Poche donne a Sanremo? Ecco un cast con 24 artiste

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Le sette artiste di quest'anno non bastano a mostrare la varietà e lo spessore delle cantanti italiane: ecco la nostra proposta per un Sanremo tutto al femminile

Le sette artiste di quest’anno non bastano a mostrare la varietà e lo spessore delle cantanti italiane: ecco la nostra proposta per un Sanremo tutto al femminile.

Siamo alla vigilia del settantesimo Festival della Canzone Italiana. Quest’anno, sul palco dell’Ariston, saliranno ben ventiquattro big, di cui solo sette donne. Probabilmente i brani delle nostre artiste erano meno validi di quelli dei colleghi maschi, potrebbe asserire sbrigativamente qualcuno. Potrebbe essere vero, se non fosse che la disparità tra uomini e donne in gara a Sanremo non è affatto una novità (l’anno scorso, per esempio, erano sei).

Eppure, in Italia, di cantanti e musiciste di spessore ne abbiamo a bizzeffe: interpreti, cantautrici, rapper, donne con una vocalità e una personalità riconoscibili, talvolta con una penna personale e una storia da non trascurare né sottostimare, donne che avrebbero dato lustro a quel palcoscenico ma che, invece, sono state lasciate in panchina. Ancora una volta.

Si badi bene, non parlo di quote rosa; non dev’essere una legge a stabilire che il numero delle cantanti in gara debba essere pari a quello degli uomini. Basterebbe una conoscenza più approfondita, uno sguardo più lucido, un ascolto più attento e, soprattutto, basterebbe abbattere alcuni dogmi, come – la convinzione che le donne non possano cantare tematiche ritenute (a torto) appannaggio degli uomini, come politica o sesso; che non debbano esibire fisicità, sensualità o erotismo per non svalutare il proprio talento; che il cantautorato appartenga solo ai maschi. Ci sono delle convinzioni (e convenzioni) radicate da mettere a tacere perché l’Italia, di donne di talento, ne ha tante, ognuna con una peculiarità, con una storia, con una verità da difendere.


Perché Sanremo è il festival della canzone, lo dimentichiamo spesso. E io, con fatica (perché di brani di valore ce ne sono innumerevoli), ho cercato di non scordarlo.


È stato complicato scegliere le ventiquattro artiste che sto per proporvi e, soprattutto, lasciarne da parte altre. Per una Carmen Consoli che ha trovato spazio nel mio cast, una Rachele Bastreghi, Patrizia Laquidara o Alice è rimasta in panchina. Come, del resto, sono rimaste fuori le giovani e promettenti Mimosa e Margherita Vicario, le veterane Rettore e Anna Oxa, le inconfondibili Malika Ayane, Alexia e Mietta, le penne di Giorginess, Joan Thiele e Amara, le voci di Tosca e Simona Molinari, la scrittura di Silvia Salemi, Elisa e Mariella Nava e tante altre artiste che hanno saputo e sanno scrivere pagine fitte di bellezza e intensità.

Per ognuna delle ventiquattro cantanti che sto per proporvi, ho scelto un brano del suo repertorio, così che a farla da protagonista non sia (solo) la cantante stabilita, ma la sua musica. Perché Sanremo è il festival della canzone, lo dimentichiamo spesso. E io, con fatica (perché di brani di valore ce ne sono innumerevoli), ho cercato di non scordarlo.

Syria, Momenti


La prima donna che ho scelto è Syria, un’artista in costante evoluzione, inquieta, intensa, capace di passare dall’elettro pop alla canzone d’autore, dal teatro alla consolle, da Gabriella Ferri a Colapesce. Va ricordato che, prima dell’esplosione dell’indie italiano, Syria ha pubblicato un disco, Un’altra me, fatto di cover di brani di artisti della scena indie (dai Non voglio che Clara ai Perturbazione). Subito dopo è stata la volta di un disco elettronico (prima dell’exploit dell’elettronica in Italia). Una interprete di spicco nel panorama italiano, con una voce riconoscibile e una storia che racconta di un’artista curiosa, sensibile e in costante mutamento.

Brano scelto: Momenti, tratto dall’album Un’altra me (2008).

