Sanremo 2020, le pagelle dei testi

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Festival di Sanremo 2020, le pagelle dei testi © partedeldiscorso.it

Festival di Sanremo 2020, le pagelle dei testi © partedeldiscorso.it

La settantesima edizione del Festival di Sanremo è alle porte. Quest’anno, i big in gara saranno ben ventiquattro. È tempo, quindi, di pagelle. Di elogi, ammonizioni e qualche bocciatura. In attesa che inizi la gara, martedì 4 febbraio, ecco le parole che ascolteremo.

Achille Lauro, Me ne frego  Achille Lauro ha capito come funziona, dunque ci riprova: la sua forza non è certamente il testo, che anche stavolta come nel caso di Rolls Royce è una sorta di scioglilingua, ma la sua personalità forte e prorompente, l’essere un artista inclassificabile e inafferrabile. Quest’anno, promette di portare sul palco dell’Ariston un brano dal sapore dance anni Ottanta e Novanta e la sua forza sarà la performance sul palcoscenico. «St’amore è panna montata al veleno, è una vipera in cerca di un bacio che poi le darò», canta. VOTO: 5

Alberto Urso, Il Sole ad Est Il Volo, il trio dalla potente voce lirica che ha conquistato il mondo intero, ha sdoganato la commistione di belcanto e musica pop, binomio che ha mortificato sia un genere che l’altro, ma che nel contempo sembra aver fatto breccia nel cuore del pubblico nazionalpopolare di Sanremo. Il testo de Il Sole ad Est ha un sapore antico, anzi, peggio, vecchio. Sì, è vero, l’amore è un tema senza tempo, ma «Le onde che portano navi per mare / E lontano lo sguardo di un faro / Tra noi e il divenire / È un lento fuggire» è decisamente troppo. Se poi a cantarlo è un ragazzo di appena ventidue anni, è anche peggio. VOTO: 4

Anastasio, Rosso di rabbia È giovane, ma ha già dimostrato di avere una penna incisiva, diretta, dirompente. Lui è Anastasio, ha ventidue anni, ha vinto X Factor ma non ha cavalcato l’onda del successo. Si è fatto da parte, ha indagato la sua rabbia e, senza giustificarla né esaltarla, ne ha fatto un quadro lucido e convincente. Il brano che canterà sul palco di Sanremo affronta un tema inusuale: la rabbia, appunto, che rimane intrappolata in un corpo che non sa esprimerla. «C’ho ventun’anni e posso ancora permettermi di incazzarmi», canta. E convince. VOTO: 7

Bugo e Morgan, Sincero Due cantautori, due storie apparentemente divergenti ma in verità complementari, due penne acute e mature: i due cantautori si ritrovano a raccontarsi in una fotografia perfettamente a fuoco. Sincero è un brano adulto, consapevole, vagamente ironico, c’è lo sguardo disincantato di due uomini che non hanno più l’età per cedere alla lusinga dell’illusione, ma non sono inariditi, sanno ridere di sé, perché hanno imparato a non prendersi sempre e solo sul serio. E, soprattutto, non hanno più filtri: «Sono sincero, me l’hai chiesto tu, anche se non ti piace più», cantano. VOTO: 7

Diodato, Fai rumore Due anni fa, Diodato è arrivato a Sanremo da outsider e ha conquistato tutti con la sua Adesso. Quest’anno, è pronto a calcare il palco dell’Ariston con un brano più intimo e personale, che ha un respiro ampio: non è un pezzo d’amore, può sembrarlo e, all’occorrenza, diventarlo, ma parla innanzitutto di incomunicabilità, è un invito a non lasciare nulla di intentato, a esprimersi, a fare rumore, ché il silenzio è insopportabile. Diodato ha abituato il suo pubblico a testi più intensi, più carichi, ma stavolta ha deciso di esprimersi in maniera diretta e asciutta: il messaggio è chiaro, la sua voce farà il resto. Al momento, è pienamente sufficiente. VOTO: 6

