Transfobia: incontro a scuola con la youtuber? Serve contraddittorio

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In foto, la youtuber AbiCocca. La ragazza, transessuale, era stata invitata in un liceo di Pisa durante una giornata di autogestione, ma il suo intervento è stato respinto dall'istituto per assenza di contraddittorio

In foto, la youtuber AbiCocca. La ragazza, transessuale, era stata invitata in un liceo di Pisa durante una giornata di autogestione, ma il suo intervento è stato respinto dall’istituto per assenza di contraddittorio

Dalia “AbiCocca” Smeraldi è una ragazza transessuale. Ha trent’anni, fa video su YouTube e trasmissioni in diretta su Twitch. Usa i due canali per fare informazione e sensibilizzare sul tema dell’identità di genere, quindi capita spesso che, per via del lavoro che fa su queste piattaforme, venga contatta e invitata a parlare della propria esperienza.

È capitato di nuovo recentemente, quando un gruppo di studentesse e studenti di un liceo di Pisa le hanno chiesto di raggiungerli. «Volevano avermi come ospite durante una giornata di autogestione, per trattare il tema del “gender” da loro scelto, raccontando la mia esperienza. Avevo chiesto solo il rimborso del viaggio: solitamente vengo pagata quando mi chiedono di presenziare come ospite, specie per eventi in città diverse da quella in cui abito, ma l’iniziativa degli studenti mi sembrava così bella che ho deciso di incoraggiarli facendolo gratuitamente», ci racconta Dalia.

«Ci eravamo accordati per il giorno e la scuola sembrava essere d’accordo». Stranamente. A questo punto della storia, infatti, ci chiediamo insieme alla ragazza: possibile davvero che non sollevino questioni? Non sarebbe la prima volta che succede, d’altra parte.

Un incontro con AbiCocca? È necessario un contraddittorio

«Dopo aver preso i biglietti e organizzato il tutto, sono iniziati i primi vacillamenti, in particolare da parte dei docenti del liceo». Il problema? L’assenza di un contraddittorio, di una controparte chiamata a intervenire durante l’incontro. Come se fosse un dibattito. «Non sto parlando di politica, né sto facendo propaganda, ma sto esponendo un’esperienza, un vissuto».

A questo punto, l’iniziativa di alunne e alunni pisani salta. «Il giorno prima della partenza, ricevo un messaggio da loro, che mi comunicano che la scuola aveva rifiutato la mia partecipazione, per paura di scandali e di finire su qualche giornale». Pur di non ospitare AbiCocca, l’istituto si offre di rimborsare il costro del viaggio a Dalia in luogo di studentesse e studenti, che invece avevano l’intenzione di ripagare personalmente, con una colletta, le spese sostenute dall’ospite da loro voluta.


Studentesse e studenti, invitandomi, stavano organizzando qualcosa di concreto contro l’odio, la discriminazione. Un’azione ben diversa e più forte dello scrivere un tema in classe contro il bullismo.


«Questo è il risultato dell’ignoranza, della paura e del “terrorismo del gender”. Trans-uguale-scandalo. Probabilmente perché alle donne transessuali sono ancora associati stereotipi, connessi soprattutto alla prostituzione», commenta Dalia. «Ma se non ci viene data la possibilità di parlarne, di sdoganare luoghi comuni, come si può superare tutto questo?».

D’accordo con AbiCocca, dediciamo di non fare il nome dell’istituto né della preside, che immaginiamo possa essere non solo vittima della propria stessa ignoranza, ma anche a sua volta sottoposta a ulteriori pressioni: quelle dei genitori, ad esempio, oltre che di un folto gruppo di docenti contrari alla presenza di Dalia. Non possiamo però evitare di raccontare la storia che l’ha coinvolta, dal momento in cui riconosciamo che episodi del genere fanno venire meno quella che dovrebbe essere una funzione basilare della scuola, quella pubblica in particolare: educare al rispetto, all’ascolto, alla differenza, insegnando alle giovani generazioni che questa è una ricchezza e non un problema.

«Studentesse e studenti, invitandomi, stavano organizzando qualcosa di concreto contro l’odio, la discriminazione. Un’azione ben diversa e più forte dello scrivere un tema in classe contro il bullismo», prosegue AbiCocca. E noi non possiamo che sottoscrivere e diffondere il suo messaggio.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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