La corona (su una pila di libri)

0
In foto, il libro La sovrana lettrice (Adelphi) di Alan Bennett. Foto di Camilla Gazzaniga

In foto, il libro La sovrana lettrice (Adelphi) di Alan Bennett. Foto di Camilla Gazzaniga

Il mignolo rivolto all’insù, labbra grinzose scandite da un sorso, zitto come bon-ton comanda; il tutto in perfetto equilibrio su un paio di tacchi fiammanti. «Vorremmo tanto chiederle la sua opinione sullo scrittore Jean Genet», dice lei, cadenzando ciascuna parola con una mise impeccabile, dal tweed del tailleur minuziosamente allisciato alle grinze del volto, di una sacralità tutta loro. Che dire, il presidente francese era stato ragguagliato sulla corretta dicitura – Sua Maestà, senza se e senza ma – e sulla disposizione per le foto di rito. Al centimetro, oserei dire. Ma non aveva di certo previsto che gli sarebbe toccato preparare anche questo. «Jean Genet, vous le connaissez, ripete la regina.

A Buckingham Palace, i numerosi orologi a pendolo si affannano per spaccare il minuto; se sono in ritardo, è perché si trastullano sui bei tempi andati. Tutte le teiere, con le loro pance larghe, sbuffano alla stessa ora, perché sono sempre le tazzine di porcellana ad aggiudicarsi il tè. Per non parlare della scatola scarlatta sullo scrittorio della regina; ogni giorno mastica una grande dose di scartoffie, lettere, e guai se ne sputa qualcuna. Che siano segreti di Stato? Nelle biblioteche di palazzo, i pochi nasi che si affacciano frizzano di polvere. Gli indici sono puntati soltanto per segnare i confini, siglare alleanze, non di certo per scorrere le pagine sugli scaffali. I cagnolini della regina, però, sono come tutti gli altri, solo un po’ più snob. Scorrazzano qua e là e non vogliono saperne degli sconosciuti. E pensare che è stata tutta colpa loro…

Biblioteche ambulanti e dove trovarle

La regina Elisabetta II in una foto di David Secombe (Camera Press/Redux)

La regina Elisabetta II in una foto di David Secombe (Camera Press/Redux)

Quando inizi a leggere La sovrana lettrice di Alan Bennett, edito da Adelphi, la regina Elisabetta II entra in scena come tutti la conosciamo. La sovrana che perde il conto tra i figli e i nipoti, e che lo ritrova quando gli occhiali si posano sul naso e su certi noiosissimi documenti ufficiali. Sempre in tinta con i suoi tailleur pastello e anche, perché no, con gli stivaloni di gomma – chissà quante volte avrà pensato di rinunciare a tutto per dedicarsi alle corse dei cavalli, full time. La regina che mastica la politica il mercoledì in udienza con il primo ministro; toast ed Earl Grey Tea i restanti giorni.

Poi volti pagina e scopri come Elisabetta, oltre a tutto ciò, sia diventata la sovrana lettrice di Alan Bennett; o forse a discapito di tutto ciò.


Da quel primo incontro, libro preso in prestito dopo libro restituito, la royal routine fatta di scartoffie, visite ufficiali in carrozza, e ancora scartoffie, non è più quella di un tempo. La regina è un po’ più distratta e con un libro sempre con sé.


È stata tutta colpa dei cani, dicevamo. Solitamente, dopo la scorrazzata di routine nei giardini di palazzo, rientrano accompagnati da un valletto – sì, lo abbiamo già chiarito che sono snob – ma no, quel giorno no.

Quel giorno, regalità a parte, hanno attuato quello che ogni bravo cane da guardia fa: abbaiare a squarciagola contro gli sconosciuti. E in effetti, quel furgone parcheggiato davanti alle cucine di palazzo non era sicuramente uno spettacolo di tutti i giorni – poi diciamocelo, la regina di certo non passava spesso di lì. Scaffali cigolanti come a lamentarsi del poco spazio, un velo di polvere che non si sposta di un centimetro…  non circolante quanto la biblioteca, insomma. Poi l’autista-bibliotecario, il signor Hutchings. E Norman, l’unico frequentatore della biblioteca, capelli rossi e grembiule sgualcito – nelle cucine passava più tempo della regina, decisamente. Chi lo avrebbe detto che loro due sarebbero stati la prima pagina della nuova storia della regina Elisabetta?

Dietro a quel libro non vi riconosco, Maestà!

La regina Elisabetta II in una foto d'epoca con due dei suoi corgi

La regina Elisabetta II in una foto d’epoca con due dei suoi corgi

Da quel primo incontro, libro preso in prestito dopo libro restituito, la royal routine fatta di scartoffie, visite ufficiali in carrozza, e ancora scartoffie, non è più quella di un tempo. La regina è un po’ più distratta e con un libro sempre con sé – meglio se tascabile, così sta nella borsa.

Quali sono i compiti di Sua Maestà, questo lunedì mattina? Apertura del parlamento, discorso di rito alla nazione, saluto composito dalla carrozza. Decisamente troppo rispetto alle due righe che l’agenda gli dedica, quando si può leggere così? Non sorprende più vederla in un angolo tranquillo del palazzo, occhiali sul naso, un libro aperto e taccuino e matita accanto a sé. Per non parlare di stratagemmi come quello di nascondere i libri sotto il finestrino e, nel frattempo, “salutare” la folla.

