Rosa pietra stella: il destino nascosto di vite clandestine [ANTEPRIMA]

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Immagine tratta dal film Rosa pietra stella, del regista Marcello Sannino

Immagine tratta dal film Rosa pietra stella, del regista Marcello Sannino

«Ma tu stai llà, tu rosa preta e stella» canta Sergio Bruni nella canzone Carmela. Ed è proprio questo il verso che ha dato il titolo al film Rosa pietra stella, ultima opera del regista napoletano Marcello Sannino. Il film, presentato in anteprima il 24 gennaio 2020 all’International Film Festival di Rotterdam (IFFR), è la prima opera di finzione del regista di Portici.

Il film racconta uno stralcio della vita di Carmela, giovane donna e madre che tira a campare dedicandosi a una serie di lavoretti più o meno leciti. Prendendo spunto dalla tradizione neorealista, il film è girato quasi esclusivamente all’esterno, con la bella e rumorosa Portici a fare da sfondo.

Carmela (Ivana Lotito) è una donna irrequieta e ambiziosa, che cerca di sfuggire a una vita monotona fatta di «caffè, sigarette e servizi», ma si ritrova a vivere costantemente sul filo del rasoio. A soffrire di questa instabilità perenne è soprattutto la figlia undicenne Maria (Ludovica Nasti). All’inizio del film il rapporto madre-figlia non è che un susseguirsi di lunghi silenzi, sguardi sprezzanti e parole ostili, che mascherano un profondo bisogno di affetto, comunicazione e complicità. La situazione verrà ribaltata da un fatale ceffone, che connetterà finalmente madre e figlia.

«La canzone Carmela di Sergio Bruni descrive un po’ il mio personaggio: gentile come una rosa, dura come una pietra, e luminosa come una stella. C’è un verso in particolare nella canzone che è molto importante, che dice “‘Carme’, Tu chiagne sulo si’ nisciuno vede, E strille sulo si’ nisciuno sente” (tu piangi solo se nessuno ti vede, e urli solo se nessuno ti sente, ndr), ossia: tu non mostri mai la tua fragilità», spiega il regista Sannino durante il Q&A tenutosi dopo la proiezione del film.

Vivere da clandestini: un destino nascosto ai margini della società

In una Portici multiculturale e sempre in movimento, Carmela decide di fare affari con degli immigrati clandestini che arrivano a Napoli, con cui entra in contatto grazie all’amico algerino Tarek (Fabrizio Rongione). Ma il rapporto tra Carmela e i migranti non è un rapporto di subordinazione. La parola «clandestinità» infatti deriva dal latino clam, di nascosto: Carmela non ha un tetto e vive nascondendosi, senza far rumore, ai margini di luoghi a cui non appartiene, e che la rifiutano.

«C’è un destino comune, una clandestinità, ossia avere un destino nascosto. Questa cosa accomuna Carmela con i migranti, ma è una condizione universale che unisce chi vive da solo ai margini della società, senza nessun sostegno da parte delle famiglie o supporto reale da parte dello Stato in varie parti del mondo», spiega il regista.

La storia di una donna, dunque, diventa un pretesto per raccontare una storia universale, una lotta interna tra coloro che vivono ai margini della società, nella clandestinità.


Mi interessava raccontare la tenerezza che accomuna queste vite: una vita che è inconsapevolmente clandestina come quella di Carmela, con quello che le sta attorno. È l’inversione di una lotta di classe, bensì una lotta all’interno della stessa classe.


Rosa pietra stella è un’opera di finzione, ma si basa sulla storia di Susanna, vecchia amica del regista. Marcello Sannino ha precedente lavorato a documentari, tra cui Corde, La seconda natura, Porta Capuana e infatti anche la sua ultima opera di finzione è intrisa di verità.

Quando gli abbiamo chiesto quanto del suo approccio da regista di documentari sia presente nel film, ha risposto dicendo che la conoscenza della dimensione di quel luogo, Portici, è stata essenziale: «Farsi delle domande, vivere le situazioni che stai raccontando. C’è stata una ricerca di una certa essenzialità. Semplificazione. Nel fare un documentario potresti perderti, devi fare delle scelte essenziali riguardo quello che vuoi raccontare e quest’attitudine l’ho riportata nella finzione».

Ivana Lotito, attrice pugliese conosciuta soprattutto per il ruolo di Azzurra in Gomorra – La Serie, ha magistralmente interpretato l’instabilità e la frenesia della trentenne napoletana, creando un personaggio complesso, indomito, ma anche profondamente fragile. L’attrice è stata accompagnata da una splendida Ludovica Nasti, Lila Cerullo nella serie televisiva L’amica geniale. Marcello Sannino definisce la giovanissima attrice «un talento naturale. Ha un volto di per sé narrativo. Ha una forza già nel suo viso».

In un mondo caratterizzato da decadenza, ingiustizia e rifiuto, Carmela lotta con le unghie e con i denti per tenersi stretta sua figlia, usando i pochi mezzi che ha a disposizione. Una storia cruda, reale e toccante, ma anche coperta da un velo di umorismo amaro tipicamente napoletano.

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Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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