Maria Antonietta, Cara ombra


Cantautrice pesarese di spicco nella scena indie italiana, istintiva, ribelle, scevra da qualsiasi etichetta, punk ma anche spudoratamente pop, con uno stile riconoscibile e una voce che tradisce mille sfumature. Maria Antonietta ha pubblicato quattro dischi: il primo, Marie Antoinette wants to suck your young blood, era autoprodotto; l’ultimo, Deluderti, è uscito nel 2018. Scrittura elegante, affascinante, acuta.

Brano scelto: Cara ombra, tratto dall’album Deluderti (2018).

Dolcenera, Immenso


Prova a prenderla, una come Dolcenera! Inafferrabile, dinamica, camaleontica, Emanuela Trane – vero nome dell’artista pugliese – è una cantautrice che ama sperimentare, mettersi in discussione, cambiare: la sua scrittura è diretta, incisiva, pop, la sua voce è graffiante e potente, il suo stile è rintracciabile in ogni sua produzione, sebbene non somigli mai a quella precedente. Cantante, autrice, polistrumentista, produttrice e arrangiatrice, Dolcenera è una delle artiste italiane che meglio sa conciliare pop e cantautorato.

Brano scelto: Immenso, tratto dall’album Le stelle non tremano (2015).

La rappresentante di lista, Questo corpo


La rappresentante di lista, duo formato da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, nasce nel 2011. La voce della Lucchesi è travolgente, energica, ammaliante, la sua scrittura è fatta di contrasti, onirica e tagliente, delicata e potente. Il duo, di cui Veronica è la voce, ha all’attivo quattro album, di cui l’ultimo, Go Go Diva, pubblicato sul finire del 2018. Una delle realtà più interessanti (anche e soprattutto live) degli ultimi anni.

Brano scelto: Questo corpo, tratto dall’album Go Go Diva (2018).

L’Aura, Cose così


L’Aura, al secolo Laura Abela, è una delle cantautrici più delicate, sensibili e genuine che l’Italia possa vantare. Quindici anni di carriera, esordio in inglese con Radio Star, cinque dischi pubblicati e un’instancabile volontà di proporre al pubblico brani dal gusto raffinato e internazionale. Voce cristallina e penna elegante, L’Aura manca dalle scene da tre anni, ovvero dalla pubblicazione del disco Il contrario dell’amore.

Brano scelto: Cose così, tratto dall’album Il contrario dell’amore (2017).

Erica Mou, Canzoni scordate


Voce avvolgente, scrittura sognante, stile inconfondibile: Erica Mou, nonostante abbia appena trent’anni, è già una veterana tra le nuove leve del cantautorato femminile. L’artista pugliese ha già pubblicato cinque album (l’ultimo, Bandiera sulla luna, nel dicembre 2017), ha partecipato al Festival di Sanremo 2012 con Nella vasca da bagno del tempo e ha collaborato alla colonna sonora del film Una piccola impresa meridionale, diretto da Rocco Papaleo. Un’artista intelligente e profonda, una delle realtà più interessanti attualmente in Italia.

Brano scelto: Canzoni scordate, tratto dall’album Bandiera sulla luna (2017).

Irene Grandi, Alle porte del sogno


Tra qualche giorno la vedremo a Sanremo, dove – dopo vent’anni da La tua ragazza sempre – riproporrà un brano della premiata ditta Vasco-Curreri. Ma Irene Grandi è molto altro: rock, sì, ma anche interprete curiosa e sensibile, negli anni non si è mai riciclata e ha percorso strade sempre nuove e piene di sfide; dapprima l’incontro con Francesco Bianconi dei Baustelle, poi con Stefano Bollani, per concludere quello con le nuove leve del cantautorato indie italiano. Irene Grandi non è una cosa sola, l’ha dimostrato e, anche correndo il rischio di perdere consensi e popolarità, ha scelto di essere fedele a se stessa, non a quello che il pubblico pretende da lei.

Brano scelto: Alle porte del sogno, tratto dall’album Alle porte del sogno (2010).