Elettra Lamborghini, Musica (e il resto scompare) Elettra incollerà alla TV i suoi cinque milioni di follower di Instagram e questo basta a giustificare la sua presenza sul palco dell’Ariston. Nessuno si aspetta nient’altro da lei: è vulcanica, travolgente, esilarante, ma è quanto di più distante ci sia dalla musica. Il brano che proporrà, per sua stessa ammissione, racconta molto di lei, ma considerando che il testo dice «Elettra, Elettra Lamborghini / Mi piace la musica fino al mattino / Faccio casino lo stesso anche se non bevo vino / Ridi cretino» – non ne andrei troppo fiero. Un pregio, però, Elettra ce l’ha: il coraggio. VOTO: 2

Elodie, Andromeda È arrivata la grande occasione di Elodie: dopo la prima (e trascurabile) partecipazione a Sanremo, nel 2017, con il brano Tutta colpa mia, e una manciata di tormentoni estivi, pubblicati nell’arco degli ultimi due anni, sembra sia arrivato il momento di capire, finalmente, di che stoffa sia fatta la cantante di Margarita. Sul palco dell’Ariston canterà un brano di Mahmood e Dario Faini, due pezzi da novanta nell’attuale panorama musicale italiano. L’impronta di Mahmood è evidente, la scrittura è schietta, tangibile, diretta. Elodie dovrà impegnarsi per non ricordare l’autore della canzone e lasciare un’impronta personale. Ce la farà? Sono fiducioso. VOTO: 6-

Enrico Nigiotti, Baciami adesso Romantico, sognante, delicato, Enrico Nigiotti dopo gli ottimi consensi ottenuti lo scorso anno con Nonno Hollywood ha deciso di riprovarci e stavolta ha scelto di restare nella sua zona di comfort: Baciami adesso parla d’amore, ma sembra mancare un guizzo, il testo è piatto, spoglio, parla senza di fatto dire nulla. La performance sul palco e l’intensità con cui Nigiotti interpreta daranno forza a un testo che, almeno sulla carta, appare piuttosto debole. VOTO: 5

Francesco Gabbani, Viceversa Gabbani è tornato sul luogo del delitto: lui, il Festival di Sanremo, l’ha vinto ben due volte (nel 2016 con Amen e nel 2017, nella sezione Big, con Occidentali’s karma), ma stavolta ha scelto di parlare d’amore. Niente ironia o provocazioni, il Gabbani di Viceversa è intimista e, con la collaborazione di Pacifico, una delle penne più belle e poetiche d’Italia, ha realizzato un testo imponente, fitto di parole. Solo in alcuni passaggi risulta prevedibile, per il resto è pienamente convincente. La vera sorpresa, piuttosto, sarà osservare come Gabbani interpreterà il brano sul palcoscenico. VOTO: 6.5

Giordana Angi, Come mia madre Giordana è giovane, ma solo sulla carta, perché ha già partecipato al Festival di Sanremo (nel 2012, nella sezione Nuove Proposte) e, negli ultimi anni, si è fatta apprezzare come autrice per altri interpreti. Il suo stile di scrittura, come la sua voce, è viscerale, profondo, capace di toccare le corde più intime. Il testo di Come mia madre è essenziale, gioca sull’emotività, è indubbio; tuttavia, in alcuni passaggi, risulta quasi stucchevole. Una prova superata per metà, almeno per il momento, ma l’interpretazione in questo caso più di altri riempirà le lacune di un testo valido, ma a tratti troppo semplicistico, poco incisivo. VOTO: 5.5

Irene Grandi, Finalmente io Irene Grandi canta Vasco che racconta Irene Grandi alla maniera di Vasco. Finalmente io è il ritratto di una donna che non ha più paura di mostrare i propri difetti, le insicurezze, i timori; una donna matura, consapevole, sicura di sé, conscia dei propri punti di forza e di debolezza, viva. «Quando canto, sto da Dio, mi sento uno schianto e il mondo è mio»: Vasco avrebbe potuto fare di meglio? Forse sì, ma la Grandi, che ha venticinque anni di carriera alle spalle, oggi ha voglia di raccontarsi senza filtri e senza orpelli e sul finale del brano, riferendosi alla musica, lo dice senza girarci intorno: «Questo è il posto mio». Grintosa, coraggiosa, diretta. VOTO: 5.5

