Lettera aperta all'egocentrico, ignobile lettore: la legge salva librerie

0
Perché tu, caro egocentrico, ignobile lettore, dall'alto dei tuoi trentacinque volumi di Adelphi acquistati online scontati del 25%, non hai idea di cosa hai fatto.

Perché tu, caro egocentrico, ignobile lettore, dall’alto dei tuoi trentacinque volumi di Adelphi acquistati online scontati del 25%, non hai idea di cosa hai fatto.

Caro egocentrico, ignobile lettore. Sono ridotta a scriverti una lettera perché tu, di numeri, percentuali e schemi, proprio non ne vuoi sapere. Perché tu, dall’alto dei tuoi trentacinque volumi di Adelphi acquistati online scontati del 25%, non pensi che alla prospettiva, al filtro e a quattro stronzate da scriverci sotto. Non ti conviene, lo capisco.

Se la lettura non è mai stata usanza e abitudine, la colpa è tua. Solo ed esclusivamente tua. Quando esci di casa ricordi il cellulare, il caricabatterie; ma dimentichi sempre di prendere un volume, anche vecchio, da quella che spacci per libreria. Un accumulo di offerte e di libri a € 4,00 con i quali ti metti in posa come fosse La Libertà che guida il popoloNon hai idea di cosa hai fatto acquistando quei libri. E adesso te lo spiego.


Da qualche giorno siamo passati da un ddl Lettura a una «legge salva librerie». Chi si è sentito autorizzato a chiamarla così? Con quale criterio o diritto?


Arriva fino alla fine, caro egocentrico, ignobile lettore; prendi appunti, fai una ricerca. Ti sto avviando verso la strada giusta, quella che forse ti salverà da un’altra immonda figura di merda.

Da qualche giorno siamo passati da un ddl Lettura a una «legge salva librerie». Chi si è sentito autorizzato a chiamarla così? Con quale criterio o diritto? Il libraio indipendente e la casa editrice certamente no. Il distributore non è minimamente interessato. E allora resta solo il lettore, resti tu; quello che combatte in nome dell’indipendenza fra eBay e Libraccio. La legge salva librerie non esiste, ma esiste un percorso che viene portato avanti da anni e che dovrà essere aggiustato giorno dopo giorno. Abbi fiducia.

Legge salva librerie: se chiudi quel classico che non hai mai aperto, te la spiego

La legge salva librerie non esiste.

La legge salva librerie non esiste.

Mentre accarezzi Cime tempestose della RBA, ti racconto la fiaba della Legge Levi, quella che stai difendendo senza nemmeno aver aperto il sito istituzionale del Senato. Prima che tu, caro lettore, iniziassi ad andare in libreria, ti ricordi cosa c’era? C’era una proposta, una legge mai entrata in vigore che però può essere consultata proprio sulla Gazzetta Ufficiale; quella di cui si parlava durante le ore di Diritto al liceo.

Sarebbe stata una legge salva libri, non una legge salva librerie; e infatti non venne mai applicata – anche perché il secondo punto ti avrebbe fatto gridare allo sciopero e occupare la scuola, se solo fossi stato un lettore all’epoca:

1. Il prezzo al consumatore finale dei libri venduti sul territorio nazionale è liberamente fissato dall’editore o dall’importatore ed è da questi apposto, comprensivo di imposta sul valore aggiunto, su ciascun esemplare o su apposito allegato.
2. È consentita la vendita ai consumatori finali dei libri, da chiunque e con qualsiasi modalità effettuata, a un prezzo effettivo diminuito da una percentuale non superiore al 10 per cento di quello fissato ai sensi del comma 1.Legge Levi

Nel 2001 questa proposta diventò Legge, con delle modifiche applicate anno dopo anno e definite urgenti. C’erano Ciampi, Amato e Fassino.

Legge salva librerie: l’arrivo di Levi

Perché l'egocentrico, ignobile lettore non è altro che un bulimico: si accaparra testi come visita i musei durante La Notte dei musei.

Perché l’egocentrico, ignobile lettore non è altro che un bulimico: si accaparra testi come visita i musei durante La Notte dei Musei.

Nel corso del tempo, tra editori, associazioni e librerie, lo Stato si è accorto che la cultura passava anche dai libri e che non era cosa dovuta regalare pagine stampate. Nel 2011 si sente il bisogno di una nuova normativa per gestire il prezzo dei libri. Sul sito istituzionale del Senato – quello che tu, caro egocentrico, ignobile lettore, ignori – compaiono una serie di link. Sono chiari e alla portata di tutti. Avevamo già Google, Internet e Wikipedia: prima di aprire bocca e dare fiato, oggi, ti saresti potuto informare.