Loredana Errore, Madre che non ci sei


A mio avviso, la miglior artista uscita da un talent show italiano: Loredana Errore è una cantante di grandi potenzialità. La sua voce è un groviglio di sfumature: nervosa, fragilissima, disarmante, penetrante. Non dà mai spazio a sensazioni tiepide, interpreta con profondità, impeto, forza. Dieci anni di carriera, quattro album pubblicati, ma ancora in attesa dell’occasione giusta per dimostrare tutto il suo valore.

Brano scelto: Madre che non ci sei, tratto dall’album L’Errore (2011).

Levante, Abbi cura di te


Siciliana, ma torinese d’adozione, Levante è un’artista a tutto tondo, cantautrice dalla penna tagliente, prorompente e intensa, scrittrice e amante del bello: a ogni progetto discografico, ne dimostra la naturale inclinazione. Levante coniuga al meglio canzone d’autore e pop: scrive, suona, canta in modo personale, autentico, originale; come originale, del resto, è il suo stile, curato, attento al dettaglio, spesso motivo di critica per chi vuole che una cantautrice abbia un aspetto dimesso. Levante ha infranto tutte le regole, per fortuna.

Brano scelto: Abbi cura di te, tratto dall’album Abbi cura di te (2015).

Paola Iezzi, Io mi perdono (Alone)


Paola Iezzi, per quasi vent’anni, è stata la metà mora del duo Paola&Chiara. Oggi canta da sola e non perde la sua naturale inclinazione al bello, all’evoluzione, alla modernità. C’è forse un’altra artista, tra quelle nate nei mitici anni Novanta, che oggi – a venticinque anni dall’esordio – può ancora vantare lo stesso smalto, la stessa capacità di stare al passo coi tempi, la stessa voglia di onorare il pop con eleganza, sensualità, coraggio e determinazione? Paola Iezzi è la cantautrice pop per eccellenza, poche hanno saputo e sanno sfornare hit come lei. E poi è lungimirante, curiosa, poliedrica e sexy, sexy da impazzire (senza mai nasconderlo, nonostante l’imperante maschilismo di uomini e donne, che giudica con stizza chi ha talento ma non disdegna di mostrare il proprio corpo e la propria femminilità).

Brano scelto: Io mi perdono (Alone), tratto dall’album Alone (2009).

Chiara Dello Iacovo, Uomo in mare


Giovanissima, sì, ma con una personalità artistica talmente definita da credere che, di anni, ne abbia almeno il doppio. Voce cristallina e penna malinconica, ma anche arguta e ironica, capace di fare, delle parole, un uso consapevole, intelligente, sorprendente. I suoi due dischi confermano la sua naturale propensione alla scrittura. Chiara Dello Iacovo, classe 1995, ha partecipato a The Voice of Italy, al Festival di Sanremo (nel 2016) e oggi studia recitazione.

Brano scelto: Uomo in mare, tratto dall’album Epigrafe (2018).

Nada, Senza un perché


Cantautrice di razza, voce profonda e intrisa di vita, scrittura viscerale. Nada, dall’esordio – appena quindicenne – con Ma che freddo fa, ne ha fatta di strada: non si è mai accontentata, si è scrollata di dosso il peso delle sue hit di maggiore successo e ha proseguito nel suo percorso cantautorale, diventandone una delle maggiori rappresentanti. La sua ultima fatica discografica si intitola È un momento difficile, tesoro, pubblicato lo scorso anno.

Brano scelto: Senza un perché, tratto dall’album Tutto l’amore che mi manca (2004).

M¥SS KETA, Pazzeska


M¥SS KETA è una rapper milanese che non ha mai mostrato il suo volto in pubblico. L’artista lombarda ha infiammato il mondo dell’hip-hop proponendosi come femmina alfa della scena italiana. Il suo stile, che è a cavallo tra l’afrobeat e l’elettroclash, ha catturato l’attenzione di importanti artisti, che hanno deciso di collaborare con lei e farsi parte del suo ultimo disco, Paprika: tra questi, Gué Pequeno, Mahmood, Gemitaiz e Gabry Ponte. Provocante, irriverente, dissacrante, Myss Keta porta nel cast trasgressione, femminilità, carattere.

