In giro per l’Europe con Russo Amorale

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In foto, Russo Amorale, autore dell'album Europe

In foto, Russo Amorale, autore dell’album Europe

Russo Amorale, pseudonimo di Ugo Russo, è un cantautore dalle origini francesi che da tempo si lascia cullare dall’Emilia e dai suoi umori. L’Amorale si caratterizza sin dal primo EP, uscito nel 2016, per la sua poliedricità e le tante sfumature che lo distinguono. Europe costituisce la sua ultima produzione (gennaio 2020) e si prospetta già da subito come un disco importante per la sua carriera.

Russo Amorale ci porta in giro per l’Europa, prendendoci per mano e mostrandoci verità nascoste. Un disco completo, quello del cantautore franco-emiliano, che mette in luce le ombre di una realtà raccontata con maestria.

Europe, l’album

La opening track (Wildfire) rilascia una crescente energia, controllata fino a esplodere sul finale per poi tenere la tensione alta con la traccia successiva, l’Emergenza di emergere. Affiora in alcuni brani una disarmante sincerità (Qui s’y frotte s’y pique) cantata in tre lingue senza intaccare il messaggio, una sincerità tagliente come la voce affilata di Ugo.

La title track Europe spicca per l’arrangiamento tutt’altro che banale. Senza accorgercene ci accompagna con il suo procace ritornello quasi a metà del viaggio, in cui mostra innumerevoli scene scorrere vive davanti agli occhi, tangibili. L’album si mostra prevalentemente acustico ma, nonostante ciò, non perde di incisività. La chitarra di Ugo è infatti molto presente e suona più voci: raramente da base ma sempre protagonista. Allo stesso modo non si perde il groove che rimane presente e vivo per tutto il disco.

Il fermento che è alla base del disco non si allenta mai e, dove l’apparato musicale si semplifica, avviene in favore del testo e delle scelte linguistiche come in Acque torbide, in cui si mostra tutta l’influenza underground e spicca un ipnotico feel di batteria che si intreccia e alterna con la voce.


Europe è pieno di energia, con un vago senso di inquietudine che lascia interdetti e un sentimento che graffia la pelle fino a insinuarsi all’interno


Moltissime le sfumature e le variazioni di intensità a dimostrazione della maturità e consapevolezza di Russo Amorale, come avviene in Galileo e Ma l’amor mio non muore, autentico fiore di lillà dell’album. In Alberto Neri si sentono echi di un soft rock che in prende spinta ne I Ritorni per poi avvicinarsi al country con l’accompagnamento dell’armonica. Le mie vele è un po’ il compendio di tutto il disco. L’ultima traccia appare la più articolata e sembra esprimere quelle che sono molte sfaccettature dell’album. Negli scenari che si creano,  si evincono infatti le varie sfumature di Ugo Russo, dal folk al rock fino all’underground.

Europe si afferma come un disco già maturo, consapevole, a più voci, fatto di più generi sintetizzati sapientemente, pieno di energia, con un vago senso di inquietudine che lascia interdetti e un sentimento che graffia la pelle fino a insinuarsi all’interno. Non c’è moralità in Ugo Russo, né la volontà di compiacere un pubblico, ma un grido proveniente dalle viscere della terra, un humus che aveva bisogno di essere liberato. Del resto, questa è la «melodia arcigna» dell’Amorale.

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