Ma no, siccome tu sei colui che si crede promotore di cultura immediata, allora ti disinteressi. È più importante correre e postare per primo o per ultimo, in base ai nuovi algoritmi di Instagram – renditi conto che conosci a memoria Instagram ma non hai la benché minima idea di cosa sia la Legge Levi.


Quando ci si rende conto che le persone non leggono, la prima cosa che si fa è scontare. Perché l’egocentrico, ignobile lettore non è altro che un bulimico: si accaparra testi come visita durante La Notte dei Musei


La Legge Levi è nata per rimettere in equilibrio il costo dei libri. Si alzano gli sconti sul prezzo di copertina, così che chiunque può entrare in una libreria coi commessi – non librai – che ti vendono libri al chilo, nemmeno fosse la chiusura del mercato rionale per la verdura più brutta e a poco prezzo. In che senso, scusa? Esattamente: e qui, caro lettore, inizia la parte divertente.

Quando ci si rende conto che le persone non leggono, la prima cosa che si fa è scontare. Perché l’egocentrico, ignobile lettore non è altro che un bulimico: si accaparra testi come visita durante La Notte dei Musei. Perché sono gratis, al massimo spendi € 10,00 per una sera e puoi far vedere a tutti di aver passeggiato nei corridoi di qualche grande palazzo antico e pieno di arte e cultura, con immagini appese che ricordi aver visto su qualche libro, magari.

La legge Levi, come tutte le cose italiane, era partita bene ma si è persa per strada. E così si è andati avanti, dopo aver consultato tutti gli esponenti del mondo dei libri: loro sembravano concordare su questo tetto più alto. Hanno ammesso la sconfitta, semplicemente: si sono piegati alla tua ignoranza, caro lettore. Hai vinto.

Legge salva librerie: facta lex inventa fraus

La legge Levi prevedeva un periodo limitato, gestito e coordinato per gli sconti superiori al 15% imposto.

La legge Levi prevedeva un periodo limitato, gestito e coordinato per gli sconti superiori al 15% imposto.

Caro lettore, non conosco il latino, ma so fare una ricerca per fornire informazioni corrette, qualora tu fossi riuscito ad arrivare fino a qui. E la cosa andrà per le lunghe, sappilo; non puoi crogiolarti sull’alto costo dei libri. Non sono loro; l’ignoranza si è espansa in te perché sei un maledetto egocentrico.

La legge Levi prevedeva un periodo limitato, gestito e coordinato per gli sconti superiori al 15% imposto. Solo che poi gli editori indipendenti di alto livello, quelli che ti fanno fare bella figura manco avessi letto un saggio sull’umanità in coreano, decidono di fare quello che vogliono. Lo decidono loro, perché nessuno osa mettersi contro giganti del genere. Eppure la mitologia insegna che i greci, quei Titani, li avevano sconfitti. O almeno Ercole ci aveva provato. Allora, pur di non coinvolgere editori e distributori (segna questa parola, che te la spiego fra poco) si punta il dito verso altri giganti che hanno monopolizzato il commercio: Amazon è il capro espiatorio.


Insomma, avete acquistato online. Avete saltato tutti i passaggi arrivando direttamente allo sconto. Vi spiego cosa vi siete persi lungo la strada.


Amazon vi ha posseduto come un affresco di Pompei, in tutte le posizioni, luoghi e laghi. Lo shopping online, quel € 10,00 invece di € 12,00 vi ha fatto sentire fortunati: «Cazzo, ho risparmiato € 10,00 e arriva oggi stesso, così faccio le storie, copio le recensioni e dico che è bellissimo». Ciò che ho appena descritto avviene per la metà di voi. L’altra metà si divide fra chi le cose le far per passione e ci crede e chi le far per mestiere e non viene pagato dalle case editrici con valanghe di cagate epocali stampate.

Insomma, avete acquistato online. Avete saltato tutti i passaggi arrivando direttamente allo sconto. Vi spiego cosa vi siete persi lungo la strada.

Legge salva librerie: una lunga lista di nomi e percentuali

In foto, il Nutrimenti bookshop di Procida (NA)

In foto, il Nutrimenti bookshop di Procida (NA)

Dunque, cosa c’è dietro un libro? Da settembre ve lo racconto e, da settembre, chi ha acquistato i libri dagli editori non siete voi. Voi siete quelli che alla fiera, quando vi ho chiesto «Che ne pensi di questo?» mi avete risposto: «’mazza, bello profondo, lo devi assolutamente leggere». Roba che manco la pecorara di Palestrina, quella che assomiglia a una contadina russa, poteva fare di peggio.