Brano scelto: Pazzeska, tratto dall’album Paprika (2019).

Cristina Donà, Ho sempre me


Cristina Donà, cantautrice di spessore a cui tante artiste, negli anni, si sono ispirate, è nata dall’indie rock e oggi è approdata a un cantautorato più intimo e viscerale. La Donà, con alle spalle una carriera ultra ventennale, è la madre dell’indie femminile italiano ed è riuscita a ritagliarsi uno spazio che le appartiene di diritto, perché ne è l’anticipatrice. Scrittura incisiva, ipnotica, calamitante per una cantautrice necessaria.

Brano scelto: Ho sempre me, tratto dall’album Tregua (1997).

Noemi, Se tu fossi qui


Il graffio della sua voce è inconfondibile, le sue doti interpretative sono indubbie, il suo stile è riconoscibile: dal suo debutto, avvenuto ormai undici anni fa, Noemi, al secolo Veronica Scopelliti, si è imposta come interprete di spicco nel nuovo panorama musicale italiano. Sei album all’attivo, cinque partecipazioni al Festival di Sanremo, innumerevoli gli autori autori che hanno scritto per lei, da Vasco Rossi a Fossati, passando per Sangiorgi, Masini, Zampaglione, Moro e Curreri. A sua volta songwriter (non ama definirsi cantautrice, per rispetto della imponente storia cantautorale del nostro Paese) e polistrumentista, Noemi è una garanzia.

Brano scelto: Se tu fossi qui, tratto dall’album Made in London (2014).

Marina Rei, E mi parli di te


Cantautrice, polistrumentista, voce vellutata e inconfondibile, Marina Rei oggi è una delle realtà più importanti della canzone d’autore italiana. I suoi esordi hanno radici lontanissime: ha debuttato nel 1991 con la dance, per poi approdare nel 1995 al brano Sola, di tutt’altro gusto. La consacrazione è arrivata nel 1996, con il brano Al di là di questi giorni, presentato sul palco dell’Ariston. Artista poliedrica, con una scrittura raffinata e affascinante, che negli anni ha realizzato collaborazioni di spicco, come quella con Paolo Benvegnù, con cui è stata in tour per tutta Italia.

Brano scelto: E mi parli di te, tratto dall’album La conseguenza naturale dell’errore (2012).

Francesca Michielin, 25 febbraio


Giovane, sì, ma con uno stile definito e una penna che sa contaminarsi, mettersi in discussione, crescere pur restando fedele a una personalità distinta. Francesca Michielin è una ragazza che rispetta i suoi vent’anni e li racconta con disarmante sincerità, tenerezza e sfacciataggine. Ha un’imponente e impertinente voglia di esserci, di lasciare un segno e di lasciarsi segnare. Ha le idee chiare, sa prendere posizione e stare da una parte. Il suo ultimo disco, 2640, ne è la prova.

Brano scelto: 25 febbraio, tratto dall’album di20are (2016).

Romina Falconi, Le 5 fasi del dolore


«La diva che sanguina»: così l’ho definita qualche tempo faRomina Falconi è una diva, è svampita, ironica ma anche irriverente, carnale, passionale. La sua penna è spiazzante, prorompente, dissacrante ma anche autoironica, verace, empatica. Racconta fatti usuali come la fine di un amore con un piglio personale, sarcastico, malinconico. Una cosa è certa: nel panorama musicale italiano, un’altra come lei non c’è. Un’artista sanguigna, una donna spudoratamente sensuale, orgogliosamente bionda, una cantautrice pop che fa ballare e commuovere.

Brano scelto: Le 5  fasi del dolore, tratto dall’album Biondologia (2019).

Arisa, Quante parole che non dici


Una interprete di razza, capace di raccontare con sincerità, emotività, intensità le parole che gli autori confezionano per lei. Arisa è un’artista poliedrica, imprendibile, sfaccettata, capace di passare da brani d’autore a hit elettro-pop e risultare allo stesso modo credibile. La sua voce è impeccabile, il suo stile è riconoscibile, la sua carriera è in continuo movimento: ha abbandonato spesso i porti più sicuri per confrontarsi con suoni  e parole nuovi. A oggi ha pubblicato sei album, altrettante volte ha partecipato al Festival di Sanremo, ha scritto due libri, recitato nel cinema ed è stata uno dei giudici di X-Factor.

