Vecchio Circo Zanin: la metrica della vergogna, dell'usura, del senso antico

0
In foto, pagine del libro Vecchio Circo Zanin, di Riccardo Zanin, edito da Eretica Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, pagine del libro Vecchio Circo Zanin, di Riccardo Zanin, edito da Eretica Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

Fare poesia è difficile; farla in rima, oggi, è da eretici. Vecchio Circo Zanin si prospetta come un quaderno di poesie ostico, polveroso e indigeribile. Eretica Edizioni si sente, si percepisce quella fitta al naso che riporta verso immagini di una casa vecchia, con le pareti spaccate dal terremoto. Riporta al piano di sopra, quasi irraggiungibile; a quell’orologio a cucù di legno, bagnato fradicio di umidità e muffa, che mi ostino a tenere lì e che vado a trovare ogni volta che posso.

Riccardo Zanin è figlio di Eretica, non ci sono dubbi. Il libro mi venne proposto da una voce comune che mi disse di non lasciarmi fuorviare dal titolo perché molti, prima di me, avevano rifiutato la lettura. L’ho letto, riletto. E ho chiamato Riccardo.

Improbabili pregiudizi

La prima cosa che ho chiesto è se fosse vero che qualche bookblogger si fosse rifiutato di leggere le poesie perché la parola «circo» riecheggiava chiara nel titolo. Se fosse vero che l’immagine del lettore nel social fosse affondata in questo modo.

, è successo davvero. Si sono rifiutati di leggere le poesie perché la prima cosa alla quale si pensa è la violenza sugli animali. Incredibile, considerato che l’autore è sempre disponibile per un chiarimento. Quando mi venne proposta questa lettura, mi sentii onorata: sapere che Eretica e i suoi autori scelgono anche me è motivante. Magari sono solo un numero su Instagram, o magari invece il motivo è perché dietro a un libro ci vado davvero.

Vecchio circo Zanin: la violenza verso noi stessi

L’unica violenza che troviamo è quella che facciamo verso noi stessi. Riccardo realizza un freak show senza mostri. Figure che vivono una quotidianità e un attaccamento verso un continuum di tradizione che altro non è che una cosa nota, l’abitudine. Si rende disponibile ad aprire i cancelli, sale sul piccolo palco; saluta, presenta e vi rende partecipi dello spettacolo. Poi si accendono le luci e ne diventa protagonista e gestore.

Il miglior attore protagonista resta però il lettore. Ogni verso è destinato a ognuno di noi, alle nostre parti diverse. La poesia di Vecchio Circo Zanin è la memoria degli anni passati, dei nostri sguardi infantili che ritroviamo con l’amarezza della contemporaneità vissuta da adulti.

Metrica e amore: la poesia sopra ogni cosa

In foto, la raccolta di poesie Vecchio Circo Zanin, di Riccardo Zanin, edito da Eretica Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, la raccolta di poesie Vecchio Circo Zanin, di Riccardo Zanin, edito da Eretica Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

La prima cosa che si nota, sfogliando il libro, è un invio non casuale. Siamo tornati, finalmente, alla poesia in metrica. Vecchio Circo Zanin torna indietro, torna alla vecchia maniera di raccontare emozioni. Riccardo è uno degli ultimi poeti.

Gli racconto di quanto per me sia stata una nuova esperienza di lettura. Mi dice che ne è felice ma che, al tempo stesso, chi lo ha letto ha decretato la metrica come un limite, non come punto di forza. A quel punto, amareggiata come sono dal vilipendio dell’arte e del concetto stesso, finisco per discutere con lui di come spesso la poesia venga esasperata, ridicolizzata e piegata alle capacità e ai limiti dei poeti stessi. Puoi anche attualizzare e svecchiare, ma per me, senza un contenuto, non è poesia.


Fare arte e divulgarla non è una gara. Emozioni e sentimenti non possono gareggiare, non esiste un vincitore.


Riccardo mi racconta una storia, una metafora di vita. «Con la poesia è come se ti rapportassi con una prostituta; la ami ma sei consapevole che lei si dona a tutti. Nel corso del tempo la poesia-prostituta si lascia malmenare, violentare e deturpare. Tu sei lì che la guardi inerme. Che la ami e non puoi fare nulla».

Non è una gara di ugole

Fare arte e divulgarla non è una gara. Riccardo, mentre chiedo spiegazioni per una delle poesie del quaderno, mi ricorda le parole di De Andrè verso le gare canore alle quali non si è mai piegato: emozioni e sentimenti non possono gareggiare, non esiste un vincitore.

Per Riccardo e per la stessa Eretica Edizioni non esistono gare. Anche per questo, Vecchio Circo Zanin si trasforma lentamente in versi di stanchezza. Versi di chi a fine spettacolo, come tutti i giorni, si guarda stanco allo specchio e si chiede se vale la pena continuare a regalare sorrisi a un pubblico stanco; versi di chi si svuota l’anima per donare una sua passione che difficilmente viene accolta.

Sono versi silenziosi, che non vanno urlati. Vecchio Circo Zanin è la chiave per ricontattare, in parte, la nostra intimità, il dolore che ci accompagna, il ricordo sbiadito di un vecchio paninaro all’angolo. Sono versi di un ragazzo, giovanissimo, che è stato costretto alla premessa per giustificare, quasi, un gesto d’amore verso la sua prostituta.

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

No comments

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi