Viaggio incantato: Robert Nathan, Chet Baker e il jazz dell'anima

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In foto, la copertina del libro Viaggio incantato, di Robert Nathan, edito da Edizioni di Atlantide. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, la copertina del libro Viaggio incantato, di Robert Nathan, edito da Edizioni di Atlantide. Foto di Ylenia Del Giudice

Come insegna il bookblog Read and play, a ogni lettura è possibile associare una playlist. Per quanto riguarda me, ho solo una canzone che mi ronza in testa e  che sento vibrare in ogni riga dei romanzi di Robert Nathan: anche questa volta, My funny Valentine di Frank Sinatra ha fatto da sfondo a Viaggio incantato, l’ultima pubblicazione di Edizioni di Atlantide dell’autore.

Ho preso un impegno con la casa editrice, ho spavaldamente detto che avrei recensito Viaggio incantato. Mi sembra però di violarne il contenuto. Viaggio incantato si legge e si ascolta, si deve ascoltare. Quanti di voi lo faranno?

Di cosa parliamo quando parliamo di Nathan


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Semicitando Carver, bisogna spiegare chi è Robert Nathan. Uno scrittore e poeta americano che ha attraversato tutto il 1900. Un autore dimenticato dagli stessi americani e riscoperto grazie al progetto editoriale di Edizioni di Atlantide, che nel 2015 pubblicarono Ritratto di Jennie, un romanzo al quale sono particolarmente legata. Robert Nathan scrisse una considerevole quantità di romanzi e poesie, testi sepolti in qualche baule delle bisnonne, magari.

La trama è semplice, come ogni trama di Nathan. Viaggio incantato racconta in prima persona l’esistenza di un uomo, Mr. Pecket, che vive la sua vita a base di insoddisfazione e sogni irrealizzati. Ha una sola cosa bella, la sua Sarah Pecket: una barca che, ferma in giardino e chiamata come sua moglie, ancora viva, gli ricorda costantemente il fallimento. Mr. Pecket, una notte, si ritroverà a viaggiare su questa barca per tutta New York. Il fattore scatenante di questa fuga involontaria? La moglie aveva venduto, senza il suo permesso, la barca al vicino di casa. Aveva messo delle ruote per poterla trasportare da un giardino all’altro.


Viaggio incantato è il viaggio necessario per spogliarsi e nuotare finalmente liberi, cercando di essere se stessi.


Che non si dica che Viaggio incantato sia la storia di un viaggio in barca, in America: è il viaggio della fuga, il viaggio necessario per spogliarsi e nuotare finalmente liberi, cercando di essere se stessi. È il viaggio verso i propri limiti, verso quell’Io che siamo abituati a sopprimere perché è sbagliato.

I richiami sono infiniti. Il viaggio di Ulisse, quello di Dante sulla barca di Caronte, la stessa La zattera della Medusa di Géricault. Il viaggio verso qualcosa di conosciuto o verso noi stessi è da sempre una metafora di grande effetto. Con due soli strumenti – barca e meta – si può viaggiare dove si vuole. Gli stessi personaggi di Calvino sono in costante viaggio, mai fermi nello stesso punto. L’evoluzione emotiva, la scoperta dell’altro che ci dice: «Io esisto perché esisti tu». Viaggio incantato è la chiave di lettura della vita moderna.

La rottura della quarta parete

In foto, una delle pagine del libro Viaggio incantato, di Robert Nathan, edito da Edizioni di Atlantide. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, una delle pagine del libro Viaggio incantato, di Robert Nathan, edito da Edizioni di Atlantide. Foto di Ylenia Del Giudice

Flavia Piccinni si è occupata della traduzione. Una traduzione che rispecchia lo stile di Nathan, che non si discosta da quel poema fiabesco di ogni suo romanzo. Perché ogni romanzo di Nathan è così: un viaggio incantato che si ripropone sotto una diversa forma. Così, una apparente storiella diventa uno strumento narrativo di livello, con un tempo scandito da quel jazz soffuso e forse anche un po’ soffocato di Chet Baker. Un tempo morbido, uno stile mai gracchiante.

Nulla sembra essere fuori posto. Ogni riflessione viene percepita dal lettore come punto di rottura di un momento, un passaggio necessario per tornare a masticare realtà. Ognuna di queste rotture assomiglia vagamente a quella cinematografica, dove gli attori guardano lo spettatore e si rivolgono direttamente a lui. Flavia, nel tradurre Nathan, mantiene viva e chiara questa forma di dialogo col lettore.

Un vecchio romanzo per nuove cecità

Simone Caltabellota, durante la nostra conversazione, mi diceva che Edizioni di Atlantide non pubblica in base alle mode del momento. Viaggio incantato esprime esattamente questo: il testo si presta, pur essendo “vecchio”, al mondo di oggi. Uno sguardo “vecchio” che non entra in conflitto con la nostra contemporaneità.

Nathan si adatta alla vita di New York e anche a quella delle colline Toscane; si adatta allo sguardo riflessivo di chi ha visto la guerra e a quello di un adolescente in fuga. Si adatta ai bambini, perché le storie di Nathan vivono in un tempo proprio, galleggiano in un mare calmo e senza tempeste.


Le parole suonano eleganti e leggere; entrano calme nella testa del lettore, con passi lenti. Si insidiano, si mescolano e poi se ne vanno. Nel mentre, però, hanno già messo radici.


Le parole tradotte da Flavia suonano eleganti e leggere, come le note del jazz di Baker. Entrano calme nella testa del lettore, con passi lenti, quasi a non voler disturbare. Si insidiano, si mescolano e poi se ne vanno. Nel mentre, però, hanno già messo radici.

Viaggio incantato – e con lui tutti i romanzi di Nathan – è un libro per ciechi. Un romanzo poetico che basta a far comprendere anche al lettore più miscredente la forza di questo autore, della traduzione e della casa editrice. Probabilmente è da interpretare come un romanzo di formazione per adulti, per tutti quei viaggiatori che non hanno mai trovato il coraggio di mettersi al timone della propria Sarah Pecket, per poi tornare al punto di partenza più ricchi, stanchi ma consapevoli.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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