Junior Cally, No grazie Junior Cally, al secolo Antonio Signore, propone il testo più coraggioso, diretto e irriverente del settantesimo Festival di Sanremo: niente scorciatoie, frasi accomodanti o deviazioni, il messaggio arriva forte e chiaro. Junior Cally si scaglia duramente contro la società in cui viviamo («Tra tutti riconosco chi fa la voce grossa sempre e solo di nascosto») e fa dei riferimenti espliciti ad alcuni tra i volti più in vista della nostra politica («Spero si capisca che odio il razzista che pensa al Paese ma è meglio il mojito»). Il risultato? Un brano antipopulista, schietto, tagliente. VOTO: 7+

Le Vibrazioni, Dov’è Francesco Sarcina, leader de Le Vibrazioni, torna sul palco dell’Ariston a due anni da Così sbagliato. La band, stavolta, propone un brano che non porta soltanto la firma di Sarcina, ma anche quella di due autori d’eccezione, Roberto Casalino e Davide Simonetta. Un lavoro corale, dunque, per un brano che racconta una storia quotidiana, fatta di piccoli e grandi dolori, disillusione, insofferenza. «Ho sete di stupore, mi puoi accontentare?», recita il testo di Dov’è, che è il fermo immagine di un uomo che ha bisogno di ritrovare se stesso, l’entusiasmo, il coraggio di vivere pienamente, consapevolmente. VOTO: 6.5

Levante, Tikibombom Levante fa Levante e il risultato è decisamente convincente. Il suo stile è definito, la sua personalità è a fuoco e il testo di Tikibombom conferma il suo innato talento nell’utilizzo delle parole. È un testo fitto di immagini, pungente, sarcastico, a tratti crudo, Levante si rivolge a quattro persone che soffrono in quanto considerate diverse: Tikibombom sprona a resistere, a insistere, a non nascondersi per compiacere il volere degli altri. «Siamo il vento e non la bandiera / Siamo gli ultimi della fila», canta. Il testo è valido, non provoca in alcun modo sensazioni innocue o tiepide. VOTO: 7+

Marco Masini, Il confronto Marco Masini si mette allo specchio e parla a se stesso o, meglio ancora, si confronta con se stesso, con quello che è stato, che non è stato, che non ha fatto in tempo a essere. È un uomo adulto, cosciente, lucido, non è più in guerra, ha fatto pace con i propri fantasmi e non ha paura di volersi bene. Masini, per questo bilancio, a trent’anni dal suo esordio, avvenuto proprio a Sanremo nel 1990, ha scelto le penne di Daniele Coro e Federica Camba. Cosa manca? Nulla. Il testo è intenso, viscerale, passionale, ma non è un testo di Masini. O, per meglio dire, non è un testo solo di Masini. E, per un cantautore, affiancarsi ad altre penne significa perdere un po’ della propria preziosa, inarrivabile unicità. VOTO: 6

Michele Zarrillo, Nell’estasi o nel fango Zarrillo non parla d’amore, stavolta, ma fa una disamina lucida e disincantata della realtà che ci circonda. Il suo sguardo è malinconico, amareggiato, lascia trasparire un velo di tristezza: le consapevolezze di un uomo maturo sono al servizio di una realtà che corre veloce, che non lascia spazio alla riflessione, ma ci vuole sempre sul pezzo, pur non avendo niente da dire o offrire. Un Zarrillo inedito, per niente romantico, sofferto, che sul finale del brano offre una speranza a questo presente incerto: «Faccio un respiro più profondo, sono pronto a rischiare un po’ di più». VOTO: 6-

Paolo Jannacci, Vorrei parlarti adesso Paolo Jannacci, al suo debutto al Festival di Sanremo, propone un brano che ha il potere di commuovere sin dalla lettura del suo testo: Vorrei parlarti adesso è la storia di un padre che si rivolge a sua figlia, che vorrebbe proteggerla da un mondo che, di certo, non saprà prendersene cura, che la ferirà, che la lascerà senza un riparo. La penna di Jannacci è delicata, tenera, avvolgente: «Nessuno può da questo cielo in giù volerti più bene di me», recita il testo nel ritornello. Un brano che di certo commuoverà. VOTO: 6.5

Piero Pelù, Gigante A Sanremo per la prima volta in quarant’anni di carriera, Piero Pelù ha scelto di mostrare un volto inedito: Gigante è una lettera rivolta a suo nipote, un invito a vivere pienamente e intensamente ogni istante, senza paura di non essere all’altezza del mondo che ci ospita. «Tu sei il mio Gesù, la luce sul nulla», così recita il ritornello del brano, che ci restituisce un Pelù maturo e sentimentale, lontano dal rocker irriverente e passionale di un tempo. VOTO: 5+

