Fuori dalle gallerie: l'arte può esistere su Instagram?

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In foto, alcune delle opere esposte durante la mostra New Portraits (Frieze Art Fair, New York), di Richard Price

In foto, alcune delle opere esposte durante la mostra New Portraits (Frieze Art Fair, New York), di Richard Price

Mi sono imbattuta recentemente in un libro unico nel suo genere: The Illogic of Kassel. Qui Enrique Vila-Matas racconta la sua esperienza all’interno di documenta, una delle più importanti manifestazioni internazionali di arte contemporanea, che si tiene con cadenza quinquennale nella città tedesca di Kassel.

C’è una frase in particolare che ancora risuona mi risuona nella testa e che ha generato in me una serie di riflessioni sull’arte e sul suo stato nella nostra società: «Mi è sembrato», dice Vila-Matas, «che l’arte continuasse a resistere perfettamente e che fosse solo il mondo a esser crollato». E per un attimo, ho pensato che fosse esattamente così: il mondo dell’arte – l’arte intesa come sistema di fiere, manifestazioni e compravendite – sussiste eccellentemente all’interno di un ambiente elitario sostenuto da gallerie e istituzioni affermate.


Può Instagram, una piattaforma da un miliardo di utenti attivi ogni mese, trasformarsi in una vera e propria alternativa al sistema esclusivo ed elitario delle gallerie?


Questo porta naturalmente a chiedersi chi siano i destinatari dell’arte e cosa questo tipo di arte voglia comunicare a chi la osserva. E se l’arte istituzionalizzata parla spesso e volentieri a una nicchia che gode di determinati privilegi – economici, sociali e intellettuali – è ancora possibile pensare a un metodo democratico di diffusione della pratica artistica? Come tornare al mondo reale e come essere artisti indipendenti in un ambiente che tende a dividere il pubblico in maniera così netta?

Non è un segreto che i social network – e in particolare Instagram – stiano iniziando a influenzare o abbiano già influenzato in maniera sostanziale il mondo dell’arte contemporanea. Il Museum of Modern Art di New York e Sotheby’s sono tra le pagine riguardanti il mondo dell’arte più seguite al mondo, assieme a profili di artisti dal calibro internazionale come Ai Weiwei, Jeff Koons e Damien Hirst, con un bacino di followers che varia dai 300.000 ai 500.000.

Emergere nel mondo dell’arte grazie a Instagram

In foto, l'opera Love, Luck (40x30", olio su tela), di Julia S. Powell. L'artista, con più di 100.000 follower, vende personalmente le sue opere, attraverso il proprio sito ufficiale

In foto, l’opera Love, Luck (40×30″, olio su tela), di Julia S. Powell. L’artista, con più di 100.000 follower, vende personalmente le sue opere, attraverso il proprio sito ufficiale

Certo, può sembrare ovvio per artisti già ben conosciuti e considerati come le rockstar del mondo dell’arte, ma può questa piattaforma da un miliardo di utenti attivi ogni mese trasformarsi in una vera e propria alternativa al sistema esclusivo ed elitario delle gallerie? Incredibilmente, pare di sì.

Instagram ha offerto ad artisti giovani ed indipendenti la possibilità di diventare curatori di sé stessi, bypassando il ruolo che da decenni è stato delegato alle gallerie.

Le gallerie sono sempre state una chiave di volta nell’influenza di un artista nel mondo dell’arte. I commercianti d’arte costituiscono un network assieme a collezionisti e curatori, i quali cercano di assicurare la longevità della carriera dell’artista attraverso mostre, pubblicazioni, borse di studio e il posizionamento delle sue opere all’interno di collezioni ben consolidate.


In un’epoca in cui la costante connessione in rete sembra essere inversamente proporzionale all’empatia reale e partecipata nel mondo esterno, l’impulso degli artisti a investigare queste nuove forme e ritrovare un rapporto umano, sensibile, è una tendenza naturale e necessaria.


Alcuni artisti sono riusciti letteralmente a sovvertire questo meccanismo, promuovendo il loro lavoro su Instagram e affidandosi a siti di e-commerce per vendere le loro opere, senza mai passare attraverso i canali istituzionali ma creando invece un rapporto democratico e di fiducia con i loro follower. Si pensi sul piano internazionale a Julia Powell (@juliaspowellart), che con più di 700.000 seguaci è diventata uno degli esempi più lampanti di come la carriera di un artista possa trarre beneficio da Instagram sia in termini di profitti che in termini di visibilità.

Ma la riflessione su Instagram va oltre questi due fattori. In un’epoca in cui la costante connessione in rete sembra essere inversamente proporzionale all’empatia reale e partecipata nel mondo esterno, l’impulso degli artisti a investigare queste nuove forme e ritrovare un rapporto umano, sensibile, è una tendenza naturale e necessaria.


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Un post condiviso da 365P (@365pipo) in data:

Sono diversi difatti gli artisti che hanno utilizzato i social non solamente per sponsorizzarsi, ma anche e soprattutto per indagare questo tempo dominato da una mancanza di contatto sensibile. C’è chi lo ha fatto rintanandosi in un rinnovato ermetismo che domandava di esser compreso e chi invece ha cercato e cerca strenuamente la relazione con l’altro, con ciò che è diverso da sé.

Un notevole esempio nostrano è Giuseppe Palmisano – artista che ha recentemente venduto l’identità artistica con cui aveva iniziato la sua carriera (@iosonopipo) su eBay, gesto già di per sé rivoluzionario. Costantemente impegnato nella relazione con i suoi follower attraverso progetti che partono dai social per sfociare nella vita reale, Palmisano si è fatto fotografare nel 2019 da 365 persone diverse, una per ogni giorno dell’anno (@365pipo).

È innegabile insomma che Instagram abbia cambiato il nostro modo di concepire la bellezza, nel bene e nel male, e anche l’arte e gli artisti stanno iniziando ad accorgersene, a dialogare con questa realtà in maniera più proattiva e partecipata, ad allontanarsi inevitabilmente dai vecchi percorsi.

Rimane solo da domandarsi, in questo nuovo ordine che va configurandosi, quale sarà il posto – e se avrà posto – tutto quel sistema antico e consolidato che sembrava “resistere perfettamente” all’abbrutimento del mondo stesso. Che sia il preludio a un nuovo inizio per il mondo dell’arte?

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Francesca Benedetti

Francesca Benedetti

Nata a Roma, attualmente adottata da Bologna. Studentessa magistrale in Management Culturale all'Alma Mater, divoratrice di libri, esploratrice di mostre, in perpetuo movimento e senza una meta precisa. Da grande vorrebbe diventare grande.

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