Brano scelto: Quante parole che non dici, tratto dall’album Se vedo te (2014).

Carmen Consoli, Ottobre


Non una cantautrice, ma La cantautrice: Carmen Consoli è la penna più intensa, pungente, tagliente d’Italia. È un’acrobata delle parole, che usa con assoluta precisione e consapevolezza. Sa essere ironica di un’ironia amara, acuta, affilata; ma è anche malinconica, schietta, magnetica senza voler impressionare. Carmen è una provocatrice, le parole dei suoi versi non sono mai casuali, come non lo sono i suoi silenzi. Le sue canzoni non sono mai innocue; ognuna è una storia fatta e conclusa, ognuna ha una morale e una verità puntuale.

Brano scelto: Ottobre, tratto dall’album L’abitudine di tornare (2015).

Gerardina Trovato, Angeli a metà


Cantautrice sincera, sofferta, viscerale; voce piena, intensa, arrabbiata; talento violento e puro. Gerardina Trovato è un’artista sanguigna con una scrittura diretta, mai artefatta, nuda. La sua carriera è iniziata nel 1993, con il brano Ma non ho più la mia città, battuto dalla più romantica e convenzionale La solitudine di Laura Pausini. Da molti anni, ormai, Gerardina è stata messa in panchina dal sistema discografico italiano, ma resta una delle penne più valide e incisive del cantautorato donna.

Brano scelto: Angeli a metà, tratto dall’album Non è un film (1994).

Paola Turci, Attraversami il cuore


Carisma, carattere, coraggio: sono questi i termini che mi vengono in mente pensando a Paola Turci, che è sulla scena musicale da trentacinque anni, ma non avverte affatto il peso del tempo che passa. Paola è un’artista affascinante, profonda, dinamica, che dalle venature rock di alcune sue produzioni è passata a un pop elettronico di più facile presa. Oggi è un’artista pienamente consapevole, matura, che ha imparato ad amare le proprie imperfezioni e a cantarle con una ritrovata energia. Il suo ultimo lavoro si intitola Viva da morire, che – sin dal nome – descrive perfettamente la Turci di oggi.

Brano scelto: Attraversami il cuore, tratto dall’album Attraversami il cuore (2009).

Meg, Distante


Quando si sono sciolti i 99Posse, Meg – che ne faceva parte – è diventata una delle rappresentanti di spicco del cantautorato alternativo italiano. L’intimità dei suoi testi è in netto contrasto con le basi elettroniche, che realizzano brani dal forte impatto emotivo e stilistico. Politematica e poliedrica quale è, Meg parla di amore, società e contraddizioni con la stessa urgenza, mai urlata, a tratti minimale, ma piena. Senza mezze misure, con intenti punk, la storia musicale di Meg non è mai stata passiva, vive di respiro proprio, pulsa e vibra in assoluta indipendenza dal panorama musicale italiano. Come ha affermato lei stessa a proposito di un suo album: «Non è rosa ma fucsia, è diverso». È il caso di dire che Meg è il fucsia delle voci rosa italiane.

Brano scelto: Distante, tratto dall’album Psychodelice (2008).

Patty Pravo, Qualche cosa di diverso


Lei non ha certamente bisogno di presentazioni, perché è un monumento. A oltre cinquant’anni dal suo esordio, Patty Pravo porta ancora con grande dignità il suo nome: Pravo, come le anime prave dell’inferno dantesco da cui trae ispirazione. È una peccatrice, una donna con tanta vita alle spalle, ma sempre in evoluzione, attenta a non inciampare nella malinconia, trasgressiva, disincantata, viva. A primo impulso, mi verrebbe da dire che Patty Pravo sia un’artista moderna, ma questa definizione, inevitabilmente, finirebbe per sminuirla. Patty, piuttosto, è un’artista all’avanguardia, lo è sempre stata e sempre lo sarà.

Brano scelto: Qualche cosa di diverso, tratto dall’album Eccomi (2016).

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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