Maione: l'artista partenopeo che si ispira al cinema

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La cover di Parola di Franz!, album del cantautore Maione

La cover di Parola di Franz!, album del cantautore Maione

Maione è un cantautore partenopeo, ma vive a Milano. Parola di Franz! è il suo ultimo album in cui si fondono rock, pop e musica d’autore. Il risultato sono dodici brani che fanno riflettere, ma senza rinunciare a una giusta dose di ironia.

Ha da poco pubblicato il video di Tutto quello che mi manca è un attimo, singolo estratto dall’ultimo disco. Il video è di ispirazione cinematografica e il brano riprende ispirazioni blues e un po’ di sano rock’n’roll, come quello che si suonava una volta.

Maione ci racconta quale film l’ha ispirato.

Partiamo dal video di Tutto quello che mi manca è un attimo, liberamente ispirato al cinema. Ti va di dirci qualcosa in più?

«Sì, è ispirato nello specifico al film Leaving Las Vegas, una storia di grande tenerezza, eros e disperazione tra una prostituta e un alcolista. Nel film, il ruolo dell’alcolista è assegnato a Nicolas Cage, nei panni di Ben. La sua interpretazione gli è valsa il premio Oscar. E poi la grande rivelazione di Elisabeth Shue, nel ruolo di Sara. Non sto qui a raccontare la trama del film. Diciamo che l’ambientazione, la grande bravura degli attori, la densità delle scene, sia nei momenti di amara allegria, sia nelle scene di tenerezza e di disperazione, hanno acceso in me la scintilla che ha dato “fuoco” a questo brano».

Parola di Franz! è il titolo del tuo nuovo album, uscito 3 anni dopo il disco precedente. Cosa hai fatto in questo lasso di tempo?

«Come dice De Niro nel film C’era una volta in America: “Sono andato a letto presto”. No, beh, non sono stato fermo, mi sono anche nuovamente dedicato alla poesia, che avevo lasciato per tanto tempo. Ho fatto delle performance sia di musica che di poesia, ho fatto delle conoscenze interessanti, ho conosciuto bellissime persone, grazie anche agli amati/odiati social. Nell’ambito della poesia ho vinto anche una menzione d’onore al Memorial Sermoneta di Roma, però, peccato, avrei preferito il Nobel…

«Scherzi a parte, il tempo è passato tra mille cose, concerti, sconcerti e poi ispirazioni per il nuovo CD, ma anche per cercare i soldi per produrmelo. Oggi la stragrande maggioranza dei musicisti si autoproduce. Però devo dire che (spesa a parte), autoprodursi ha un vantaggio, quello di offrirti indipendenza nelle scelte artistiche. Ma devo ringraziare molto anche il mio prezioso collaboratore Giuseppe Rotondi, batterista, programmatore, co-arrangiatore e fonico. Anche se ci sono stati degli scontri. Va beh, diciamo “duri confronti”. Ma succede, succede».

 Quanta Napoli c’è nei tuoi brani?

Me lo chiedono in molti! Forse perché sono napoletano. Mi piacerebbe sapere quanta Milano c’è in un cantautore milanese. Mah, non saprei, io parlerei più di napoletanità che di Napoli. In me c’è anche Roma, Londra, Milano, Barcellona, Parigi, Buenos Aires… E la napoletanità forse significa passionalità, visceralità nel fare le cose, ma non solo. Poi, questo non appartiene solo ai napoletani, sfatiamo un falso mito».


 

La fortuna di essere napoletano sta soprattutto nel dialetto, anzi nella lingua napoletana.


Da meridionale trapiantato a Milano, cosa fai quando ti manca il mare?

«Diciamo che il motivo per cui ho scelto la vasca da bagno e non la doccia è proprio questo.

«Scusa l’ironia. No, non mi manca il mare. Se proprio mi manca vado in Liguria, ma io ho un carattere più metropolitano, credo. Non lo so, forse dipende dai giorni».

Tiemp è un brano contenuto all’interno dell’album ed è cantato in dialetto. Cosa vuol dire per te una scelta del genere e quando ne senti l’esigenza?

«Beh, la fortuna di essere napoletano sta soprattutto nel dialetto, anzi nella lingua napoletana (come diceva De Filippo), perché credo sia una delle lingue più musicali al mondo, si presta molto al canto melodico. La lingua napoletana è un suono! Non me ne vogliano quelli che parlano altri dialetti. A me piacciono tutti, ma se per esempio cantassi in milanese (grande Jannacci!) farei ridere, non sarei credibile».

Ora facciamo un gioco di “condivisione musicale”. Se dovessi regalare una canzone (non tua) a una persona molto importante per te, che brano sceglieresti?

«Beh, dipende dalla persona, dal sesso, e poi se una canzone italiana, napoletana o straniera. Non saprei, metto la mano nel cappello e tiro fuori una canzone che conoscono solo le persone stagionate: La ballata della tromba di Nini Rosso».

Chiudiamo l’intervista parlando di un luogo, di un tramonto, di un cielo. Qual è il tuo posto nel mondo?

«Ah, saperlo!».

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come @machitelhachiesto. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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