Pinguini Tattici Nucleari, Ringo Starr I Pinguini Tattici Nucleari approdano per la prima volta sul palco dell’Ariston e lo fanno con un pezzo che può essere considerato, a buon diritto, un brano generazionale, la fotografia di una società di giovani che vive all’ombra di una vita che promette, ma non dà. Un testo pop, arguto, intelligente, quello scritto da Riccardo Zanotti, leader e autore della band, che mette in luce gli ultimi della fila, quelli che si sentono Ringo Starr, la figura marginale, disadattata, alla costante ricerca di una via di scampo dalla mediocrità. Giovani, sì, ma con una verità ben a fuoco da difendere e preservare dal pubblico nazionalpopolare di Sanremo. VOTO: 7

Rancore, Eden Rancore, con le parole, ci sa proprio fare: la sua penna è travolgente, nervosa, graffiante. L’ha dimostrato l’anno scorso, quando ha preso parte al Festival di Sanremo al fianco di Daniele Silvestri, con cui ha scritto e interpretato il brano Argentovivo, e lo farà quest’anno, con il brano Eden, in cui usa la metafora della mela per mettere in evidenza alcuni aspetti della società in cui viviamo. Ma non solo: Eden è un brano che sa essere anche introspettivo e indagare i lati più intimi e sofferti della natura umana. VOTO: 7

Raphael Gualazzi, Carioca Raphael Gualazzi, dopo sei anni di assenza, torna a Sanremo con Carioca, un brano dal sapore sudamericano. Il testo è un insieme di immagini oniriche, quasi impalpabili: il protagonista vaga per la città, ma il viaggio che fa è anche e soprattutto interiore. Di certo, l’esibizione dal vivo, che lo vedrà esibirsi al pianoforte, darà nuova linfa a un testo che, alla sola lettura, appare piuttosto esile. VOTO: 5

Riki, Lo sappiamo entrambi Riki, all’anagrafe Riccardo Marcuzzo, dopo il successo folgorante ottenuto in seguito alla vittoria ad Amici di Maria De Filippi, nel 2017, è alla ricerca di una consacrazione. Per farlo, ha scelto di approdare sul palco dell’Ariston e di proporre un brano d’amore di facile presa, romantico e malinconico. Lo sappiamo entrambi racconta la storia di due persone che devono fare i conti con un addio, ma non hanno il coraggio di mettere un punto a una relazione che, di fatto, è ormai giunta al capolinea. Un testo modesto, quello di Riki, non valido al punto da considerarlo brillante, non debole al punto da definirlo deprecabile. Farà breccia nel cuore delle giovanissime fan di Marcuzzo, ma temo non avrà lunga vita dopo il Festival. VOTO: 5

Rita Pavone, Niente (resilienza 74) È la storia di una donna forte, dinamica, intraprendente, che si lascia attraversare da emozioni diverse e contrastanti, ma sa come restare tutta d’un pezzo: Niente (resilienza 74) è il manifesto di Rita Pavone, che torna a Sanremo dopo ben quarantotto anni di assenza e lo fa con un brano che celebra la sua resistenza, il coraggio di lasciarsi piegare senza rompersi, di lasciarsi travolgere restando salda nella propria posizione. «Non hai mai saputo spezzarmi, travolgermi / Resto qui nel fitto di un bosco / E il tuo vento non mi prenderà mai più», recita il ritornello del pezzo, che è le stato cucito addosso da suo figlio, Giorgio Merk, autore del brano. VOTO: 5.5

Tosca, Ho amato tutto Tosca canta un brano toccante, che racconta un amore che non può più tornare: il testo è struggente, poetico, ma al contempo concreto. È lo sguardo di una donna che si affaccia sul passato e ripensa a tutto quello che è stato e che non è più («Se è vero che il tempo ci rincorre, oggi sono questa faccia, questa carne e queste ossa»). E, sul finire del brano, quasi a tracciare una linea e fare un bilancio, lo dice a chiare lettere: «Se tu mi chiedi in questa vita cosa ho fatto / Io ti rispondo ho amato / Ho amato tutto». Pathos, eleganza e armonia. VOTO: 6+

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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