Può Parasite trionfare agli Oscar?

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Un dettaglio della locandina del film Parasite, di Bong Joon-ho, presentata al festival di Cannes, di cui è stato vincitore

Un dettaglio della locandina del film Parasite, di Bong Joon-ho, presentata al festival di Cannes, di cui è stato vincitore

Raramente accade che il film che trionfa al Festival di Cannes sia contemporaneamente il caso cinematografico dell’anno e, soprattutto, un film apprezzato praticamente da chiunque. Parasite è tutto questo, ma Parasite ha anche la possibilità di portarsi oltre. Sì, perché potrebbe riuscire in quello che ancora non è riuscito a nessun film in lingua non inglese (a esclusione dei muti): trionfare come Miglior film in assoluto agli Oscar.

La vittoria, guardando le decisioni dell’Academy dagli albori a oggi, appare una vera e propria impresa, che non è riuscita nemmeno a Roma lo scorso anno, nonostante le 10 nomination – contro le 6 di Parasite di quest’anno. Aggiungerei anche che la concorrenza quest’anno è molto più spietata rispetto al parterre abbastanza deludente dello scorso anno. Eppure, più passano i giorni, più sembra che il film sudcoreano diretto da Boog Joon-ho abbia buone possibilità di fare la Storia. Fa notizia anche la vittoria agli Screen Actor Guild Awards come Miglior performance d’insieme.

Parasite, un film corale privo di solidarietà

Ki-jung (Park So-dam) e Ki-woo (Choi Woo-shik) in una scena del film Parasite, di Bong Joon-ho

Ki-jung (Park So-dam) e Ki-woo (Choi Woo-shik) in una scena del film Parasite, di Bong Joon-ho

Più che meritato, questo riconoscimento, perché Parasite è un vero e proprio film collettivo: la storia di tre nuclei familiari diventa l’archetipo dei rapporti tra classi sociali contemporanee. Un trattato socio-economico si cela sotto lucenti spoglie della commedia black, dello splatter movie e di una regia maniacale. Tra trovate geniali e gag divertenti, Joon-ho costruisce un film iconoclasta, con una forte valenza politica ma in grado di piacere a tutti grazie alla storia coinvolgente e a un ritmo trascinante.

C’è il tradimento consumato dalle classi subalterne a Marx, quando dice che «la lotta per l’emancipazione della classe operaia non è una lotta per privilegi e monopoli»; c’è la conferma di quanto affermato dallo stesso filosofo tedesco a proposito della «mancanza di solidarietà tra gli operai». Però c’è anche un’analisi più complessa di questo aspetto: perché se è vero che le azioni della famiglia Kim sono egoistiche dal punto di vista economico, è ravvisabile ancora un germe della solidarietà di classe che viene fuori nel convulso finale.


«L’eliminazione delle classi sociali», sembra dire Parasite, «è una bufala! È stata solo espunta la coscienza di classe».


È lo specchio del presente, in cui il sottoproletariato urbano aspira a sostituirsi alla classe dominante, utilizzando tutti i sotterfugi possibili e le astuzie figlie di una vita improvvisata, anche a scapito dei propri simili. L’idea di collettività è limitata al nucleo familiare e l’ambizione non è la sovversione del sistema attraverso la lotta di classe e il sogno rivoluzionario, bensì la prospettiva di arrivismo e scalata sociale a ogni costo.

La coscienza di classe è perduta nelle pieghe della post-modernità, dove il feticcio dell’imitazione è l’unica via possibile per il sottoproletariato e il grasso che cola dalla tavola imbandita del capitalismo non è abbastanza per soddisfare la brama di possesso di una classe che è sempre più ampia, sempre più povera ma sempre meno identitaria e qualificabile. «L’eliminazione delle classi sociali», sembra dire Parasite, «è una bufala! È stata solo espunta la coscienza di classe».

Oltre che come Miglior film, Parasite concorre, infine, per Miglior regia, montaggio, scenografia, sceneggiatura e film straniero – per cui appare, in quest’ultima categoria, ultra favoritoProbabilmente il sogno si infrangerà anche per Boon Joon-ho, come è stato per Roma lo scorso anno, dovendosi “accontentare” dell’Oscar dedicato ai film in lingua straniera.

Ancora qualche giorno e scopriremo come andrà a finire, ma la possibilità di vedere trionfare un film sudcoreano a scapito delle produzioni statunitensi e di Netflix, con un film sulla lotta di classe, non è ancora tramontata.

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Antonio Pistone

Antonio Pistone

Classe '91 ma veramente poca (di classe, s'intende). Laureato in Giurisprudenza, mi piace il cinema, la brutta musica, i cappellini di lana colorati, gli odori che cambiano con il cambiare delle stagioni, collezionare libri (anche senza leggerli) e il Napoli.

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