Petals For Armor I è un bel modo per cominciare il 2020

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Dettaglio di una foto di Lindsey Byrnes, che ritrae Hayley Williams per il lancio dell'EP Petals for Armor I

Dettaglio di una foto di Lindsey Byrnes, che ritrae Hayley Williams per il lancio dell’EP Petals for Armor I

Il 6 febbraio 2020 è uscito Petals For Armor I, il primo EP del progetto solista di Hayley Williams: la pubblicazione era stata annunciata da Simmer, il primo singolo estratto il 22 gennaio.

Williams, che è nata nel 1988 ed è cresciuta tra il Mississippi e il Tennessee, è principalmente conosciuta per essere la cantante dei Paramore, una band attiva dal 2004 e che nel corso degli anni ha adottato linguaggi pop-punk, pop-rock, emo e new wave, cambiando spesso formazione, e che oggi vede anche Taylor York alla chitarra e Zac Farro – tornato a suonare con York e Williams nel 2017, dopo aver abbandonato nel 2011 – alla batteria.

I Paramore avevano preso un periodo di pausa nel 2018, appena finito il tour di After Laughter, il loro ultimo lavoro, che affronta temi come la depressione e la solitudine su musiche che riportano immediatamente alle sonorità degli anni Ottanta, cariche di synth e marimbe.

Petals For Armor I è una tappa del percorso di guarigione di Williams

Petals For Armor I, alla quale produzione ha partecipato anche Taylor York, non si discosta da questi temi, anche se i testi risultano molto più maturi data l’elaborazione e il processo di psicoterapia che Hayley Williams sta portando avanti per guarire dalla depressione, aggravata dal suo divorzio e dall’abbandono del bassista Jeremy Davis dai Paramore. Lei ha spiegato la scelta del titolo dell’EP parlando di come la propria vulnerabilità e la gentilezza («petals») possano fare da armatura per difendersi dal dolore del mondo. Inoltre, «wrap yourself in petals» (letteralmente, «avvolgiti nei petali») è la frase contenuta nel bridge di Simmer, il singolo con il quale è stata annunciata la pubblicazione dell’EP e che parla di come si possa riuscire a gestire la rabbia e la sensazione di impotenza per non essersi protetti abbastanza dopo aver subito un abuso.

Simmer è un pezzo emblematico nello spiegare come, nel proprio tentativo di tornare a essere vulnerabili, spesso si è assaliti da una furia cieca per tutto quello a cui si è andati incontro. Nel video, Williams è inseguita nei boschi da una creatura che prima prende le sembianze di un’ombra rossa, poi di una figura incappucciata.


Hayley Williams è riuscita a condividere con sincerità – e con un pubblico con il quale non si confrontava da quasi due anni – la fatica che si prova nello scavare nei propri meccanismi di autodistruzione per trovare qualcosa di buono da portare lì fuori, come una medaglia che attesti che ce la si è fatta.


Man mano che si va avanti lungo la tracklist composta da cinque brani, ci si imbatte in sonorità dark, indie e quasi post-punk, soprattutto in brani come Creepin’ e Cinnamon, nei quali si affrontano rispettivamente i temi della dipendenza da persone tossiche – che ci lasciano nudi e senza pelle – e di riappropriarsi dei propri spazi. Nel testo di Cinnamon, Hayley Williams parla dell’abitudine di girare per casa e di parlare con il suo cane, Alf, che la cantante ha spiegato in un’intervista con Zane Lowe pubblicata il 3 febbraio aver avuto una grande importanza nel suo liberarsi da pensieri suicidi.

Nella stessa intervista Williams racconta il testo di Leave It Alone, il secondo singolo estratto dall’EP, in cui si chiede che senso abbia amare gli altri, se prima o poi moriranno. Sudden Desire, un ultimo brano, lascia varie possibilità di interpretazione, in quanto mischia delle affermazioni di desiderio e di autodeterminazione a spiragli di consapevolezza che ciò che si sta per fare porterà a quel circolo di dolore dal quale si parte all’inizio con Simmer.

Hayley Williams è riuscita a portare in musica le insicurezze e gli inevitabili cambi di prospettiva ai quali si va incontro durante un percorso di guarigione, a condividere con sincerità – e con un pubblico con il quale non si confrontava da quasi due anni – la fatica che si prova nello scavare nei propri meccanismi di autodistruzione per trovare qualcosa di buono da portare lì fuori, come una medaglia che attesti che ce la si è fatta. Il tutto viene raccontato – come in un diario segreto – su suoni cupi, chitarre gravi e impercettibili, accompagnate da cori ora urlati ora sussurrati e da gemiti.

Petals For Armor I si annuncia come una serie di lavori di introspezione e di avanguardia rispetto all’esperienza dei Paramore, le cui costruzioni armoniche cominciavano sì a farsi più complesse e quasi orchestrali (soprattutto in album come Paramore, uscito nel 2013), ma rimanendo su generi più definiti. Hayley Williams, in questa fase solista è un’artista maturata e che sperimenta con vari linguaggi, forse anche grazie alla parentesi senza i compagni di band. Ci si augura possa mantenere un tratto così raffinato e un livello così alto, ma un po’ già si sa che andrà così: la Williams e i Paramore sono sedici anni che non ne sbagliano una.

About author

Susanna Guidi

Susanna Guidi

Romana, attivista per i diritti umani con un grande amore per la letteratura; vuole vivere in una casa piena di roditori ai quali dare nomi altisonanti. Qualcuno le dica che gli anni Ottanta sono finiti.

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