BoJack Horseman: commento a un finale necessario (ma molto realistico)

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Il protagonista eponimo della serie, Bojack Horseman, è doppiato in originale da Will Arnett, già visto in Arrested Development

Il protagonista eponimo della serie, Bojack Horseman, è doppiato in originale da Will Arnett, già visto in Arrested Development

Attenzione: la recensione contiene spoiler della sesta stagione di BoJack Horseman.

BoJack Horseman chiude, ma non col botto. Una delle serie più caratteristiche degli ultimi anni prodotte da Netflix giunge al capolinea dopo il rilascio della seconda parte della sesta stagione, che va a concludere la storia del nostro cavallo antropomorfo preferito. Non vi lasciate ingannare dall’incipit della mia recensione, perché quel finale anticlimatico è sinceramente perfetto. Attenzione agli spoiler per chi non avesse ancora visto gli ultimi episodi!

BoJack Horseman è un’ex-star della Hollywood di questo mondo in cui quasi tutti gli animali sono creature antropomorfe che vivono e lavorano come gli uomini, e BoJack è un attore depresso che non lavora più. Benché la serie si presenti come un prodotto comico, lo è solo in apparenza: le scelte e i risvolti di trama che riguardano i personaggi, BoJack in primis, hanno spesso e volentieri una tragicità di fondo che ci porta a empatizzare moltissimo con loro.

BoJack Horseman e il tema della depressione

Un'immagine tratta dalla famosa puntata "subacquea" di Bojack Horseman, una delle migliori della serie

Un’immagine tratta dalla famosa puntata “subacquea” di Bojack Horseman, una delle migliori della serie

E visto che ci siamo addentrati nell’argomento evoluzioni, quella di BoJack è una delle migliori mai portate su piccolo schermo, dato che riesce a trattare di un tema delicato come quello della depressione mostrando quanto sia difficile combatterla e di quanto la società di oggi sia inadeguata ad affrontarla. La stagione finale riesce addirittura a distruggere tutto quello che BoJack aveva con molta fatica costruito, per poi rimettere le basi nell’ultima puntata, sapendo che il futuro a dir poco incerto del cavallo è nelle sue mani e sarà lui a decidere cosa farne.

È proprio questo aspetto dell’incertezza che BoJack ha davanti a sé a rendere questo finale assolutamente realistico, ma allo stesso tempo necessario. Lancio una domanda provocatoria: che vi aspettavate? È di BoJack Horseman che stiamo parlando, non di Settimo Cielo. Qui non ci sono sentimentalismi, ma la vita reale. È curioso come una serie animata sia riuscita a essere più verosimile di tante compagne in live-action, che miravano a un altro tipo di pubblico, certo, ma che sono state molto più bugiarde in termini di verosimiglianza.


 

Nonostante il finale sia molto anticlimatico come ritmi, si rivela un seguito quieto e perfetto della tempesta della puntata precedente, in cui BoJack capisce che anche lui vuole una seconda occasione.


L’aspetto geniale di questo gioiello di Netflix è che il protagonista (per l’appunto BoJack), per quanto noi comprendiamo quello che sta passando, rimanga ai nostri occhi un inetto: ci rendiamo subito conto di come alcuni suoi comportamenti siano fortemente sbagliati. Non è certo un eroe e non è nemmeno un criminale. Viene punito per gli errori che ha commesso e la depressione non viene assolutamente fornita come una giustificazione.

Nonostante il finale sia molto anticlimatico come ritmi, si rivela un seguito quieto e perfetto della tempesta della puntata precedente, a mio avviso la più bella di tutta la serie, in cui BoJack capisce in extremis che, anche se ha commesso tutte le malefatte che abbiamo visto negli episodi e nelle stagioni prima, anche lui vuole una seconda occasione.

Hollywood come fabbrica di incubi

Un frame di Bojack Horseman in cui è visibile la scritta Hollywoo

Un frame di Bojack Horseman in cui è visibile la scritta Hollywoo

Quello che secondo me è l’aspetto più riuscito di BoJack Horseman è la denuncia (spesso pesantissima) dello star system, che ha il suo momento massimo nell’ultima stagione, quando BoJack deve affrontare lo scandalo delle ultime rivelazioni sulla morte di Sarah Lynn. I creatori ci vogliono dimostrare fino alla fine come la Hollywood che noi vediamo come la fabbrica dei sogni sia in tutto e per tutto uno stabilimento da cui escono incubi e gli atteggiamenti che non condividiamo di BoJack nascono proprio da come Hollywood l’ha cambiato.

Lo show business non è l’unico tema su cui BoJack Horseman ha voluto dire la sua, spaziando su un gran numero di argomenti quali l’aborto, il cambiamento climatico e l’abuso dei social, il tutto trattato in modo molto provocatorio e graffiante. Eppure la serie è paradossalmente e innegabilmente un prodotto maturo e brillante, che ha visto al doppiaggio la collaborazione di grandi nomi come Stanley Tucci, J.K. Simmons, Rami Malek e la fantasmagorica Margo Martindale.

Concludo con una menzione d’onore a Will Arnett (che vi consiglio di recuperare nei film della Lego per godervi forse il miglior Batman moderno a livello locale) e all’intero cast, per averci regalato emozioni, scioglilingua e allitterazioni che rimarranno negli annali – e per questo ringraziamo anche Courtney Portnoy.

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Sara Sgarbossa

Sara Sgarbossa

Immaginate una ragazza (quasi) completamente persa nei suoi sogni, sempre alla ricerca di storie da ascoltare o raccontare, innamorata del teatro e del cinema, nerd riscoperta, e avrete come risultato me.

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