C’è un iter lunghissimo che avviene praticamente in sordina, nel mondo editoriale, e di cui voi cari lettori non avete quasi mai la benché minima idea. Ma andiamo per gradi, prima di tutto vi informo che la casa editrice non stampa, vende.

La casa editrice chiama le tipografie, chiede preventivi, fanno un contratto e poi inviano i famosi PDF – possibilmente con il nero assoluto, che un testo in quadricromia stampato in offset ce lo possiamo permettere solo se siamo Feltrinelli, per esempio. Così il libro viene stampato, lavorato,  assemblato e viene consegnato alla case editrici. E non è gratis. Su un ipotetico € 15,00 di prezzo di copertina la tipografia prende il 12%. Ammettendo dunque che il libro costi € 15,00, alla tipografia entrano € 1,80. Restano € 13,20.


Mediamente, su quei € 15,00 di copertina, la casa editrice guadagna il 12% da riversare in tasse, controtasse e nelle buste paga dei dipendenti. Le case editrici chiudono perché, con quel 12%, non riescono a campare.


Subentra poi il calcolo della percentuale che spetta all’autore, per i famosi diritti. Perché i diritti vanno pagati, giustamente. Un altro 12% va così distribuito fra autore e diritti di eventuali illustratori che ne hanno curato l’aspetto grafico. Immaginate dunque, mediamente, € 1,80 che l’autore deve suddividere. Ma l’autore ha anche eventualmente un agente da pagare. Quindi, per farla spiccia, l’autore non prende un centesimo. E questa è un’altra parte che tu, caro egocentrico, ignobile lettore, non vuoi vedere né capire.

A un certo punto avete puntato il dito sulla casa editrice. Non avevate altre figure, immagino. Se l’autore è povero e i libri costano, sicuramente è la casa editrice che ci mangia sopra. Pensate un po’: mediamente, su quei € 15,00 di copertina, la casa editrice guadagna quanto la tipografia e l’autore, il 12%. Immaginate perciò che quel € 1,80 sono da riversare in tasse, controtasse e nelle buste paga dei dipendenti, qualora ci fossero. Le case editrici, caro mio lettore, chiudono per questo. Perché, con quel 12%, non riescono a campare.

Ho chiamato i librai. Ho chiamato quelli che si sono resi disponibili a raccontare cosa c'è dietro una libreria.

Ho chiamato i librai. Ho chiamato quelli che si sono resi disponibili a raccontare cosa c’è dietro una libreria.

Tranquilli, ci siamo caduti tutti. E siccome non mi piace fare la parte di quella che parla a sproposito in qualche talk show, vi dico cosa ho fatto. Ho chiamato i librai. Ho chiamato quelli che si sono resi disponibili a raccontare cosa c’è dietro una libreria – ma a voi tanto che ve frega, basta fare il selfie con il libraio sfigato di paese e farsi regalare il libro.

Ora seguimi, che questo passaggio è difficile: esiste una figura mitologica chiamata distributore. Il distributore è colui che, tramite accordi, magheggi e ricatti, sovverte la libertà di relazione fra editore e libreria. È quella figura che va dall’editore promettendo gli scaffali delle più grandi catene, e che l’editore è costretto ad accettare. Perché? Perché se ti rifiuti, chiudi. Se non ti infili sotto il nome di Messaggerie, per citarne una, non vai da nessuna parte. E così l’editore sparisce, impossibilitato a scegliere la sua distribuzione. A quel punto il libraio, per non passare guai, deve ricorrere al contatto col distributore, che chiameremo Mangiafuoco.

Mangiafuoco arriva baldanzoso con libri che usciranno tre mesi dopo e li propone a prezzi vantaggiosi – manco per il cazzo. Fa quello che fanno tutti, ovvero dare la soluzione dopo aver creato volontariamente il problema. Il libraio fa i suoi conti, cerca di capire cosa acquistare, e prega di aver fatto davvero un affare.

Legge salva librerie: il distributore è un missionario

Il distributore prende il 62% del prezzo del libro. Ecco perché i libri costano.

Il distributore prende il 62% del prezzo del libro. Ecco perché i libri costano.

Te li ricordi, caro lettore, quei € 15,00 di libro? Abbiamo detto: 12% alla tipografia, 12% all’autore, 12% alla casa editrice. Aggiungiamo pure, eventualmente, un 2% di spese extra delle spedizioni. Quanto si intasca il distributore?

