Gli Hike e il coraggio di fare alternative rock!

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La band Hike in una foto di Filippo Ciacciarelli

La band Hike in una foto di Filippo Ciacciarelli

Gli Hike nascono nel 2018 dopo qualche tentativo andato male, il gruppo si rialza e individua il proprio focus. Tre sono i componeneti della band  alternative rock dal sound vivo e per niente scontato e tre sono le canzoni dell’EPcompreso il singolo Clean.

La rinascita degli Hike, trio alternative rock dal sound vivo e interessante, avviene con la pubblicazione del loro primo EP Hike_01. Per saperne di più abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro.

Chi sono gli Hike? Vai con la carta d’identità.

Riccardo: «Gli Hike siamo io (Riccardo), Simone e Stefano, il nostro progetto è ciò che lega maggiormente noi tre da dieci anni a questa parte. Nasciamo nel 2009, ci siamo fatti le ossa, scrivendo brani e suonandoli in giro insieme a cover di vari gruppi. Siamo andati in letargo nel 2014, dopo aver quasi composto un disco- Torniamo dal letargo nel 2018, con l’idea di prendere ciò che di buono avevamo fatto e portarlo al pubblico. La nostra è stata pura volontà, non volevamo far morire questo progetto.

«Io e Stefano suoniamo la chitarra, Simone è tastierista e cantante, nonché il nostro fonico, colui che cura l’aspetto della produzione audio. Noi tutti contribuiamo attivamente alla scrittura e stesura dei brani e nel nostro progetto vorremmo collaborare con quanti più artisti possibili, sia musicali che visivi».

Tre canzoni nel vostro EP. Quali storie raccontano?

Riccardo: «Sono brani che parlano di emozioni, stati d’animo e della nostra impotenza quando ne veniamo investiti. Good Speech parla della narcisistica ricerca della propria integrità, della propria completezza, della propria motivazione e delle soddisfazioni personali nel compiacimento e nelle belle parole ricevute. Red-Eyed parla della rabbia che, come un parassita, si annida nel cervello e prende le redini della nostra mente. È la breve storiella di un uomo che vende la propria anima alla dea dell’Ira per privarsi delle proprie emozioni e in cambio è costretto a uccidere il padre. Il patto gli costa però una vita grigia e una prigionia eterna che lo porta a desiderare la morte. Clean è una storia di amore puro e di redenzione da una vita di scelte sbagliate e sogni irrealizzati».

Come vi immaginate sul palco?

Riccardo: «Sudati».

Siete particolarmente attenti all’aspetto visuale, nella produzione di contenuti originali.

Riccardo: «Noi amiamo ogni forma d’arte, quindi ci viene naturale. Io amo il cinema e nel cinema la musica e il suono sono importanti, “metà dell’esperienza” (per citare George Lucas). Questo discorso secondo noi si può fare anche all’inverso: a noi piace raccontare la nostra arte anche sotto l’aspetto visivo, ci stiamo molto attenti e ci siamo soprattutto resi conto di quanto sia bella condividerla. A noi interessa molto capire il punto di vista degli artisti con cui collaboriamo. Non diamo quasi nessuna linea guida: gli artwork e i video realizzati (da Gemma, Ruben Gandus e Segmento Multimedia per ora) sono esattamente il frutto di come loro hanno percepito la nostra musica, quello che hanno creato è stato il loro feedback emozionale ed è questa idea a intrigarci molto».

In foto, la band Hike

In foto, la band Hike

Cosa ascoltano gli Hike quando viaggiano in macchina?

Riccardo: «Dipende dal periodo. Sembrerà strano, ma ora come ora ascolto solo talk show o podcast, a volte la radio nemmeno l’accendo, probabilmente lo faccio un po’ anche per “staccare”. Io personalmente ascolto molto jazz, ma come ho detto posso variare, si va dai Tool ai Death Cab for Cutie, ma anche molto De Gregori. Come ho detto, dipende da periodo e stato d’animo».

Simone: «Ultimamente ho in rotazione fissa Nothing But Thieves, Subsonica, Marlene Kuntz e Tamino, ma la faccenda cambia continuamente. Non nascondo poi che spesso e volentieri riascolto i nostri pezzi, soprattutto perché mi piace immaginare noi sul palco, sudati (vedi sopra), con una folla immensa sotto a cantarli assieme a noi».

Stefano: «Da un po’ di tempo ascolto principalmente funk e soul, soprattutto artisti attuali come Tom Misch, Anderson Paak, Vulfpeck e affini. Ultimamente ho anche piacere nell’ascoltare un po’ di punk, meglio se hardcore!».

Ora facciamo un gioco di “condivisione musicale”. Se doveste regalare una canzone (non vostra) a una persona molto importante per voi, che brano scegliereste?

Riccardo: «Sicuramente Bleed dei Meshuggah… Scherzo! Una canzone che vorrei regalare è Close to me dei Cure, è la classica canzone che non ascolti per molto tempo, poi ti capita per caso di riprenderla e la riascolti un milione di volte e ogni volta è come se fosse la prima».

Simone: «Mio fratello è figlio unico di Rino Gaetano. Anzi, adesso me la riascolto pure».

Stefano: «Io dico Una palude dei Ministri, bellissima scoperta recente».

Chiudiamo l’intervista parlando di un luogo, di un tramonto, di un cielo. Qual è il vostro posto nel mondo?

Simone: «Seneca diceva che non esiste posto dove si può andare per stare meglio se non si è sereni dentro. Bisogna puntare a smussare ogni giorno tutti i lati spigolosi della propria personalità, bisogna sempre migliorarsi per stare bene e forse il nostro posto, inteso come luogo geografico, non l’abbiamo ancora trovato, ma se mai dovessimo trovarlo ci piacerebbe essere abbastanza maturi e pronti per apprezzarlo e viverlo appieno».

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come @machitelhachiesto. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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