1917: la punta di diamante degli Oscar 2020

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Il protagonista Schofield (George MacKay) in una scena del film 1917, di Sam Mendes

Il protagonista Schofield (George MacKay) in una scena del film 1917, di Sam Mendes

Quando si cresce in un determinato luogo è molto facile avere dei punti di riferimento, che possono essere artificiali (case, palazzi, ecc.) o naturali. Nel mio caso, il mio nord è sempre stato rappresentato dal Monte Grappa: un massiccio di circa 1700 metri sulla cui cima è ospitato un enorme Ossario dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale.

Nonostante io l’abbia visitato più volte, è sempre un colpo al cuore leggere i nomi dei soldati che non sono sopravvissuti al conflitto; ciò che però mi faceva più male era vedere le lapidi dedicate al “milite ignoto“, cioè tutti quei soldati che sono morti e di cui non si è potuto risalire al nome, perdendo così la loro identità. Mi perdonerà lo youtuber Matioski se cito le sue parole, quando diceva che 1917, l’ultimo lavoro di Sam Mendes, ha tre protagonisti: i soldati Schofield e Blake e lo spettatore. Io ne aggiungo un quarto: il milite ignoto.


Siamo in una Francia dilaniata dalla Prima Guerra Mondiale: villaggi irriconoscibili, natura devastata e trincee infernali sono ambientazioni che bastano già a raggelare il sangue nelle vene.


La trama di questa pellicola è, a parole, molto semplice: due soldati inglesi devono portare un messaggio a un plotone schierato nell’avanguardia, pronto ad attaccare i tedeschi, ma la battaglia dev’essere evitata a tutti i costi, perché è una trappola preparata da mesi. Una missione suicida che Mendes ha sentito raccontata da suo nonno e che è stata l’ispirazione per uno dei film con più Nomination agli Oscar 2020, una più meritata dell’altra.

1917 ha una particolarità fondamentale, che lo rende uno dei film di guerra più riusciti degli ultimi anni: è girato interamente con un piano sequenza artefatto, cioè sembra che venga ripreso tutto con un unico movimento di macchina, ottenendo un’unica scena. Sembra, però: perché girare un intero lungometraggio con un solo piano sequenza è impossibile, eppure io – che non sono un’esperta di cinema – non sono riuscita a notare dove avrebbero potuto inserire gli stacchi, quindi un plauso al montaggio è di dovere (e, infatti, la Nomination in quest’ambito c’è).

La scelta del piano sequenza che ha permesso a Mendes di essere nella rosa di candidati alla Miglior Regia, si spiega da sola: 1917 coinvolge talmente tanto lo spettatore che per due ore siamo in una Francia dilaniata dalla Prima Guerra Mondiale. Villaggi irriconoscibili, natura devastata e trincee infernali sono ambientazioni che bastano già a raggelare il sangue nelle vene, ma ecco che fa la sua comparsa il quarto protagonista: il milite ignoto.

Il colonnello McKenzie (Benedict Cumberbatch) in una scena del film 1917, di Sam Mendes

Il colonnello McKenzie (Benedict Cumberbatch) in una scena del film 1917, di Sam Mendes

La regia non perde un’occasione che sia una per soffermarsi sui cadaveri sventrati e consumati di uomini che non si è potuto riportare nelle trincee e che, con il passare del tempo, hanno perso la loro identità. Sono scene raccappriccianti che si ha però necessità di vedere, per non dimenticare mai quello che è stato. Ho apprezzato molto l’atteggiamento di Mendes nei confronti dell’esercito tedesco: siamo da decenni abituati ai “tedeschi brutti e cattivi” nei film di guerra, mentre qui sono ragazzi e uomini spaventati che cercano solo di sopravvivere, esattamente come gli inglesi.

1917 può vantare un cast molto ristretto, ma non da sottovalutare. I due attori protagonisti sono emergenti, ma MacKay regge su di sé l’intero film e le performances di Mark Strong, Colin Firth e Benedict Cumberbatch sono sempre ineccepibili. Poche battute, pochi dialoghi, tante reticenze e silenzi carichi di significato, che valgono un’intera sceneggiatura. Leggendo le mie recensioni, inoltre, vi sarete ormai abituati a quanto mi sia difficile parlare di un film senza soffermarmi sulle musiche: ebbene, Thomas Newman ha composto per 1917 una delle colonne sonore più struggenti e belle che io abbia mai avuto il piacere di sentire, aggiungendo l’ultimo tassello a un mosaico quasi perfetto.

Posso perfettamente capire i gusti di ognuno – e posso capire chi ha elogiato Joker – ma il termine capolavoro lasciamolo a film come 1917. Mi si potrà dire che le due opere siano completamente diverse e che quindi non si possano paragonare, ma il confronto si deve fare in questo caso, perché sono entrambi candidati a Miglior Film. E mi dispiace per Joker, che ho amato, ma se agli Oscar 2020 dovrò fare il tifo per qualcuno, questo sarà 1917.

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Sara Sgarbossa

Sara Sgarbossa

Immaginate una ragazza (quasi) completamente persa nei suoi sogni, sempre alla ricerca di storie da ascoltare o raccontare, innamorata del teatro e del cinema, nerd riscoperta, e avrete come risultato me.

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