Il 62%. Si prende più della metà per aver spostato un cazzo di libro e non lo porta da nord a sud in ginocchio sui ceci. Lo spedisce col corriere. Ecco perché i libri costano, perché gli editori e i librai non possono in alcun modo interferire col percorso del distributore. Nella distribuzione, intendiamoci, c’è anche la promozione e la percentuale del libraio.

Chiariamo una cosa. Il distributore guadagna, il promotore – anch’essa figura mitologica che offre sogni – pure. Il libraio spende semplicemente qualche euro in meno. Un testo non costerà € 15,00 al libraio, in quanto è previsto mediamente un costo ribassato del 30%. Sempre mediamente, il guadagno effettivo di un libraio nel momento in cui vende quel libro di € 15,00, è di € 4,00 lordi. Lo deve vendere senza sconti per guadagnarci € 4,00 lordi. Che dovranno diventare netti e che dovranno coprire le spese per nuovi carichi e scarichi, la luce, il software per gli ordini, il commercialista. E se avanza, portare del pane secco a casa per cena.

Legge salva librerie: la legge dai buoni propositi

E così si pensa di riequilibrare il costo dei libri con questi sconti disumani. Si appiana il tetto di sconto massimo perché se tu compri un libro che da € 15,00 viene venduto a € 10,00, tu pensi di averci guadagnato e di aver fatto un’opera di bene, mentre invece a rimetterci saranno tutti gli altri. Tranne il distributore Mangiafuoco.

La legge che voi lettori chiamate «salva librerie» o «ammazza lettori» è una legge che si chiama, in teoria, «legge lettura». E ve lo dice il Mibact. Compaiono i punti fondamentali di questa legge per la quale ADEI, l’associazione degli editori indipendenti, combatte dal tempo di Ciampi, più o meno.

Linkiesta, nel 2015, aveva raccolto dati, informazioni e articoli di quotidiani pensando proprio all’assenza di una Levi. Allo stesso modo, sempre nell’articolo, si legge:

Ma perché gli sconti sui libri sono un male per il mercato? Questa è la domanda che molti dei lettori si fanno. Ed è vero, sembrerebbe un paradosso il voler vietare gli sconti sui libri in un momento in cui i libri si vendono con sempre maggiore difficoltà, o non si vendono affatto. Eppure non lo è. I vantaggi di un mercato del libro regolamentato in questa maniera esistono sia per gli editori che per i lettori.
C’è un dato in particolare che è interessante osservare per capire l’importanza di regolare gli sconti in libreria, un dato che emerge dall’ultimo rapporto dell’AIE sul mercato del libro in Italia e che prova l’utilità, almeno parziale, della legge Levi: nel 2014 il prezzo dei libri è calato mediamente del 5%.
Gli sconti contribuiscono a fare aumentare il prezzo del libro per una semplice ragione: gli editori, costretti a far fronte all’acquisto a prezzi fortemente scontati da parte dei rivenditori, si ritrova a non riuscire a far quadrare i conti e, per avere dei margini economici per sopravvivere, alzano il prezzo di copertina.Andrea Coccia, Linkiesta

Eccolo qui, spiegato in poche parole, quello che non avete capito del mercato dell’editoria. Pensate ora, con un tetto ancora più basso. Prima di Levi un libro costava mediamente € 12,00. Con Levi, lo stesso libro, costava € 14,00 ma aveva lo sconto del 10, 15% e quindi l’egocentrico lettore lo pagava comunque € 12,00. Probabilmente, adesso, gli editori stessi affogheranno perché il distributore Mangiafuoco continuerà a prendere il 62%. E, sempre probabilmente, riusciremo a tornare a un prezzo di copertina di € 13,00, a metà fra le due leggi. Così da pagarlo comunque € 12,00.

Legge salva librerie: indinniati contro la mafia di Mangiafuoco

Ebbene sì, l’italiano medio è riuscito a ingrassare anche con i libri, persino con quelli che ti fai regalare. A chi pensi di portare moneta e gioia? Allora, caro mio egocentrico e ignobile lettore, prima di sparare a zero, chiama l’editore. Congratulati con lui, qualora lo ritenessi opportuno, chiedigli un consiglio di lettura e acquista il libro direttamente da loro. La libreria, quella che crediamo di poter salvare, non la possiamo salvare. La libreria continuerà a essere costretta alla regola del distributore.

E allora, tra un filtro puntinato e una coscia scoperta con la calzetta, fai una cosa: rimetti in ordine quel set per Instagram e inizia una campagna per ricordare che la mafia è pure qui e che tu sei disposto davvero a morire per la cultura.

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

No comments

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi