersi anche quale sia la cura e la mentalità che tutto quel pool di direttori artistici, sceneggiatori, registi e direttori va a mettere nella scrittura e nella gestione di un programma, nella scelta dei volti e delle “capacità“.

Accantonando solo per un attimo quanto possa essere, tra l’altro, inopportuno definire, di fronte ai riflettori, Valentino Rossi «un grande uomo», capace per una vita di stare sempre «un passo avanti al fisco», ci si chiede in generale quale sia l’esempio che la televisione italiana ha voglia di continuare a dare ai suoi fruitori, a partire dalle nuove generazioni per concludere sulle fasce d’età più adulte.


Perdere di vista questi fondamentali concetti di meritocrazia rende Sanremo una rassegna che ha spostato il suo focus unicamente sullo share, “premio” da elemosinare in un paese tremendamente retrogrado e fuori tempo massimo.


Con la sua dichiarazione Amadeus non solo va ad annichilire quello che è il peso specifico della donna in televisione, promuovendo ancora una volta l’odiosa immagine del “bel vallettismo”, con i suoi ideali di corpi plastici e perfetti, ma va a distruggere anche l’essenza stessa che dovrebbe (e sottolineo dovrebbe) permeare una kermesse musicale. Una rassegna che ponga l’arte al centro della sua struttura dovrebbe ricordare, sempre, quanto proprio l’arte stessa sia scevra, nella sua valutazione, da elementi che non siano il messaggio, le capacità e lavocedell’artista, qualunque sia il suo sesso o la sua presenza fisica.

Perdere di vista questi fondamentali concetti di meritocrazia (come scordarsi quando, nel 2017, la youtuber Greta Menchi venne posta in una giuria di esperti alla pari di un Giorgio Moroder) rende Sanremo niente più e niente meno che un festival ipocrita in cui ormai l’arte, la musica, il talento e la produzione non sono più l’emblema centrale di una rassegna che ha spostato il suo focus unicamente sullo share, “premio” da elemosinare in un Paese – e non si offenda nessuno – tremendamente retrogrado e fuori tempo massimo. Amadeus, volontariamente o no che sia, colpisce così dritto al cuore tanto l’arte quanto la dignità della popolazione femminile che fa bene, anzi, benissimo, a insorgere contro una simile sponsorizzazione della donna. Per quanto concerne invece la tanto decantata capacità di rimanere «un passo indietro», come sottolineato dal conduttore, vi è veramente poco da dire.

Il peso delle parole

Il ravvenate si è ovviamente difeso, dichiarandosi vittima di un fraintendimento. Verrebbe però chiaramente da chiedersi cosa intendesse, allora, con lo «stare un passo indietro». Perché una donna dovrebbe stare un passo indietro rispetto a un uomo? O ancora, perché una giovane alla sua prima esperienza dovrebbe stare un passo indietro a un adulto? Di motivi non ve ne sono, a meno che non si voglia sfruttare una personalità solo come bella presenza, ferma carte, zoccoletto per parificare le gambe dei tavolini.

Non sono però allo stesso modo giustificabili e considerabili le dichiarazioni di M¥SS KETA, gretto personaggio nella musica italiana che con fare sbarazzino emerge, rispondendo ad Amadeus, con un sonoro: «Il posto di una donna è davanti a un uomo». Una risposta che insulta il femminismo, i suoi ideali di parità e meritocrazia e che, purtroppo, aggiunge tanta tristezza e anche una venatura cringe a una situazione già non propriamente rosea. Ma cosa aspettarsi dalla voce delle Ragazze di porta Venezia? Sicuramente non una voce saggia, equilibrata, capace di una risposta lucida che veramente sia in grado di incastrare quei meccanismi televisivi vergognosi che ancora sussistono e che un Paese culturalmente lento come l’Italia sembra non riuscire proprio a scardinare.


Se in Italia vi è ancora troppa incuria sul piano dei pari diritti, della meritocrazia e della valorizzazione delle competenze, la causa è anche e soprattutto di quel contesto mediatico malsano che, da anni, tutti noi siamo quasi costretti a berci.


Non vi è, in realtà, molto altro da dire. Fraintendimento o meno, le dichiarazioni di Amadeus sembrano lasciare davvero poco spazio alle interpretazioni, dandone invece tanto all’imbarazzo. L’imbarazzo di parole non ponderate, indici di una totale indifferenza nei confronti delle responsabilità da parte dell’uomo media (ormai sempre più dilagante) oltre che di una mentalità a cui gioverebbero una spolverata e qualche giro di vite, per usare un eufemismo.

In un solo colpo, dopo anche il caso Jeblear, il festival di Sanremo nelle vesti di Amadeus va a pugnalare al cuore la dignità del genere femminile e l’essenza dell’arte stessa, abbandonandosi a una visione della vita e, soprattutto, dei media che affonda le sue radici unicamente nell’apparenza, nel tangibile, nel consumistico senza contenuti e nella conseguente “oggettivazione” dei singoli. Delle vere scuse dovrebbero arrivare non solo dall’autore di una gaffe tanto seria, ma da tutto il festival con annessa rete televisiva.

Se in Italia vi è ancora troppa incuria sul piano dei pari diritti, della meritocrazia e della valorizzazione delle competenze, la causa è anche e soprattutto di quel contesto mediatico malsano che, da anni, tutti noi siamo quasi costretti a berci. Forse, a questo punto, cliccare off sul tasto del telecomando sarebbe la scelta migliore.

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Lorenzo Natali

Lorenzo Natali

Musicista, studente di lettere e giornalista nel mondo on line da due anni. Appassionato a tutto ciò che riguarda l'arte e la società, ottimo risolutore di problemi altrui, profondamente inconsistente per i propri. La natura da capricorno ascendente cancro è croce e delizia, ma cosa sarebbe in fondo il mondo senza la continua lotta tra luci e ombre? Solo una grande noia.

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