Libertà è partecipazione: a Bologna in migliaia per Patrick Zaki

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Libertà per Patrick Zaki. Corteo a Bologna, 17 febbraio 2020 © partedeldiscorso.it / Virginia Ciambriello

Libertà per Patrick Zaki. Corteo a Bologna, 17 febbraio 2020 © partedeldiscorso.it / Virginia Ciambriello

Vengo da un weekend difficile. Per una come me, che torna a casa solo per dormire, forzarsi a restare a letto è una delle sofferenze più grandi; ma la febbre, le mestruazioni e l’influenza che corre (come direbbe mia nonna) non mi hanno lasciato scelta. Ho passato giorni a fissare il soffitto, mentre avrei voluto camminare per Bologna e respirare un’aria che sa già di primavera.

Nelle cuffie stamattina mi è risuonato Giorgio Gaber e forse non è stato un caso. Sono scesa di casa perché dai, tre giorni da sola con una tesina universitaria da scrivere possono anche bastare, e la prima canzone che è partita è stata La libertà. C’è un punto preciso in cui Gaber canta una verità universale: «libertà è partecipazione». Ci ho ripensato stasera, quando mi sono chiusa la porta alle spalle perché le mie idee e l’umanità che tutti dovremmo sentire nel cuore mi ha portato verso passi decisivi: oggi l’Università di Bologna e la città intera scendevano in piazza per chiedere la libertà per Patrick Zaki.

La storia di Patrick Zaki

Libertà per Patrick Zaki. Corteo a Bologna, 17 febbraio 2020 © partedeldiscorso.it / Virginia Ciambriello

Libertà per Patrick Zaki. Corteo a Bologna, 17 febbraio 2020 © partedeldiscorso.it / Virginia Ciambriello

Siamo esseri umani: esseri in quanto viventi, umani in quanto empatici. Ciò significa che, se una persona lì fuori vede lesi i propri diritti, ognuno di noi ha il dovere di alzarsi, di non voltare le spalle e di urlare forte che non è giusto, che il mondo non può tacere e che proprio per questo i primi a tacere non possiamo essere noi.

Patrick Zaki è uno studente, una persona, un essere umano come me. La differenza è che mentre io sono sul mio letto a scrivere questo articolo, Patrick è rinchiuso in una cella con altre 35 persone nel suo paese natale, l’Egitto, accusato di aver tentato di rovesciare il regime egiziano.

Ma ricostruiamo un attimo la situazione: Patrick è un ricercatore egiziano, studente del programma Gemma all’Università di Bologna – Master in Studi di genere e delle donne. Il ricercatore è stato arrestato il 7 febbraio 2020 appena arrivato in Egitto, dove si era recato per una visita ai suoi familiari. Attraverso le parole dell’avvocato di Zaki, Samuel Thabet, si è saputo che Patrick Zaki è stato portato all’interno dell’ufficio dell’Agenzia della sicurezza nazionale, bendato e trattenuto per 17 ore. È stato poi trasferito in una sede della sicurezza nazionale a Mansura – suo paese d’origine – e lì è stato picchiato, minacciato verbalmente, torturato con scosse elettriche sulla pancia e sulla schiena.

Il 15 febbraio, l’istanza di scarcerazione è stata respinta: Patrick deve restare in carcere.

Patrick Zaki: come ne parla l’Egitto

Libertà per Patrick Zaki. Corteo a Bologna, 17 febbraio 2020 © partedeldiscorso.it / Virginia Ciambriello

Libertà per Patrick Zaki. Corteo a Bologna, 17 febbraio 2020 © partedeldiscorso.it / Virginia Ciambriello

Ciò che il sedicente democratico Egitto, come molti quotidiani egiziani, tiene a ribadire è che non si tratta dell’arresto di un italiano ma di un egiziano, reo di voler diffondere l’omosessualità, addirittura andandola a studiare in un Paese straniero. Questo è il punto da cui voglio partire per riflettere su qualcosa di estremamente importante: i diritti umani non hanno nazionalità.

Oggi, sotto un post apparso sulla pagina Instagram delle 6.000 sardine, una signora ci teneva a precisare che ci si sta movimentando troppo per una persona che non è italiana quando ci sarebbero tanti italiani a cui pensare. Un brivido mi assale ogni volta che, di fronte a una palese violazione dei diritti umani, l’unica cosa che si riesce a fare è dividere il mondo in due parti: chi merita di essere ascoltato e chi non lo merita. Mi aspetto questo pensiero da una dittatura egiziana mascherata da democrazia, ma non me lo aspetto – o almeno, ogni giorno spero non accada – da una persona che vive in un Paese che può vantare una Costituzione che ancora sottolinea l’equità, la parità e l’autodeterminazione di ogni individuo.


Finché ci sarà anche una sola persona che vedrà lesi i propri diritti, noi non potremo restare chius* nelle nostre case, la piazza sarà il nostro posto.


Stasera (17 febbraio 2020, ndr) Bologna era gremita di persone: una donna anziana accanto a me camminava per il corteo, mentre davanti avevo ragazzi appena usciti dal liceo. Stasera nessuno pensava alla nazionalità di Patrick: pensavamo tutti al suo essere umano. Il diritto alla libertà è un diritto inalienabile che mai potrà essere messo in discussione. È successo con Giulio Regeni, sulla cui morte ancora è posto un velo di omertà, non possiamo far sì che accada di nuovo.

La libertà è la chiave di volta delle istanze sociali che rendono una comunità egualitaria, giusta e civile. Finché ci sarà anche una sola persona che vedrà lesi i propri diritti, noi non potremo restare chius* nelle nostre case, la piazza sarà il nostro posto.

Angela Davis scriveva: «La giustizia è una e indivisibile: non si può decidere a chi garantire i diritti civili e a chi no». Patrick è un essere umano che ora non può urlare per se stesso libertà, per cui spetta a noi ricordare ancora, sempre più forte, che Angela Davis aveva ragione e che la giustizia è una perché è unica, è di tutt* e per tutt*. Essere umani significa fare di ogni causa la propria causa, di ogni battaglia la propria battaglia, perché se ci resta ancora un filo di voce bisogna usarlo per chi non ha voce.

Stasera Bologna ha unito tutte le voci in un unico grande appello: Patrick libero. Se allora Gaber cantava che la libertà è partecipazione, la partecipazione è anzitutto rivendicazione. Rivendicazione della base di ogni civile comunità: l’umanità.

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Virginia Ciambriello

Virginia Ciambriello

Malinconica seriale, non ho da offrire nulla eccetto la mia confusione - come disse Kerouac. Amo tutto ciò che è arte e ho due ossessioni: il pistacchio e i tramonti. Sono romantica fino all'osso e siccome non riesco a dirlo, lo scrivo.

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