Norman, un tempo in cucina, è il nuovo tuttofare della sovrana: scambia i libri in biblioteca, smussa gli spigoli di una lettrice (soltanto all’inizio) un po’ grezza. E la ascolta per davvero.

Leggi e lascia leggere

In foto, lo scrittore Alan Bennett, autore del libro La sovrana lettrice (Adelphi)

In foto, lo scrittore Alan Bennett, autore del libro La sovrana lettrice (Adelphi)

Eppure, gli altri collaboratori di palazzo sono di tutt’altro parere. La lettura compulsiva della regina è mal vista, così come la frettolosità con cui ormai sbriga ciascun compito. Nelle udienze pubbliche, la sovrana non ha più cura di domandare ai suoi sudditi gli inconvenienti del vivere in una Londra che corre nell’ora di punta, o i sali e scendi nel mondo del lavoro. La preoccupazione è piuttosto «Cosa sta leggendo al momento?» e pochissimi hanno la risposta pronta.

Sir Kevin Scatchard, il segretario privato di Sua Maestà, storce il naso più di tutti davanti alla pila di libri accumulata sullo scrittorio. Non solo perché scansa sempre di più la scatola scarlatta con tutte le scartoffie ufficiali, digeribili e non; Sir Kevin è del parere che la lettura, così sfoggiata dalla regina, trasmetta un messaggio di esclusione. Sebbene leggere, di per sé, non sia una questione privilegiata, di certo non si può dire che tutti lo facciano.

E la regina, chiedete? La sua risposta possiamo immaginarla. Sguardo vispo sotto gli occhiali da lettura mai staccato dalla pagina, gomiti comodi sulla poltrona damascata e: «Vorrà dire che darò io il buon esempio!».

‘Sua Maestà deve passare il tempo’.
‘Passare il tempo? – esclamò la regina – I libri non sono un passatempo. Parlano di altre vite. Di altri mondi. Altro che far passare il tempo, Sir Kevin; non so cosa darei per averne di più’.

La verità è che a Elisabetta la lettura piace così tanto perché è ciò che di meno elitario possa esistere. Per lei, da sempre abituata ad aver la testa fasciata dal carico – mica da poco –  della corona, leggere è il modo di sgattaiolare fuori da palazzo e vedere cosa c’è all’esterno. Sentirsi grata per aver vissuto una vita meno travagliata di Sylvia Plath; eppure invidiare Lauren Bacall, perché stando alla sua autobiografia, si è divertita molto di più!

Con i libri può assaporare quel pizzico di vita in cui non si sta a guardare lo stemma della famiglia e titoli annessi; essere una dei tanti, non l’unica. Bennett le consente di prendersi questa libertà.

La sovrana… scrittrice!

La regina Elisabetta II ritratta presso Windsor Castle nel 1940

La regina Elisabetta II ritratta presso Windsor Castle nel 1940

I mesi si rincorrono veloci e ai libri letti si aggiungono sempre più appunti che Elisabetta scrive di suo pugno. Legge, e lo fa per diletto, ma scrivere sarebbe diverso. Lei vorrebbe scrivere per agire, raccontare ciò che nessuno finora ha fatto. Se Proust ha raccontato la sua vita pur non essendo stata un granché – lo sostiene Elisabetta, intendiamoci! – lei a maggior ragione potrebbe scrivere la sua. Del resto, ha assistito a nove primi ministri, sei arcivescovi di Canterbury, otto presidenti della Camera dei Comuni. E, appunto degno di nota, cinquantatré cagnolini. Quindi intingere un dolcetto nel tè e vedere che succede, diremmo noi!

Non a caso, il libro si conclude con un ricevimento voluto dalla regina: presenti tutti coloro che non vedono di buon occhio la sua abitudine, ormai consolidata. L’occasione è il suo compleanno; o il pretesto, potremmo dire. Oltre a focaccine, torte, e tè, la Corte della corona dovrà digerire la notizia che Sua Maestà non solo continuerà a leggere, ma scriverà d’ora in poi. Senza contare che… no, questo non ve lo anticipo, il romanzo è da leggere fino all’ultima riga, letteralmente!

Dio salvi la lettura!

About author

Camilla Gazzaniga

Camilla Gazzaniga

Come riconosci Camilla? Qualcosa di vintage addosso, un taccuino su cui far due conti per poi scriverne una filastrocca, e generalmente un berretto stretto così da non perdere nulla. Si orienta in città contando le mattonelle, svolta al primo portone scrostato, fotografa tutto e ripassa. È laureata in Filosofia con un lavoro sul corpo, il normale e il patologico. Si sta specializzando tra le università di Pavia e Lione, dove spulcia per qualche appunto in più. Se al «ciao, come stai?» sfodera un libro infilato in borsa e abbassa lo sguardo, non ti offendere, è solo timida!

No comments

Potrebbero interessarti

Man-and-woman_3138785b

Perché è così difficile essere un brav'uomo?

[caption id="attachment_7275" align="aligncenter" width="1200"]

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi